Riforma della scuola sulla linea di partenza
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
Infine, il ministro Valditara ce l’ha fatta. Con l’approvazione delle Indicazioni Nazionali per i licei, in concorso con le Indicazioni per la scuola dell’Infanzia e del primo ciclo e di una ricca serie di decreti, atti amministrativi e proposte di legge volti a modificare diversi aspetti del sistema educativo italiano, si può dire conclusa l’azione di riforma della scuola perseguita con apprezzabile pervicacia dal ministro Valditara. Non si può dire che il complesso degli interventi abbia avuto un felice riscontro da parte di chi nella scuola lavora e crede. È come se fosse stato decretato d’imperio il “è tutto da rifare” del campione ciclistico Gino Bartali.
I decreti delle Indicazioni Nazionali, in particolare, evidenziano risvolti problematici per quanto riguarda la stesura, sia nel metodo e sia nel merito, ma non staremo qui a rilevare criticamente ciò che costituisce dibattito già dalla data dell’approvazione. Sono state una sorpresa, perché, a priori, fanno piazza pulita di un impianto ben rodato da anni, senza se e senza ma, per nuovi fondanti riferimenti che entrano nel merito dell’essere e del consistere della scuola, riproponendo “programmi” e suggestioni condizionati da criteri ideologici che si credevano non confacenti con la visione di una scuola aperta al futuro. Ricordiamo che, in passato, nella stesura dei programmi prima e delle Indicazioni poi hanno partecipato pedagogisti e psicologi di chiara fama, che si è tenuto conto delle teorie di illustri personaggi, che i documenti hanno sempre evidenziato una trama che consentiva alle varie parti di confrontarsi ed integrarsi per dare il senso di un corpo unico e complesso, sebbene articolato in diverse sezioni.
Allo stato attuale, non si può fare a meno di chiedersi quali siano le coordinate che hanno definito la Nuove Indicazioni, quale sia stato il coordinamento delle varie parti, quale metodo e quale idea ha sostenuto la loro elaborazione.
Gli articoli di questo numero:
Gianluca Dradi pone l’attenzione su “La fatica dell’amministrare e la nuova disciplina del danno erariale”, una acuta riflessione sugli effetti della Legge n. 1/2026 che modifica due norme della Legge n. 20/1994, che disciplina l’attività giurisdizionale e di controllo della Corte dei Conti, riguardante la disciplina della responsabilità erariale. Al fine di ridurre l'incertezza provocata da una disciplina che si affida a un concetto giuridico indeterminato, il legislatore del 2026 ha proceduto a una sua tipizzazione. La nozione di colpa grave ricorrerà solo in presenza di violazione manifesta delle norme di diritto applicabili.
Francesco D’Amato dibatte su “La nuova valutazione del comportamento”, focalizzando l’attenzione su quali siano le conseguenze di un voto pari o inferiore e, soprattutto, su quali ne siano i presupposti per la motivazione di una delibera in tal senso e sulla necessità di una lettura combinata dell’art. 7 con l’art. 4 del rinnovato Statuto delle studentesse e degli studenti.
Giuseppe Lo Friddo espone su “La validità dell’anno scolastico nella secondaria di secondo grado”, un intreccio di diritto scolastico, amministrativo ed aspetti giurisprudenzali che suggerisce una lettura più oculata ed attenta del predisposto normativo, puntando di più alla presenza di elementi per valutare gli apprendimenti, alle motivazioni sottese alle assenze, alle deroghe deliberate dal collegio dei docenti, valutando la specificità del caso e la documentazione presente agli atti della scuola. Si tratta di un nodo cruciale, che riconosce alle istituzioni scolastiche di derogare al vincolo della frequenza di almeno tre quarti dell’anno scolastico, per casi eccezionali e motivati, tali da non pregiudicare, a giudizio del consiglio di classe, di procedere alla valutazione degli apprendimenti.
Annalisa Frigenti ci informa della nascita di “Italia RADIOsa: la radio come strumento di cittadinanza attiva e crescita personale”, la prima webradio interscolastica internazionale promossa dall’ufficio V della Direzione Generale per i Servizi ai Cittadini all'Estero e le Politiche Migratorie (DGIT) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), che ha messo in rete scuole statali, paritarie e lettorati italiani all’estero, con capofila il Liceo De Sanctis Di Salerno. Un’ottima iniziativa che ha come motto “Bussare alla porta del mondo e scoprire che ti risponde”.
Antonietta Di Martino ci coinvolge con “Le pratiche discorsive in classe e l’arte (o l’ossessione) di ottenere ragione”. Le riflessioni di merito scaturiscono dalle considerazioni che oggi si possono fare assistendo al progressivo degrado dei dibattiti, delle riunioni, dei social network e persino dei contesti educativi, nei quali si blatera per prevalere ed avere ragione, anziché per confrontarsi ed accettare punti di vista diversi dal proprio. Viene in soccorso il filosofo Schopenauer che, in un libro di un secolo fa (L’arte di ottenere ragione), elenca i suoi celebri 38 stratagemmi per condurre una buona argomentazione e che, al contempo, diventano una radiografia impietosa del comportamento umano nel conflitto discorsivo.
Michela Lella propone “L’influenza delle soft skills sui processi di apprendimento”, un percorso che attraversa la sperimentazione nazionale introdotta dal Decreto MIM n. 6 del 15 gennaio 2026, attuativo della legge n. 22/2025, dedicata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali nei percorsi scolastici.
Il testo evidenzia come le cosiddette soft skills - empatia, motivazione, perseveranza, collaborazione, gestione delle emozioni e comunicazione efficace - debbano entrare stabilmente nel curricolo scolastico.
L’obiettivo è favorire la crescita integrale della persona, prevenire la dispersione scolastica e contrastare la povertà educativa.
L’articolo sottolinea però anche le criticità operative: assenza di nuove risorse finanziarie, necessità di formazione dei docenti e utilizzo prevalente dell’organico dell’autonomia.
Filippo Cancellieri ci propone “Quando deflagra la violenza giovanile”, in considerazione di un recente rapporto di “Save the Children”, dal quale emerge che, nell’ultimo decennio, sono drasticamente aumentati i reati violenti commessi in Italia da minori e neomaggiorenni ed il possesso abusivo di armi, soprattutto coltelli: risse, rapine, minacce, aggressioni, lesioni personali ad opera non sempre di gruppi strutturati come le tradizionali “baby gang”, ma spesso di aggregazioni temporanee e fluide. Ne sono pienamente investiti anche gli ambienti scolastici dove si moltiplicano le aggressioni e gli accoltellamenti di coetanei e docenti. Alla base di tale fenomeno si riconoscono condizioni di fragilità, ricerca di visibilità, assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti.
Giacomo Mondelli propone “Con le ‘nuove Indicazioni, l’annuncio di un cambiamento nella scuola italiana”. Alcune considerazioni introduttive in merito alla modalità con cui sono state presentate le “Nuove Indicazioni” si pone l’interrogativo di fondo: quanto interesse la politica ha, davvero, nei confronti della migliore qualificazione dei processi educativi e formativi, se promuove “cambiamenti”, esclusivamente (o quasi), in nome e, soprattutto, per conto della propria appartenenza partitica? Segue una interessante disamina che mira ad approfondire la relazione tra “cambiamento scolastico” e “cambiamento politico” nell’ultimo ventennio.
Mario Di Mauro, per La Scuola in Europa, si interroga su “Quale relazione allievo-insegnante-comunità oggi in Europa?”, mentre cresce da noi l’attesa di una “Associazione Nazionale per l’Istruzione” come la ben nota NEA americana. Ed ecco iI crearsi delle prime associazioni di insegnanti in Europa tra la seconda metà del XIX secolo e l'inizio del XX e il loro evolversi in vere e proprie organizzazioni professionali, dapprima a difesa dei propri guadagni e poi privilegiando la tutela non solo dei diritti lavorativi ma anche di quelli delle proprie personali capacità e più in generale della stessa politica scolastica in quanto ragione comunitaria referente; di legittimo interesse in effetti la condivisione professionale di due obiettivi chiave quali quello del miglioramento dei metodi didattici e quello della formazione intesa come una vera e propria sintesi tra contenuti di valore ed esiti tanto più diffusi quanto sempre più efficaci. Ma è negli Stati Uniti che la storia dell'istruzione pubblica in quanto tale si fa davvero interessante.
Vittorio Venuti evidenzia “Tra consapevolezza e coscienza il bambino che si forma e cresce” all’ombra della considerazione “Tanto più si impara quanto più si è coscienti e consapevoli di imparare e se ne faccia esperienza, quanto più se ne sia coinvolti emotivamente e quanto più se ne apprezzi l’esito”. La scuola, alla quale tocca di educare, istruire, formare, è chiamata a tenerne gran conto già da quella dell’infanzia, ambito nel quale il bambino è chiamato a confrontarsi con gli altri (altri progetti di vita) e a sperimentarsi secondo atti percettivi che lo coinvolgono emotivamente e lo inducono all’azione, arricchendo il suo bagaglio esperienziale. La coscienza fa essere, la consapevolezza fa divenire.
Tullio Faia, per I Casi della Scuola, propone un dubbio: “In sede di scrutinio, l’insegnante di sostegno vota, oltre che per lo studente con disabilità che ha seguito, anche per gli altri studenti della classe?” In quanto considerati contitolari nelle sezioni e nelle classi in cui operano, gli insegnanti di sostegno partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti.
Valentino Donà, per Sportello Assicurativo, propone “Viaggi di istruzione e crisi internazionali: profili normativi e tutele assicurative in caso di annullamento”. Si risponde ad un quesito posto dai genitori che vorrebbero capire se e come saranno gestiti i rimborsi in caso di annullamento qualora il contesto globale rendesse impossibile lo svolgimento del viaggio. In seconda istanza la famiglia può annullare un Viaggio di Istruzione per motivi precauzionali, vedendosi riconosciuto dall’Assicuratore il risarcimento? Si precisa che sul mercato assicurativo esistono polizze che prevedono la garanzia di annullamento “per qualsiasi motivo” (AnyReason o All Risk). In linea generale, il costo di questa garanzia oscilla tra il 5% e il 15% del valore totale del viaggio.