Ultime notizie

FARE L'insegnante n.9/2018 - 2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

 I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

4La didattica come arte e come scienza: tattiche e strategie per l’implementazione della sua efficacia formativadi Luciano Lelli

7Le politiche europee e i PON di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

10Didattiche difensive di Filippo Cancellieri

13Mi ricordo, sì mi ricordo di Umberto Savini

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

16Il docente educatore del XXI secolo: educare le Life skills di Carmelina Maurizio

19Ricerca-azione e modelli di progettazione didattica di Nicola Serio

22Competenze, titoli di studio, occupazione giovanile di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

25Avventure in moto di Alessia Sansoni

 

SCUOLA PRIMARIA

27Disegnare con le parole di Rita Quinzio

31Insegnanti e genitori di oggi: possono diventare empatici? di Monica Piolanti

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

35 Matematica in gioco: tutti pazzi per Geometriko di Luca Bonomi

38Didattica innovativa ed educazione per l’innovazione di Delia Dami

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

42 Gestire la comunicazione in classe di Elisabetta Imperato

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

45Quando lo studio diventa una risorsa che modifica in meglio il corso della vita

di Mimosa Crestani

 

Rubriche

49 Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

Il “sistema preventivo” di Don Giovanni Bosco di Alessandro Ferioli

 

52 Le Parole della Scuola

Flessibilità organizzativa e didattica di Ivana Summa

 

54 Arte Musica e Spettacolo

Perché fare Musica? di Carla Vazzola

 

57 Dall’ufficio di segreteria ...

Fondi strutturali tra opportunità e incongruenze di Filippo Cancellieri

 

61 Un LIBRO al mese

Letture per conoscere meglio l’UE di Flavia Marostica

FARE L'insegnante n.9/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

Editoriale di Ivana Summa, Direttore responsabile

Se pensate che un buon sistema di istruzione sia costoso, provate l’ignoranza.Ma il nostro è un buon sistema d’istruzione e formazione? Ad analizzare le comparazioni internazionali pare proprio di no. E allora cosa fare? In questo numero vogliamo ragionare intorno alle scelte di governo delle nostre istituzioni scolastiche.

Il vecchio aforisma si adatta perfettamente alla condizione attuale della scuola italiana, che funziona trascinandosi vecchi problemi senza mai risolverli una volta per tutte. E, d’altronde, non si può neanche affermare che i governi e il MIUR non siano intervenuti e non continuino ad intervenire per poterli risolvere o almeno portarli ad un livello di accettabilità confrontabile con gli altri paesi. Ecco, forse è proprio questo il problema: tanti interventi, tanti dispositivi di manutenzione ordinaria, tante pressioni e su diversi fronti senza che - nonostante tutto - si ottengano risultati soddisfacenti. Anzi, è sotto gli occhi di noi tutti il progressivo appesantimento burocratico cui, proprio con la pioggia di interventi del MIUR (l’ultimo è sul bullismo), è sottoposta la macchina organizzativa e gestionale delle singole istituzioni scolastiche, continuamente molestate da disposizioni che pretendono di migliorare le scuole attraverso il cambiamento delle procedure oppure facendo loro acquisire finanziamenti.

PUBBLICATI I QUIZ MINISTERIALI PER LA PROVA DI PRESELEZIONE CONCORSO DIRETTORE SGA

Corso di 8 webinar più tutti i quiz ministeriali on line riorganizzati per materia sulla piattaforma digitale di euroedizioni a soli 30,00 euro.

In data odierna il MIUR ha pubblicato la banca dati dei 4000 quesiti a risposta multipla su cui saranno estratti le 100 domande per la prova di preselezione. La prova si svolgerà nelle date già programmate dal MIUR dell'11,12,13 giugno.

La nostra CASA EDITRICE ha organizzato un corso di 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova.

Nell’incontro di informativa sull’organico del personale ATA, per il triennio scolastico 2019/2022tenutosi al MIUR nella giornata di ieri, 20 maggio, sono stati esposti i criteri con i quali verrà rideterminato l’organico per l’A.S. 2019/2020, tenuto conto del calo di 70.000 alunni a livello nazionale, della trasformazione dei contratti – da tempo parziale a tempo pieno – di 226 ex co.co.co. e della stabilizzazione, a partire dal 1° gennaio 2020, del personale ex LSU (come previsto dalla legge di Stabilità 2019).

Il calcolo delle dotazioni organiche terrà conto del numero di alunni con disabilità, per cui la riduzione, che ci sarebbe stata per effetto della diminuzione del numero degli alunni, viene riassorbita. Il taglio previsto inizialmente di 437 Assistenti amministrativi e 1.224 Collaboratori scolastici viene compensato sulla base del numero di alunni con disabilità certificati, consentendo, il mantenimento delle attuali dotazioni organiche.

Il saldo complessivo – pari per l’A.S. 2019/2020 a 203.434 unità – è di 36 unità in più date dalla compensazione tra 113 posti di personale ex co.co.co. trasformati a tempo pieno e 77 posti in meno di DSGA, dovuti al dimensionamento.

A partire dal 1° gennaio 2020, dovranno essere poi recuperati 11.507 posti congelati sull’organico di diritto per la stabilizzazione del personale ex LSU, per questo si attendono i decreti applicativi del Ministero.

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.1/2019

E' l’anno del reclutamento dei nuovi dirigenti e dei direttori amministrativi!

EDITORIALE di Anna Armone Direttore responsabile, Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Da questi due reclutamenti dovrebbe emergere una classe gestionale in grado di reggere la complessità della scuola,

complessità che potrebbe benissimo essere contenuta e,

anzi, ridotta, lasciando alla scuola la realizzazione

più proficua della sua missione

È l’anno dell’immissione negli organici del personale dirigente e amministrativo della scuola di un gran numero di vincitori dei concorsi in atto o in via di realizzazione. Il reclutamento del personale in un’organizzazione pubblica deve partire non solo dal disegno organizzativo di questa, ma anche dalla visione politica dell’organizzazione. E da qui partiamo. Il concorso per dirigente scolastico è nella fase centrale e presumibilmente si concluderà entro l’estate 2019. Dal programma d’esame viene fuori un profilo dirigenziale molto complesso che fa trasparire un’organizzazione scolastica fondata su un apparato amministrativo analogo a qualsiasi altro apparato pubblico. La normativa richiamata copre tutti gli ambiti dell’azione amministrativa, dalla contrattualistica alla sicurezza, alla privacy, al rapporto di lavoro. E questo è un riferimento alla normativa generale. Poi c’è la normativa di settore che riguarda in modo specifico la scuola.

CORSO SUI QUIZ MINISTERIALI PRESELEZIONE CONCORSO PER DIRETTORE SGA

WEBINAR di Esercitazione sulla batteria dei quiz  che saranno pubblicati dal MIUR 20 giorni prima della prova di preselezione a soli 30,00 euro

Il corso comprende 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla che saranno pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova. L'obiettivo dei webinar è appunto quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quiz a risposta multipla, mediante l'esercitazione pratica proprio sui quiz  ministeriali.

Nel corso di un comizio elettorale a Tivoli,il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salviniha ricordato che la settimana prossima approderà in Parlamento la legge per introdurre le telecamere negli asili nido e nelle case di riposo per anziani, proposta fortemente sponsorizzata Lega proprio allo scopo di “difendere bambini, anziani e disabili”.

Analoga dichiarazione ha reso in analoga situazione a Potenza, confermando di avere assunto una attenzione molto particolare nei confronti della scuola. Durante un comizio elettorale a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, aveva chiaramente annunciato: "Entro maggio sarà legge la possibilità di mettere le telecamere in scuole materne e case di riposo per difendere bimbi, anziani e disabili. Però stiamo valutando di metterle anche nelle superiori per difendere i professori da qualche alunno imbecille e maleducato. E fosse per me - nel nome del rispetto e della parità - chiederei che venga messo anche il grembiule per evitare che ci sia il bimbo con la felpa da 700 euro e il figlio dell'operaio che non se lo può permettere. Già so che diranno che lo faceva anche il duce. Siamo in democrazia ma io penso che un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina".

Ricordiamo che, secondo il Garante, “nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personaledeputato all’educazione e all’assistenza dei soggetti meritevoli della maggiore attenzione”.

Contrari alle telecamere sono contrari anche la gran parte dei docenti, che ritengono il provvedimento lesiva della privacy dei lavoratori.

Nel corso della presentazione del Portale Nazionale della scuola in ospedale, il Ministro Bussetti ha annunciato che è sua intenzione “pensare con i sindacati a qualche misura in più nel rinnovo del contratto per i docenti che si occupano da vicino dei ragazzi in ospedale”.

“Oggi – ha precisato il ministro – i docenti che lavorano in ospedale hanno una indennità minima. Vorrei creare una classe di docenti attenta a questi problemi specifici. Con il rinnovo contrattuale con le organizzazioni sindacali vorrei garantire loro un sostegno di questo tipo. La scuola ha una missione educativa forte: garantire il diritto allo studio e la continuità didattica per i ragazzi che sono impossibilitati a frequentare i normali percorsi d’istruzione è determinante per consentire alle famiglie di continuare ad aver speranza nel futuro”.

Nel corso di un punto stampa al Forum Pa, il Ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno, ha annunciato che il Governo sta studiando un disegno di legge per istituire un corso universitario al termine del quale, attraverso un concorso, si possa entrare nella pubblica amministrazione.

“Oggi c'è un grosso problema per i giovani - ha detto Bongiorno-, non riescono a trovare lavoro quando escono dall'Università, di solito escono con un tipo di formazione estremamente generica.Con il ministro Bussetti abbiamo deciso di creare un corso che permetta al ragazzo che studia all'università, alla fine del suo percorso, di poter fare un concorso direttamente nella pubblica amministrazione e permette alla Pa di assumere ragazzi. Perché non è possibile che si entri nella Pa soltanto a 35 anni,si deve entrare prima. Quando dico che nella legge di bilancio ci sono risorse, do già delle risposte. Stiamo parlando di un piano concreto e fare ricambio generazionale”. Sui tempi di realizzazione di tale progetto Bongiorno ha poi aggiunto "quando ci sarà un ddl”.

Il ministro ha anche annunciato che sta sperimentando un concorso territoriale in Campania per evitare il fenomeno delle migrazioni. “C’è un nuovo concorso al quale tengo particolarmente che è un concorso territoriale, lo stiamo sperimentando con il presidente della Campania. È un concorso che permette al singolo di partecipare a un concorso sapendo quale è la sua destinazione finale - ha spiegato, - cosi che se ci sono concorsi nella regione Sicilia si resta in Sicilia, se ci sono concorsi in Campania, in Campania; questo permette di evitare la migrazione del dipendente pubblico. Il bando sarà entro giugno e il concorso sarà a fine agosto”. Avviata la sperimentazione, Bongiorno non ha escluso che questa formula di concorso territoriale possa essere resa obbligatoria.

Determinata nel voler contrastare l’introduzione dei controlli biometrici per i dirigenti scolastici contenuta nel “Decreto concretezza”, l’ANP si è rivolta direttamente al Presidente Mattarella, rappresentando le ragioni che attengono al ruolo e alla funzione dei dirigenti scolasticicontro una disposizione che appare come una massiva violazione della privacy.

«Signor Presidente,

mi rivolgo a Lei per evidenziare l’emergenza di una questione che ritengo di primaria importanza per la tutela delle amministrazioni e delle scuole pubbliche, nonché per la dignità dei rispettivi lavoratori. In qualità di Presidente dell’ANP, l’associazione professionale maggioritaria dei dirigenti scolastici, Le rappresento il carattere di assoluta gravità di alcuni provvedimenti contenuti nel cosiddetto “decreto concretezza”. L’introduzione generalizzata di controlli biometrici per la verifica della presenza, sul posto di lavoro, di tutti i dipendenti pubblici contrattualizzati, con l’esclusione dei soli insegnanti, è una misura che presenta una massiva violazione della privacy – in quanto coinvolge oltre due milioni e mezzo di persone – ed è molto sproporzionata rispetto al dichiarato e pienamente condivisibile scopo: evitare condotte disoneste come quelle dei cosiddetti “furbetti del cartellino”. Condotte che, però, riguardano una irrisoria percentuale di lavoratori e che andrebbero combattute conferendo ai dirigenti adeguati poteri gestionali. Una “schedatura” biometrica di massa senza precedenti come quella prefigurata non migliorerà certo la produttività delle amministrazioni pubbliche ma, al contrario, favorirà demotivazione e inefficienza. Per i dirigenti – scolastici e non – la misura è, inoltre, del tutto insensata: si tratta di personale senza orario di lavoro e la cui valutazione dipende solo dai risultati ottenuti. La conoscenza del tempo trascorso in ufficio, quindi, non ha nulla a che fare con la trasparenza. Nello specifico caso dei dirigenti scolastici, poi, la cosa è ancora più assurda: per la prima volta, da quando esiste l’organizzazione del lavoro, si sovverte il principio di gerarchia, sottoponendo il capostruttura ad un controllo da cui è esclusa la maggior parte del personale in servizio presso la stessa. Aggiungo che, stante l’equiparazione del dirigente scolastico al datore di lavoro a fini antinfortunistici, dovrebbe semmai avere lui contezza delle effettive presenze, contrariamente a quanto previsto. Tutto questo per non parlare dei costi: trattandosi di un provvedimento “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”, la spesa necessaria per acquistare e installare i dispositivi di controllo biometrico nelle scuole, stimabile in circa cento milioni di euro, assottiglierà corrispondentemente le loro risorse ordinarie.

I dirigenti scolastici, Signor Presidente, sono i primi garanti di una quantità di diritti di rango primario: dal diritto allo studio, al diritto al lavoro, alla libertà di pensiero e di insegnamento, al diritto alla salute, solo per citarne alcuni. Si tratta di persone che, tra mille difficoltà, si impegnano ogni giorno per migliorare la qualità formativa delle scuole di ogni ordine e grado, creando così le premesse sostanziali di un’Italia più giusta e democratica, proiettata verso un futuro di sviluppo sostenibile ed un concreto benessere che si ispiri ai valori della solidarietà e del bene comune. A questi fedeli servitori dello Stato che, con un carico di responsabilità e di competenze che quasi non ha eguali nello scenario della pubblica amministrazione, si vuole ora imporre un controllo insensato e irragionevole, con un accanimento che non ha precedenti e con grave lesione della loro autorevolezza. I dirigenti che spesso appelliamo ancora “Presidi” si dividono ogni giorno tra una quantità di plessi, dislocati sovente a molti chilometri di distanza, per risolvere i problemi di studenti e famiglie, per incontrare i rappresentanti degli enti locali, per ottimizzare risorse inadeguate rispetto ai bisogni di un’utenza che chiede sempre più qualità e tutela, per prevenire le insidie di contesti degradati che continuamente richiedono la loro coraggiosa dedizione. Come Lei ha spesso ricordato, Signor Presidente, la scuola italiana ha bisogno di competenza, qualità, spirito di servizio, innovazione e cultura; non certo di accendere inutili conflitti o di screditare il prestigio di chi, da sempre, profonde impegno e professionalità ad esclusivo vantaggio dei cittadini. Faccio dunque appello alla Sua sempre premurosa attenzione per il rispetto della legittimità formale e sostanziale delle leggi, nonché per la salvaguardia dei valori e dell’autorevolezza che le nostre istituzioni sono chiamate ad incarnare, affinché la proposta di verifiche biometriche venga accantonata durante l’imminente passaggio nell’aula del Senato La ringrazio per l’attenzione e Le invio i miei più rispettosi saluti. Roma, 12 maggio 2019»

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di Luciano Lelli - Le discipline tra multidisciplinarità e interdisciplinarità

Questo numero della rivista si prefigge di scandagliare, in una varietà di prospettive, la pratica delle discipline nella scuola, soprattutto italiana, rilevandone la presenza e la funzione sia in ottica diacronica che sincronica. Ciò con l’intento operativo di contribuire alla riflessione dei docenti riguardo alle loro consuetudini di impostazione della didattica disciplinare, riflessione particolarmente opportuna all’avvio di ogni nuovo anno scolastico, per evitare che l’adagiamento nella routine eccessivamente prevalga.

Innanzi tutto, che cosa è pertinente intendere con il termine disciplina? Traggo una prima descrizione dall’Enciclopedia Treccani: “Disciplina(dal lat. disciplina, da disco‘apprendo, imparo’). - È in origine l’atto dell’apprendere, e di riflesso anche l’atto dell’insegnare; ma il termine ‘disciplina’ passò a significare a un tempo l’oggetto stesso dell'apprendere e dell’insegnare, quella che fu detta anche la materia dell’insegnamento, onde si ebbero le varie discipline: letterarie, scientifiche, storiche, …..”. La specificazione riferita assimila tout court le denominazioni disciplina e materia: anche se volendo sottilizzare si potrebbe identificare una qualche distinzione concettuale e operativa tra i due termini, si può ritenere sostanzialmente accettabile la sovrapposizione, del resto frequente e anzi generalizzata negli usi discorsivi.

TEMI DI SCUOLA

Cosa sono e come sono le discipline nella scuola dei  curricoli per competenze di Ivana Summa

Il termine disciplina è, secondo l'OCSE,"non solo e non tanto un insieme di contenuti, ma, e soprattutto, un insieme di metodi di indagine, di tecniche di lavoro che si possono esercitare non solo per studiare un argomento piuttosto che un altro, ma anche per apprendere cose nuove, applicando metodi e tecniche a concetti e contenuti diversi".

Questa definizione, ancorché non esaustiva, è comunque utile  se la assumiamo dentro una logica di progettazione curriculare, perché è proprio in questa prospettiva - da circa due decenni fatta propria dalle riforme scolastiche - che i saperi  trasmessi dalla scuola nell'ambito dell'insegnamento disciplinare (si pensi al sistema delle cattedre e degli stessi libri di testo) sfuggono dalla logica enciclopedica e frammentaria delle conoscenze disciplinari. Infatti, nella definizione sopra riportata, la disciplina viene rappresentata come uno  strumento di investigazione della realtà e non di una sua riproposizione astratta da trasmettere alle nuove generazioni.

 

La musica: disciplina dall’elevato potenziale educativo e formativo di Giovanna Facilla

La musica merita di essere la seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole del mondo”. È un aforisma scaturito dalla penna di Paul Carvel che dà conto dell’importanza della musica nel curricolo scolastico e la sdogana dal luogo comune di “disciplina minore”.

La musica è disciplina dall’elevato valore educativo e formativo.  È un linguaggio universale, componente dell’esperienza umana, disciplina fondamentale per la realizzazione di percorsi di conoscenza, espressione, comunicazione e consapevolezza culturale. Del valore della musica nella scuola, ci si resoconto in Italia nel 1979, quando, con gran ritardo rispetto ad altri Paesi europei, essa entrò a far parte dei programmi scolastici della scuola media come “educazione musicale”, obbligatoria per due ore settimanali. Nello stesso anno, nello stesso segmento scolastico, si istituiva la sperimentazione dell’insegnamento  dello strumento musicale, che cessava dopo venti anni, con i corsi ad indirizzo musicale.

 

Dell’educazione come prassi di giustizia di Antonio Vernacotola e Gualtieri D’Ocre

L’opera di Gennaro Puritano Buongiorno, Prof! Confessioni di un insegnante alla prova (Milano, Ipoc, 2014) sembra inserirsi, ad una prima analisi, nel vasto filone della narrativa autobiografica, ritrovando tanto la sua cifra stilistica quanto la propria specifica dimensione nell’humus neorealista del Corrado Alvaro di Vent’anni o, ancor più decisamente, del Marcello D’Orta di Io speriamo che me la cavo. E in effetti, si avvertono nel libro del Puritano la profondità di analisi, il taglio di denuncia e la spinta propositiva che contraddistinguono, nel complesso, questo particolare indirizzo letterario.

 

Le discipline fra Programmi e Indicazioni di Gianni Balduzzi

I Programmi

Per comprendere il senso e l’importanza delle discipline nei processi d’insegnamento e di apprendimento l’atteggiamento più logico è prestare attenzione ai programmi, che si presentano con una chiara specificità nei vari ordini e gradi di scuola. Nella scuola secondaria superiore, infatti, alcune discipline disegnano la piattaforma comune per tutti gli studenti, altre sono riconducibili alla specificità dei percorsi di formazione e agli obiettivi del corso di studi. Qui, il loro rapporto con i processi d’insegnamento/apprendimento si presenta con caratteristiche legate all’età,ai contenuti delle materie e alle competenze da sviluppare.

 

PROBLEMI DI SCUOLA

Valutazione iniziale, prove d’ingresso e progettazione curriculare. Oltre statiche osservazioni, verso un apprendimento per lo sviluppo di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

Anno nuovo, scuola nuova? Per certi aspetti, verrebbe proprio di augurare un anno scolastico all’insegna di tante novità che garantiscano a tutti gli attori del mondo dell’istruzione quella serenità adeguata per poter lavorare efficacemente con gli studenti. Poi incontri gli insegnanti, ascolti i genitori, rubi spunti agli alunni e ti rendi conto che il mondo reale è diverso, perché catapulta tutti tra i banchi con la nostalgia di un’estate troppo rapida e l’entusiasmo per nuove avventure. Così, le pratiche quotidiane riprendono tra consigli, dipartimenti, programmazioni, assegnazioni, classi, compiti, lezioni. E torna lei: inesorabile e spietata, rifà capolino la valutazione.

Inesorabile e spietata? Forse. O, forse, anche possibile mezzo di crescita e stimolo. Quali sono, dunque, gli elementi che possono porre tale strumento tra quelli utili o, al contrario, pericolosi per la crescita degli studenti? Riteniamo che, per rispondere a tale quesito, sia utile recuperare il senso della valutazione stessa, che non rappresenta soltanto un modo per rilevare in un dato momento quali siano le conoscenze che lo studente ha acquisito o le competenze che ha maturato. Essa, infatti, è un processo più profondo che entra a pieno titolo nell’esperienza di apprendimento e che interviene anche nella delicata dinamica di costruzione del senso che lo studente ha di se stesso. In altre parole, nel momento in cui assegniamo un voto ad uno studente o certifichiamo le sue competenze, nella modalità in cui poniamo le prove e comunichiamo con l’allievo, è molto probabile che impattiamo sulla sua modalità di percepirsi. Infatti, solitamente, un conto è ricevere un voto alto e un conto è riceverne uno basso, un conto è cogliere la possibilità che la valutazione può cambiare e un conto è considerarla come stabile per sempre, un conto è ricevere considerazioni sulla propria performance ed un conto è riceverne sulla propria persona.

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Storie di mani  di Laura Rossi e Alessia Sansoni

Senza il casuale, non possono esservi cose nuove (Gregory Bateson)

«Costruire e potenziare le strutture dell'istruzione che siano sensibili ai bisogni dell'infanzia, alle disabilità e alla parità di genere e predisporre ambienti dedicati all'apprendimento che siano sicuri, non violenti e inclusivi per tutti»così recita uno dei 169 traguardi di AGENDA 2030. Un documento redatto dall'ONU che propone un programma d'azione in 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile del Pianeta.

L’obiettivo che più direttamente coinvolge la scuola è il n. 4 che è quello di «Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti»; sollecitazioni che sono state riprese anche nel nuovo documento redatto dal Comitato Scientifico Nazionale per le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione “Indicazioni Nazionali e nuovi scenari”.

 

La componente educativa delle attività nella scuola dell’infanzia: principi e criteri di base di Giada Iannuzzi

Gli interessi e l’attenzione

Le numerose attività quotidiane, nella scuola dell’infanzia, non sempre partono da interessi vivi e presenti, anchedi breve durata, destinati a tradursi, nel tempo, in motivazioni più consistenti e durature attraverso percorsi educativi adeguati, e, di conseguenza, non sempre riescono a coinvolgere, in maniera valida, gli alunni sul piano emotivo e mentale, a impegnare la loro attenzione, gradualmente, in maniera sempre più intensa e per un tempo sempre più lungo.

All’età di tre anni il bambino presenta una limitata capacità di concentrazione e di riflessione, passa facilmente da un’attività a un’altra e da un interesse a un altro, in tanti casi si tratta di curiosità superficiali e passeggere, cambia facilmente gruppo e amicizie, dimostra poca stabilità mentale e operativa. Le sue attività si presentano alquanto“indifferenziate e aspecifiche” (1), non sono ben definite, non hanno assunto ancora una loro specificità e un loro volto, si confondono e si mescolano tra loro. Le relazioni con i compagni, di solito, sono molto fragili, possono variare anche in periodi molto brevi. Eventuali interventi impositivi, regolativi, a volte repressivi e sanzionatori, intesi a dare maggiore stabilità all’impegno scolastico del bambino, come accade in tante circostanze, non sempre sono un rimedio efficace, non sempre risolvono il problema.Al contrario, “differenziazione e specificità precoci producono inevitabilmente processi di semplificazione e d'impoverimento” (2).

 

SCUOLA PRIMARIA

Tell me a tale. Quando Alice entra in classe di Rita Quinzio

La competenza comunicativa, in qualsiasi lingua, si mobilita partendo dalle quattro abilità linguistiche (four skills): “il parlare, in senso stretto, cioè usare le parole con la voce, l’ascoltare (e capire) le parole dette da altri, il leggere (e capire) le parole scritte” [T. De Mauro, 1998].

Delle quattro abilità l’espressione scritta è probabilmente l’abilità più difficile da insegnare perché è la forma più complessa di comunicazione; necessita di una gradualità e richiede tempi distesi e una messa a punto di strategie e attività diversificate in base ai prerequisiti e alle conoscenze degli allievi. Per il Common European Framework of Reference le abilità linguistiche si attivano nella competenza comunicativa secondo lo schema:

ricezione  mediazione   produzione  interazione.

 

Per una gestione efficace della classe di Monica Piolante

L'argomento enunciato  nel titolo impone un chiarimento perché il termine “gestione” è tipico  di un modello  scolastico  che la pedagogia  da tempo ritiene  superato, ma la prassi  scolastica  è ben lontana dall'essere in linea  con esso. La “gestione” di un problema non dovrebbe  essere  equivalente  ad una imposizione dall'alto, soprattutto  quando  il problema  stesso è tutt'uno con la persona  che il modello  di scuola  inclusivo sotteso  a tutta la nostra legislazione scolastica ha messo al primo posto dell'attenzione pedagogica.

L'espressione “gestione della classe”, secondo la vigente normativa, è a mio giudizio  impropria, perché presuppone  l'uguaglianza dei membri che la compongono. Se partiamo dal presupposto  che una classe  non è una realtà  omogenea (i soldatini a cui fa  riferimento Pennac diventano  un esempio  ormai desueto  per esprimere l'identità di una classe),  ma una realtà eterogenea, costituita per  natura da un insieme di persone tra loro diverse e portatrici di bisogni differenziati e strettamente  “unici”, allora possiamo comprendere che, a monte del problema della gestione  di quell'insieme eterogeneo  che è la classe, c'é sostanzialmente  un atto  “rivoluzionario”, che in molti casi è difficile da accettare, ma  che è un dato di fatto.

 

Insegnare: un dialogo costante all’interno del curricolo di Emanuela Cren

Essere docenti oggi è davvero una sfida. La scuola, infatti, rappresentando un tempo formativo importante e dilatato, sa bene che serve padroneggiare saperi per possedere ed esercitare le capacità di analizzare, comprendere ed infine scegliere, ovvero attrezzare l’individuo di una forma mentis in grado di reggere e sostenere il cambiamento. Si tratta di un obiettivo a lungo termine che trova espressione nel concetto di Lifelong Learning, le cui radici, però, si rinvengono già nella scuola dell’infanzia e primaria. Si tratta di un obiettivo che trova nella “continuità curricolare” la sintesi della sua complessità e nel concetto di verticalizzazione, la sua espressione a lungo termine, superando i confini dell’istruzione formalizzata.

Possiamo sostenere che quanto scritto è scollegato dalla fase dell’istruzione obbligatoria o, in virtù dello sviluppo di facoltà ed abilità traducibili poi in conoscenze e competenze, ne vediamo la potenziale crescita a spirale?

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Aver ragione è ancora un’arte? Dialettica e argomentazione in Schopenhauer di Elisabetta Imperato

L’arte di ottenere ragione

In relazione alle lezioni magistrali del festival di filosofia, sul tema “verità”, credo sia utile, a scopi didattici, riprendere uno scritto di Schopenhauer sull’arte di avere ragione. Nell’età dei social networke delle fake news è bene proporre agli studenti un’analisi che possa fornire una difesa rispetto alle false notizie che imperversano ovunque.

Intorno al 1830-31, Schopenhauer scrive un breve trattato, apparso in Italia nel 1991 con il titolo L’arte di ottenere ragione (Adelphi 1991). Nel testo il filosofo si occupa della dialettica e ci introduce in uno dei tanti usi al quale storicamente il termine rimanda, collegandolo al contesto antico della gara e della disputa. La dialettica in Schopenhauer si identifica con l’eristica. Il filosofo la riferisce ad una dimensione di tipo agonistico, incurante del valore di verità del linguaggio e attenta ai trucchi e agli artifici logico-linguistici utilizzabili nelle dispute. Questi ultimi vengono individuati e formalizzati in 38 stratagemmi. Dopo aver dato una definizione dell’arte di disputare in modo da ottenere ragione con mezzi leciti e illeciti, l’autore distingue tra la verità oggettiva di una proposizione e la validità della stessa nell’approvazione dei contendenti; collega poi la dialettica alla seconda, riconducendone l’origine alla naturale slealtà del genere umano.  
 

Il lessico: una sfida per tutti gli insegnanti di Loredana De Simone

Molti studiosi ritengono che l’acquisizione lessicale sia di natura processuale e che, a differenza della sintassi e della fonologia, il cui possesso si stabilizza ad un certo livello della  crescita e della formazione, la conoscenza delle parole e del loro significato è un processo permanente nel corso della vita di ogni individuo. Questo è avvalorato dal fatto che il lessico stesso è in continua evoluzione e trasformazione e che cambia di generazione in generazione, in relazione anche all’evoluzione scientifico-culturale di una società.

Tutti i docenti di tutti gli ordini di scuola dovrebbero perseguire la competenza lessicale che si caratterizza per l’ampiezza del lessico compreso e usato, ma anche svilupparne la padronanza nell’uso, nonché il suo arricchimento. In tal senso, l’uso del lessico è strettamente connesso allo sviluppo di conoscenze e di capacità di selezione, di rispondenza alle situazioni e di adeguatezza ai contesti, ma è anche  in relazione all’apprendimento  delle discipline e cambia in relazione  ai destinatari, alle situazioni comunicative e  ai mezzi che vengono utilizzati nell’espressione orale e scritta.

 

Un esempio di potenziamento delle competenze in due discipline mediante metodologia CLIL di Marco Pellizzoni

Introduzione

Presso un Istituto di Istruzione Superiore della provincia di Brescia, nell'ambito del settore tecnologico e della disciplina di Estimo, dell'Indirizzo Costruzioni, ambiente e territorio è stata progettata una unità di apprendimento organizzata  mediante metodologia del Content and Language Integrated Learning (CLIL), ai fini dell'innovazione curricolare. La medesima è stata realizzata con lo scopo di sollecitare nei discenti competenze non solo disciplinari ma anche progettuali, collaborative e cooperative volte alla creazione di un prodotto innovativo, rappresentato da una piccola dispensa digitale, riferito ad un contesto professionale reale. Mediante questo prodotto sono state effettuate riflessioni in lingua veicolare inglese, necessarie per cogliere le principali differenze tra l'estimo tradizionale, presente sul libro di testo in adozione e quello internazionale.

Il materiale prodotto è da ritenersi complementare al classico libro di testo, rappresentando di fatto una risorsa necessaria per approfondire una specifica tematica  i cui contenuti, essendo in costante evoluzione, non possono essere presenti sui tradizionali libri di testo. Questa attività ha permesso di potenziare non solo le competenze disciplinari ma anche perseguire la competenza chiave “Comunicare in una lingua straniera”, classificata come seconda tra le otto competenze per l'apprendimento permanente (2009/962/CE). Questa, per l'importanza strategica che riveste nelle prossime indagini nazionali (prove INVALSI) previste anche nel quinto anno, è stata inserita come prioritaria in alcuni documenti vitali per il funzionamento dell'Istituto (Piano di miglioramento, Rapporto di autovalutazione,

 

Rubriche

Maestri del passato che parlano al presente

L’attualità del pensiero filosofico e pedagogico di Jacques Maritain di fronte ai problemi del nostro tempo di Nicola Serio

Molti sono stati negli ultimi decenni gli studi sulla vasta produzione filosofica e pedagogica di J. Maritain, tra questi quelli di Piero Viotto, pedagogista e studioso di problemi educativi, scomparso lo scorso anno.

Sul piano della riflessione filosofica, occorre far riferimento ai contributi di Umanesimo integrale; L’educazione della persona; Scienza e saggezza; La persona umana e il bene comune;Elogio della democrazia e L’uomo e lo Stato.

* Crisi della modernità:Maritain individua come motivi dominanti della crisi l’antropocentrismo immanentista e il prevalere della scienza sulla saggezza: nel primo, il motivo scaturente nasce dalla credenza che«per riconoscere all’uomo una personalità completa ed autonoma è necessario eliminare dalla sua vita la presenza dell’Assoluto»,presenza che costituirebbe un limite alla sovranità e all’autonomia dell’uomo;nel secondo, ilprevalere della scienza sulla saggezza, della tecnica sulla cultura, della volontà sulla intelligenza, dell’azione sulla contemplazione, ha determinato una crisi della“coscienza metafisica”, una sfiducia, cioè, nella ragione e nell’intelligenza dell’uomo. È unrovesciamento di valori: l’uomo si pone come fine assoluto e nega Dio per fondare unumanesimo naturalista, in cui la vita dell’uomo si riduce a puro elemento naturale; l’uomo senza Dio finisce schiavo della sua opera; si crede solo nella tecnica e a questa egli viene asservito. Si è smarrito in pratica “il senso dell’essere”, lanatura determina tutta la vita umana, le sue origini, il suo fine, il suo sviluppo,la sua organizzazione.

 

Le Parole della Scuola

Ambiente di apprendimento di Luciano Lelli

Inizio questa nuova rubrica della rivista riflettendo su una parola (linguisticamente una locuzione) da qualche tempo oggetto di intensa attenzione in campo scolastico, “ambiente di apprendimento”.

In senso generale esso è ogni luogo, opportunità, circostanza, rete di rapporti, strumentazione comunicativa in cui ciascuna persona è implicata, in tutto l’arco della vita. Quindi, la pluralità (come si vedrà a seguire) degli ambienti di apprendimento è coessenziale, sul piano formativo, all’esistenza stessa di ciascuno. Però, è soprattutto nell’età dello sviluppo iniziale che gli ambienti di apprendimento esplicano con la massima incisività la loro funzione educativa.

Il concetto qui discusso, sempre in qualche modo presente nella consapevolezza degli operatori scolastici, denota di sé un testo di grande rilevanza culturale e didattica, i Programmi 1985 per la scuola primaria, ove con molta pertinenza è specificato che detta scuola per esercitare al meglio la sua funzione deve agire come “ambiente educativo di apprendimento”.

 

Scuole che INNOVANO

Comprensivi per davvero... una storia di vera innovazione! di Ivana Summa

In una fase storica del nostro paese in cui gli eventi e gli avvenimenti  vengono posti all'attenzione mediatica e consumati nel giro di qualche giorno, è molto raro che una notizia che riguarda la  scuola sfugga a questa logica. Infatti, si parla dei tanti problemi emergenziali, ma non si  raccontano le tante innovazioni che  nelle scuole si realizzano un anno dopo l'altro e che, tutt'al più, trovano un po' di spazio  nella stampa locale. E così, come d'autunno cadono le foglie  e ciò non fa notizia, ci sono alcuni luoghi del nostro paese che iniziano una nuova stagione in modo diverso dagli anni precedenti, accogliendo sfide che le scuole  debbono sforzarsi di vincere perché - come si sul dire - ci hanno messo la faccia. Senza rumore, ma con tanta passione.

 

Arte Musica e Spettacolo

Personal Shopper di Olivier Assayas di Vincenzo Palermo

Il regista francese Olivier Assayas nei suoi lavori più dichiaratamente anarchici, modulati sulle alte frequenze del rock o sull’evocazione di fantasmi interiori, non ha mai nascosto l’urgente volontà di riflettere sul contrasto sociale inteso come ribellione del “nuovo” nei confronti di un “vecchio” che fatica ad arrendersi e a declinarsi in forme diverse: che sia l’adolescenza inquieta narrata nella parabola post-sessantottina Après Mai contro la morale costituita o lo scontro generazionale tra due donne in Clouds of Sils Maria, si tratta sempre e comunque di una collisione tra mondi diversi che faticano ad armonizzarsi tra loro.

 

 

Legislazione e normativa scolastica

L’informativa sul trattamento dei dati personali a scuoladi Anna Armone

L’informativa costituisce una fase cruciale del trattamento, anche se preliminare allo stesso.

L’informativa consente all’interessato di venire a conoscenza del trattamento dei dati che  lo riguardano, dei fini perseguiti attraverso il trattamento, delle modalità del trattamento e di tutte le altre informazioni, di far acquisire una consapevolezza piena sui propri diritti, le libertà fondamentali e la dignità personale, da proteggere in modo effettivo anche attraverso i mezzi di tutela previsti a suo favore.

 

Un libro al mese

Edgar Morin, INSEGNARE A VIVERE di Rosanna Rinaldi

Necessità di cambiamento

“Tutto ciò che non si rigenera degenera”. Questa affermazione, pronunciata da Edgar Morin al Convegno dell’Unesco nel luglio del 2001, può rappresentare il leit motiv  del libro “Insegnare a vivere – Manifesto per cambiare l’educazione”.

Metamorfosi

In tutto il volume l’autore esorta da diversi punti di vista ad avere il coraggio di cambiare il sistema di formazione dei giovani a scuola: alla fine del testo definisce il cambiamento più di una riforma e più ricco di una rivoluzione, vale a dire una “metamorfosi” con la volontà di portare a compimento la missione storica di indurre negli individui lo sviluppo delle interdipendenti abilità del saper vivere, pensare, agire nel ventunesimo secolo.

 

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