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DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

DIRIGERE LA SCUOLA N.4/2017

EDITORIALE  di Vittorio Venuti

Una scuola (saggiamente) liquida per una società liquida e studenti senza rotta

 

In maniera ormai troppo ricorrente, le cronache propongono notizie che afferiscono al mondo della scuola e che lasciano regolarmente sgomenti per la gravità degli episodi a cui si riferiscono. Non saranno ultime le notizie di personale sospeso dal servizio per maltrattamenti ai bambini, molestie sessuali a bambine o preadolescenti, o che riferiscono di episodi di bullismo incredibilmente brutali (vedi i casi recentissimi di Vigevano e di Napoli). Ogni volta ci si interroga da che cosa origini tanta barbarie e come non si riesca ad arginarla.

Nel numero scorso di Dirigere avanzavamo l’esigenza che la scuola rifletta sul senso della comunità che deve essere, non solo di apprendimento, ma soprattutto di riconoscimento e cura all’insegna della reciprocità; la scuola non solo come luogo di “disciplinamento” delle nuove generazioni, come direbbe Zygmunt Bauman, ma come ambiente finalizzato alla formazione critica dei cittadini, garanzia della loro stessa libertà, in grado di favorire nei giovani la costruzione consapevole della propria identità nel rispetto di quella altrui.

La nostra società ha perso la solidità dei legami forti e stabili che la caratterizzavano, per approdare a una postmodernità nella quale i legami sono diventati instabili e deboli, esito della globalizzazione, delle migrazioni, della multiculturalità, dell’esplosione di internet e delle reti virtuali; una realtà materiale e sociale nella quale si apprezzano il caso, la sorpresa, la contraddizione, il disordine, l’esaltazione della soggettività; nella quale si affermano esageratamente i valori dell’economia e del profitto.

Per la scuola (esemplare l’articolo di Viviana Rossi, “Bauman e la scuola” su questo numero) si pone l’obbligo di una rivoluzione culturale, che porti a rompere i vecchi schemi ed educhi fornendo strumenti per comprendere ciò che è essenziale per affrontare i problemi della contemporaneità. Ma un’azione del genere deve partire da una riflessione sul significato di educazione oggi. Guardiamo a come si è modificata la società, a come si è resa difficile la comprensione del mondo e poi guardiamo al dentro degli alunni, aiutiamoli a prendere contatto con la propria parte pensante, a riconoscere e gestire le proprie emozioni ed anche a riconoscere e rispettare quelle altrui, a costruirsi una dimensione sociale senza limiti, a riconoscere il rischio ed il pericolo del pregiudizio, ad elaborare un pensiero critico, a porsi nella prospettiva dell’altro, a gestire l’empatia come strumento di conoscenza e di solidarietà, a gestire i conflitti, a riconoscere le proprie risorse e a impegnarle strategicamente, ad essere flessibili e disponibili, tenaci e pronti all’impegno e al cambiamento, a rispettare ed amare.

Certo, un percorso lungo che, però, ha bisogno di avviarsi subito, già da quando si entra per la prima volta in scuola, e proseguire coerentemente negli anni. Il che significa anche che gli insegnanti delle diverse classi e dei diversi ordini devono dialogare, perché il progetto deve essere comune e porsi alla base del processo d’istruzione senza esserne soffocato. E poi ancora: ricordarsi che la relazione educativa non si limita allo spazio aula o alla dimensione oraria. Nella scuola non possono esistere zone franche, spazi ciechi, disinteresse perché“l’ora è finita” o la campanella è suonata. La scuola va oltre, deve andare oltre perché è l’unico spazio vero di crescita possibile per gli studenti, di cui tutti, indistintamente tutti gli operatori della scuola sono responsabili.

Il bullismo non si contrasta certamente con gli spot affidati a questo o quel personaggio dello spettacolo che passano in televisione alla stregua di un messaggio pubblicitario, ma nelle scuole con un’azione che parta già dalla quella dell’infanzia e che già da allora preveda il coinvolgimento delle famiglie in percorsi di informazione e formazione continua. L’alleanza scuola-famiglia è una bella cosa, ma deve fondarsi su un incontro e raccordo continuo, che veicoli anche momenti di aggregazione e di convivenza formativa oltre che di rendicontazione dell’azione didattica.

Indubbiamente, la disponibilità dei mezzi informatici ha contribuito a falsare straordinariamente tutto, aprendoci al virtuale e facendoci precipitare in esso, fino a dargli una rilevanza che macina anche valori e giudizi, che rende scioccamente e pericolosamente potenti, irriguardosi e maleducati, un oceano in cui le identità si falsano e si rubano, in cui morale, etica e pudore sono merce contraffatta. Ma si tratta di uno strumento straordinario, che richiede molta attenzione per quanto possa dare dipendenza e illusioni, per quanto possa travolgere e falsamente indirizzare verso non luoghi e non appartenenze. L’educazione all’utilizzo sapiente delle nuove tecnologie si impone, perché tracciano i percorsi nei quali si rappresenterà il futuro, ma non può trattarsi di un’educazione che non si accompagni all’educazione della persona, quindi un’educazione che non sia animata soltanto da contenuti, ma anche da relazioni ed empatia (vedi anche Damiano Verda,“Post-verità e formazione” su questo numero).

Parafrasando Bauman, compito della scuola è venire in aiuto dell’individuo.

 

La rivista si apre con un intervento diGianluca Dradisu “Il conferimento degli incarichi dirigenziali”, un argomento col quale frequentemente ci confrontiamo allorché assistiamo all’affidamento di incarichi dirigenziali, per comprendere le motivazioni sottese. L’accesso alla qualifica e al ruolo di dirigente avviene a seguito del superamento di un concorso pubblico, ma l’effettiva imputazione della funzione avviene attraverso il conferimento di un incarico a carattere temporaneo. L’articolo analizza più specificamente il conferimento degli incarichi cui normalmente possono aspirare i dirigenti scolastici, cioè quelli relativi a funzioni dirigenziali non generali, conferibili da parte dei dirigenti di livello dirigenziale generale (del Miur o degli USR).

Ha fatto notizia, un paio di mesi, la denuncia di un nutrito numero di cattedratici e intellettuali delle carenze linguistiche dei giovani universitari, classificandoli da terza elementare. L’argomento è ripreso da Filippo Cancellieri in “I giovani non sanno più scrivere: l’appello dei 600”, imputando, ai noti sottoscrittori dell’appello, di avere esposto contenuti superficiali, generici, improntati a luoghi comuni e a impressioni empiriche prive di basi oggettive. Più che attribuire le carenze sintattiche e ortografiche alle matricole universitarie e ai loro maestri delle elementari, si dovrebbe chiamare in causa il governo del sistema scolastico con la sequela di pseudo riforme distanti e avulse dalle effettive pratiche d’aula, non certo per la sottovalutazione della grammatica o per i contenuti delle indicazioni Nazionali.

L’alternanza scuola-lavoro non è una novità per la scuola italiana: si trovano le sue radici già in sperimentazioni a partire dagli anni novanta. Samuele Giombi ne traccia un excursus in “Alternanza scuola-lavoro. Recuperare equilibro e spazi di autonomia”, fino a focalizzare il dettato della legge 107/2015, nella quale si ribadisce ampiamente l’importanza di affiancare al sapere il saper fare, intensificando i rapporti della scuola con il territorio, con il mondo produttivo e dei servizi. Ciò sulla base dell’assunto che la relazione con le imprese favorisce l’innovazione della didattica e la diffusione dei processi formativi orientati all’acquisizione di competenze spendibili anche nel mondo del lavoro, promuovendo al contempo l’orientamento, la cultura e l’educazione all’autoimprenditorialità.

Entrando nel merito della gestione dell’esercizio finanziario, il dirigente scolastico ha il dovere di sottoporre, al collegio dei revisori dei conti, i consuntivi non ancora verificati? E il collegio dei revisori, può esimersi dall’esprimere il prescritto parere di regolarità amministrativo-contabile anche nel caso in cui è chiamato ad esaminare conti consuntivi degli anni precedenti che non risultano ancora definiti? Edgardo Escamilone tratta nel contributo “Dirigenti scolastici e revisori in prima linea nell’approvazione del consuntivo”, avvalendosi di una circolare di chiarimento sulla questione emessa dall’USR per la Sicilia nel febbraio 2017 e il cui contenuto appare applicabile a tutte le scuole.

“I fatti oggettivi sono meno influenti nella formazione rispetto agli appelli o convinzioni personali”; questo concetto è sinteticamente definito con post-truth (post-verità), identificata come parola dell’anno 2016 da Oxford dictionaries. Damiano Verdaraccoglie questa suggestione e ci ricama sopra un bell’intervento in “Post-verità e formazione. Rete come veicolo, educazione come anticorpo”, inducendoci a porre l’attenzione al modo in cui si costruiscano false notizie proprio attraverso l’impiego dell’empatia. In particolare, punta il fuoco su come, un sapiente uso della rete e di strumenti quali i social network, spesso ad opera di personaggi con forte visibilità pubblica, consenta di confezionare messaggi semplici, in genere piuttosto enfatici e di grande impatto, fino a promuovere una diffusione virale. Da qui l’invito, alla scuola, di non adagiarsi su una visione magica del valore educativo delle nuove tecnologie in quanto tali, ma di promuovere un approccio realisticamente più funzionale e critico.

Nel rendere omaggio alla figura del sociologo/filosofo Zygmunt Bauman, morto il 9 gennaio scorso, Viviana Rossi, nel contributo “Bauman e la scuola”, raccoglie il senso delle sue riflessioni e del suo paradigma interpretativo della società pensando al disagio profondo che vivono i nostri studenti nell’interpretare la realtà, scissi come sono in due mondi, quello online e quello offline, travasati da una società solida, definita da legami nazionali stabili e duraturi, a una società liquida, fatta di legami mutevoli e fragili. Nel passaggio dalla modernità solida alla società postmoderna si impone, per la scuola, l’abbandono dell’impalcatura burocratica su cui si reggeva, per adottare un modello che si elabori partendo dalla centralità dell’individuo, quindi educando alla flessibilità e puntando sulla creatività, sulla riflessione e sull’impegno personale resiliente.

La recente approvazione dello schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni del Testo unico del pubblico impiego, ha indotto Francesco Nuzzaci ad una sua disamina veloce e selettiva in “La revisione del testo unico del pubblico impiego e i riflessi sulla dirigenza scolastica”. Nel quadro normativo strutturalmente immodificato che si è profilato, l’Accordo del 29 dicembre 2016 tra Funzione Pubblica e OO.SS. appare privo di base giuridica.

Dopo aver puntualizzato la definizione di organismo paritetico, Antonietta Di Martino richiama le principali fonti normative che ne tracciano il funzionamento, quindi si sofferma sugli organismi paritetici definiti dal Dlgs 81/08, indirizzati alla gestione delle politiche legate alla sicurezza ed igiene dei luoghi di lavoro. In “Gli organismi paritetici in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: cosa sono e la loro funzione”, tratta le specifiche generali e come queste si declinino nel comparto scolastico, proponendo, come esempio operativo concreto, il modello creato e avviato dall’USR del Piemonte.

Le maggiori e più ricche risorse che la legge 107/2015 intende affidare alle scuole, sostiene Giacomo Mondellinel suo contributo “Per attuare il PTOF occorrono nuovi insegnanti”, se da un lato dovranno essere richieste/promosse attraverso la piena attuazione dell’autonomia scolastica, dall’altro lato abbisognano dell’opera sempre più qualificata di dirigenti e docenti. In particolare questi ultimi, forti di una assunzione massiccia, dovranno qualificarsi considerevolmente per offrire un contributo determinante per l’elaborazione del PTOF, attraverso il quale divengono loro stessi agenti di innovazione didattica.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioci introduce a “L’accoglienza nei CPIA”, fase che, nell’organizzazione dei centri, rappresenta lo snodo tra il primo momento di incontro con l’adulto e la costruzione del suo percorso formativo coerente con un progetto di vita e finalizzato al conseguimento del titolo di studio e all’inserimento nel mondo del lavoro.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauroci porta in Catalogna sull’onda di un verso “Ara ès demà (Ora è domani).Una poesia dolce ma anche un proposito per un’idea comune”, nonché titolo ed incipit di un progetto, varato qualche mese fa dal Consiglio Scolastico di quella regione, che si propone di rinnovare dalle fondamenta il sistema educativo, e con esso il modo di rapportarsi col mondo.

Per Appunti di Psicologia della Gestione, Vittorio Venutiriprende un tema sul quale gli insegnanti continuano a chiedere formazione e aggiornamento: “I BES tra senso e non senso, competenze e incompetenze”.

Per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchisi occupa dell’ “Assegnazione del bonus ai docenti”, commentando la decisione del Tribunale di Bari assunta in merito ad un ricorso proposto dalle sigle sindacali. Secondo il Tribunale in questione la procedura prevista dalla legge n.107/2015 non viola l’art 28 dello Statuto dei lavoratori. X

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