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AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

DIRIGERE LA SCUOLA N. 5/2019

Editoriale di Vittorio Venuti - Anche i prossimi aumenti non renderanno giustizia al personale né alla scuola

In occasione del 70esimo anniversario della testata giornalistica “La tecnica della scuola”, il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha rilasciato un’intervista esprimendo, tra l’altro, il proprio pensiero sugli aumenti di stipendio al personale della scuola, sulla regionalizzazione e sulla rilevazione delle impronte digitali ai dirigenti scolastici.

Le risposte sulla regionalizzazione e sulle impronte digitali sono scontate, in quanto il Ministro è persona legata al partito della Lega - il cui distintivo fregia e fa buona mostra sulla sua giacca) - più interessante appare, invece, la dichiarazione in merito agli aumenti ventilati in occasione della sottoscrizione dell’intesa con le OO.SS. il 24 aprile scorso. Allora, come accade di solito, si ribadì l’attenzione sugli aumenti stipendiali agli insegnanti, addirittura enfatizzandoli a tre cifre (forte la suggestione data da riserve economiche dedicate). Rispondendo all’intervistatore il Ministro ha garbatamente evidenziato: “Dobbiamo parlare di personale della scuola, perché non dimentichiamoci del personale anche amministrativo, che svolge un ruolo importantissimo”.Si tratta, indubbiamente di un rilievo opportuno, che riflette quanto già affermato in quella parte del CCNL 2016/2018 nel quale si dà atto che il personale ATA appartiene alla“comunità educante” al punto da prevederne un coinvolgimento strutturato alle attività scolastiche, nel rispetto delle competenze e dei ruoli professionali (art. 24).

Una puntualizzazione, quella del Ministro, indubbiamente apprezzabile, però non abbiamo percezione che questa sensibilità possa tradursi in qualcosa di realisticamente consistente, vuoi perché le affermazioni di principio dei politici sono soggette all’amnesia e ricadono in un calderone comune di dimenticanze, vuoi perché i fatti hanno dimostrato sempre che c’è un oceano tra il dire e il fare e vuoi perché, conti alla mano, le risorse disponibili per gli aumenti consentiranno un incremento medio di poche decine di euro vanificando ancor più il manifesto e seducente obiettivo di rincorrere almeno la media degli stipendi europei. Eppure, non è difficile immaginare (e rendersi conto) che la mortificazione economica ostacola la stessa valorizzazione della scuola che, invece, dovrebbe porsi come obiettivo principale della politica di Governo: più si ha capacità di investire sulle strutture scolastiche e sul personale e più si investe per il Paese. Lasciare il personale ai limiti dell’indigenza non giova certo alla scuola, sempre meno centro vitale e sempre più periferia.

I vari tentativi di riforma, le razionalizzazioni, le innovazioni, i correttivi, le revisioni, le disposizioni… tutto si è abbattuto sulla scuola sradicandola finanche dalla sua stessa definizione senza introdurre, sostanzialmente, una prospettiva di crescita, una riconsiderazione premiante, una progettualità coerente, una visione verso cui tendere. La scuola ha bisogno di una svolta radicale, ha bisogno di guardarsi seriamente dentro e indagare sulle incongruenze che la determinano e che non fanno altro che farla girare intorno senza imboccare mai realmente la via del cambiamento e dell’innovazione. Eppure esistono statistiche, studi, sperimentazioni che altri Paesi intraprendono. In genere, proprio i Paesi nei quali gli stipendi sono decisamente al disopra di quelli italiani, si registra anche un’attenzione più ardita nei confronti della scuola e del modo di farla. Un’altra scuola è possibile solo se si abbandona l’abominio del “a saldi invariati per l’Amministrazione”. La formula a costo zero è un cappio che finirà con lo stritolarci.

Un’altra scuola è possibile, una scuola che persegua la coerenza interna tra il dire e il fare per dare coerenza sociale all’esterno. La nostra è la scuola dell’Inclusione e, quindi, della Personalizzazione, che dovrebbe riscontrare tutti gli studenti nel rispetto delle differenze, delle individualità e delle risorse disponibili; ma si tratta di un principio teorico che contrasta con norme che non ne tengono conto e non lo rendono fattibile. In Germania esiste una scuola creata e costruita a misura di studente, l’Istituto Comprensivo Allemannenshule di Wutöschingen, in cui questa è la missione e la personalizzazione è il filo conduttore dell’intero impianto organizzativo. Senza andare tanto lontano esempi ne abbiamo anche in Italia. Basta scorrere il sito dell’INDIRE per rendersene conto o anche, più banalmente cercare su Youtube alla voce“Una scuola a misura di studente” La scuola italiana sconta, purtroppo la vetusta dei propri edifici che, peraltro rispecchia la staticità di un sistema incapace di promuovere una “riedificazione”di tutto l’impianto.

 

Siamo in chiusura d’anno scolastico e gli studenti sono in procinto di entrare in fibrillazione per gli scrutini, che decreteranno il finale del loro annuale impegno di studio, e per le prove d’esame che sanciranno la chiusura di un ciclo in favore di altre prospettive. Appare quindi opportuno il contributo di apertura “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”a cura di Antonio Di Lello, che si propone come guida pratica aggiornata con le ultime modifiche apportate con il D.L,vo n. 62/2017. Tra le novità ricordiamo il peso dato alle prove INVALSI, la cui non partecipazione avvalorerebbe l’esclusione dagli esami. Si conferma che la prova scritta di lingue straniere sarà articolata in due sezioni, una per ciascuna lingua e che per la certificazione delle competenze si utilizzeranno ancora i modelli di certificazione allegati al D.M. n. 742/2017.

Michela Lella, coerentemente con la visione di una scuola che sappia mettere al centro del discorso pedagogico l’attenzione per la persona dello studente e per la sua crescita, in “La responsabilità formativa della scuola”ribadisce l’importanza della salvaguardia dell’alterità come presupposto di ogni processo educativo, quindi dell’instaurarsi di ogni relazione che si voglia intendere come legame e/o dipendenza reciproca. Il che comporta che l’insegnante sia guidato da un atto di responsabilità anche etica, che lo guidi nella conoscenza dei propri vissuti e lo predisponga “con umiltà e diligenza alla frequentazione dell’educando per scoprire ogni specifico aspetto della sua personalità”.

Dopo aver scritto sulla scomparsa dell’infanzia (n. 12/2018 e n. 2/2019 di “Dirigere la scuola”), Giacomo Mondelli entra nel merito dell’adolescenza con il contributo “Adolescenti, questi sconosciuti”, suggestionato dal rilievo che la cronaca riserva, quasi quotidianamente, a fatti di cronaca ed accadimenti persino luttuosi che vedono coinvolti i“nostri ragazzi”, nonché dalla constatazione che non si è ancora sviluppata e diffusa una forte e decisa consapevolezza della necessaria esplorazione e conoscenza delle loro caratteristiche“evolutive”, delle relazioni che vivono, degli atteggiamenti che assumono, dei comportamenti che esprimono. Carenza che si riscontra ampiamente anche a scuola, a partire da quella (la scuola secondaria, specie di secondo grado) che, pur frequentata da adolescenti, almeno fino a qualche tempo fa, paradossalmente si disinteressava di loro e, quindi, anche dei loro modi di vivere, relazionarsi, studiare e apprendere. Il contributo propone di entrare nel mondo dell’adolescenza attraverso la porta della conoscenza circa il modo di essere e di vivere degli adolescenti e quella della comprensione partecipata della loro attuale condizione di vita.

Ha un contenuto tecnico ma decisamente interessante e attuale il contributo di Maria Patrizia Costantini, che richiama l’attenzione su “La formazione degli organici e la gestione del personale docente nella scuola dell’autonomia”; questione alquanto delicata che permea l’organizzazione delle istituzioni scolastiche e incide fortemente sul loro stesso funzionamento ponendo, al Dirigente scolastico, il compito, complesso e delicato, di rinvenire un equilibrio tra i diversi attori e portatori di interessi della comunità scolastica tutta.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizio commenta, in “Italiano per stranieri nei CPIA: cittadinanza e altre questioni”,il D.L. 4/12/2018 n. 113, recante disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, che introduce sostanziali modifiche alla precedente normativa in materia di cittadinanza, subordinandola al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue. Al riguardo, i CPIA non rilasciano certificazioni linguistiche di livello superiore all’A2 ma attestazioni di completamento del percorso formativo corrispondente al livello B1.

Per La Scuola in Europa, Mauro Di Mauroci porta ad osservare il sistema scolastico di “Un Paese scommessa, la Turchia” che potrebbe essere prossimo ad entrare nell’UE. Realtà complessa la Turchia, crogiolo di grandi civiltà, in cui l’ultima riforma della scuola, risalente al 2012, non ha mancato di far molto discutere la politica e di suscitare possibili revisioni conservatrici ed autoritarie. La riforma, ancora in corso di affinamento, è riuscita a disegnare bene una scuola più funzionale anche rispetto alle attese comunitarie.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lellotratta di “Bonus Docenti. Accesso agli Atti”esponendo il caso di un docente di un IPSSAR che, non essendo rientrato tra i destinatari del bonus, presenta istanza al Dirigente scolastico richiedendo i nominativi dei destinatari, le relative attività per le quali il bonus è stato riconosciuto ai singoli docenti, i criteri adottati per l’assegnazione dei bonus. L’istanza di accesso agli atti viene negata dal Dirigente, in forza del fatto che i criteri di valutazione erano stati diffusi sul web dandone anche informazione agli interessati. Legittima la determinazione del Dirigente?

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutipropone “Riflessioni sparse sugli Esami, occasioni mancate”,evidenziando come si sia smarrito il senso degli esami quali momento di passaggio verso un nuovo percorso di vita, quindi da intendere come momenti di riflessione comune e confronto, che non può essere condizionato dalla intenzione della scuola di conformare al proprio modello culturale e ai propri codici interpretativi proprio quella variegata realtà degli studenti che, almeno teoricamente, essa stessa riconosce come infinitamente differenziata al proprio interno e, proprio per questo, degna di attenzioni personalizzate e individualizzate.

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