Ultime notizie

Il MI ha pubblicato, sul proprio sito, il focus “Principali dati della scuola – Avvio Anno Scolastico 2022/2023 dal quale estrapoliamo i dati riassuntivi, rimandando al focus per le tabelle illustrative.

-       Le istituzioni scolastiche statali

Il numero di Istituzioni principali sedi di direttivo è pari a 8.136, comprese le sedi sottodimensionate. Tali istituzioni si distinguono in 129 Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e 8.007 Istituzioni scolastiche. Le Istituzioni scolastiche a loro volta si ripartiscono in 332 Direzioni Didattiche, 4.879 Istituti Comprensivi, 127 Istituti principali di I grado e 2.669 Istituzioni del II ciclo.

-       Alunni e classi

In quest’anno scolastico 366.310 classi di scuola statale accoglieranno 7.286.151 studenti, di cui 290.089 con disabilità. La distribuzione regionale per livello scolastico è riportata nella tabella 5, mentre la tabella 6 illustra la distribuzione di alunni e studenti (1° e 2° ciclo) per anno di corso.

-       Posti del personale docente

La distribuzione regionale dei posti totali di Organico di fatto distinti tra posti comuni e posti per il sostegno è illustrata nelle tabelle 11 e 12. I posti istituiti per l’a.s. 2022/2023 sono complessivamente 684.600 posti comuni e 186.205 posti di sostegno. I posti comprendono sia l’organico dell’autonomia sia l’adeguamento di detto organico alle situazioni di fatto; per il sostegno sono compresi anche i posti in deroga. E’ importante sottolineare che per il sostegno il dato relativo ai posti in deroga è in via di aggiornamento da parte degli Uffici periferici. Degli oltre 684mila posti comuni, 14.142 sono “posti per l’adeguamento”, mentre, dei 186.205 posti di sostegno, 69.035 sono “posti di sostegno in deroga.

-       Le scuola paritarie

I dati sulle scuole paritarie si riferiscono all’anno scolastico 2021/2022 e sono stati elaborati utilizzando le informazioni acquisite dalle Rilevazioni sulle scuole. Nel precedente anno scolastico le scuole paritarie erano 12.096 e gli studenti frequentanti 817.413. La scuola dell’infanzia si conferma, benché in decrescita, il settore educativo in cui si concentra il maggior numero di alunni (in valore assoluto) delle scuole paritarie: 466.037 bambini distribuiti in 8.529 scuole.

https://www.miur.gov.it/documents/20182/6891182/Principali+dati+della+scuola+-+Focus+avvio+anno+scolastico+2022-2023.pdf/cb3b168f-fb9e-a359-85ff-2f7b8964098d?version=1.0&t=16638

 

Il Consiglio dei Ministri, il giorno16 settembre 2022 haapprovato laRiforma degli istituti tecnici e professionali, uno dei provvedimenti previsti per l’attuazione del PNRR. Il provvedimento sarà contenuto nel decreto Aiuti ter.

Nel testo, che quanto prima sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si prevedono interventi correttivi dell'attuale assetto degli istituti tecnici e professionali per adeguare i processi educativi alle esigenze in termini di competenze del settore produttivo nazionale orientandoli anche verso le innovazioni introdotte dal Piano nazionale, Industria 4.0, in un’ottica di piena sostenibilità ambientale. In particolare:

Per gli Istituti tecnici si propone senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: la revisione degli ordinamenti, orientando la didattica verso le innovazioni introdotte dal Piano nazionale, Industria 4.0, valorizzando la metodologia didattica per competenze, la formazione dei docenti in coerenza con i diversi contesti territoriali; la possibilità di erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica; il riconoscimento di certificazioni che attestino le competenze dopo il primo biennio e dopo il secondo biennio, in corrispondenza con il secondo e il terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Per gli Istituti professionali, si prevedono aggiornamenti in coerenza con gli obiettivi del PNRR e si sollecitano le istituzioni scolastiche all’aggiornamento del Progetto formativo individuale per favorire la transizione nel mondo del lavoro e delle professioni con l’emanazione di linee guida di supporto allo sviluppo dei processi di internazionalizzazione.

Presso il MI sarà istituito l’Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale, con funzioni consultive e di proposta anche per l’aggiornamento degli indirizzi di studio delle articolazioni e delle linee guida.

L’Osservatorio sarà composto da quindici componenti, in carica per un anno, e scelti tra esperti dell’istruzione tecnica e professionale e comunque del sistema nazionale di istruzione e formazione, da esponenti le organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative, una rappresentanza delle regioni, degli enti locali, del sistema camerale, dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (INVALSI) e dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE).

 

Nel decreto aiuti ter, approvato dal governo in data 16 settembre ’22, è stata data via libera alle misure previste dal PNRR per la riforma degli istituti tecnici e professionali.

Il ministro Bianchi ne ha evidenziato l’importanza dichiarando: “Oggi abbiamo fatto un altro passo avanti nell'attuazione del PNRR Istruzione: la riforma degli Istituti tecnici e professionali è una parte fondamentale del Piano, che punta a qualificare sempre di più il nostro sistema di istruzione, offrendo maggiori opportunità formative a ragazze e ragazzi, con una grande attenzione ai territori. La decisione di oggi completa il disegno avviato con la riforma degli Istituti tecnici superiori e rende strutturale la connessione tra istruzione secondaria e terziaria - sottolinea Bianchi -. Vogliamo costruire una filiera verticale e allo stesso tempo un patto educativo grazie al quale imprese, università, tessuto produttivo, territori, ITS Academy mettano a disposizione risorse e competenze per consolidare l’identità di questo segmento formativo e concorrere alla migliore istruzione dei nostri giovani, in linea con le prospettive di sviluppo del Paese”.

Nello specifico, il testo prevede, per gli Istituti tecnici:

1.     la ridefinizione e l’aggiornamento degli indirizzi per rafforzare le competenze linguistiche e STEM e orientare alle discipline inerenti “Industria 4.0”, connettersi maggiormente al tessuto socioeconomico di riferimento, valorizzare la metodologia didattica per competenze;

2.     la previsione di meccanismi per dare continuità tra l’istruzione tecnica e quella terziaria (ITS Academy, per esempio), riconoscendo crediti formativi universitari ai tirocini svolti dagli studenti durante il quinto anno di studi;

3.     la realizzazione di “Patti educativi 4.0”, per far sì che istituti tecnici e professionali, imprese, enti di formazione accreditati dalle Regioni, ITS Academy, università e centri di ricerca possano condividere risorse professionali, logistiche e strumentali; 

4.     la strutturazione di un piano formativo mirato per i docenti degli istituti tecnici, coerentemente con le specificità dei contesti territoriali;

5.     l’erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica non in rete con le istituzioni scolastiche di secondo grado o non adeguatamente sufficienti rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio;

6.     il riconoscimento di certificazioni che attestino le competenze delle studentesse e degli studenti dopo il primo biennio e dopo il secondo biennio, in corrispondenza con il secondo e il terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Come per gli istituti professionali è poi prevista:

1.     la definizione di misure di supporto allo sviluppo di processi di internazionalizzazione degli istituti per realizzare lo spazio europeo dell’istruzione.

La riforma degli Istituti professionali punta a rafforzare il raccordo della scuola con il mondo del lavoro e delle professioni, in coerenza con gli obiettivi di innovazione, sostenibilità ambientale e competitività previsti dal PNRR, anche attraverso l’aggiornamento da parte delle istituzioni scolastiche del Progetto formativo individuale. Il provvedimento prevede che il Ministero dell’Istruzione emani linee guida per semplificare le procedure amministrative per il passaggio dagli istituti professionali agli Iefp (Istruzione e Formazione Professionale)

Viene istituto, infine, presso il MI l’Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale. Sarà composto da 15 esperti del segmento formativo, con incarico annuale, che avranno funzioni consultive e di proposta per il miglioramento del settore.

 

Il corso costa solo 150,00 euro.

Vengono offerti 15 lezioni complete su tutti gli adempimenti dell'ufficio di segreteria sotto il profilo prativco e operativo.

Il corso può essere fruito da tutto il personale amministrativo  che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

La contrattazione integrativa d'istituto e le relazioni sindacali 

Il corso costa solo 30,00 euro.

Il corso può essere fruito da tutti i dipendenti che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

Il corso completo costa solamente 50,00 euro.

Il corso può essere fruito da tutti i dipendenti che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

Sono stati pubblicati sul sito del MI il decreto e la circolare condivisa con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) che forniscono indicazioni operative per il personale scolastico relative alle domande di cessazione dal servizio a partire dal 1° settembre 2023.

Docenti, personale ATA e dirigenti scolastici potranno presentare le loro richieste di pensionamento a partire da lunedì 12 settembre 2022, utilizzando la procedura web POLIS “Istanze online”. Il termine per l’inserimento delle domande è venerdì 21 ottobre 2022. Solo i dirigenti scolastici avranno tempo fino al 28 febbraio 2023.  

Il personale in servizio all’estero potrà presentare l’istanza all’Ufficio territorialmente competente in formato analogico o digitale, al di fuori della piattaforma POLIS. Per le Province di Trento, Bolzano e Aosta è consentita la presentazione delle domande direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà poi a inoltrarle agli Uffici territoriali competenti.

L’INPSaccerterà il diritto al trattamento pensionistico del personale richiedente entro il 18 aprile 2023.  

La circolare contiene, inoltre, indicazioni riguardanti il pensionamento anticipato per i lavoratori precoci e i trattamenti previdenziali di fine servizio e fine rapporto.

 

È disponibile, sul sito del Ministero dell’Istruzione, il Vademecum per il controllo di regolarità amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche. Il documento, curato dalla Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie del MI, è uno strumento a disposizione dei revisori dei conti per il controllo delle regolarità amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche al fine di promuovere e garantire la leale collaborazione fra revisori e scuole.

Il Vademecum, che verrà aggiornato periodicamente, si compone di quattro sezioni: un inquadramento normativo rispetto alla disciplina dei controlli di regolarità amministrativo-contabile; i processi di gestione del bilancio delle istituzioni scolastiche, l’attività negoziale e la contrattazione integrativa d’istituto; i controlli e gli strumenti a disposizione dei revisori; cenni sulle responsabilità amministrative, civili e penali.

Ad accompagnare il Vademecum, una check list dei diversi controlli che i revisori sono tenuti a effettuare e che riguarda, in particolare, la verifica del programma annuale, del conto consuntivo e di cassa.

 

Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto 115/2022, apportando all’articolo 38 e alle disposizioni sul “docente esperto”, definizione che aveva suscitato un ampio coro di polemiche. Secondo le nuove indicazioni, la dicitura “docente esperto” sarà sostituita da “docente stabilmente incentivato”, suggestionando l’istituzione di una vera e propria progressione di carriera che, a regime, sarà precisata in sede di contrattazione collettiva.

In ogni caso, già Lega e Fratelli d’Italia hanno dichiarato che, in caso di affermazione elettorale del centro-destra, la norma sarà rivista se non abrogata.

 

Il ministero ha emanato la circolare 31924 dell’8 settembre 2022 con le indicazioni operative  relative alle cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2022.

La nota, che accompagna il Decreto Ministeriale 238 dell’8 settembre 2022  è corredata dalla tabella con l’indicazione sintetica dei requisiti di accesso alla pensione, è in corso di diramazione.

La scadenza per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio è stata fissata al 21 ottobre 2022

 

Se Stefano Rodotà tornasse in vita resterebbe senza parole……………

Anna Armone, Esperta in scienza dell'amministrazione scolastica

Con il decreto Capienze il legislatore ha messo in atto un’operazione gravissima di demolizione di uno dei baluardi più solidi a protezione dei dati del cittadino a fronte del trattamento dei suoi dati personali da parte di una Pubblica Amministrazione.

Il testo normativo modificato, di cui parliamo, è il Codice della Privacy, il d.lgs. 196/2003 come modificato e integrato dal d.lgs. 101/2018.

Per comprendere l’intervento riformatore davvero poco accorto, razionale e consapevole, dobbiamo ricostruire l’iter di adeguamento del Codice al Regolamento UE 689/2016.

Il d.lgs. 101/2018 è stato redatto nell’esercizio della delega conferita al Governo dagli articoli 1 e 13 della l. 163/2017 recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea” ed è stato finalizzato all’adeguamento del quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento UE. La maggior parte delle disposizioni del Codice è stata abrogata espressamente in quanto incompatibili con quelle contenute nel Regolamento che sono per la maggior parte immediatamente applicabili e che costituiscono il regime primario interno in materia di protezione dei dati personali. Un’altra parte del Codice è stata modificata in relazione a disposizioni del Regolamento non direttamente applicabili e che lasciavano spazio all’intervento del legislatore nazionale degli Stati membri.

L’articolo modificato dal d.lgs. 101/2018 che ci interessa in relazione al decreto Capienze è l’art. 2-ter il quale stabilisce che per quanto riguarda i trattamenti effettuati per “l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri” la base giuridica per i trattamenti aventi ad oggetto dati personali “comuni” sia da rinvenirsi esclusivamente in una norma di legge o di regolamento. L’articolo si presenta come una riformulazione del vecchio articolo 19 del Codice, il cui ambito di applicazione soggettiva viene, però modificato per adeguarlo all’impostazione del Regolamento. L’articolo si applica, dunque, ai soggetti che trattano i dati personali per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri, a prescindere dalla loro natura soggettiva.

Ebbene, l’intervento riformatore di questo articolo si giustifica, secondo il legislatore, “nell’ottica di semplificare il quadro[normativo in materia di trattamento di dati personali] e valorizzare le attività e i compiti di interesse pubblico svolti dalle pubbliche amministrazioni, oltre che nell’adozione e attuazione delle riforme e misure previste dal PNRR”. Con le modifiche si interviene sull’art. 2-ter chiarendo la base giuridica e la liceità del trattamento operato dalle amministrazioni pubbliche, consistente nell’espletamento di compiti di interesse pubblico e per finalità esclusive di pubblico interesse.

Uno dei documenti di accompagnamento al decreto Capienze riporta un - chiaramente errato -ragionamento giuridico giustificatore della riforma. Ricorda, la relazione, che l’art. 6, par. 1, lett. E) del Regolamento prevede che, ove il trattamento sia necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento, la base giuridica – che rende lecito il trattamento – è costituita “dal diritto dell’Unione o dello Stato membro”. Continua, la relazione, riportando la previsione del par. 3 dello stesso art. 6, il quale nello specificare la base giuridica, prevede alternativamente al “diritto dell’Unione o dello Stato membro”, la finalità “necessaria per l’esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento”.

Peccato che il legislatore del decreto Capienza non abbia – volutamente ritengo – citato il comma 2 dell’art. 6 del Regolamento Ue il quale riconosce agli Stati membri uno spazio di discrezionalità nel prevedere la possibilità di mantenere o introdurre disposizioni più specifiche con riguardo ai trattamenti necessari per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri.

Inoltre, all’art. 6.3 consente margini di manovra ai singoli Stati membri, per fissare regole specifiche in materia di basi giuridiche e condizioni di liceità per trattamenti necessari ad adempiere a obblighi legali o per svolgere compiti di interesse pubblico o, ancora, per l’esercizio di pubblici poteri. Ma la stessa previsione del GDPR impone anche che il diritto interno degli Stati membri persegua un obiettivo di interesse pubblico e sia proporzionato all’obiettivo legittimo perseguito.

Di conseguenza, ora non serve più una legge o un regolamento che autorizzi un trattamento di dati personali: è sufficiente la decisione discrezionale di una pubblica amministrazione. Come dice il decreto Capienze, il trattamento “è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di poteri pubblici”. Va, inoltre, assicurata “adeguata pubblicità all’identità del titolare del trattamento, alle finalità del trattamento e fornendo ogni altra informazione necessaria ad assicurare un trattamento corretto e trasparente con riguardo ai soggetti interessati e ai loro diritti di ottenere conferma e comunicazione di un trattamento di dati personali che li riguardano”.

Oggi, come conseguenza del decreto, verrebbero meno tutte le garanzie per il cittadino che vedrebbe i propri dati in balia di qualsiasi soggetto pubblico in nome di un generico “interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare.

Ma il ragionamento, purtroppo,investe tutti i trattamenti, compresa la comunicazione e la diffusione da parte delle Pubbliche amministrazioni.  Nella diffusione rientra la pubblicazione su profili social, su siti web, testate giornalistiche e televisive.

Oltre alla modifica dell’art. 2-ter, il legislatore del decreto Capienze, nell’ottica dell’allineamento della disciplina interna al regolamento, ha abrogato l’art. 2 -quinquiesdecies del Codice. Per giustificare tale abrogazione vengono richiamati gli articoli 35 e 36 del Regolamento UE che non prevede procedimenti d’ufficio da parte dell’autorità di controllo, ma rimette al titolare del trattamento l’obbligo di procedere alla valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA), nei casi previsti, e prevede la successiva consultazione dell’autorità di controllo solo nei casi in cui  l’esito della valutazione abbia evidenziato la sussistenza di un rischio elevato che imponga l’adozione di misure volte ad attenuare il rischio. L’art. 35 consente all’autorità di controllo di redigere e rendere pubblico “…un elenco delle tipologie di trattamento soggetti al requisitodi una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi del paragrafo I”. Di conseguenza, il Garante ha redatto l’elenco delle dodici tipologie di procedimento sottoposte a necessaria e preliminare valutazione d’impatto (DPIA).L’abrogazione dell’art.  2-quinquiesdecies consente di esercitare diversamente la facoltà prevista dall’art. 36.

Ed infine al comma 3 dell’art. 9 del decreto-legge Capienze, al fine di accelerare le attività di realizzazione del PNRR, si riduce da quarantacinque a trenta giorni il termine per il parere che il Garante deve rendere sulle attività di trattamento.

Il come

Ma, entrando nel merito dell’applicazione della riforma, con quali modalità le Amministrazioni determineranno la necessità per il raggiungimento dell’interesse pubblico o l’esercizio dei pubblici poteri? Il “liberi tutti” che emerge dal decreto Capienze deve fare i conti con i principi del Regolamento UE, innanzitutto quello della necessarietà e proporzionalità. E tale valutazione dove e come va esternata e in quale forma o atto?

A rispondere a queste domande dovrà pensarci innanzitutto il Garante, che, benché privato di alcune prerogative importanti, rimane il soggetto che presidia la corretta applicazione della Privacy nel trattamento dei dati personali. Ma dovranno anche prendere delle decisioni in merito i vertici delle Amministrazioni pubbliche. Non potrà essere il singolo dirigente della struttura a decidere o meno se quel trattamento è strumentale alle finalità perseguite o sia necessario all’esercizio dei poteri allo stesso attribuito. Se la norma fosse interpretata in tal senso non ci sarebbero più limiti a qualsiasi trattamento di dati da parte delle Pubbliche amministrazioni. Il singolo dirigente della struttura, che agisce in nome del titolare, dovrebbe agire secondo il principio di responsabilizzazione alla luce dei criteri sanciti dal Regolamento UE.

Nella scuola

Se ci soffermiamo sul caos che già oggi esiste nel mondo scolastico relativamente al trattamento dei dati personali, non possiamo che presagire ulteriori derive. L’uso più incontrollato e indiscriminato di trattamento di dati personali è rappresentato dalla diffusione sui siti web delle scuole delle immagini (riconoscibili) degli studenti.

Più volte sono stati fatti tentativi per superare i limiti della diffusione delle immagini degl.i studenti.

in sede di audizioni per l'approvazione del d.lgs. 101/2019 di adeguamento del Codice al Regolamento UE, correttamente l'ANP ha testualmente richiesto che " In ragione delle numerose richieste che arrivano dalle scuole, legate all’uso sempre più frequente di nuove tecnologie e alla necessità di documentare per strette finalità istituzionali le attività svolte a scuola anche attraverso l’uso di foto e video, ANP chiede un’integrazione dell’art. 96 del D. Lgs. 196/2003, così come riformato dallo schema di decreto in discussione, affinché previa adeguata informativa agli interessati e nel rispetto del principio di minimizzazione dei trattamenti, con rigorosa selezione da parte della scuola, sia chiaramente consentito alle scuole l’uso di foto ed immagini anche attraverso forme di pubblicazione sul sito istituzionale".  Tale richiesta non è stata accolta e l’art. 96 del codice si presenta nella forma originaria[1].

La confusione è massima. Il perseguimento delle finalità istituzionali non è mai stato alternativo all’espressa previsione di legge o regolamento. L’art. 19 del previgente Codice già prevedeva che “ Il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e giudiziari è consentito, fermo restando quanto previsto dall'articolo 18, comma 2, anche in mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente”.

Ma ancora più sconclusionato è il richiamo alla possibilità di pubblicazione sul sito web o sui social dell’istituzione scolastica attraverso la comunicazione ai genitori della presa in carico dei social da parte del dirigente scolastico. L’organizzazione gestionale di un social da parte di un soggetto pubblico richiede una struttura di responsabilità relativa alla gestione del sito. L’uso dei social da parte delle Pubbliche amministrazioni rientra indubbiamente tra le attività di informazione e comunicazione istituzionali di cui alla l. 150/2000, che all’art. 1 prevede che tali attività siano finalizzate a promuovere l’immagine dell’ente, conferendo conoscenza e visibilità a tutte le attività dell’amministrazione, favorire l’accesso ai servizi ecc.

Ma per la scuola, ad oggi, non è prevista l’applicazione della l. 150 che viene attuata attraverso l’istituzione di un ufficio apposito, con personale iscritto all’ordine dei giornalisti (come avviene per il Ministero dell’istruzione).

La sete di apparire, la vanità di dirigenti, docenti, studenti, nessuno escluso, porta a dimenticare l'obiettivo primario del legislatore europeo, ma ancora di più, del nostro legislatore, la protezione dell'individuo. Come ha scritto Nicoletta Tomba "Tutto ciò che di una persona viene raccontato su internet, anche, o soprattutto, tramite immagini, rimane fissato in un presente perenne che accatasta, in una dimensione di contemporaneità infinita, un mix dissonante di informazioni, relative a età diverse e a contesti differenti - sia formali che informali – mettendo così in scena, o meglio in rete, una rappresentazione sincronica della sua vita, etichettando sommariamente ciò che appare"[2]

L'immagine messa in rete, senza alcuna protezione si disperde in un tempo senza tempo. Ma si dimenticano anche i principi fondamentali della pertinenza, necessarietà e non eccedenza del trattamento che oggi trovano nella privacy by design la loro declinazione.

Possiamo ancora sperare in una correzione del Decreto Capienze in legge di conversione, in modo da circoscrivere solo casi specifici e “mission critical” per il PNRR nei quali ammettere la comunicazione di dati tra soggetti pubblici senza previa autorizzazione del Garante e senza ulteriori basi normative di legge o di regolamento. Per i restanti casi di comunicazione e diffusione, si dovrebbe ragionevolmente tornare alla necessità di una norma di legge o di regolamento oppure, in alternativa, all’autorizzazione con silenzio assenso da parte del Garante per la protezione dei dati personali. Non fare questa correzione chirurgica renderebbe palese e ingiustificata la sproporzione – in ottica europea – della novità normativa introdotta con il Decreto Capienze.

 

 

 



[1]Art. 96
Trattamento di dati relativi a studenti (1)

1. Al fine di agevolare l'orientamento, la formazione e l'inserimento professionale, anche all'estero, le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i centri di formazione professionale regionale, le scuole private non paritarie nonché le istituzioni di alta formazione artistica e coreutica e le università statali o non statali legalmente riconosciute su richiesta degli interessati, possono comunicare o diffondere, anche a privati e per via telematica, dati relativi agli esiti formativi, intermedi e finali, degli studenti e altri dati personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento, pertinenti in relazione alle predette finalità e indicati nelle informazioni rese agli interessati ai sensi dell'articolo 13 del Regolamento. I dati possono essere successivamente trattati esclusivamente per le predette finalità.

[2]Nicoletta Tomba, Fotogrammi, quanto pesano le immagini nella nostra vita, in Scienza dell’Amministrazione scolastica, n. 2/2018


 

E-commerce

Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novita' del nostro sito.

Copyright © 2010 Euroedizioni Torino
Via G. Amati 116/7 - 10078 Venaria Reale (TO)
Tel. +39 0112264714 Fax. +39 011 2730803 P.I. 07009890018

Questo sito web utilizza i cookie per essere sicuri di ottenere la migliore esperienza di navigazione sul nostro sito.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo