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Da: Associazione "Modifica 81" Sicurezza Scuola

A circa due anni dal nostro comunicato “Il silenzio riflessivo” del 12 marzo 2020, ritorniamo a scrivere le nostre pagine di quotidiano impegno sociale, dando agli associati un’importante notizia: è stato approvato, a firma dei Parlamentari Iannone, De Bertoldi, Maffoni, Drago (FdI), l’emendamento 13.0.24 testo 2, al dl 146/2021 (Misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili. (21G00157) (GU Serie Generale n.252 del 21-10-2021)), riguardante disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare all’art.18 del D.lgs. 81/2008 sono apportate modifiche che forniscono uno scudo penale ai dirigenti scolastici, responsabili della sicurezza nelle scuole (vedi testo allegato). Una prima importante vittoria della quale ci sentiamo protagonisti e che premia l’impegno di molti, in un cammino iniziato nel 2017.

Il “silenzio riflessivo” di M81 ha rappresentato una pausa necessaria ed efficace. Lo tsunami della Pandemia non aveva colto di sorpresa la nostra Associazione la cui missione è, per l’appunto, lo sviluppo e la diffusione della cultura della sicurezza. Consci che la nostra tematica focale si stesse, per eventi esterni di portata straordinaria quale la diffusione del Virus Sars-Cov2, allargando ad un dibattito internazionale di tipo socio antroposofico, abbiamo continuato il nostro percorso, orientando la riflessione degli associati all’analisi di una visione strategica, alla ricerca di modi e strumenti per veicolare le nostre idee. Il clima generale, di sgomento, incertezza, paura, e l’urgenza della ridefinizione e posizionamento delle “certezze” storicamente consolidate (scienza, politica, fede) ci ha trovati pronti a reagire e convinti dei nostri ideali.

Nel marzo 2020 la Pandemia ha bloccato il nostro programma di attività, gli SOS sicurezza Day e molti seminari di formazione sono stati rinviati, ma abbiamo continuato l’attività di studio e ricerca e monitorato i risultati delle due importanti petizioni lanciate, per i Decreti attuativi del D.lgs 81/08 e per lo Scudo penale per i dirigenti scolastici. Intanto abbiamo dato impulso alla costituzione di una Rete di scuole per la Sicurezza, SSinR, all’interno della quale più di 50 scuole di varie regioni partecipano ad iniziative culturali e pedagogiche sul tema “sicurezza scuole”; è una Rete nata “dal basso”, che sposta l’attenzione dai banchi dei decisori ai banchi occupati dai giovani i quali possono maturare atteggiamenti e comportamenti di prevenzione efficace del rischio.

Modifica81 è viva e vitale e comincia a raccogliere i primi successi! Apprezziamo e ci sentiamo partecipi del risultato del Sen. Antonio Iannone poiché, in questi anni, abbiamo esercitato azioni proattive e di stimolo. Noi abbiamo contribuito! L’emendamento è un primo tassello in un mosaico ampio ancora da completare.

La nostra riflessività, la trasversalità che ci colloca “dentro” gli obiettivi sono e saranno premiati!

Il Presidente di M81 Franca Principe

È disponibile, sul sito del Ministero dell’Istruzione, il calendario delle prove scritte del concorso ordinario finalizzato al reclutamento del personale docente della Scuola dell’infanzia e primaria.

Le prove si svolgeranno nei giorni 13, 14, 15, 16, 17, 20 e 21 dicembre 2021. Le prove scritte, che si faranno al computer, avranno luogo nella regione per la quale il candidato ha presentato domanda di partecipazione. Ciascuna prova avrà la durata di 100 minuti.

Sono 12.863 i posti a bando, 76.757 le domande pervenute per la partecipazione. Con una domanda era possibile fare richiesta di partecipazione per più di un insegnamento/tipo di posto. Per questo il totale degli iscritti al concorso è pari a 107.160, di cui 33.246 per i posti comuni della Scuola dell’infanzia, 3.059 per i posti di sostegno della Scuola dell’Infanzia, 64.136 per i posti comuni della Primaria e 6.719 per i posti di sostegno della Primaria.

L'elenco delle sedi d'esame, con la loro esatta ubicazione e con l'indicazione della destinazione dei candidati, è comunicato dagli USR pressoi quali si svolge la prova almeno quindici giorni prima della data di svolgimento delle prove tramite avviso pubblicato nei rispettivi albi e siti internet. L'avviso ha valore di notifica a tutti gli effetti.

I candidati che non ricevono comunicazione di esclusione dalla procedura sono tenuti a presentarsi per sostenere la prova scritta, muniti di un documento di riconoscimento in corso di validità, del codice fiscale, della ricevuta di versamento del contributo di segreteria e di quanto prescritto dal protocollo di sicurezza, adottato con Ordinanza Ministeriale 21 giugno 2021, n. 187, pubblicato sul sito del Ministero, nonché della normativa vigente in materia di “certificazione verde”.

Infine, si ricorda ai candidati che le operazioni di identificazione avranno inizio alle ore 08.00 per il turno mattutino e alle ore 13.30 per il turno pomeridiano.

Il turno mattutino è previsto dalle 9:00 alle 10.40 e il turno pomeridiano dalle 14:30 alle 16:10.

 

SCUOLA DELL’INFANZIA:-Posto comune

Lunedì 13 dicembre 2021 Turno Mattutino e Turno Pomeridiano

Martedì 14 dicembre 2021 Turno Mattutino e Turno Pomeridiano

Posto di sostegno – scuola Infanzia

Mercoledì 15 dicembre 2021 Turno Mattutino

 

SCUOLA PRIMARIA- Posto comune

Venerdì 17 dicembre 2021 Turno Mattutino e Turno Pomeridiano

Lunedì 20 dicembre 2021 Turno Mattutino e Turno Pomeridiano

Martedì 21 dicembre 2021 Turno Mattutino

Posto di sostegno - scuola primaria

Giovedì 16 dicembre 2021 Turno Mattutino e Turno Pomeridiano

Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato il decreto 325 del 5 novembre concernente il nuovo regolamento relativo ai concorsi ordinari per insegnanti di scuola dell'infanzia e primaria alla luce delle modifiche alle procedure concorsuali introdotte nel decreto sostegni bis.

Non è prevista la riapertura dei termini per la presentazione di nuove domande di partecipazione.

La novità più importante è la semplificazione delle prove previste dalle due procedure concorsuali.

Si effettuerà una sola prova scritta con 100 minuti di tempo a disposizione. La prova sarà costituita da 50 quesiti a risposta multipla (4 risposte per ciascuna domanda), di cui:

– 40 relativi a conoscenze disciplinari e ai contenuti dell’insegnamento in base al grado di istruzione o alla tipologia di posto (comune o sostegno);

– 5 questi per l’accertamento della conoscenza della lingua inglese al livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento;

– 5 quesiti sulle competenze digitali relative all’utilizzo di tecnologie e dispositivi multimediali per migliorare l’apprendimento.

Non ci sarà un database e le domande saranno disposte in ordine casuale per ciascun candidato.
La prova è superata con punteggio minimo di 70/100.

L’amministrazione si riserva la possibilità, in ragione del numero di partecipanti, di prevedere, ove necessario, la non contestualità delle prove relative al medesimo insegnamento e tipologia di posto, assicurandone comunque la trasparenza e l'omogeneità in modo da garantire il medesimo grado di selettività tra tutti i partecipanti.

La prova orale avrà una durata massima di 30 minuti e consisterà nella progettazione di una attività didattica (lezione simulata), comprendente l’illustrazione delle scelte contenutistiche, e didattiche e metodologiche effettuate, nonché di esempi di utilizzo pratico delle tecnologie digitali. Inoltre si prevede anche la verifica della capacità di comprensione e conversazione in lingua inglese almeno a livello B2 del QCER. L’orale si intende superato conseguendo almeno un punteggio di 70/100.

I punteggi saranno rideterminati assegnando: massimo 100 punti per la prova scritta, massimo 100 punti per la prova orale e massimo 50 punti per la valutazione dei titoli, per un totale di 250 punti.

La graduatoria sarà formulata con un numero di vincitori pari a quello dei posti a concorso.

Per i posti di sostegnosi prevedono ugualmente quaranta quesiti a risposta multipla inerenti alle metodologie didattiche da applicarsi alle diverse tipologie di disabilità, ma finalizzati a valutare le conoscenze dei contenuti e delle procedure volte all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.

La prova orale per i posti di sostegno verte sul programma di cui al medesimo Allegato A, valuta la competenza del candidato nelle attività di sostegno all’alunno con disabilità volte alla definizione di ambienti di apprendimento, alla progettazione didattica e curricolare per garantire l’inclusione e il raggiungimento di obiettivi adeguati alle possibili potenzialità e alle differenti tipologie di disabilità, anche mediante l’impiego didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali.

A seguito della registrazione del decreto ministeriale, il Dipartimento Istruzione del Ministero pubblicherà un nuovo bando che andrà a modificare quello già pubblicato con decreto n. 498 del 21 aprile 2020.Contestualmente il nuovo bando sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed il Ministero pubblicherà sul proprio sito l’avviso contenente il calendario di svolgimento delle prove scritte.


 

CORSO DI PREPARAZIONE AL CONCORSOPER DIRETTORE SGA

Come superare la prova scritta e la prova orale

La Casa Editrice Euroedizioni in previsione dell'uscita del nuovo bando di concorso per Direttore SGA organizza un corso di preparazione al concorso per Direttore SGA, che si svolgerà tramite 25 lezioni  on line (Webinar), su tutte le tematiche del concorso. L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta: ai test a risposta multipla previsti per la prova scritta; lo studio di caso previsto per lo svolgimento della prova orale.

Il corso costa 350,00 euro. Nel costo del corso viene dato in dotazione per lo studio il Manuale di preparazione al concorso e il Simulatore dei test on line con oltre 2500 test a risposta multipla per esercitarsi alla prova scritta.

Per informazioni conttatare  direttore@euroedizioni.it

 

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di un docente con titolo di abilitazione sul sostegnoall’estero, che era stato cancellato dalle graduatorie su disposizione dell’amministrazione scolastica.

Il dibattimento ha messo in discussione la validità dell’algoritmo adottato per le assunzioni in ruolo 2021/2022 in base al quale l’amministrazione scolastica aveva provveduto all’esclusione dall’immissione in ruolo dei docenti inclusi nelle Graduatorie per le Supplenze con titolo estero e dunque inseriti con riserva nelle stesse graduatorie. Di conseguenza, il ricorrenteera stato escluso dalla possibilità di sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato.

I giudici hanno accolto il ricorso ribadendo il diritto acquisito dallo stesso docente che, in linea con le normative della UE, era in possesso di un titolo valido seppur non riconosciuto dal MI.

 

CORSO DI FORMAZIONE SULLA PRIVACY

Siete invitati a partecipare al Convegno avente ad oggetto: STATO ATTUATIVO DELLA PRIVACY NELL'ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA

che si svolgerà a BOLOGNA

GIORNO 24/11/2021  ORE  15:00-18:30 - PRESSO  TEATRO CENTOFIORI VIA MASSIMO GORKI, 16

40128 BOLOGNA

È GRADITA LA PRENOTAZIONE ENTRO IL 22/11/2021 AL SEGUENTE LINK:https://forms.gle/dmkrnt94TYQ1aFQq8

Vedi allegato

Il Ministero dell'Istruzione con la nota n. 25863 del 9 novembre 2021 ha prorogato di 45 giorni il termine di predisposizione e approvazione del programma  del Programma Annuale 2022.

La proroga riguarda esclusivamente la fase di predisposizione ed approvazione del Programma Annuale 2022,  rispetto ai termini stabiliti  dall’art. 5 del DI n. 129 del 28/08/2018.

Di conseguenza i termini sono stati rideterminati:

  • entro il 15 gennaio 2021, le istituzioni scolastiche predispongono il Programma Annuale e la relazione illustrativa;
  • entro la medesima data del 15 gennaio 2021, il programma annuale e la relazione illustrativa, devono essere sottoposti all’esame dei revisori dei conti per il prescritto parere di regolarità contabile;
  • entro il 15 febbraio 2021, i revisori dei conti rendono il suddetto parere. Tale parere può essere acquisito anche con modalità telematiche;
  • entro il 15 febbraio 2021, il Consiglio d’Istituto delibera in merito all’approvazione del Programma Annuale. La delibera di approvazione è adottata entro il 15 febbraio 2021, anche nel caso di mancata acquisizione del parere dei revisori dei conti entro la data fissata per la deliberazione stessa.


 

Nell’esprimere il parere circa il concorso ordinario per i docentiil Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha rilevato che “I programmi disciplinari appaiono enciclopedici, eccessivamente generici e nozionistici, caratterizzati dalla tendenza a proporre tematiche e contenuti, trascurando sia le Indicazioni nazionali, in particolare quelle della scuola secondaria di primo grado e dei Licei, sia le Linee guida degli Istituti tecnici e dei professionali, tendenza testimoniata peraltro dalla scelta di titoli di paragrafi riferiti ad ambiti diversi da quelli presenti nelle Linee Guida e Indicazioni Nazionali.

Infatti, la trattazione delle conoscenze nelle Linee guida e nelle Indicazioni nazionali 2012 avviene sulla base di scelte significative da parte del docente. Questa competenza è quella che deve essere valutata in sede concorsuale, non quella prettamente accademica, già valutata in sede universitaria.

L’orientamento proposto nei programmi concorsuali al candidato non sottolinea sufficientemente l’esigenza di interpretare i canoni disciplinari come “campi di scelte” da effettuare in una prospettiva di rilevanza epistemologica, psicologica e pedagogica per l’insegnamento e l’apprendimento”.

In merito al tempo concesso per l’espletamento della prova scritta, il CSPI ha proposto l’estensione dei tempi da 100 a 120 minuti. L’estensione dei tempi trova giustificazione nelle lamentele evidenziate da numerosi candidati in occasione dello svolgimento delle prove STEM.

Per quanto riguarda la parte generale riferita alla legislazione scolastica il CSPI suggerisce che sia diversificata nei due gradi di scuola, fermo restando il rispetto delle parti comuni declinate fino al punto 6 del programma concorsuale.

In ordine al caso di un dipendente che era stato impegnato in attività di formazione per un orario molto superiore a quello del normale orario di lavoro, al punto da impegnare anche la domenica, con sentenza depositata il 28 ottobre 2021 la Corte di Giustizia Europea (CGE)ha stabilito che le attività formative devono essere ricomprese nell’orario di lavoro.

Nel caso di specie, la richiesta di pagamento delle ore aggiuntive, quali “straordinario”, da parte del dipendente era stata rigettata dal Giudice nazionale, giacché la legislazione si limitava a prevedere che, durante il periodo di formazione, il dipendente doveva essere retribuito, peraltro nulla prevedendo nel caso in cui l’impegno orario nelle attività formative fosse superiore a quello previsto per l’attività lavorativa.

In merito, la CGEha precisato che, per periodo di lavoro si deve intendere “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni” e che, per periodo di riposo si deve intendere “qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro”

La sentenza potrebbe avere ripercussioni nel comparto scuola, in particolare per quanto riguarda:

1) la formazione obbligatoria di 25 ore sulle tematiche inclusive per i docenti impegnati nelle classi con alunni con disabilità (nota 27622 del 6/09/2021:l’attività formativa è svolta in costanza di rapporto di lavoro e non determina oneri aggiuntivi;

2)laformazione obbligatoria per i neo immessi in ruolo, prevista in 50 ore, anche con attività oltre il normale orario di servizio.

In occasione del centenario della traslazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria, il Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Ministero della Difesa e la Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri, lancia il concorso di idee dal titolo “Il Milite Ignoto: Patria e Memoria”. All’iniziativa potranno partecipare le studentesse e gli studenti di ogni grado d’istruzione.

“Con questo concorso di idee vogliamo coinvolgere le scuole in un percorso di conoscenza, di memoria, di approfondimento della nostra storia, dell’identità nazionale e della necessità di una convivenza pacifica tra i popoli”, sottolinea il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. “Molte vite sono state sacrificate durante i conflitti mondiali e, come ha sottolineato anche il Presidente Mattarella, dobbiamo avere coscienza collettiva di questo sacrificio e del suo significato”.

Il concorso si propone di valorizzare il talento delle studentesse e degli studenti chiedendo loro di presentare un progetto che dovrà rielaborare in maniera creativa e innovativa la storia e la figura del Milite Ignoto.

L’elaborato potrà essere sviluppato secondo varie tipologie (si potranno utilizzare il disegno, la fotografia, il fumetto, per fare alcuni esempi) e dovrà essere accompagnato da un documento che spieghi le scelte fatte a livello stilistico e comunicativo. Il progetto dovrà essere quindi frutto di un’apposita attività di analisi e approfondimento.

Le opere, che dovranno essere inviate entro il prossimo 15 marzo, saranno valutate da una commissione formata da componenti del Ministero dell’Istruzione, del Ministero della Difesa e della Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Se Stefano Rodotà tornasse in vita resterebbe senza parole……………

Anna Armone, Esperta in scienza dell'amministrazione scolastica

Con il decreto Capienze il legislatore ha messo in atto un’operazione gravissima di demolizione di uno dei baluardi più solidi a protezione dei dati del cittadino a fronte del trattamento dei suoi dati personali da parte di una Pubblica Amministrazione.

Il testo normativo modificato, di cui parliamo, è il Codice della Privacy, il d.lgs. 196/2003 come modificato e integrato dal d.lgs. 101/2018.

Per comprendere l’intervento riformatore davvero poco accorto, razionale e consapevole, dobbiamo ricostruire l’iter di adeguamento del Codice al Regolamento UE 689/2016.

Il d.lgs. 101/2018 è stato redatto nell’esercizio della delega conferita al Governo dagli articoli 1 e 13 della l. 163/2017 recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea” ed è stato finalizzato all’adeguamento del quadro normativo nazionale alle disposizioni del Regolamento UE. La maggior parte delle disposizioni del Codice è stata abrogata espressamente in quanto incompatibili con quelle contenute nel Regolamento che sono per la maggior parte immediatamente applicabili e che costituiscono il regime primario interno in materia di protezione dei dati personali. Un’altra parte del Codice è stata modificata in relazione a disposizioni del Regolamento non direttamente applicabili e che lasciavano spazio all’intervento del legislatore nazionale degli Stati membri.

L’articolo modificato dal d.lgs. 101/2018 che ci interessa in relazione al decreto Capienze è l’art. 2-ter il quale stabilisce che per quanto riguarda i trattamenti effettuati per “l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri” la base giuridica per i trattamenti aventi ad oggetto dati personali “comuni” sia da rinvenirsi esclusivamente in una norma di legge o di regolamento. L’articolo si presenta come una riformulazione del vecchio articolo 19 del Codice, il cui ambito di applicazione soggettiva viene, però modificato per adeguarlo all’impostazione del Regolamento. L’articolo si applica, dunque, ai soggetti che trattano i dati personali per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri, a prescindere dalla loro natura soggettiva.

Ebbene, l’intervento riformatore di questo articolo si giustifica, secondo il legislatore, “nell’ottica di semplificare il quadro[normativo in materia di trattamento di dati personali] e valorizzare le attività e i compiti di interesse pubblico svolti dalle pubbliche amministrazioni, oltre che nell’adozione e attuazione delle riforme e misure previste dal PNRR”. Con le modifiche si interviene sull’art. 2-ter chiarendo la base giuridica e la liceità del trattamento operato dalle amministrazioni pubbliche, consistente nell’espletamento di compiti di interesse pubblico e per finalità esclusive di pubblico interesse.

Uno dei documenti di accompagnamento al decreto Capienze riporta un - chiaramente errato -ragionamento giuridico giustificatore della riforma. Ricorda, la relazione, che l’art. 6, par. 1, lett. E) del Regolamento prevede che, ove il trattamento sia necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento, la base giuridica – che rende lecito il trattamento – è costituita “dal diritto dell’Unione o dello Stato membro”. Continua, la relazione, riportando la previsione del par. 3 dello stesso art. 6, il quale nello specificare la base giuridica, prevede alternativamente al “diritto dell’Unione o dello Stato membro”, la finalità “necessaria per l’esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento”.

Peccato che il legislatore del decreto Capienza non abbia – volutamente ritengo – citato il comma 2 dell’art. 6 del Regolamento Ue il quale riconosce agli Stati membri uno spazio di discrezionalità nel prevedere la possibilità di mantenere o introdurre disposizioni più specifiche con riguardo ai trattamenti necessari per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri.

Inoltre, all’art. 6.3 consente margini di manovra ai singoli Stati membri, per fissare regole specifiche in materia di basi giuridiche e condizioni di liceità per trattamenti necessari ad adempiere a obblighi legali o per svolgere compiti di interesse pubblico o, ancora, per l’esercizio di pubblici poteri. Ma la stessa previsione del GDPR impone anche che il diritto interno degli Stati membri persegua un obiettivo di interesse pubblico e sia proporzionato all’obiettivo legittimo perseguito.

Di conseguenza, ora non serve più una legge o un regolamento che autorizzi un trattamento di dati personali: è sufficiente la decisione discrezionale di una pubblica amministrazione. Come dice il decreto Capienze, il trattamento “è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di poteri pubblici”. Va, inoltre, assicurata “adeguata pubblicità all’identità del titolare del trattamento, alle finalità del trattamento e fornendo ogni altra informazione necessaria ad assicurare un trattamento corretto e trasparente con riguardo ai soggetti interessati e ai loro diritti di ottenere conferma e comunicazione di un trattamento di dati personali che li riguardano”.

Oggi, come conseguenza del decreto, verrebbero meno tutte le garanzie per il cittadino che vedrebbe i propri dati in balia di qualsiasi soggetto pubblico in nome di un generico “interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare.

Ma il ragionamento, purtroppo,investe tutti i trattamenti, compresa la comunicazione e la diffusione da parte delle Pubbliche amministrazioni.  Nella diffusione rientra la pubblicazione su profili social, su siti web, testate giornalistiche e televisive.

Oltre alla modifica dell’art. 2-ter, il legislatore del decreto Capienze, nell’ottica dell’allineamento della disciplina interna al regolamento, ha abrogato l’art. 2 -quinquiesdecies del Codice. Per giustificare tale abrogazione vengono richiamati gli articoli 35 e 36 del Regolamento UE che non prevede procedimenti d’ufficio da parte dell’autorità di controllo, ma rimette al titolare del trattamento l’obbligo di procedere alla valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA), nei casi previsti, e prevede la successiva consultazione dell’autorità di controllo solo nei casi in cui  l’esito della valutazione abbia evidenziato la sussistenza di un rischio elevato che imponga l’adozione di misure volte ad attenuare il rischio. L’art. 35 consente all’autorità di controllo di redigere e rendere pubblico “…un elenco delle tipologie di trattamento soggetti al requisitodi una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati ai sensi del paragrafo I”. Di conseguenza, il Garante ha redatto l’elenco delle dodici tipologie di procedimento sottoposte a necessaria e preliminare valutazione d’impatto (DPIA).L’abrogazione dell’art.  2-quinquiesdecies consente di esercitare diversamente la facoltà prevista dall’art. 36.

Ed infine al comma 3 dell’art. 9 del decreto-legge Capienze, al fine di accelerare le attività di realizzazione del PNRR, si riduce da quarantacinque a trenta giorni il termine per il parere che il Garante deve rendere sulle attività di trattamento.

Il come

Ma, entrando nel merito dell’applicazione della riforma, con quali modalità le Amministrazioni determineranno la necessità per il raggiungimento dell’interesse pubblico o l’esercizio dei pubblici poteri? Il “liberi tutti” che emerge dal decreto Capienze deve fare i conti con i principi del Regolamento UE, innanzitutto quello della necessarietà e proporzionalità. E tale valutazione dove e come va esternata e in quale forma o atto?

A rispondere a queste domande dovrà pensarci innanzitutto il Garante, che, benché privato di alcune prerogative importanti, rimane il soggetto che presidia la corretta applicazione della Privacy nel trattamento dei dati personali. Ma dovranno anche prendere delle decisioni in merito i vertici delle Amministrazioni pubbliche. Non potrà essere il singolo dirigente della struttura a decidere o meno se quel trattamento è strumentale alle finalità perseguite o sia necessario all’esercizio dei poteri allo stesso attribuito. Se la norma fosse interpretata in tal senso non ci sarebbero più limiti a qualsiasi trattamento di dati da parte delle Pubbliche amministrazioni. Il singolo dirigente della struttura, che agisce in nome del titolare, dovrebbe agire secondo il principio di responsabilizzazione alla luce dei criteri sanciti dal Regolamento UE.

Nella scuola

Se ci soffermiamo sul caos che già oggi esiste nel mondo scolastico relativamente al trattamento dei dati personali, non possiamo che presagire ulteriori derive. L’uso più incontrollato e indiscriminato di trattamento di dati personali è rappresentato dalla diffusione sui siti web delle scuole delle immagini (riconoscibili) degli studenti.

Più volte sono stati fatti tentativi per superare i limiti della diffusione delle immagini degl.i studenti.

in sede di audizioni per l'approvazione del d.lgs. 101/2019 di adeguamento del Codice al Regolamento UE, correttamente l'ANP ha testualmente richiesto che " In ragione delle numerose richieste che arrivano dalle scuole, legate all’uso sempre più frequente di nuove tecnologie e alla necessità di documentare per strette finalità istituzionali le attività svolte a scuola anche attraverso l’uso di foto e video, ANP chiede un’integrazione dell’art. 96 del D. Lgs. 196/2003, così come riformato dallo schema di decreto in discussione, affinché previa adeguata informativa agli interessati e nel rispetto del principio di minimizzazione dei trattamenti, con rigorosa selezione da parte della scuola, sia chiaramente consentito alle scuole l’uso di foto ed immagini anche attraverso forme di pubblicazione sul sito istituzionale".  Tale richiesta non è stata accolta e l’art. 96 del codice si presenta nella forma originaria[1].

La confusione è massima. Il perseguimento delle finalità istituzionali non è mai stato alternativo all’espressa previsione di legge o regolamento. L’art. 19 del previgente Codice già prevedeva che “ Il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e giudiziari è consentito, fermo restando quanto previsto dall'articolo 18, comma 2, anche in mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente”.

Ma ancora più sconclusionato è il richiamo alla possibilità di pubblicazione sul sito web o sui social dell’istituzione scolastica attraverso la comunicazione ai genitori della presa in carico dei social da parte del dirigente scolastico. L’organizzazione gestionale di un social da parte di un soggetto pubblico richiede una struttura di responsabilità relativa alla gestione del sito. L’uso dei social da parte delle Pubbliche amministrazioni rientra indubbiamente tra le attività di informazione e comunicazione istituzionali di cui alla l. 150/2000, che all’art. 1 prevede che tali attività siano finalizzate a promuovere l’immagine dell’ente, conferendo conoscenza e visibilità a tutte le attività dell’amministrazione, favorire l’accesso ai servizi ecc.

Ma per la scuola, ad oggi, non è prevista l’applicazione della l. 150 che viene attuata attraverso l’istituzione di un ufficio apposito, con personale iscritto all’ordine dei giornalisti (come avviene per il Ministero dell’istruzione).

La sete di apparire, la vanità di dirigenti, docenti, studenti, nessuno escluso, porta a dimenticare l'obiettivo primario del legislatore europeo, ma ancora di più, del nostro legislatore, la protezione dell'individuo. Come ha scritto Nicoletta Tomba "Tutto ciò che di una persona viene raccontato su internet, anche, o soprattutto, tramite immagini, rimane fissato in un presente perenne che accatasta, in una dimensione di contemporaneità infinita, un mix dissonante di informazioni, relative a età diverse e a contesti differenti - sia formali che informali – mettendo così in scena, o meglio in rete, una rappresentazione sincronica della sua vita, etichettando sommariamente ciò che appare"[2]

L'immagine messa in rete, senza alcuna protezione si disperde in un tempo senza tempo. Ma si dimenticano anche i principi fondamentali della pertinenza, necessarietà e non eccedenza del trattamento che oggi trovano nella privacy by design la loro declinazione.

Possiamo ancora sperare in una correzione del Decreto Capienze in legge di conversione, in modo da circoscrivere solo casi specifici e “mission critical” per il PNRR nei quali ammettere la comunicazione di dati tra soggetti pubblici senza previa autorizzazione del Garante e senza ulteriori basi normative di legge o di regolamento. Per i restanti casi di comunicazione e diffusione, si dovrebbe ragionevolmente tornare alla necessità di una norma di legge o di regolamento oppure, in alternativa, all’autorizzazione con silenzio assenso da parte del Garante per la protezione dei dati personali. Non fare questa correzione chirurgica renderebbe palese e ingiustificata la sproporzione – in ottica europea – della novità normativa introdotta con il Decreto Capienze.

 

 

 



[1]Art. 96
Trattamento di dati relativi a studenti (1)

1. Al fine di agevolare l'orientamento, la formazione e l'inserimento professionale, anche all'estero, le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, i centri di formazione professionale regionale, le scuole private non paritarie nonché le istituzioni di alta formazione artistica e coreutica e le università statali o non statali legalmente riconosciute su richiesta degli interessati, possono comunicare o diffondere, anche a privati e per via telematica, dati relativi agli esiti formativi, intermedi e finali, degli studenti e altri dati personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento, pertinenti in relazione alle predette finalità e indicati nelle informazioni rese agli interessati ai sensi dell'articolo 13 del Regolamento. I dati possono essere successivamente trattati esclusivamente per le predette finalità.

[2]Nicoletta Tomba, Fotogrammi, quanto pesano le immagini nella nostra vita, in Scienza dell’Amministrazione scolastica, n. 2/2018


 

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