Ultime notizie

FARE L'insegnante n.9/2018 - 2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

 I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

4La didattica come arte e come scienza: tattiche e strategie per l’implementazione della sua efficacia formativadi Luciano Lelli

7Le politiche europee e i PON di Feldia Loperfido e Giuseppe Ritella

10Didattiche difensive di Filippo Cancellieri

13Mi ricordo, sì mi ricordo di Umberto Savini

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

16Il docente educatore del XXI secolo: educare le Life skills di Carmelina Maurizio

19Ricerca-azione e modelli di progettazione didattica di Nicola Serio

22Competenze, titoli di studio, occupazione giovanile di Gian Carlo Sacchi

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

25Avventure in moto di Alessia Sansoni

 

SCUOLA PRIMARIA

27Disegnare con le parole di Rita Quinzio

31Insegnanti e genitori di oggi: possono diventare empatici? di Monica Piolanti

 

SCUOLA SECONDARIA I GRADO

35 Matematica in gioco: tutti pazzi per Geometriko di Luca Bonomi

38Didattica innovativa ed educazione per l’innovazione di Delia Dami

 

SCUOLA SECONDARIA II GRADO

42 Gestire la comunicazione in classe di Elisabetta Imperato

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

45Quando lo studio diventa una risorsa che modifica in meglio il corso della vita

di Mimosa Crestani

 

Rubriche

49 Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

Il “sistema preventivo” di Don Giovanni Bosco di Alessandro Ferioli

 

52 Le Parole della Scuola

Flessibilità organizzativa e didattica di Ivana Summa

 

54 Arte Musica e Spettacolo

Perché fare Musica? di Carla Vazzola

 

57 Dall’ufficio di segreteria ...

Fondi strutturali tra opportunità e incongruenze di Filippo Cancellieri

 

61 Un LIBRO al mese

Letture per conoscere meglio l’UE di Flavia Marostica

FARE L'insegnante n.9/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

I PON per creare un sistema d’istruzione e formazione di elevata qualità

Editoriale di Ivana Summa, Direttore responsabile

Se pensate che un buon sistema di istruzione sia costoso, provate l’ignoranza.Ma il nostro è un buon sistema d’istruzione e formazione? Ad analizzare le comparazioni internazionali pare proprio di no. E allora cosa fare? In questo numero vogliamo ragionare intorno alle scelte di governo delle nostre istituzioni scolastiche.

Il vecchio aforisma si adatta perfettamente alla condizione attuale della scuola italiana, che funziona trascinandosi vecchi problemi senza mai risolverli una volta per tutte. E, d’altronde, non si può neanche affermare che i governi e il MIUR non siano intervenuti e non continuino ad intervenire per poterli risolvere o almeno portarli ad un livello di accettabilità confrontabile con gli altri paesi. Ecco, forse è proprio questo il problema: tanti interventi, tanti dispositivi di manutenzione ordinaria, tante pressioni e su diversi fronti senza che - nonostante tutto - si ottengano risultati soddisfacenti. Anzi, è sotto gli occhi di noi tutti il progressivo appesantimento burocratico cui, proprio con la pioggia di interventi del MIUR (l’ultimo è sul bullismo), è sottoposta la macchina organizzativa e gestionale delle singole istituzioni scolastiche, continuamente molestate da disposizioni che pretendono di migliorare le scuole attraverso il cambiamento delle procedure oppure facendo loro acquisire finanziamenti.

PUBBLICATI I QUIZ MINISTERIALI PER LA PROVA DI PRESELEZIONE CONCORSO DIRETTORE SGA

Corso di 8 webinar più tutti i quiz ministeriali on line riorganizzati per materia sulla piattaforma digitale di euroedizioni a soli 30,00 euro.

In data odierna il MIUR ha pubblicato la banca dati dei 4000 quesiti a risposta multipla su cui saranno estratti le 100 domande per la prova di preselezione. La prova si svolgerà nelle date già programmate dal MIUR dell'11,12,13 giugno.

La nostra CASA EDITRICE ha organizzato un corso di 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova.

Nell’incontro di informativa sull’organico del personale ATA, per il triennio scolastico 2019/2022tenutosi al MIUR nella giornata di ieri, 20 maggio, sono stati esposti i criteri con i quali verrà rideterminato l’organico per l’A.S. 2019/2020, tenuto conto del calo di 70.000 alunni a livello nazionale, della trasformazione dei contratti – da tempo parziale a tempo pieno – di 226 ex co.co.co. e della stabilizzazione, a partire dal 1° gennaio 2020, del personale ex LSU (come previsto dalla legge di Stabilità 2019).

Il calcolo delle dotazioni organiche terrà conto del numero di alunni con disabilità, per cui la riduzione, che ci sarebbe stata per effetto della diminuzione del numero degli alunni, viene riassorbita. Il taglio previsto inizialmente di 437 Assistenti amministrativi e 1.224 Collaboratori scolastici viene compensato sulla base del numero di alunni con disabilità certificati, consentendo, il mantenimento delle attuali dotazioni organiche.

Il saldo complessivo – pari per l’A.S. 2019/2020 a 203.434 unità – è di 36 unità in più date dalla compensazione tra 113 posti di personale ex co.co.co. trasformati a tempo pieno e 77 posti in meno di DSGA, dovuti al dimensionamento.

A partire dal 1° gennaio 2020, dovranno essere poi recuperati 11.507 posti congelati sull’organico di diritto per la stabilizzazione del personale ex LSU, per questo si attendono i decreti applicativi del Ministero.

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.1/2019

E' l’anno del reclutamento dei nuovi dirigenti e dei direttori amministrativi!

EDITORIALE di Anna Armone Direttore responsabile, Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Da questi due reclutamenti dovrebbe emergere una classe gestionale in grado di reggere la complessità della scuola,

complessità che potrebbe benissimo essere contenuta e,

anzi, ridotta, lasciando alla scuola la realizzazione

più proficua della sua missione

È l’anno dell’immissione negli organici del personale dirigente e amministrativo della scuola di un gran numero di vincitori dei concorsi in atto o in via di realizzazione. Il reclutamento del personale in un’organizzazione pubblica deve partire non solo dal disegno organizzativo di questa, ma anche dalla visione politica dell’organizzazione. E da qui partiamo. Il concorso per dirigente scolastico è nella fase centrale e presumibilmente si concluderà entro l’estate 2019. Dal programma d’esame viene fuori un profilo dirigenziale molto complesso che fa trasparire un’organizzazione scolastica fondata su un apparato amministrativo analogo a qualsiasi altro apparato pubblico. La normativa richiamata copre tutti gli ambiti dell’azione amministrativa, dalla contrattualistica alla sicurezza, alla privacy, al rapporto di lavoro. E questo è un riferimento alla normativa generale. Poi c’è la normativa di settore che riguarda in modo specifico la scuola.

CORSO SUI QUIZ MINISTERIALI PRESELEZIONE CONCORSO PER DIRETTORE SGA

WEBINAR di Esercitazione sulla batteria dei quiz  che saranno pubblicati dal MIUR 20 giorni prima della prova di preselezione a soli 30,00 euro

Il corso comprende 8 webinar  tutti incentrati sui quiz  a risposta multipla che saranno pubblicati dal ministero  per la prova di preselezione  con la finalità di spiegare in che modo affrontare lo svolgimento della prova. L'obiettivo dei webinar è appunto quello di far acquisire la tecnica di risposta ai quiz a risposta multipla, mediante l'esercitazione pratica proprio sui quiz  ministeriali.

Nel corso di un comizio elettorale a Tivoli,il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salviniha ricordato che la settimana prossima approderà in Parlamento la legge per introdurre le telecamere negli asili nido e nelle case di riposo per anziani, proposta fortemente sponsorizzata Lega proprio allo scopo di “difendere bambini, anziani e disabili”.

Analoga dichiarazione ha reso in analoga situazione a Potenza, confermando di avere assunto una attenzione molto particolare nei confronti della scuola. Durante un comizio elettorale a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, aveva chiaramente annunciato: "Entro maggio sarà legge la possibilità di mettere le telecamere in scuole materne e case di riposo per difendere bimbi, anziani e disabili. Però stiamo valutando di metterle anche nelle superiori per difendere i professori da qualche alunno imbecille e maleducato. E fosse per me - nel nome del rispetto e della parità - chiederei che venga messo anche il grembiule per evitare che ci sia il bimbo con la felpa da 700 euro e il figlio dell'operaio che non se lo può permettere. Già so che diranno che lo faceva anche il duce. Siamo in democrazia ma io penso che un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina".

Ricordiamo che, secondo il Garante, “nessuna telecamera potrà mai sopperire a carenze insite nella scelta e nella formazione del personaledeputato all’educazione e all’assistenza dei soggetti meritevoli della maggiore attenzione”.

Contrari alle telecamere sono contrari anche la gran parte dei docenti, che ritengono il provvedimento lesiva della privacy dei lavoratori.

Nel corso della presentazione del Portale Nazionale della scuola in ospedale, il Ministro Bussetti ha annunciato che è sua intenzione “pensare con i sindacati a qualche misura in più nel rinnovo del contratto per i docenti che si occupano da vicino dei ragazzi in ospedale”.

“Oggi – ha precisato il ministro – i docenti che lavorano in ospedale hanno una indennità minima. Vorrei creare una classe di docenti attenta a questi problemi specifici. Con il rinnovo contrattuale con le organizzazioni sindacali vorrei garantire loro un sostegno di questo tipo. La scuola ha una missione educativa forte: garantire il diritto allo studio e la continuità didattica per i ragazzi che sono impossibilitati a frequentare i normali percorsi d’istruzione è determinante per consentire alle famiglie di continuare ad aver speranza nel futuro”.

Nel corso di un punto stampa al Forum Pa, il Ministro della Funzione Pubblica, Giulia Bongiorno, ha annunciato che il Governo sta studiando un disegno di legge per istituire un corso universitario al termine del quale, attraverso un concorso, si possa entrare nella pubblica amministrazione.

“Oggi c'è un grosso problema per i giovani - ha detto Bongiorno-, non riescono a trovare lavoro quando escono dall'Università, di solito escono con un tipo di formazione estremamente generica.Con il ministro Bussetti abbiamo deciso di creare un corso che permetta al ragazzo che studia all'università, alla fine del suo percorso, di poter fare un concorso direttamente nella pubblica amministrazione e permette alla Pa di assumere ragazzi. Perché non è possibile che si entri nella Pa soltanto a 35 anni,si deve entrare prima. Quando dico che nella legge di bilancio ci sono risorse, do già delle risposte. Stiamo parlando di un piano concreto e fare ricambio generazionale”. Sui tempi di realizzazione di tale progetto Bongiorno ha poi aggiunto "quando ci sarà un ddl”.

Il ministro ha anche annunciato che sta sperimentando un concorso territoriale in Campania per evitare il fenomeno delle migrazioni. “C’è un nuovo concorso al quale tengo particolarmente che è un concorso territoriale, lo stiamo sperimentando con il presidente della Campania. È un concorso che permette al singolo di partecipare a un concorso sapendo quale è la sua destinazione finale - ha spiegato, - cosi che se ci sono concorsi nella regione Sicilia si resta in Sicilia, se ci sono concorsi in Campania, in Campania; questo permette di evitare la migrazione del dipendente pubblico. Il bando sarà entro giugno e il concorso sarà a fine agosto”. Avviata la sperimentazione, Bongiorno non ha escluso che questa formula di concorso territoriale possa essere resa obbligatoria.

Determinata nel voler contrastare l’introduzione dei controlli biometrici per i dirigenti scolastici contenuta nel “Decreto concretezza”, l’ANP si è rivolta direttamente al Presidente Mattarella, rappresentando le ragioni che attengono al ruolo e alla funzione dei dirigenti scolasticicontro una disposizione che appare come una massiva violazione della privacy.

«Signor Presidente,

mi rivolgo a Lei per evidenziare l’emergenza di una questione che ritengo di primaria importanza per la tutela delle amministrazioni e delle scuole pubbliche, nonché per la dignità dei rispettivi lavoratori. In qualità di Presidente dell’ANP, l’associazione professionale maggioritaria dei dirigenti scolastici, Le rappresento il carattere di assoluta gravità di alcuni provvedimenti contenuti nel cosiddetto “decreto concretezza”. L’introduzione generalizzata di controlli biometrici per la verifica della presenza, sul posto di lavoro, di tutti i dipendenti pubblici contrattualizzati, con l’esclusione dei soli insegnanti, è una misura che presenta una massiva violazione della privacy – in quanto coinvolge oltre due milioni e mezzo di persone – ed è molto sproporzionata rispetto al dichiarato e pienamente condivisibile scopo: evitare condotte disoneste come quelle dei cosiddetti “furbetti del cartellino”. Condotte che, però, riguardano una irrisoria percentuale di lavoratori e che andrebbero combattute conferendo ai dirigenti adeguati poteri gestionali. Una “schedatura” biometrica di massa senza precedenti come quella prefigurata non migliorerà certo la produttività delle amministrazioni pubbliche ma, al contrario, favorirà demotivazione e inefficienza. Per i dirigenti – scolastici e non – la misura è, inoltre, del tutto insensata: si tratta di personale senza orario di lavoro e la cui valutazione dipende solo dai risultati ottenuti. La conoscenza del tempo trascorso in ufficio, quindi, non ha nulla a che fare con la trasparenza. Nello specifico caso dei dirigenti scolastici, poi, la cosa è ancora più assurda: per la prima volta, da quando esiste l’organizzazione del lavoro, si sovverte il principio di gerarchia, sottoponendo il capostruttura ad un controllo da cui è esclusa la maggior parte del personale in servizio presso la stessa. Aggiungo che, stante l’equiparazione del dirigente scolastico al datore di lavoro a fini antinfortunistici, dovrebbe semmai avere lui contezza delle effettive presenze, contrariamente a quanto previsto. Tutto questo per non parlare dei costi: trattandosi di un provvedimento “senza oneri aggiuntivi per lo Stato”, la spesa necessaria per acquistare e installare i dispositivi di controllo biometrico nelle scuole, stimabile in circa cento milioni di euro, assottiglierà corrispondentemente le loro risorse ordinarie.

I dirigenti scolastici, Signor Presidente, sono i primi garanti di una quantità di diritti di rango primario: dal diritto allo studio, al diritto al lavoro, alla libertà di pensiero e di insegnamento, al diritto alla salute, solo per citarne alcuni. Si tratta di persone che, tra mille difficoltà, si impegnano ogni giorno per migliorare la qualità formativa delle scuole di ogni ordine e grado, creando così le premesse sostanziali di un’Italia più giusta e democratica, proiettata verso un futuro di sviluppo sostenibile ed un concreto benessere che si ispiri ai valori della solidarietà e del bene comune. A questi fedeli servitori dello Stato che, con un carico di responsabilità e di competenze che quasi non ha eguali nello scenario della pubblica amministrazione, si vuole ora imporre un controllo insensato e irragionevole, con un accanimento che non ha precedenti e con grave lesione della loro autorevolezza. I dirigenti che spesso appelliamo ancora “Presidi” si dividono ogni giorno tra una quantità di plessi, dislocati sovente a molti chilometri di distanza, per risolvere i problemi di studenti e famiglie, per incontrare i rappresentanti degli enti locali, per ottimizzare risorse inadeguate rispetto ai bisogni di un’utenza che chiede sempre più qualità e tutela, per prevenire le insidie di contesti degradati che continuamente richiedono la loro coraggiosa dedizione. Come Lei ha spesso ricordato, Signor Presidente, la scuola italiana ha bisogno di competenza, qualità, spirito di servizio, innovazione e cultura; non certo di accendere inutili conflitti o di screditare il prestigio di chi, da sempre, profonde impegno e professionalità ad esclusivo vantaggio dei cittadini. Faccio dunque appello alla Sua sempre premurosa attenzione per il rispetto della legittimità formale e sostanziale delle leggi, nonché per la salvaguardia dei valori e dell’autorevolezza che le nostre istituzioni sono chiamate ad incarnare, affinché la proposta di verifiche biometriche venga accantonata durante l’imminente passaggio nell’aula del Senato La ringrazio per l’attenzione e Le invio i miei più rispettosi saluti. Roma, 12 maggio 2019»

DIRIGERE LA SCUOLA N.4/2017

EDITORIALE  di Vittorio Venuti

Una scuola (saggiamente) liquida per una società liquida e studenti senza rotta

 

In maniera ormai troppo ricorrente, le cronache propongono notizie che afferiscono al mondo della scuola e che lasciano regolarmente sgomenti per la gravità degli episodi a cui si riferiscono. Non saranno ultime le notizie di personale sospeso dal servizio per maltrattamenti ai bambini, molestie sessuali a bambine o preadolescenti, o che riferiscono di episodi di bullismo incredibilmente brutali (vedi i casi recentissimi di Vigevano e di Napoli). Ogni volta ci si interroga da che cosa origini tanta barbarie e come non si riesca ad arginarla.

Nel numero scorso di Dirigere avanzavamo l’esigenza che la scuola rifletta sul senso della comunità che deve essere, non solo di apprendimento, ma soprattutto di riconoscimento e cura all’insegna della reciprocità; la scuola non solo come luogo di “disciplinamento” delle nuove generazioni, come direbbe Zygmunt Bauman, ma come ambiente finalizzato alla formazione critica dei cittadini, garanzia della loro stessa libertà, in grado di favorire nei giovani la costruzione consapevole della propria identità nel rispetto di quella altrui.

La nostra società ha perso la solidità dei legami forti e stabili che la caratterizzavano, per approdare a una postmodernità nella quale i legami sono diventati instabili e deboli, esito della globalizzazione, delle migrazioni, della multiculturalità, dell’esplosione di internet e delle reti virtuali; una realtà materiale e sociale nella quale si apprezzano il caso, la sorpresa, la contraddizione, il disordine, l’esaltazione della soggettività; nella quale si affermano esageratamente i valori dell’economia e del profitto.

Per la scuola (esemplare l’articolo di Viviana Rossi, “Bauman e la scuola” su questo numero) si pone l’obbligo di una rivoluzione culturale, che porti a rompere i vecchi schemi ed educhi fornendo strumenti per comprendere ciò che è essenziale per affrontare i problemi della contemporaneità. Ma un’azione del genere deve partire da una riflessione sul significato di educazione oggi. Guardiamo a come si è modificata la società, a come si è resa difficile la comprensione del mondo e poi guardiamo al dentro degli alunni, aiutiamoli a prendere contatto con la propria parte pensante, a riconoscere e gestire le proprie emozioni ed anche a riconoscere e rispettare quelle altrui, a costruirsi una dimensione sociale senza limiti, a riconoscere il rischio ed il pericolo del pregiudizio, ad elaborare un pensiero critico, a porsi nella prospettiva dell’altro, a gestire l’empatia come strumento di conoscenza e di solidarietà, a gestire i conflitti, a riconoscere le proprie risorse e a impegnarle strategicamente, ad essere flessibili e disponibili, tenaci e pronti all’impegno e al cambiamento, a rispettare ed amare.

Certo, un percorso lungo che, però, ha bisogno di avviarsi subito, già da quando si entra per la prima volta in scuola, e proseguire coerentemente negli anni. Il che significa anche che gli insegnanti delle diverse classi e dei diversi ordini devono dialogare, perché il progetto deve essere comune e porsi alla base del processo d’istruzione senza esserne soffocato. E poi ancora: ricordarsi che la relazione educativa non si limita allo spazio aula o alla dimensione oraria. Nella scuola non possono esistere zone franche, spazi ciechi, disinteresse perché“l’ora è finita” o la campanella è suonata. La scuola va oltre, deve andare oltre perché è l’unico spazio vero di crescita possibile per gli studenti, di cui tutti, indistintamente tutti gli operatori della scuola sono responsabili.

Il bullismo non si contrasta certamente con gli spot affidati a questo o quel personaggio dello spettacolo che passano in televisione alla stregua di un messaggio pubblicitario, ma nelle scuole con un’azione che parta già dalla quella dell’infanzia e che già da allora preveda il coinvolgimento delle famiglie in percorsi di informazione e formazione continua. L’alleanza scuola-famiglia è una bella cosa, ma deve fondarsi su un incontro e raccordo continuo, che veicoli anche momenti di aggregazione e di convivenza formativa oltre che di rendicontazione dell’azione didattica.

Indubbiamente, la disponibilità dei mezzi informatici ha contribuito a falsare straordinariamente tutto, aprendoci al virtuale e facendoci precipitare in esso, fino a dargli una rilevanza che macina anche valori e giudizi, che rende scioccamente e pericolosamente potenti, irriguardosi e maleducati, un oceano in cui le identità si falsano e si rubano, in cui morale, etica e pudore sono merce contraffatta. Ma si tratta di uno strumento straordinario, che richiede molta attenzione per quanto possa dare dipendenza e illusioni, per quanto possa travolgere e falsamente indirizzare verso non luoghi e non appartenenze. L’educazione all’utilizzo sapiente delle nuove tecnologie si impone, perché tracciano i percorsi nei quali si rappresenterà il futuro, ma non può trattarsi di un’educazione che non si accompagni all’educazione della persona, quindi un’educazione che non sia animata soltanto da contenuti, ma anche da relazioni ed empatia (vedi anche Damiano Verda,“Post-verità e formazione” su questo numero).

Parafrasando Bauman, compito della scuola è venire in aiuto dell’individuo.

 

La rivista si apre con un intervento diGianluca Dradisu “Il conferimento degli incarichi dirigenziali”, un argomento col quale frequentemente ci confrontiamo allorché assistiamo all’affidamento di incarichi dirigenziali, per comprendere le motivazioni sottese. L’accesso alla qualifica e al ruolo di dirigente avviene a seguito del superamento di un concorso pubblico, ma l’effettiva imputazione della funzione avviene attraverso il conferimento di un incarico a carattere temporaneo. L’articolo analizza più specificamente il conferimento degli incarichi cui normalmente possono aspirare i dirigenti scolastici, cioè quelli relativi a funzioni dirigenziali non generali, conferibili da parte dei dirigenti di livello dirigenziale generale (del Miur o degli USR).

Ha fatto notizia, un paio di mesi, la denuncia di un nutrito numero di cattedratici e intellettuali delle carenze linguistiche dei giovani universitari, classificandoli da terza elementare. L’argomento è ripreso da Filippo Cancellieri in “I giovani non sanno più scrivere: l’appello dei 600”, imputando, ai noti sottoscrittori dell’appello, di avere esposto contenuti superficiali, generici, improntati a luoghi comuni e a impressioni empiriche prive di basi oggettive. Più che attribuire le carenze sintattiche e ortografiche alle matricole universitarie e ai loro maestri delle elementari, si dovrebbe chiamare in causa il governo del sistema scolastico con la sequela di pseudo riforme distanti e avulse dalle effettive pratiche d’aula, non certo per la sottovalutazione della grammatica o per i contenuti delle indicazioni Nazionali.

L’alternanza scuola-lavoro non è una novità per la scuola italiana: si trovano le sue radici già in sperimentazioni a partire dagli anni novanta. Samuele Giombi ne traccia un excursus in “Alternanza scuola-lavoro. Recuperare equilibro e spazi di autonomia”, fino a focalizzare il dettato della legge 107/2015, nella quale si ribadisce ampiamente l’importanza di affiancare al sapere il saper fare, intensificando i rapporti della scuola con il territorio, con il mondo produttivo e dei servizi. Ciò sulla base dell’assunto che la relazione con le imprese favorisce l’innovazione della didattica e la diffusione dei processi formativi orientati all’acquisizione di competenze spendibili anche nel mondo del lavoro, promuovendo al contempo l’orientamento, la cultura e l’educazione all’autoimprenditorialità.

Entrando nel merito della gestione dell’esercizio finanziario, il dirigente scolastico ha il dovere di sottoporre, al collegio dei revisori dei conti, i consuntivi non ancora verificati? E il collegio dei revisori, può esimersi dall’esprimere il prescritto parere di regolarità amministrativo-contabile anche nel caso in cui è chiamato ad esaminare conti consuntivi degli anni precedenti che non risultano ancora definiti? Edgardo Escamilone tratta nel contributo “Dirigenti scolastici e revisori in prima linea nell’approvazione del consuntivo”, avvalendosi di una circolare di chiarimento sulla questione emessa dall’USR per la Sicilia nel febbraio 2017 e il cui contenuto appare applicabile a tutte le scuole.

“I fatti oggettivi sono meno influenti nella formazione rispetto agli appelli o convinzioni personali”; questo concetto è sinteticamente definito con post-truth (post-verità), identificata come parola dell’anno 2016 da Oxford dictionaries. Damiano Verdaraccoglie questa suggestione e ci ricama sopra un bell’intervento in “Post-verità e formazione. Rete come veicolo, educazione come anticorpo”, inducendoci a porre l’attenzione al modo in cui si costruiscano false notizie proprio attraverso l’impiego dell’empatia. In particolare, punta il fuoco su come, un sapiente uso della rete e di strumenti quali i social network, spesso ad opera di personaggi con forte visibilità pubblica, consenta di confezionare messaggi semplici, in genere piuttosto enfatici e di grande impatto, fino a promuovere una diffusione virale. Da qui l’invito, alla scuola, di non adagiarsi su una visione magica del valore educativo delle nuove tecnologie in quanto tali, ma di promuovere un approccio realisticamente più funzionale e critico.

Nel rendere omaggio alla figura del sociologo/filosofo Zygmunt Bauman, morto il 9 gennaio scorso, Viviana Rossi, nel contributo “Bauman e la scuola”, raccoglie il senso delle sue riflessioni e del suo paradigma interpretativo della società pensando al disagio profondo che vivono i nostri studenti nell’interpretare la realtà, scissi come sono in due mondi, quello online e quello offline, travasati da una società solida, definita da legami nazionali stabili e duraturi, a una società liquida, fatta di legami mutevoli e fragili. Nel passaggio dalla modernità solida alla società postmoderna si impone, per la scuola, l’abbandono dell’impalcatura burocratica su cui si reggeva, per adottare un modello che si elabori partendo dalla centralità dell’individuo, quindi educando alla flessibilità e puntando sulla creatività, sulla riflessione e sull’impegno personale resiliente.

La recente approvazione dello schema di decreto legislativo recante modifiche e integrazioni del Testo unico del pubblico impiego, ha indotto Francesco Nuzzaci ad una sua disamina veloce e selettiva in “La revisione del testo unico del pubblico impiego e i riflessi sulla dirigenza scolastica”. Nel quadro normativo strutturalmente immodificato che si è profilato, l’Accordo del 29 dicembre 2016 tra Funzione Pubblica e OO.SS. appare privo di base giuridica.

Dopo aver puntualizzato la definizione di organismo paritetico, Antonietta Di Martino richiama le principali fonti normative che ne tracciano il funzionamento, quindi si sofferma sugli organismi paritetici definiti dal Dlgs 81/08, indirizzati alla gestione delle politiche legate alla sicurezza ed igiene dei luoghi di lavoro. In “Gli organismi paritetici in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: cosa sono e la loro funzione”, tratta le specifiche generali e come queste si declinino nel comparto scolastico, proponendo, come esempio operativo concreto, il modello creato e avviato dall’USR del Piemonte.

Le maggiori e più ricche risorse che la legge 107/2015 intende affidare alle scuole, sostiene Giacomo Mondellinel suo contributo “Per attuare il PTOF occorrono nuovi insegnanti”, se da un lato dovranno essere richieste/promosse attraverso la piena attuazione dell’autonomia scolastica, dall’altro lato abbisognano dell’opera sempre più qualificata di dirigenti e docenti. In particolare questi ultimi, forti di una assunzione massiccia, dovranno qualificarsi considerevolmente per offrire un contributo determinante per l’elaborazione del PTOF, attraverso il quale divengono loro stessi agenti di innovazione didattica.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioci introduce a “L’accoglienza nei CPIA”, fase che, nell’organizzazione dei centri, rappresenta lo snodo tra il primo momento di incontro con l’adulto e la costruzione del suo percorso formativo coerente con un progetto di vita e finalizzato al conseguimento del titolo di studio e all’inserimento nel mondo del lavoro.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauroci porta in Catalogna sull’onda di un verso “Ara ès demà (Ora è domani).Una poesia dolce ma anche un proposito per un’idea comune”, nonché titolo ed incipit di un progetto, varato qualche mese fa dal Consiglio Scolastico di quella regione, che si propone di rinnovare dalle fondamenta il sistema educativo, e con esso il modo di rapportarsi col mondo.

Per Appunti di Psicologia della Gestione, Vittorio Venutiriprende un tema sul quale gli insegnanti continuano a chiedere formazione e aggiornamento: “I BES tra senso e non senso, competenze e incompetenze”.

Per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchisi occupa dell’ “Assegnazione del bonus ai docenti”, commentando la decisione del Tribunale di Bari assunta in merito ad un ricorso proposto dalle sigle sindacali. Secondo il Tribunale in questione la procedura prevista dalla legge n.107/2015 non viola l’art 28 dello Statuto dei lavoratori. X

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