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Il MI ha pubblicato, sul proprio sito, il focus “Principali dati della scuola – Avvio Anno Scolastico 2022/2023 dal quale estrapoliamo i dati riassuntivi, rimandando al focus per le tabelle illustrative.

-       Le istituzioni scolastiche statali

Il numero di Istituzioni principali sedi di direttivo è pari a 8.136, comprese le sedi sottodimensionate. Tali istituzioni si distinguono in 129 Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti e 8.007 Istituzioni scolastiche. Le Istituzioni scolastiche a loro volta si ripartiscono in 332 Direzioni Didattiche, 4.879 Istituti Comprensivi, 127 Istituti principali di I grado e 2.669 Istituzioni del II ciclo.

-       Alunni e classi

In quest’anno scolastico 366.310 classi di scuola statale accoglieranno 7.286.151 studenti, di cui 290.089 con disabilità. La distribuzione regionale per livello scolastico è riportata nella tabella 5, mentre la tabella 6 illustra la distribuzione di alunni e studenti (1° e 2° ciclo) per anno di corso.

-       Posti del personale docente

La distribuzione regionale dei posti totali di Organico di fatto distinti tra posti comuni e posti per il sostegno è illustrata nelle tabelle 11 e 12. I posti istituiti per l’a.s. 2022/2023 sono complessivamente 684.600 posti comuni e 186.205 posti di sostegno. I posti comprendono sia l’organico dell’autonomia sia l’adeguamento di detto organico alle situazioni di fatto; per il sostegno sono compresi anche i posti in deroga. E’ importante sottolineare che per il sostegno il dato relativo ai posti in deroga è in via di aggiornamento da parte degli Uffici periferici. Degli oltre 684mila posti comuni, 14.142 sono “posti per l’adeguamento”, mentre, dei 186.205 posti di sostegno, 69.035 sono “posti di sostegno in deroga.

-       Le scuola paritarie

I dati sulle scuole paritarie si riferiscono all’anno scolastico 2021/2022 e sono stati elaborati utilizzando le informazioni acquisite dalle Rilevazioni sulle scuole. Nel precedente anno scolastico le scuole paritarie erano 12.096 e gli studenti frequentanti 817.413. La scuola dell’infanzia si conferma, benché in decrescita, il settore educativo in cui si concentra il maggior numero di alunni (in valore assoluto) delle scuole paritarie: 466.037 bambini distribuiti in 8.529 scuole.

https://www.miur.gov.it/documents/20182/6891182/Principali+dati+della+scuola+-+Focus+avvio+anno+scolastico+2022-2023.pdf/cb3b168f-fb9e-a359-85ff-2f7b8964098d?version=1.0&t=16638

 

Il Consiglio dei Ministri, il giorno16 settembre 2022 haapprovato laRiforma degli istituti tecnici e professionali, uno dei provvedimenti previsti per l’attuazione del PNRR. Il provvedimento sarà contenuto nel decreto Aiuti ter.

Nel testo, che quanto prima sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si prevedono interventi correttivi dell'attuale assetto degli istituti tecnici e professionali per adeguare i processi educativi alle esigenze in termini di competenze del settore produttivo nazionale orientandoli anche verso le innovazioni introdotte dal Piano nazionale, Industria 4.0, in un’ottica di piena sostenibilità ambientale. In particolare:

Per gli Istituti tecnici si propone senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: la revisione degli ordinamenti, orientando la didattica verso le innovazioni introdotte dal Piano nazionale, Industria 4.0, valorizzando la metodologia didattica per competenze, la formazione dei docenti in coerenza con i diversi contesti territoriali; la possibilità di erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica; il riconoscimento di certificazioni che attestino le competenze dopo il primo biennio e dopo il secondo biennio, in corrispondenza con il secondo e il terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Per gli Istituti professionali, si prevedono aggiornamenti in coerenza con gli obiettivi del PNRR e si sollecitano le istituzioni scolastiche all’aggiornamento del Progetto formativo individuale per favorire la transizione nel mondo del lavoro e delle professioni con l’emanazione di linee guida di supporto allo sviluppo dei processi di internazionalizzazione.

Presso il MI sarà istituito l’Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale, con funzioni consultive e di proposta anche per l’aggiornamento degli indirizzi di studio delle articolazioni e delle linee guida.

L’Osservatorio sarà composto da quindici componenti, in carica per un anno, e scelti tra esperti dell’istruzione tecnica e professionale e comunque del sistema nazionale di istruzione e formazione, da esponenti le organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative, una rappresentanza delle regioni, degli enti locali, del sistema camerale, dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione e formazione (INVALSI) e dell’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE).

 

Nel decreto aiuti ter, approvato dal governo in data 16 settembre ’22, è stata data via libera alle misure previste dal PNRR per la riforma degli istituti tecnici e professionali.

Il ministro Bianchi ne ha evidenziato l’importanza dichiarando: “Oggi abbiamo fatto un altro passo avanti nell'attuazione del PNRR Istruzione: la riforma degli Istituti tecnici e professionali è una parte fondamentale del Piano, che punta a qualificare sempre di più il nostro sistema di istruzione, offrendo maggiori opportunità formative a ragazze e ragazzi, con una grande attenzione ai territori. La decisione di oggi completa il disegno avviato con la riforma degli Istituti tecnici superiori e rende strutturale la connessione tra istruzione secondaria e terziaria - sottolinea Bianchi -. Vogliamo costruire una filiera verticale e allo stesso tempo un patto educativo grazie al quale imprese, università, tessuto produttivo, territori, ITS Academy mettano a disposizione risorse e competenze per consolidare l’identità di questo segmento formativo e concorrere alla migliore istruzione dei nostri giovani, in linea con le prospettive di sviluppo del Paese”.

Nello specifico, il testo prevede, per gli Istituti tecnici:

1.     la ridefinizione e l’aggiornamento degli indirizzi per rafforzare le competenze linguistiche e STEM e orientare alle discipline inerenti “Industria 4.0”, connettersi maggiormente al tessuto socioeconomico di riferimento, valorizzare la metodologia didattica per competenze;

2.     la previsione di meccanismi per dare continuità tra l’istruzione tecnica e quella terziaria (ITS Academy, per esempio), riconoscendo crediti formativi universitari ai tirocini svolti dagli studenti durante il quinto anno di studi;

3.     la realizzazione di “Patti educativi 4.0”, per far sì che istituti tecnici e professionali, imprese, enti di formazione accreditati dalle Regioni, ITS Academy, università e centri di ricerca possano condividere risorse professionali, logistiche e strumentali; 

4.     la strutturazione di un piano formativo mirato per i docenti degli istituti tecnici, coerentemente con le specificità dei contesti territoriali;

5.     l’erogazione diretta da parte dei Centri provinciali di istruzione per gli adulti (CPIA) di percorsi di istruzione tecnica non in rete con le istituzioni scolastiche di secondo grado o non adeguatamente sufficienti rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio;

6.     il riconoscimento di certificazioni che attestino le competenze delle studentesse e degli studenti dopo il primo biennio e dopo il secondo biennio, in corrispondenza con il secondo e il terzo livello del Quadro europeo delle qualifiche.

Come per gli istituti professionali è poi prevista:

1.     la definizione di misure di supporto allo sviluppo di processi di internazionalizzazione degli istituti per realizzare lo spazio europeo dell’istruzione.

La riforma degli Istituti professionali punta a rafforzare il raccordo della scuola con il mondo del lavoro e delle professioni, in coerenza con gli obiettivi di innovazione, sostenibilità ambientale e competitività previsti dal PNRR, anche attraverso l’aggiornamento da parte delle istituzioni scolastiche del Progetto formativo individuale. Il provvedimento prevede che il Ministero dell’Istruzione emani linee guida per semplificare le procedure amministrative per il passaggio dagli istituti professionali agli Iefp (Istruzione e Formazione Professionale)

Viene istituto, infine, presso il MI l’Osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale. Sarà composto da 15 esperti del segmento formativo, con incarico annuale, che avranno funzioni consultive e di proposta per il miglioramento del settore.

 

Il corso costa solo 150,00 euro.

Vengono offerti 15 lezioni complete su tutti gli adempimenti dell'ufficio di segreteria sotto il profilo prativco e operativo.

Il corso può essere fruito da tutto il personale amministrativo  che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

La contrattazione integrativa d'istituto e le relazioni sindacali 

Il corso costa solo 30,00 euro.

Il corso può essere fruito da tutti i dipendenti che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

Il corso completo costa solamente 50,00 euro.

Il corso può essere fruito da tutti i dipendenti che la scuola ritiene di voler formare. E' sufficiente che ci venga comunicata l'email del dipendente su cui abilitare la fruizione del corso.

I corsisti possono interagire con il relatore ponendo domande e quesiti in caso di dubbi riscontrati durante l'ascolto delle lezioni scrivendo a direttore@euroedizioni.it

Sono stati pubblicati sul sito del MI il decreto e la circolare condivisa con l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) che forniscono indicazioni operative per il personale scolastico relative alle domande di cessazione dal servizio a partire dal 1° settembre 2023.

Docenti, personale ATA e dirigenti scolastici potranno presentare le loro richieste di pensionamento a partire da lunedì 12 settembre 2022, utilizzando la procedura web POLIS “Istanze online”. Il termine per l’inserimento delle domande è venerdì 21 ottobre 2022. Solo i dirigenti scolastici avranno tempo fino al 28 febbraio 2023.  

Il personale in servizio all’estero potrà presentare l’istanza all’Ufficio territorialmente competente in formato analogico o digitale, al di fuori della piattaforma POLIS. Per le Province di Trento, Bolzano e Aosta è consentita la presentazione delle domande direttamente alla sede scolastica di servizio/titolarità, che provvederà poi a inoltrarle agli Uffici territoriali competenti.

L’INPSaccerterà il diritto al trattamento pensionistico del personale richiedente entro il 18 aprile 2023.  

La circolare contiene, inoltre, indicazioni riguardanti il pensionamento anticipato per i lavoratori precoci e i trattamenti previdenziali di fine servizio e fine rapporto.

 

È disponibile, sul sito del Ministero dell’Istruzione, il Vademecum per il controllo di regolarità amministrativa e contabile delle istituzioni scolastiche. Il documento, curato dalla Direzione Generale per le risorse umane e finanziarie del MI, è uno strumento a disposizione dei revisori dei conti per il controllo delle regolarità amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche al fine di promuovere e garantire la leale collaborazione fra revisori e scuole.

Il Vademecum, che verrà aggiornato periodicamente, si compone di quattro sezioni: un inquadramento normativo rispetto alla disciplina dei controlli di regolarità amministrativo-contabile; i processi di gestione del bilancio delle istituzioni scolastiche, l’attività negoziale e la contrattazione integrativa d’istituto; i controlli e gli strumenti a disposizione dei revisori; cenni sulle responsabilità amministrative, civili e penali.

Ad accompagnare il Vademecum, una check list dei diversi controlli che i revisori sono tenuti a effettuare e che riguarda, in particolare, la verifica del programma annuale, del conto consuntivo e di cassa.

 

Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto 115/2022, apportando all’articolo 38 e alle disposizioni sul “docente esperto”, definizione che aveva suscitato un ampio coro di polemiche. Secondo le nuove indicazioni, la dicitura “docente esperto” sarà sostituita da “docente stabilmente incentivato”, suggestionando l’istituzione di una vera e propria progressione di carriera che, a regime, sarà precisata in sede di contrattazione collettiva.

In ogni caso, già Lega e Fratelli d’Italia hanno dichiarato che, in caso di affermazione elettorale del centro-destra, la norma sarà rivista se non abrogata.

 

Il ministero ha emanato la circolare 31924 dell’8 settembre 2022 con le indicazioni operative  relative alle cessazioni dal servizio del personale scolastico dal 1° settembre 2022.

La nota, che accompagna il Decreto Ministeriale 238 dell’8 settembre 2022  è corredata dalla tabella con l’indicazione sintetica dei requisiti di accesso alla pensione, è in corso di diramazione.

La scadenza per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio è stata fissata al 21 ottobre 2022

 

FARE L'insegnante n. 5/2021/ 2022 - Rivista bimestrale di Formazione e Aggiornamento professionale destinata a dirigenti e docenti delle scuole di ogni ordine e grado impegnati nel miglioramento dell'offerta formativa

Corresponsabilità educativa e conflittualità

Editoriale di Ivana Summa

Uno dei “miti” che da quarant’anni sopravvivono nelle nostre scuole è quello della corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia. Nata nel 1974 con la sua sanzione normativa nei decreti delegati che indicavano nella partecipazione delle famiglie alla gestione della scuola la via per innovare il sistema educativo rendendolo democratico, è stata a lungo narrata ed elaborata in ambito pedagogico e normativo, passando dal Patto di corresponsabilità del 2007, fino all’ approdo delle “Linee di indirizzo” emanate l’11 novembre 2012 e poi a numerosi e successivi interventi amministrativi.

In mancanza di un rinnovato patto sociale con il quale negoziare nuovi valori, finalità e obiettivi non si trova nulla di meglio che attualizzare il mito della corresponsabilità contaminandolo con concetti più moderni, quali stakeholder, bilancio sociale, partnership educativa?

Come sappiamo, un mito è una credenza indiscussa circa “i benefici prodotti da certe tecniche e certi comportamenti” (così ci dicono gli antropologi) e la fede in questi effetti positivi razionalizza il mito e lo rende “vero” anche se non reale. Anche in questo caso diventa necessario ri-narrare ciclicamente il mito, per rafforzarne la tradizione rendendo più forti le radici del significato primigenio: partecipazioneintesa come corresponsabilitàche, a sua volta, si concretizza in comunità educativa/educante. Oggi il vecchio mito viene ri-narrato a prescindere dai mutamenti istituzionali intervenuti negli anni ‘90 e che riguardano sia la ridefinizione dei rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione che la riforma dell’autonomia scolastica.

Le Linee guida, invece di distinguere - come dovuto - la responsabilità della scuola da quella delle famiglie imponendo alla prima di rendicontare alle seconde, chiamano entrambi i soggetti a “costruire il sociale”... “condividendo la responsabilità dei vari progetti realizzati: docenti, genitori, studenti, personale Ata, Associazioni di genitori e gli altri organismi esterni”, per poi rendicontare. Ma a chi? A se stessi, tanto per restare nel circolo vizioso di una nuova concezione della cogestione che possiamo definire una “democratica autoreferenzialità allargata”.

In tempi di incertezza, insicurezza e discontinuità che, peraltro, sono fenomeni che accomunano in un unico sentimento famiglie e scuole, istituzioni e società, le interpretazioni plurali dell’essere famiglia e del fare i genitori vanno collocate dentro lo scenario dell’attuale stagione storica che tende alla differenziazione, alla fluidità, alla provvisorietà e alla frammentarietà. E tutto ciò all’interno di una martellante elaborazione di modelli culturali e di una propagazione di modelli educativi che funzionano da riferimento per i comportamenti e le decisioni in ambito educativo familiare. D’altro canto, anche le istituzioni non se la passano molto bene, anzi alla scuola si chiede sempre di più, allargando le sfere dell’educazione per far acquisire competenze di natura sociale, relazionale, emotiva, andando addirittura in senso contrario ai valori dominanti nelle famiglie e nel sociale. Queste competenze, peraltro, non sono insegnabili perché possono essere apprese ed interiorizzate soltanto attraverso il complesso processo di modeling.

 Il risultato di tale stato di cose lo si può constatare nel rapido deterioramento della qualità dei rapporti tra le scuole e le famiglie, manifestandosi sempre più spesso - come riportato da numerose e quotidiane cronache - in forme conflittuali eclatanti!

Eppure, in questi ultimi decenni sono stati introdotti statuti, patti, codici disciplinari, organi di garanzia. Ma sono utili alla scuola per costruire alleanze sul piano educativo o per salvaguardarsi (quando ci riescono!) sul piano giuridico-formale?

In questo quadro, è contraddittorio ed illogico riproporre modalità inefficaci di affrontare questa crescente conflittualità, in quanto by-passano il problema della ricostruzione di modalità comunicative autentiche tra scuola e famiglia.La partnership scuola-famiglia va vista come un’impresa educativa congiunta tra soggetti che hanno funzioni non surrogabili e responsabilità inalienabili, ma va coniugata all’interno di una complessità che affonda le proprie radici nell’essenza stessa dell’educare, che è sfida e scommessa che chiama tutti i soggetti in gioco, senza che nessuno possa imporre le proprie soluzioni (che non esistono “chiavi in mano”) e i propri punti di vista, che sono sempre parziali e culturalmente e socialmente condizionati.

Così, in questo numero della rivista abbiamo collocato due contributi che testimoniano come le scuole - non tutte le scuole, ma soltanto le scuole che pensano e si pensano in modo creativo - sanno trovare la strada, o almeno qualche nuovo sentiero, frutto di esplorazione. Mi riferisco al contributo di Lucia Rinaldi che, utilizzando un finanziamento PON FSE, ha realizzato nel suo istituto comprensivo un intervento formativo sulla comunicazione efficace e la risoluzione positiva dei conflitti, da cui è nato uno “Sportello di Mediazione”. Segue un saggio di Lara Vinciguerrache è stata la guida autorevole di questa esperienza, facendoci comprendere come “La tensione conflittuale può generarsi negli scambi comunicativo-relazionali, quando le persone instaurano rapporti interpersonali, attraverso i ruoli sociali che ricoprono, come quelli di docente e di alunno/a o di genitore e figlio/a, ai quali sono connesse aspettative, espressione dei modelli socio-culturali di riferimento ed emozioni. Nella maggior parte delle persone che sperimentano una comunicazione conflittuale, albergano dei bisogni inespressi, che si manifestano sotto forma di accuse, di offese o di recriminazioni (componente visibile del conflitto) ma che, in realtà, sottendono il desiderio interiore di sentirsi compresi/e, apprezzati/e riconosciuti/e (componente invisibile del conflitto)”.

Ecco, l’autonomia scolastica è autonomia di pensiero, di un pensiero che sa trovare soluzioni efficaci a problemi concreti. Certo, le Linee Guida ministeriali sono utili, come ci suggerisce Giancarlo Sacchi con il suo illuminante esame delle “idee e proposte per l’integrazione di alunni provenienti da contesti migratori”. Il documento ministeriale pone particolare attenzione alle famiglie immigrate, anche con la collaborazione dei mediatori culturali, in particolare per quelle che vivono situazioni di isolamento. Si chiede di stimolare la disponibilità da parte del personale scolastico all’ascolto delle preoccupazioni dei genitori stranieri e favorire i rapporti con i genitori italiani al fine di risolvere positivamente le tensioni che si generano ad esempio nella formazione delle classi e per il pieno svolgimento delle attività didattiche. Occorre costruire alleanze tra le diverse realtà territoriali, pubbliche, private, associative, attraverso veri e propri patti educativi con gli enti locali, per allargare il raggio d’azione alla “città educativa”. Dunque, anche qui si parla di prevenire e gestire le conflittualità. Alla formazione dei docenti è demandata la capacità di gestire i conflitti di valori quando sono in classe o, comunque, in una situazione didattica. Attraverso il confronto democratico, la mediazione interculturale, la negoziazione, è possibile coinvolgere tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro provenienza, in azioni di partecipazione attiva e di reciproco scambio. La prospettiva interculturale attraversa i saperi e le discipline, si rivolge a tutti, superando una concezione che interpreta le culture e le identità come realtà statiche e, conclude il documento,“dovrebbe modificare e trasformare la struttura stessa dell’organizzazione”.

Concludiamo questo editoriale segnalando il contributo di Rita Bortone che esamina il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dedica al settore Istruzione e ricercala Missione n. 4 che, coerentemente col punto di vista economico da cui nasce il Piano, “mira a rafforzare le condizioni per lo sviluppo di una economia ad alta intensità di conoscenza, di competitività e di resilienza, partendo dal riconoscimento delle criticità del nostro sistema di istruzione, formazione e ricerca”.

Un discorso completo sul profilo dell’insegnante sarebbe troppo lungo e richiederebbe argomentazioni articolate su competenze e culture, su autonomie e vincoli, su responsabilità individuali e collegiali. Intanto si succedono ministri e si reclutano nuovi insegnanti e tutto ciò contribuirà a fare della scuola il luogo della casualità e non dell’intenzionalità. X

 

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