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AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Al solito, non entriamo nel merito di specifici episodi, che la magistratura avrà modo di indagare, però è il caso di ribadire, ancora una volta, che in ogni scuola esistono il dirigente scolastico o un reggente o comunque un vicario e che non è possibile non sapere, non è possibile che comportamenti aggressivi si instaurino fino a tal punto senza che nessuno se ne accorga. Non bisogna essere investiti di autorità o ricevere una delega ad hoc per sentirsi responsabili. Tutti quanti, collaboratori scolastici inclusi, sono comunque tenuti a vigilare perché non si verifichino comportamenti illeciti, soprattutto di tale portata.

Senza voler sminuire i fatti, c’è anche da dire, e senza che ciò valga a giustificazione, che lavorare nella Scuola dell’Infanzia non è facile, per via dell’orario, del numero e della vivacità dei bambini, delle situazioni stressanti che si determinano in tante occasioni, della pressione psicologica cui spesso sono soggetti gli insegnanti.

In proposito, scrive Vittorio Lodolo D’Oria il 21 giugno su Professione Insegnante:“Nelle indagini sui Presunti Maltrattamenti a Scuola (PMS) i mass-media riportano spesso le intimidazioni pronunciate dalle maestre contro la piccola utenza troppo vivace. Tra le minacce più impressionanti vi sono frasi come “vi impiccherei”, “vi ammazzerei tutti”, “vi butterei fuori dalla finestra”, “ti appiccicherei al muro” (talvolta pronunciate in dialetto). Pur non sembrando “politicamente corrette”, si tratta di evidenti “frasi al vento”, di sfoghi verbali ovvero di espressioni colorite, come dimostra il fatto incontrovertibile che nulla di tutto ciò è mai accaduto per davvero. Quando tali parole (come capita nei processi per PMS) vengono estrapolate da una videoregistrazione, decontestualizzate, interpretate e drammatizzate, finiscono con l’assumere nelle indagini giudiziarie una gravità assoluta, paradossale e totalmente surreale”.

Ci sembrano riflessioni importanti e degne di nota, dietro le quali avvertiamo il tentativo di comprendere il fenomeno depurandolo dalle “impressioni” e dalle suggestioni. È chiaro che, al di là della inopportunità delle frasi - ci sarebbe da discutere sull’aspetto non verbale o paraverbale che le accompagna - ciò non vale per le aggressioni fisiche, anche violente, che le immagini rilevano e che, comunque sono anch’esse da inquadrare nella oro reale dimensione.

Quel che appare certo è che ogni scuola è chiamata ad attrezzarsi in capo alla responsabilità che ciascuno deve riconoscersi, perché ciò che succede nella scuola, in qualunque angolo di essa e da parte di chiunque, interessa tutti e coinvolge tutti. Davanti a fatti così riprovevoli nessuno può sentirsi o dirsi assolto. Altro aspetto su cui, comunque, la scuola deve interrogarsi su che tipo di relazione, collaborazione e cooperazione lega il personale, perché nessuno finisca col sentirsi isolato.

Nella recente relazione in Parlamento, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano ha ricordato che “la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha trasformato bambini e ragazzi da oggetto di protezione a soggetti titolari di diritti, ponendo le basi per un cambiamento nella relazione tra generazioni” e che “ciò però non può significare - come talora accade - che i genitori, la comunità e le istituzioni, senza assumersi le loro responsabilità, rinunciano al loro ruolo di guida nei confronti dei più piccoli”.

La responsabilità, dunque, è l’irrinunciabile parola chiave che deve permeare il progetto relazionale che la scuola deve sapere e voler perseguire per tutti e per ciascun alunno. Il che comporta l’obbligo di “ascoltare”i bisogni dei bambini e dei ragazzi ma senza rinunciare all’esercizio del proprio ruolo di “grandi” consapevoli e responsabili. Non può esistere vera relazione al di fuori del rispetto per l’altro, al di fuori di un’accoglienza che non identifichi un momento particolare dell’incontro, ma che lo permei e lo sostenga ininterrottamente.

Il numero si apre con il contributo di Anna Armone su “La natura giuridica e la funzione del servizio di istruzione e formazione”, nel quale analizza la specificità del servizio scolastico, che la legge Bassanini ha immesso nel sistema riformato delle autonomie conferendole una soglia di agibilità propria e che si dimensiona su due esigenze - pianificazione come soggetto scuola e concertazione con il territorio e le sue componenti - intercettando la dimensione della funzione sociale, come richiamato da tutte le Costituzioni europee.

Giacomo Mondellipropone “La progettazione curricolare nel PTOF: riflessioni e considerazioni preliminari” approfondendo l’importanza che nella scuola, tra gli insegnanti e con il concorso e la guida del dirigente scolastico, si sviluppi, prima, e si persegua, poi, la cultura del curricolo che, passa, in primo luogo, attraverso la progressiva ma sempre più diffusa consapevolezza della notevole diversità esistente tra “curricolo”(di istituto, da costruire autonomamente in ogni istituzione scolastica anche se sulla base educativa, culturale e formativa unitaria proposta dalle Indicazioni Nazionali/Linee Guida) e “programma”(nazionale, prescrittivo in ogni sua parte e, perciò, semplicemente da attuare).

Legato agli studi sulla leadership, il termine followership definisce la capacità da parte seguaci di accompagnare i propri capi esercitando un legame di stretta e cieca obbedienza nei loro confronti.Michela Lellariprende il concetto in “Lo sviluppo della followership nella scuola”e lo riporta il nell’alveo della psicologia sociale e, in particolare, in ambito organizzativo, dove i followers sono rappresentati da quei lavoratori che manifestano la volontà di cooperare in modo che si realizzi la mission dell’organizzazione attraverso l’attestazione di un alto grado di coinvolgimento nel lavoro di squadra. Da qui una interessante suggestione per il leader istituzionale.

A seguire Damiano Verdache, in “Media Education” focalizza l’attenzione sulla tecnologia e sull’educazione al suo uso come strumento di mediazione didattica. La riflessione si avvia dall’affermazione di Karl Popper che tutta la vita è risolvere problemi, per soffermarsi sulla sua possibile ricaduta in un contesto pedagogico come quello della scuola, nel quale i percorsi di apprendimento possono essere rappresentati in forma di sequenze di problemi. Significativo, resta, comunque, che l’efficacia con cui si affrontano i problemi è strettamente legata al processo di mediazione tra alunno e insegnante, tanto nei confronti della realtà (per interpretarla) quanto l’uno verso l’altro (per interpretare, ciascuno al meglio, il proprio ruolo nel percorso di crescita).

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, il 20 maggio scorso, lo Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.Il provvedimento ha l’intento di cambiare radicalmente l’approccio alla disabilità, con l’obbiettivo di porre sempre di più al centro lo studente e le sue necessità in ambito scolastico. Sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente. Filippo Sturarone fa una attenta disamina in:“Inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.

Pur se il tempo degli scrutini si è concluso, si pone come importante momento di riflessione il contributo di Silvia Giannonesu “La valutazione degli alunni. Scrutini e Consiglio di classe: possibili vizi di delibera”,che riflette sull’intero processo sottostante avendo sullo sfondo la sentenza n. 166/2018 del TAR di Trento, emessa in conseguenza del ricorso di genitori per la mancata ammissione del loro figlio alla quarta classe del liceo scientifico frequentato a causa di gravi insufficienze in due materie di indirizzo e di alcune lacune ritenute dai docenti impossibili da colmare con lo studio personale durante i mesi estivi né con interventi didattici promossi dallo stesso istituto.

Si rifà all’ultima indagine dell’ISTAT sul benessere equo e sostenibile (Bes), pubblicata a fine 2018, il contributo di Ada Maurizio, “L’istruzione e la formazione: indicatori del benessere”, Il quadro offerto dall’indagine pone l’istruzione e la formazione al secondo posto in ordine d’importanza tra le variabili che definiscono il benessere, subito dopo l’importanza prioritaria riconosciuta alla buona salute e agli stili di vita. Il ruolo attribuito all’istruzione risulta particolarmente significativo e in aumento rispetto agli altri domini. Al fine di verificare quanto l’istruzione e la formazione contribuiscano al benessere di un Paese come l’Italia, il contributo propone anche il Rapporto Excelsior, presentato a Roma a fine marzo 2019. Mettendo insieme i dati delle due indagini, il risultato è che la qualità dell’istruzione e della formazione è la condizione necessaria affinché si costruiscano profili qualificati ed è la garanzia per lo sviluppo di competenze necessarie per l’occupazione.

A seguire Filippo Sturaroanalizza il  D.P.C.M. n. 47 del 4 aprile 2019  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 133 dell’8 giugno 2019 con il quale sono stati stabiliti  i nuovi assetti organizzativi del Miur, in  “La nuova riorganizzazione del MIUR” .

Come già nel numero di giugno, Aldo Domenico Ficarafocalizza l’attenzione sull’intricata e complessa vicenda del concorso per dirigente scolastico, ormai concluso per quanto riguarda le fasi previste, ma ancora ostaggio di ricorsi che, presenti fin dal primo momento, si sono viepiù appesantiti nell’arco del suo evolvere da una fase all’altra. Il contributo propone una attenta e significativa “Storia dei ricorsi negli ultimi concorsi per Dirigenti Scolastici”,con uno sguardo che dall’attuale si posta al concorso del 2011 per andare a quello del 2004, addentrandosi anche in particolari sconcertanti.

Sulla scia del precedente articolo, “Il coraggio di ripensare la scuola”(numero 6 di Dirigere), ispirato dalla lettura del Quaderno di TreLLLE n. 15, Viviana Rossipropone il primo di tre articoli elaborati per approfondirne le tematiche e le proposte emerse per il miglioramento qualitativo del nostro sistema scolastico, proposte che derivano dallo studio delle migliori esperienze italiane e internazionali, dai dati dei più qualificati centri di ricerca europei e italiani (in particolare OCSE, EUROSTAT, ISTAT...); dai più importanti esperti italiani ed europei; da una visione della scuola a 360°. Nell’articolo di questo numero, “La scuola per tutti non deve limitarsi ad istruire”,si puntualizza la necessità che la scuola debba anche educare ai diritti e ai doveri, alla libertà e al rispetto delle regole, formare al lavoro sia intellettuale che operativo per preparare i giovani a vivere nel XXI secolo. Alla luce di questi profili, si può affermare che la scuola italiana assolva al suo compito in modo adeguato e sia in grado di far fronte alla sfida del lavoro nei prossimi anni?

Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurorivolge la sua attenzione ad una piccola realtà europea, grande più o meno come una delle nostre province minori, “Il Lussemburgo, il paese, la città, la scuola …”,quindi una realtà in cui il sociale si trova a sperimentarsi insieme e simultaneamente a ciò che definiamo“locale”e “globale”.Il contributo si sofferma sullo studio del 2018 “Teaching for Global Competence in a Rapidly Changing world”. Particolarmente interessante è la riflessione che ne deriva sul concetto di competenza globale. Il Lussemburgo si rivela essere ottimo terreno di coltura per imparare a leggere il “globale”.

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutiriflette su“I voti nella scuola primaria, croce e delizia!?” evidenziandone l’incongruenza con i bisogni degli scolari che si muovono secondo linee di sviluppo ancora in via di definizione e, quindi, non necessariamente e non sempre in linea con l’idea di sviluppo medio che possono averne gli insegnanti. L’attribuzione dei voti, seppure riscontra felicemente le situazioni di bambini più pronti a comprendere e ad allinearsi alle aspettative, rischia di essere mortificante per quelli che, almeno al momento, stentano a rispondere alle richieste in maniera anche solo un po’ soddisfacente. X

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