Conosciamo davvero i nostri studenti?
Editoriale a cura di Vittorio Venuti
La gioventù che frequenta le aule scolastiche è la stessa che affolla a decine di migliaia, finanche a qualche centinaio di migliaia, gli stadi per ascoltare i molti idoli di turno? È la stessa che si arma di coltello e aggredisce il compagno o un ignaro passante? È la stessa che affolla le discoteche e sfida la sorte stipandosi in nove dentro una macchina per lanciarsi, nottetempo, in un folle rientro sotto gli effetti di alcool e di “sostanza”? Chi sono i nostri studenti? Veramente li conosciamo? Veramente sono gli stessi che al mattino ritroviamo nelle aule? Come si fa a rispondere? “Risposta non c’è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà”, come suggeriva lo splendido menestrello Bob Dylan alcuni decenni fa.
Facciamo fatica ad ammetterlo: l’impressione è quella di una marea di persone che si lascia pilotare e che ci riporta ad una semplice constatazione: non sono più i bambini e le bambine, i ragazzi le ragazze, gli e le adolescenti di una volta e che la scuola riusciva comunque a sostenere in ragione di una educazione che si poneva alla base della convivenza.
Gli studenti sono diventati “massa”, piatto appetibile per la società dei consumi, dell’usa e getta, del “perché no?”.
Chi sono veramente nostri studenti? Sono persone che dobbiamo accompagnare nella crescita, al di là di quel che appare, al di là delle valutazioni che potrebbero definirli, confidando di riuscire a stabilire un’intesa, stando molto attenti a non urtarli nel loro “amor proprio” e a contenere le forme di ingiustizia anche solo per un richiamo verbale, una nota sul diario, un voto insufficiente. Esigono rispetto, ma non sanno ricambiarlo come si dovrebbe, perché, ad una certa età, si è presi dalla necessità di dimostrare ai compagni la forza dei loro atteggiamenti. Il tutto, ovviamente, fatte le ovvie distinzioni, perché, comunque, ci sono ancora le frange di ragazzi e ragazze che manifestano il desiderio di imparare e perseguono comportamenti corretti e all’insegna del rispetto e del riconoscimento dei ruoli. Fatto è, pero, che, da qualche anno i comportamenti degli alunni lasciano sempre più a desiderare con una ripercussione considerevole sul clima delle classi e sulla serenità degli insegnanti. Non sono infrequenti, ormai, casi di classi anche con tre, quattro alunni con disabilità e, in più, alunni con disturbi specifici di apprendimento (disturbo sempre più “gettonato”, come se fosse una sorta di lasciapassare per la promozione).
Cosa fare? In primis, recuperare il contatto con i genitori, con l’intenzione di avvicinarli alla vita della scuola, perché si rendano conto che i loro figli sono in buone mani, veramente in buone e pazienti mani. Ai genitori si deve pur dire che molti dei loro figli perseguono comportamenti scorretti; verità che bisogna esprimere non come atto d’accusa, ma come condivisione, perché insieme si possa intervenire e in questo insieme bisogna inserire anche l’alunno (parliamo prevalentemente per la scuola del primo ciclo). È importante che il bambino assista all’incontro e venga coinvolto (che dovrà essere garbato e gentile, certamente non una sfida né una resa dei conti. Sì, ci vorrà tempo perché le cose cambino, ma cambieranno solo se ciascuno sarà disposto a cambiare, cioè a smontare anche i propri pregiudizi in favore dell’unica cosa che deve interessare, la sorte del bambino. E sarà indispensabile che gli insegnanti del team solidarizzino tra loro e progettino, collaborino e siano parte attiva e creativa.
La scuola è sotto assedio, il livello di conflittualità con le famiglie si è alzato sensibilmente, il rispetto e il riconoscimento dell’autorevolezza della figura dell’insegnante è tramontato da un pezzo. Peraltro, i procedimenti disciplinari a carico dei docenti istruiti presso gli Uffici Scolastici Regionali (USR) sono viepiù aumentati fortemente insieme al rischio del burnout, sindrome da stress cronico-lavoro correlato, riconosciuta dall’OMS ma poco attenzionata dai piani alti del dicastero dell’istruzione: individuati i termini che hanno letteralmente squassato il regolare funzionamento della scuola, si sarebbe dovuto analizzare il fenomeno e intervenire appropriatamente, non limitandosi ad enunciare una politica semplicemente sanzionatoria. La scuola ha bisogno di essere considerata già da quanti ne hanno responsabilità politica. Nel tempo il dirigente scolastico è stato allontanato dal ruolo anche educativo che gli era proprio, per essere sparpagliato su più istituzioni scolastiche, con competenze più, ma non proprio, da Dirigente.
È un po’ come se tutto l’impianto-puzzle scolastico si fosse scollato nelle sue varie parti e… buonanotte…!
Un’esortazione occorre comunque farla ai docenti: rendersi edotti di come evolvono le caratteristiche fisiche, sociali, emotive, intellettuali degli alunni dei diversi ordini di scuola, non solo di quelli delle classi con cui stanno lavorando, ma di tutti gli alunni, a partire da quelli dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado. Alla scuola viene affidato un bambino che dovrà essere seguito fin alla vigilia dell’età adulta. Che cambino gli insegnanti lungo questo tragitto è normale, ma lui resta unico e quel che fa in ogni situazione ha una logica evolutiva da considerare opportunamente.
Gli articoli di questo numero:
Maria Rosaria Tosiani incentra il proprio intervento su “Le attività di inizio anno scolastico di competenza del Dirigente scolastico”, una miniguida agli adempimenti fondamentali di programmazione e gestione; nel complesso, una mole imponente di azioni per garantire il regolare funzionamento pur in presenza di difficoltà che appaiono insuperabili. In effetti, ogni anno scolastico è un’incognita: si inizia sempre all’insegna dell’incertezza. L’elenco degli adempimenti ne contempla almeno diciannove.
Gianluca Dradi propone “Lo svolgimento a distanza delle riunioni collegiali anche a contenuto deliberativo”, come previsto dal comma 6 dell’art. 44 del CCNL 2019/2021. Secondo la norma contrattuale la disciplina delle riunioni a distanza riguarda il Collegio dei Docenti – incluse le sedute di programmazione e di verifica di inizio e fine anno e le comunicazioni alle famiglie sull'andamento didattico – nonché i Consigli di classe, di interclasse, di intersezione e i GLO. Restano invece esclusi gli scrutini e gli esami.
Rocco Callà si sofferma su“Il Piano delle attività del personale docente”, atto organizzativo che traduce, all’inizio dell’anno scolastico, gli obblighi di lavoro dei docenti in impegni concreti, coordinando attività di insegnamento e attività funzionali all’insegnamento come prevede il comma 4 del CCNL 2019/2021. Gli obblighi di lavoro del personale docente, recita la norma, sono correlati e funzionali alle esigenze delle attività didattiche nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni.
Antonietta Di Martino tratta della “Formazione del personale sulla sicurezza: le verifiche di inizio anno scolastico”. L’articolo si propone di offrire allo scopo uno strumento operativo essenziale e, soprattutto, utile a garantire un ambiente di lavoro sicuro a tutto il personale, agli studenti e alle terze parti che accedono ai locali scolastici, fermo restando la preziosa consulenza del proprio Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e la collaborazione degli altri soggetti del sistema della prevenzione.
Raffaella Scibinico insiste sul “Cosa fare quando cambia il Dirigente scolastico”, ovvero, come procedere per la modifica delle profilature sui portali utilizzati dalla scuola con il nominativo del nuovo dirigente scolastico. L’avvicendamento tra Dirigenti scolastici comporta, da parte del dirigente subentrante, per essere immediatamente operativo, la necessità di procedere alla modifica con l'inserimento delle proprie credenziali dei dati presenti nelle varie piattaforme utilizzate dalle segreterie scolastiche, per l’espletamento dell’attività amministrativa.
Pasquale Annese richiama l’attenzione su“Assegnazione spezzoni orario inferiori a 7 ore nelle scuole secondarie di I° e 2° grado per l’A.S. 2026/2027”. Con nota prot.16054 del 19 giugno 2026, richiamando sia l’OM. n.27 del 16 febbraio 2026, il MIM ha dettagliato in maniera puntuale tutte le varie fasi ed i connessi adempimenti inerenti l’attribuzione degli spezzoni orario inferiori a 7 ore, operazioni a carico sia degli Uffici territoriali, che delle singole istituzioni scolastiche.
Filippo Cancellieri richiama l’attenzione sulle “Prospettive di impegno scolastico per chi va in pensione”, argomento che interessa i quasi trentamila lavoratori della scuola che vanno in pensione ogni anno, concludendo percorsi professionali variegati e con diversi vissuti, prospettive e aspettative condizionati da una pluralità di fattori contestuali, familiari, esistenziali.
Anna Armone sposta il focus su “Il differimento nella presa di servizio del personale docente”. Ogni docente, come ogni pubblico dipendente, è obbligato - all'atto della stipulazione del contratto di lavoro individuale (a tempo indeterminato o determinato) con la P.A. e sotto la sua responsabilità - a dichiarare di non avere altri rapporti di impiego pubblico o privato e di non trovarsi in nessuna delle situazioni di incompatibilità ovvero, in caso contrario, a presentare dichiarazione di opzione per il nuovo rapporto di lavoro.
Michela Lella esorta a “Resistere al canto delle sirene”, nello specifico rivolgendosi alla leadership applicata al contesto scolastico, che potrebbe attivare un comportamento, da parte del dirigente scolastico non proprio connesso al raggiungimento degli obiettivi precisati nel relativo incarico dirigenziale.
Giacomo Mondelli propone la prima parte di una molto importante riflessione su “La scuola dell’Infanzia nelle nuove Indicazioni Nazionali”, anticipando che, per meglio comprendere e identificare il senso complessivo e i significati delle “nuove” Indicazioni a riguardo della scuola dell’infanzia, ricorreremo al confronto con il testo dell’analogo e precedente documento di orientamento curricolare, ossia le Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo del 2012. Una disamina approfondita condotta in … punta di penna.
Venuti Vittorio si sofferma su “La scuola all’’inizio”. Come, ciascun docente, comincerà il nuovo anno? Specialmente nelle classi iniziali di Primaria e secondaria di 1° e 2° grado? con quali parole e con quali sguardi? Chiederanno “come state”? o anche “Sapete perché siete qui? Cosa vi aspettate che succeda? E passeranno tra i banchi per guardarli bene tutti con la stessa misura di attenzione? L’accoglienza è una determinante molto importante, specialmente se sarà in grado di rinnovarsi nei giorni a venire e poi ancora oltre. Da semplice atto che mira ad una presentazione, l’accoglienza evolve in una negoziazione, in quanto la relazione stessa media tra le diversità delle persone per addivenire ad un possibile accordo che le dia significato. Parafrasando uno degli assiomi della pragmatica della comunicazione umana, “Non si può non negoziare”.
Stefano Callà, per i Casi della Scuola, sotto il titolo “Esposti, segnalazioni dei genitori contro i docenti e diritto di accesso” propone la sentenza del TAR Veneto n. 681 del 31 marzo 2026, nella quale si affronta la questione del diritto di accesso agli esposti e segnalazioni presentati dai genitori contro i docenti. Nel caso di specie, una docente di un istituto scolastico, nell'anno scolastico 2024-2025, riceve una decisione assunta dal dirigente scolastico di rimodulazione oraria con parziale spostamento di classe. La decisione del dirigente scolastico è motivata, almeno in parte, da segnalazioni provenienti dai rappresentanti dei genitori, trasmesse per via informale (email, messaggi) e classificate dall'amministrazione come comunicazioni "personali e riservate".
Marta Brentan richiama l’importanza della “Formazione sulla sicurezza e orario di lavoro dei docenti”, avendo come riferimento normativo centrale l’art. 37 del d.lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro di assicurare ai lavoratori una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza e stabilisce che la formazione e, ove previsto, l’addestramento specifico devono avvenire, tra l’altro, all’inizio del rapporto, in caso di cambio mansioni e in occasione dell’introduzione di nuove attrezzature o tecnologie.
Valentino Donà, per Sportello Sicurezza, ci invita a leggere “Infortunio per imprudenza? Colpa del datore di lavoro se il lavoratore non è stato formato." Questo è quanto affermato dalla Corte di Cassazione sez. penale con la sentenza n. 2694/2026 che attribuisce la responsabilità del grave infortunio al datore di lavoro per mancata formazione, affidamento di attività a soggetti non competenti e omessa valutazione dei rischi da carichi sospesi.