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CONCORSO DOCENTI 2020 - Corso di preparazione al concorso per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

La Casa Editrice Euroedizioni nell'imminenza dell'uscita dei bandi di concorso per il personale docente propone a condizioni molto vantaggiose la seguente offerta formativa:

Corso di 45 video lezioni per la preparazione di base al concorso docenti delle scuole di ogni ordine e grado che possono essere ascoltate come e quando si vuole senza limiti di tempo sul proprio PC, tablet, ipad,  o smartphone  a soli € 100,00. Ogni lezione è corredata dalle Slides usate dai docenti durante la tenuta delle lezioni

Corso di 20  webinar specifici mirati per ordini e gradi di scuole a soli 200,00 euro

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La Buona Scuola in 100 parole chiave,  a cura di LELLI, SUMMA, €  23,00

Compendio di diritto e legislazione scolastica, a cura di Gianluca Dradi € 25,00

 La valutazione nel sistema scolastico, Valutazione ed autovaluta­zione del personale, degli apprendimenti, dei sistemi e processi scolastici, a cura di Antonietta Di martino,  € 19,00.

 

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L’attività di ricerca e sperimentazione è il fondamento dell’autonomia scolastica

Editoriale di Ivana Summa Direttore Responsabile

In questo editoriale desideriamo mettere in evidenza il tratto distintivodi questa rivista che faremo in modo che diventi sempre più evidente e percepito dai nostri lettori. I contributi che pubblichiamo nascono dalla ricerca-azione di singole scuole e/o di singoli insegnanti, ma si avvalgono anche della ricerca accademica di matrice psico-pedagogica. Siamo convinti, infatti, che l’una e l’altra si intreccino efficacemente e che soltanto insieme possono dare un contributo al miglioramento del sistema scolastico italiano. Che certo non migliora soltanto attraverso le azioni promosse dal MIUR - pure apprezzabili e quanto mai provvidenziali- e con tutto l’apparato strumentale posto in essere dall’INVASI: prove nazionali standardizzate, Rapporto di autovalutazione d’istituto, Bilancio e Rendicontazione Sociale.

Tutte queste azioni top-down sono destinate a diventare mere procedure burocratiche se - e purtroppo succede ancora troppo spesso - non incontrano contesti scolastici che praticano, concretamente e quotidianamente - l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo che, all’art. 6 del D.P.R. 275/1999 (vent’anni fa!) prevede quanto segue:

DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2020

OCSE PISA. Davvero la scuola italiana è come appare? Editoriale di Vittorio Venuti

Mi ero ripromesso di non parlarne quest’anno, perché, mi ero detto, sarà la solita solfa, per cui avrei lasciato scorrere il dibattito intorno all’impietoso report OCSE PISA sulle competenze dei 15enni italiani trattenendomi da ogni commento. Poi, però, al reiterarsi del grido d’allarme di giornalisti e personaggi della scuola, primo tra tutti il Ministro per l’Istruzione - “Sono dati che ci preoccupano, non perché siano diversi da quelli di un anno fa ma perché sono molto peggio rispetto a quelli di 20 anni fa” -, ho deciso che qualcosa avrei potuto/dovuto dire.

Quando la smetteremo di stracciarci le vesti facendo finta di essere colti, per l’ennesima volta, di sorpresa e, invece, ammettere che tra una tornata di prove e l’altra per la scuola non si è fatto granché, anzi, forse, la si è ancora più penalizzata gravandola di ulteriori “incertezze” economiche e “molestie burocratiche”? Raccogliamo quel che abbiamo seminato! è questo il punto, e non ha pregio l’allarme ricorsivo ma il pensare seriamente e continuativamente alla scuola provando ad intercettare i molti mutamenti di cui la scuola è stata fatta segno da qualche decennio a questa parte con un rapporto tra fondi complessivi per l’istruzione e PiL inadeguato ancorché in riduzione e una dotazione di edifici scolastici prevalentemente insicuri e ben lontani da quell’idea di “belle scuole” che avrebbe dovuto caratterizzare gli ambienti di apprendimento. Eppure sappiamo quanto l’ambiente pulito, curato, bello a vedersi contribuisca ad una sua migliore fruizione e predisponga a modificare i comportamenti anche i più ostinati.

Ma non è solo questo il punto. Il punto vero è: bene, adesso sappiamo! Perciò, cosa facciamo? Come interveniamo e dove con maggiore intenzionalità? Chiediamoci di chi sono le responsabilità, che non possono ricadere sugli alunni, ultimo anello di una catena che ha il suo inizio da un’altra parte.

Un’affermazione ricorrente quanto superficiale, tra le tante espresse e lette, mi lascia molto perplesso e non mi sta bene. Si dice: gli studenti italiani “ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media OCSE (487), collocandosi tra il 23° e il 29° posto”; affermazione che non mi sta bene perché non sono loro, gli studenti, a classificarsi in una posizione di classifica inopportuna, ma la scuola italiana. Non possiamo dire che uno studente su 4 non raggiunge il livello base di competenza in matematica o che 19 studenti su 20 sono analfabeti funzionali o, per contro, che solo uno studente su 20 padroneggia compiti di lettura complessi distinguendo tra fatti e opinioni quando leggono un argomento non familiare. Quando si parla di valori medi, di statistica, viene in mente Trilussa con la storia del pollo:

“Me spiego: da li conti che se fanno

 secondo le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra ne le spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perché c’è un antro che ne magna due”.

 

I dati occorre saperli leggere, interpretare ed analizzare, per ricercare le responsabilità del sistema più che non quelle degli studenti o, anche, degli insegnanti. Responsabilità che, in primo luogo, ricadono sulla politica, che spesso rivela un analfabetismo culturale ed emotivo ancora più preoccupante di quello che si attribuisce agli studenti. Ripariamo la scuola e curiamo gli edifici, curiamo la formazione permanente e “obbligatoria” degli insegnanti e consentiamo la liberazione della didattica dal modello trasmissivo e prevalentemente nozionistico, ma liberiamo anche i dirigenti scolastici dai funambolismi burocratici e dall’ostinazione, imposta, dell’ubiquità (quante sono le situazioni di spartizione dei dirigenti su più e più sedi?) consentendo loro di recuperare la loro vera funzione di leader educativi, liberi da responsabilità - vedasi sicurezza - che non competono loro e che alimentano quella irrequietezza esistenziale che certamente non giova alla serenità del loro impegno. Con urgenza occorre ripensare alla scuola primaria, fondamento ineludibile di tutto quel che gli studenti faranno in seguito. Gli insegnanti non siano così zelanti a seguire i programmi facendoseli dettare dai libri, talmente di fretta, ormai, che i bambini non hanno tempo di assimilare ed elaborare le informazioni, di acquisire con sicurezza le procedure. Non si trascuri il collegamento tra la mano, il cervello e la mente, vie obbligate per gli apprendimenti. La capacità di comprendere testi complessi si avvia fin dalla classe prima, a patto che si tenga conto di seguire una didattica che si basi sulla riflessione, sull’esercizio ripetuto, sulla lettura e sull’analisi di testi e dati. Non col ritmo e con l’intensità pretesi dai libri ma rispettando il ritmo e le inclinazioni dei bambini nonché il buonsenso pedagogico e didattico dell’insegnante attento.

Sarebbe facile, a questo punto, agganciare considerazioni anche sulle prove Invalsi, ma è meglio soprassedere. Rilevo solo che si stanno trasformando in una sorta di competizione tra le scuole, con insegnanti che le vivono come banco di prova per loro e mi chiedo: era questo il senso?

Intanto ricordiamo quanto dichiarato dallo stesso Ministro Fioramonti poche settimana fa: “Serve una scuola di qualità che torni a garantire l’ascensore sociale, dal Nord al Sud, e non un ammortizzatore sociale. Da 20 anni sulla scuola italiana non si investe più. (…) Difendo il principio di valutazione delle prove Invalsi, ma devono essere oggettive. Per questo ho deciso di farli anche io, per verificare se è vero ciò che viene detto per quanto riguarda, ad esempio, le domande trabocchetto che misurano solo un’attenzione e non il grado di apprendimento in modo chiaro e lineare. E poi non dovranno essere invasivi. Gli studenti non devono studiare solo per superare il test, ecco l’obiettivo”.

Permangono intatti i miei dubbi sulla oggettività delle prove e su quanto sia corretto proporre modalità di rilevazione degli apprendimenti sulla base di criteri e sequenze ideologiche estranee alle singole realtà sulle quali si riversano. Si possono osservare ed esaminare con obiettività i bambini della scuola primaria?

La questione è, comunque, più ampia e complessa di quanto appare, perché coinvolge ed incide sul profilo pedagogico e didattico del sistema d’istruzione e del senso stesso del fare scuola.

L’apertura di questo numero di Dirigere vede il contributo di Michela Lellasu un evento che, in questo periodo dell’anno scolastico, vede fortemente impegnate le scuole, intente ad offrire la migliore immagine di sé: “L’open day a scuola è solo un’operazione di marketing?”. Nella disamina del fenomeno si dà conto del ruolo che ha avuto l’autonomia scolastica nell’adesione delle scuole alle logiche di mercato al fine di garantirsi la sopravvivenza. Andare oltre il marketing è un imperativo a cui bisogna prestare più attenzione.

Stefano Stefanel, a seguire, dà rilievo a “Il problema dello staff dirigenziale”, quella componente di docenti che affianca il dirigente scolastico nella gestione della scuola. La trattazione descrive le diverse modalità operative con cui lo staff viene definito per suggerire lo spostamento di una idea di staff tutto orientato verso l’amministrazione, in favore di un’idea di staff orientato verso la costruzione di un organigramma di scuola in cui dirigente e collegio docenti convergono verso figure di sistema, di gestione e di coordinamento riconducibili a pratiche didattiche ed educative.

In “Istruzione e formazione professionale alla ricerca di una prospettiva unitaria per la persona e il lavoro” Gian Carlo Sacchifa il punto sulla unificazione del sistema scolastico e formativo come disposto dalla riforma del titolo quinto della Costituzione e mai del tutto realizzata. Il contributo ripercorre le tappe di avvicinamento dei due sistemi e rileva gli spazi per una riedificazione dell’intesa, da parte di Stato e Regioni, funzionale ad una formazione per il lavoro che corrisponda alle esigenze dei territori a sostegno delle aziende e che offra ai giovani una qualificata formazione in vista della loro occupazione.

Ivana Summain questo articolo“L’attività di gestione del dirigente scolastico: una “mappa in 40 schede” per passare da un modello burocratico ad un modello professionale del servizio educativo”, commenta il contenuto di un testo edito da Euroedizioni per supportare l’attività dirigenziale del dirigente scolastico. Il problema centrale di un istituto scolastico è quello di funzionare al meglio delle proprie possibilità tutti i giorni, sostiene l’autrice. Ma una volta raggiunto un certo standard di funzionamento, il lavoro non è finito, perché da quel momento in poi non si tratta soltanto di mantenere l’equilibrio raggiunto limitandosi a gestire la quotidianità, prevenendo gli inevitabili incidenti di percorso o correggendo eventuali errori.

Prende spunto da uno studio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) il contributo di Anna Armonecentrato su“I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età, in particolare bella tranche 0-6”. L’AGIA ha deciso di circoscrivere, al momento, il tema dei LEP alla fascia di età 0-6 anni, in quanto universalmente riconosciuta come quella in cui investire per avere migliori risultati in ordine alla promozione del benessere, alle prestazioni scolastiche e in generale agli esiti nel corso della vita, nonché per ridurre diseguaglianze, disagi e maltrattamenti. Un livello essenziale particolarmente preso in considerazione è il diritto, per ogni bambino che frequenta la scuola dell’infanzia, di accedere a un servizio mensa in quanto servizio essenziale e non più un servizio a domanda individuale.

In “Governare i processi formativi: inclusione e qualità dell’offerta formativa”, Viviana Rossiillustra la pregevole iniziativa che l’AID, “Associazione italiana Dislessia”, ha riservato ai dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado con l’attivazione di una piattaforma digitale, gratuita, della durata di 40 ore. La scelta di rivolgersi ai dirigenti scolastici consegue alla considerazione dell’importanza del suo ruolo, che si espleta anche nella promozione di interventi indirizzati ad assicurare il diritto di apprendimento di tutti gli studenti.

In questo preciso momento dell’anno scolastico, che vede scuole e famiglie impegnate nelle preiscrizioni, assume rilievo il contributo di Daniele Scarampi, che tratta de “Il valore del diverso e la percezione dell’inclusione scolastica nella recente evoluzione normativa”, quale suggestione importante per i docenti, da un lato tesa a rammentare i fondamenti legislativi che affermano il diritto dei soggetti ritenuti più fragili ad esserci come tutti gli altri e dall’altro volta a sospingere gli insegnanti ad ampliare la loro professionalità e le loro competenze psicopedagogiche e didattiche per comprendere e curare l’effettiva inclusione di tutti gli allievi.

Sul rapporto OCSE PISA si sofferma Ilaria Virciglio, colpita dal rilievo che i mezzi d’informazione hanno dato ai quindicenni italiani evidenziati come, mediamente, non in grado di distinguere in un testo le opinioni dai dati oggettivi, quindi privi di competenza testuale. In “La scuola tra scandalo e paradosso”, Virciglio chiama in causa lo scarso amore per la lettura, complice, spesso, un ambiente familiare altrettanto distratto e uno scenario sociale anch’esso poco incline. La scuola, quindi, non può essere messa in discussione, non altrettanto si può del fuori scuola.

Silvestro Pezzuto, nel suo pezzo dal titolo “Licenziamento disciplinare per false attestazioni presenze (“furbetti cartellino”)” ritorna su un argomento di scottante attualità fornendo una chiave di lettura più completa delle nuove norme introdotte per combattere l’assenteismo dei dipendenti pubblici. Nell’ordinamento disciplinare dei dipendenti pubblici sono presenti alcune norme che sono espressione di accadimenti o particolari eventi che hanno avuto una forte rilevanza mediatica e indignato i cittadini onesti, colpiti da immagini deplorevoli di impiegati pubblici autori di false attestazioni di presenze in ufficio o di altre attività fraudolente.

Infine, Andrea Leonzio, nel suo pezzo“Le novità del decreto scuola” ci offre una panoramica delle principali novità introdotte per la scuola con questo tormentato decreto l’ultimo dell’era del Ministro Fioramonti. Il Parlamento ha approvato con la legge di conversione del 20 dicembre 2019 n. 159, il decreto scuola del 19 ottobre 2019 n. 126 contenete misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 2019.

Per “Salute e sicurezza nella scuola”, Antonietta Di Martinopropone il terzo inserto, nel quale ci si sofferma sui concetti chiave di prevenzione, protezione, promozione.

Per i Casi della Scuola, Antonio Di Lellosi occupa di “Incompetenza del Dirigente Scolastico a irrogare la sanzione disciplinare” riprendendo il caso di una docente sanzionata dal Dirigente scolastico con la Sanzione disciplinare di sospensione di giorni 1 dal servizio e dalla retribuzione, per violazione dell’art. 494, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 “atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio”.

Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauropropone l’interrogativo “Come vive se stesso chi oggi si trova a guidare l’impresa sociale più delicata e sensibile al mondo?”, intendendo riflettere sulla variegata natura professionale dei capi d’istituto, sia essi chiamati ‘headschool’, ‘director’, ‘principal’, ‘preside’ o‘rektor’, comunque un’eccellenza che in ogni scuola d’Europa cerca di custodire al meglio ogni nostro possibile futuro.

Per la rubrica giurisprudenza scolastica, Silvia Renzulli nel suo pezzo “Le novità del garante sulla privacy a scuola”, fa il punto sull’ultimo provvedimento adottato dal Garante per la privacy a proposito dei trattamenti dei dati effettuati dalle scuole. Uso degli smartphone da regolamentare scuola per scuola; sì alla registrazione delle lezioni, ma diffusione su Internet solo previo consenso; sì alla pubblicazione dei tabelloni degli scrutini.

Per Psicologia della Gestione,Vittorio Venutiriflette, in “Insegnamento e apprendimento prevedono un incontro con l’Altro”, sulla necessità che l’alunno venga riconosciuto come l’Altro, quindi portatore di cultura che deve essere considerata opportunamente. Non si può incidere sull’Altro se non gli si conferisce fisicità e se non se ne riconoscono le peculiarità, ovvero i versanti e le dimensioni affettive, cognitive, sociali che lo determinano, se non si comprende e si accoglie la cultura che lo caratterizza, che lo fa muovere, che lo alimenta e lo induce a pensare e a comportarsi come pensa e come agisce, se non lo si vede come esito di diverse linee evolutive e di una molteplicità di esperienze a noi ignote. X

CONCORSO DIRETTORE SGA - COME PREPARARSI PER LA PROVA ORALE

Il bando di concorso  all'art. 14 recita: "La  prova  orale,   volta   a   accertare   la   preparazione professionale del candidato, consiste in:  a. un colloquio sulle materie d'esame di cui all'Allegato B del decreto ministeriale, che accerta la preparazione  professionale  del candidato sulle medesime e  sulla  capacità  di  risolvere  un  caso riguardante la funzione di DSGA;      

Nella prova orale della durata massima di 30 minuti, vi faranno:

-  una domanda di carattere generale, cioè un quesito sulle materie di esame

- secondo, vi proporranno un caso a cui dovete fornire la risposta pratica operativa.

Dunque per risolvere un caso che riveli le  capacità di esercitare, interpretando la funzione direttiva del direttore sga, bisogna situarsi da subito in questa direzione, focalizzandosi proprio sui vari aspetti che la descrivono nelle norme di riferimento. E' un modo per esercitarsi con i casi forniti, muovendovi tra i vari ambiti utilizzando le conoscenze di base che trovate:

Oltre 2500 test a risposta multipla su tutte le materie del concorso SOLO 30,00 euro

Tutti i test vengono offerti anche on line sulla domande più ricorrenti con risposte commentate per consentire l’autoapprendimento e la simulazione delle prove.

Grazie al simulatore Test online  sarà possibile esercitarsi alla prova rispondendo a quesiti a risposta multipla, ripassare gli argomenti, coniugare lo studio teorico con la verifica della propria preparazione oltre a simulare lo svolgimento della prova stessa.

Senza por tempo in mezzo, il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato, in conferenza stampa, lo sdoppiamento del MIUR e i nomi dei due nuovi Ministri: Lucia Azzolina per la Scuola e Gaetano Manfredi per Università e Ricerca.

"Mi sono convinto che la cosa migliore per potenziare la nostra azione – ha detto Conte -, sia separare il comparto Scuola dal comparto Università e Ricerca. Sembrano appartenenti alla stessa filiera, ma hanno logiche ed esigenze molto diverse, sarà creato un nuovo ministero dell'Università e della Ricerca.Ho pensato, avendo conosciuto l'operato della sottosegretaria Lucia Azzolina, di nominarla ministra della Scuola e Gaetano Manfredi vorrei nominarlo ministro dell'Università e della Ricerca. Abbiamo la necessità di rilanciare il comparto della Ricerca dell'Università - ha aggiunto - Dobbiamo fare qualche sforzo in più, dobbiamo rilanciare un piano straordinario per i ricercatori".

Lucia Azzolina, 37 anni, di Siracusa, legata al Movimento 5 Stelle, membro della Camera dei Deputati, già Sottosegretario dello stesso dicastero dall’inizio dell’esecutivo, la neo ministra si è laureata dapprima in filosofia e poi in giurisprudenza. Insegnante all'I.I.S “Quintino Sella” di Biella, nel maggio 2019 si è classifica tra gli idonei del concorso per dirigente scolastico. Da docente, una delle sue battaglie è stata quella contro le "classi pollaio", problematica per cui presentò anche un disegno di legge. In possesso anche diabilitazione per insegnare Storia e filosofia e abilitazione all'insegnamento per gli studenti diversamente abili, dopo la seconda laurea in giurisprudenza, ha svolto la pratica forense occupandosi di diritto scolastico. Nel suo curriculum figura anche l’impegno nel sindacato “Anief”, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori, prima in Piemonte e poi in Lombardia.

Subito dopo la nomina, in un post su Facebook ha scritto:

«Guidare il ministero dell’Istruzione sarà per me un grande onore. Non nascondo l'emozione che provo in questo momento. Nella scuola ho passato gli anni più belli della mia vita, prima come studentessa e poi come insegnante. Alla scuola voglio restituire ciò che mi ha dato. C’è tanto lavoro da fare e lo faremo, a testa bassa, con umiltà, attraverso l’ascolto, il confronto e continuando ad andare nelle scuole, come ho fatto in questi mesi da sottosegretaria. Ringrazio il Presidente Conte per la fiducia. Ringrazio Luigi Di Maio che mi ha sostenuto e tutti i colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle.Rivolgo un pensiero deferente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della Costituzione e dell'unità nazionale.

Mi aspetta un compito grande. Non sarò sola: al Ministero in questi primi mesi ho già condiviso, con una squadra di persone ed esperti, il percorso del decreto scuola e avviato i primi dossier. E poi c’è il personale del Miur. Ci sono tante persone preparate con cui ci metteremo subito al lavoro per il bene della scuola.

Metterò tutto il mio impegno per riportare i ragazzi e il loro futuro al centro del sistema di Istruzione e del Paese.Non vedo l’ora di cominciare».

Gaetano Manfredi, nato a Ottaviano (NA) il 4 gennaio 1964, laureain Ingegneria conseguita nel 1988, dal 2014 è alla guida dell'università Federico II di Napoli, l'ateneo più grande del Mezzogiorno (scadenza del secondo mandato nel 2020), ed è presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane (C.R.U.I.) dal 1 ottobre 2015 (acclamato nel 2018 per un secondo mandato). Autore o curatore di 9 libri, e ha curato oltre 400 lavori scientifici pubblicati su rivista o presentati a congressi nazionali ed internazionali, svolge attività di ricerca teorica e sperimentale prevalentemente nel campo dell’Ingegneria sismica. Si deve a lui la prima scuola europea per sviluppatori di app nata nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio grazie alla partnership con il colosso di Cupertino.
Dopo l’annuncio della sua nomina ha dichiarato:

«Se mettiamo al centro la qualità delle persone non possiamo sbagliare. È la strada che intendo percorrere: su questo a volte mi si considera un po' rigido, ma è un tema su cui non faccio negoziati. In condizioni sicuramente complicate cercherò di fare il massimo per il nostro sistema».

Oltre 2500 test a risposta multipla con risposte commentate su tutte le materie del concorso

Autori: Rocco callà e Vittorio venuti

Il testo è offerto a soli 30,00 euro, comprende la versione cartacea e on line

Può essere acquistato con le seguenti modalità

CON LA CARTA DEL DOCENTE -Come creare il buono spesa:
accedi con il tuo Spid alla piattaforma ministeriale https://cartadeldocente.istruzione.it
clicca la voce “Crea buono” dal menu in alto a sinistra - si aprirà la schermata “Per quale tipologia di esercizio/ente?” clicca su “Fisico” - scegli l’ambito “Libri e testi ( anche in formato digitale)",- inserisci l’importo corrispondente  al costo del corso o dei libri - clicca su “Crea buono”
Verrà generato un buono spesa contraddistinto da un codice. Scarica il buono in PDF e invialo  alla nostra casella  direttore@euroedizioni.it  insieme ai dati (nome, cognome, indirizzo completo ). OPPURE:

· Bonifico: CODICE IBAN   IT 85  D  07601  01000 000035368109

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SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.4/2019

Considerazioni sul concorso per DSGA

Editoriale di  Anna Armone - Direttore responsabile - Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

E' in pieno svolgimento il concorso per il reclutamento dei Direttori dei Servizi generali e amministrativi. Che storia! Più ci penso e più la vicenda mi riporta ad un copione italico della farsa. Questa figura ha un’anima composita. Nasce come supporto al capo d’istituto in un periodo storico in cui la complessità scolastica si limitava a poche pratiche da mezze maniche. La scuola era un’appendice del Provveditorato senza alcun rilievo esterno, a meno che il Provveditore non decidesse di dare qualche delega al Preside/Direttore didattico. Il segretario non aveva bisogno di alcuna formazione tecnica superiore di livello universitario legata come era la sua professionalità, al livello di complessità dell’azione amministrativa della scuola.

Con l’avvento dell’autonomia muta profondamente l’ambito di operatività delle istituzioni scolastiche. Viene conferita la dirigenza ai capi d’istituto e questo passaggio trascina con sè una serie di conseguenze relative all’azione amministrativa. L’istituzione scolastica viene inserita tra le amministrazioni pubbliche ai sensi dell’art. 2 comma 1 del d.lgs. 165/2001, da quel momento in poi tutta la normativa generale che richiama tale disposizione ricade in modo automatico sulle istituzioni scolastiche, parliamo di sicurezza sui luoghi di lavoro, trasparenza, contrattualistica, privacy.

La dirigenza, con la sua formazione giuridico-amministrativa non sempre adeguata non riesce a far fronte alla gestione dell’istituzione scolastica e l’Ufficio di segreteria non si è evoluto di pari passo alla legislazione. Benché dal 2001 fosse previsto il reclutamento dei direttori dei servizi generali e amministrativi muniti di lauree specifiche, le assunzioni sono state sempre mediate da interventi sindacali mirati al riconoscimento dell’esercizio della funzione a prescindere dal titolo di studio e basato su graduatorie, incarichi di reggenza e istituti emergenziali.

Lo sforzo profuso dal personale di segreteria è stato ed è sicuramente enorme, ma la qualità della gestione è stata influenzata dalla struttura di segreteria debole e spesso inadeguata.

Ed è così che il primo bando di concorso ha acceso le speranze di una profonda e valida professionalizzazione delle strutture amministrative. Il contenuto del bando in teoria rende ragione di tale investimento, prevedendo un programma davvero corposo che non ha pari nel panorama dei reclutamenti di funzionari pubblici. Direi, anzi, che sembra quasi esorbitante rispetto alla funzione che, benché complessa, il direttore deve andare a svolgere.

Si è di conseguenza aperto un mercato della preparazione al concorso adeguato alle materie di cui è richiesta la conoscenza. E proprio all’inizio del mese di novembre sono state sostenute le prove scritte. La montagna ha partorito un topolino. Una per tutte. L’area diritto costituzionale e amministrativo è stata condensata in un quesito sulla differenza tra decreto legislativo e decreto legge. Per ragazzi laureati che hanno approfondito le tematiche giuridiche indicate nell’area contestualizzandole anche nel sistema scolastico e di istruzione, ritengo si sia trattato di una frustrante sorpresa. Domande del genere si trovano nei manualetti di preparazione a concorsi di livello iniziale nel pubblico impiego, non in un concorso mirato al reclutamento di una figura che si pone benissimo anche oltre il profilo del funzionario, essendo più vicina alla posizione organizzativa prevista da alcuni ordinamenti. Nessuna traccia di diritto del lavoro, considerando l’importanza della conoscenza della disciplina codicistica e delle procedure di contenzioso che spessissimo investono la scuola.

La seconda prova è consistita nello svolgimento di un caso che caso non è. Il caso rappresenta una situazione problematica che porta a diverse soluzioni possibili, tra le quali il candidato deve privilegiare quella più attinente al contesto di riferimento. Il caso proposto era più lo svolgimento di una procedura nella quale era già individuato sia l’atto da adottare che gli elementi essenziali che un caso da svolgere attraverso l’individuazione della soluzione e la formazione dell’atto.

Qui prodest tale strategia?

 

Veniamo al contenuto della rivista.

Renato Loierocommenta il dl n.126/2019, un provvedimento legislativo che interviene su nodi essenziali del sistema scolastico. In primis, prevede l’introduzione di misure per assicurare la stabilità dell’insegnamento nelle istituzioni scolastiche, ponendo rimedio alla grave carenza di personale di ruolo nelle scuole statali e riducendo il ricorso a contratti a termine al fine di garantire lo svolgimento delle funzioni tecnico-ispettive all’interno del sistema scolastico. Inoltre, il decreto vuole adeguare le disposizioni generali in tema di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione alle specificità del personale scolastico e contiene disposizioni dirette ad assicurare alle famiglie meno abbienti condizioni economiche di favore per il trasporto scolastico. Il provvedimento introduce, infine, disposizioni dirette a garantire il corretto svolgimento dell’attività amministrativa e ad assicurare i servizi di pulizia all’interno delle istituzioni scolastiche.

Alessandra Foschetti fa il punto sulla legislazione sulla Privacy così come emerge dal Regolamento UE e dal nostro Codice. Si tratta di un quadro sintetico ed esaustivo che costituisce una sorta di planning delle azioni da porre in essere per la gestione della tematica.

Gabriele Venturae Massimo Nutini fanno un’approfondita analisi dello stato del sistema di integrazione degli alunni disabili alla luce del d.lgs. 66/2019. Il saggio entra nello specifico dell’analisi dei dati sia relativi al numero dei minori disabili che agli organici del personale di sostegno e agli assistenti forniti dagli enti locali. Vengono altresì offerti spunti di riflessione per affrontare il problema: l’aumento del numero degli alunni certificati, la complessità del fenomeno rispetto a diverse dimensioni di senso e di pratiche professionali e istituzionali, l’aumento della complessità sociale e culturale sul piano antropologico generale, il miglioramento sensibile nel corso degli anni delle tecniche diagnostiche, il livello di generalizzazione e standardizzazione nonché modalità di utilizzo dei sistemi di codifica e diagnosi internazionali.

Il settore della formazione duale è affrontato da Vanna Monducci da una duplice prospettiva: la ricostruzione storica del modello e la comparazione tra diversi Paesi dell’Europa continentale. Ognuno con la propria specificità persegue l’obiettivo della costruzione di un modello funzionale alla crescita economico sociale del Paese attraverso la formazione dei giovani saldamente ancorata al mondo del lavoro e della produzione.

Nicoletta Tombaapprofondisce il tema della comunicazione pubblica, facendo una disamina della normativa, dall’originaria legge 150/2000 fino alle prospettive di una legge 150 bis da adeguare alle mutate condizioni e allo sviluppo tecnologico della comunicazione pubblica. Forse il sistema scolastico dovrebbe farsi carico di una riflessione sulla strumentalità della comunicazione ai fini educativi, in particolare ai fini di un corretto uso dei social e del riconoscimento dei limiti a difesa della privacy.

Renata Rossiricostruisce lo sviluppo del panorama sistemico dell’Unione Europea. Partendo dai Trattati istitutivi, arriva fino alla Strategia di Lisbona 2020. Il pezzo si conclude con l’Agenda di sviluppo universale “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”. Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile e i traguardi, entrati in vigore il 1° gennaio 2016, orienteranno le decisioni per i prossimi 15 anni. Superfluo sottolineare l’importanza strategica che tali obiettivi dovrebbe assumere nelle politics e nelle policies dei Paesi dell’intero mondo.

Federica Marotta tratta un tema di grande rilievo dal punto di vista della giurisprudenza giuslavorista: il riconoscimento delle precedenze previste dalla L.104/92 in tema di mobilità interprovinciale. L’analisi giurisprudenziale è di grande interesse per comprendere lo spazio che di volta in volta la contrattazione conquista o perde su questo tema.

Carmen Iuvoneillustra la recente rassegna giurisprudenziale di interesse scolastico, sia in relazione al personale docente che ai diritti degli alunni disabili. In particolare risulta di attuale interesse la diversa posizione dei giudici amministrativi sulle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di accesso e la costante giurisprudenza tesa a garantire l’effettiva fruizione da parte degli studenti disabili del percorso formativo e di istruzione. Un diritto che nella pratica risulta spesso compresso dalle norme procedurali regolative alla mobilità dei docenti.

Vincenzo Palermorecensisce due film di grande impegno, Go Home - A casa loro, per la regia di Luna Gualano e Fiore Gemello, per la regia di Laura Luchetti. Il primo film ruota intorno al tema della xenofobia, mentre il secondo film narra di isolamento, solitudine, ma anche tecane volontà d’amore. Entrambi offrono spunti valoriali di grande importanza. Possono essere davvero entrare nel processo di insegnamento di valori positivi.

Giuliana Costantini recensisce tre libri di grande interesse. La casa mangia le parole, di Leonardo Luccone, un romanzo amaro, incalzante, che affronta aspetti fondamentali dell’odierna crisi di una società dove molti valori sono attenuati dal trionfo delle ambizioni personali. Lo scialacuore di Florio, di Salvo Fleres, ruota intorno al valore dei diritti umani, praticato nella quotidianità. Sergio Florio, il protagonista, non si limita alla presenza in aula, ma che va a verificare o fa verificare dai suoi più stretti collaboratori il rispetto dei diritti umani anche quando sembra che qualcosa possa violarli. Roma repubblicana. Una storia in quaranta vite, di Federico Santangelo, un’originale trattazione sul vero potere delle figure femminili, illustrate in questo volume, da Servilia a Fulvia, da Livia a Cornelia, e l’influenza che hanno saputo esercitare per poter favorire l’ascesa dei loro mariti, figli o fratelli, essendo già valido da allora, il detto popolare della necessità di una grande donna vicino ad un grande uomo. X

La nostra proposta formativa per superare il concorso prevede:

Un Corso di 48 webinar fruibile da subito - Il corso comprende tutti gli argomenti di base, di seguito elencati,  oggetto delle prove di concorso, con allegati tutti i materiali  utilizzati dai docenti e scaricabili  -  La preparazione di base è necessaria anche per superare la prova di preselezione. Nel corso della fruizione dei webinar verranno fornite batterie di quiz a risposta multipla per esercitarsi. Costo del corso €200,00

Un Corso di 20 webinar che sarà attivato con l'uscita del Bando di concorso - Il corso  è finalizzato agli approfondimenti degli argomenti chiave del concorso in vista della preparazione alla prova di preselezione e soprattutto alle tre prove scritte. Durante il corso saranno fornite e sviluppate le possibili tracce dei temi che potranno essere oggetto delle prove scritte. Ai corsisti sarà garantita la correzione di temi da noi proposti su cui potranno esercitarsi  -  Costo del corso €200,00.

Per completare la preparazione consigliamo l'acquisto dei seguenti tre testi:

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CALLA', TOSIANI, ARMONE, Manuale per la preparazione al concorso per Dirigente Tecnico del MIUR, Testo completo con tutti gli argomenti oggetto del concorso, Edizione 2020, pagine 1200, €70,00.

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Le fragilità della scuola

Editoriale di Vittorio Venuti

In ottobre, mentre centinaia di dirigenti scolastici si incontravano sui social e dialogavano animatamente solidarizzando con la collega Franca Principe (vedi editoriale di novembre 2019) e progettando la forma di protesta più opportuna contro il decreto sicurezza n. 81 e, più in particolare contro l’articolo 18, per fatale coincidenza di tempi, il piccolo Leonardo, il bambino di 5 anni precipitato dalle scale della scuola “Pirelli” di Milano, moriva in conseguenza della caduta. La manifestazione del 31 ottobre a Roma, alla quale hanno partecipato centinaia di Dirigenti Scolastici provenienti da tutta Italia, ha quindi assunto un rilievo ed un significato particolare, sollecitando urgenze che non possono continuare ad essere ignorate.

I DECRETI ATTUATIVI DELLA BUONA SCUOLA

 

Nell’attesa di poter esaminare i testi dei decreti attuativi, riportiamo qui di seguito la sintesi offerta dal MIUR.


I decreti approvati riguardano:

- il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
- la promozione dell’inclusione scolastica delle studentesse e degli studenti con disabilità;

- la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;

- l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;

- il diritto allo studio;

- la promozione e la diffusione della cultura umanistica;

- il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;

- l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

 

LE SCHEDE

Reclutamento e formazione iniziale delle e dei docentinella scuola secondaria di I e II grado

Cambia il sistema di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, con un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta a: evitare che si formino nuove sacche di precariato; offrire orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo alle giovani e ai giovani che vogliono insegnare; garantire l’elevata qualificazione del percorso di formazione delle future e dei futuri docenti.

Oggi chi vuole diventare insegnante della scuola secondaria deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso un tirocinio formativo (TFA). L’abilitazione dà accesso alle graduatorie di istituto per le sole supplenze. Per entrare in ruolo, infatti, bisogna attendere e superare un concorso. Dal 1999 il primo concorso bandito in tempi recenti è stato quello del 2012 seguito, poi, da quello del 2016. Con lunghi periodi di attesa e di vuoto, senza certezze per le e gli aspiranti docenti.

Con l’approvazione del nuovo decreto, tutte le laureate e tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018
Il nuovo concorso prevede due scritti (tre per il sostegno) e un orale. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Le docenti e i docenti vengono valutati per tutta la durata del percorso. Alla fine del triennio, se la valutazione è positiva, vengono immessi in ruolo. Niente più anni di attesa nelle graduatorie dei supplenti, dunque, ma un percorso certo e definito per diventare insegnanti. 
Il decreto prevede una fase transitoria che, in prosecuzione con il Piano di assunzioni della Buona Scuola, continua ad offrire risposte al precariato storico. Saranno esaurite innanzitutto le Graduatorie ad esaurimento e quelle dell’ultimo concorso del 2016. Ci saranno delle procedure concorsuali specifiche per chi sta già insegnando come supplente da tempo. Per le docenti e i docenti abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto ci sarà un concorso nel 2018 con una prova orale seguita - quando si verificherà disponibilità di posti – da un anno di servizio con una valutazione finale. I partecipanti entreranno in ruolo, dunque, dopo una ulteriore verifica in classe. Le iscritte e gli iscritti nelle terze fasce di istituto, quelli con 3 anni di servizio, potranno accedere a concorsi con uno scritto e un orale, se vincitori accederanno al percorso FIT facendo il primo e terzo anno. 

 

Inclusione delle studentesse e degli studenti con disabilità

Garantire una scuola sempre più accogliente alle alunne e agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo - anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio – tutte le componenti del personale scolastico. Questo l’obiettivo del provvedimento approvato.



Insegnanti sempre più preparati: viene rivista la formazione iniziale delle e dei docenti di sostegno dell’infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un Corso di specializzazione ad hoc a cui si accede dopo aver conseguito la laurea in Scienze della formazione primaria, comprensiva di 60 crediti sulla didattica dell’inclusione. Tutte le future e tutti i futuri docenti, anche nella secondaria, avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi. 
Coinvolgere tutto il personale nella formazione non vuol dire immaginare una riduzione delle docenti e dei docenti di sostegno, ma una maggiore partecipazione di tutte le componenti sul tema dell’inclusione, perché questa possa realizzarsi concretamente. La proposta di quantificazione del personale sul sostegno sarà fatta, infatti, dal dirigente scolastico sulla base del Progetto educativo individualizzato (PEI) di ciascuna alunna e ciascun alunno con disabilità e in coerenza con il Piano dell’inclusione di ciascuna scuola.

Il provvedimento introduce l’obbligo di tenere conto della presenza di alunne e alunni diversamente abili per l’assegnazione del personale Ata alle scuole. Nel processo di valutazione delle istituzioni scolastiche viene introdotto il livello di inclusività. Ogni scuola dovrà predisporre, nell’ambito del Piano triennale dell’offerta formativa, un Piano specifico per l’inclusione. Vengono poi rivisti, razionalizzati e rafforzati nelle loro funzioni gli organismi che operano a livello territoriale per il supporto all’inclusione, con un maggiore coinvolgimento di famiglie e associazioni. 
Le commissioni mediche per l’accertamento della disabilità si arricchiscono di nuove professionalità: ci saranno un medico legale e due medici specialisti scelti fra quelli in pediatria e in neuropsichiatria infantile. Per la prima volta le e i supplenti potranno avere contratti pluriennali. In caso di un rapporto positivo con l’alunna o l’alunno e su richiesta delle famiglie le docenti e i docenti con contratto a termine potranno essere riconfermati per più anni senza passare dalle annuali trafile di assegnazione della supplenza. Viene rafforzato l’Osservatorio permanente per l’inclusione insediato al Miur. 

 

Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale

Un sistema di istruzione e formazione professionale che educhi le nuove generazioni al “saper fare di qualità”, consentendo una rapida transizione dal sistema educativo al mondo del lavoro. Lo prevede il decreto approvato oggi che si pone l’obiettivo di dare una chiara identità agli istituti professionali, innovare e rendere più flessibile la loro offerta formativa, superare l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e mettere ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali. 
I percorsi durano 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, passano da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle peculiarità del territorio, coerentemente con le priorità indicate dalle Regioni. Si punta ad una sempre maggiore personalizzazione degli apprendimenti in modo tale che le studentesse e gli studenti, attraverso un progetto formativo individuale, possano sviluppare e acquisire competenze che li aiutino nell’accesso del mondo del lavoro. Nel biennio vengono inseriti gli assi culturali, ovvero aggregazioni di insegnamenti omogenei che forniscono competenze chiave di cittadinanza alle giovani e ai giovani, e si dà maggiore spazio all’alternanza scuola-lavoro e all’apprendistato. 

Le scuole potranno utilizzare le loro quote di autonomia in relazione all’orario complessivo per rafforzare i laboratori e qualificare la loro offerta in modo flessibile. Gli istituti potranno, poi, avvalersi del contributo di esperti del mondo del lavoro e delle professioni e attivare partenariati per migliorare l’offerta formativa.

Conseguita la qualifica triennale, le studentesse e gli studenti potranno scegliere di proseguire gli studi passando al quarto anno dei percorsi di Istruzione Professionale o dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e conseguire un diploma professionale tecnico. Al termine dei percorsi di istruzione professionale, in quelle che diventano vere e proprie “scuole territoriali di innovazione”, le ragazze e i ragazzi conseguono il diploma quinquennale di istruzione secondaria di II grado, grazie al quale potranno accedere agli Istituti tecnici superiori (ITS), alle Università e alle Istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), in base alle loro inclinazioni e ai loro desideri.
Le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte della Rete nazionale delle Scuole Professionali: finalmente un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019. Un tavolo coordinato dal Miur - al quale prendono parte le Regioni, gli Enti locali, le Parti Sociali, gli altri Ministeri interessati, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione (Invalsi), l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa (Indire), l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) e l’Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro (Anpal) - monitora i percorsi dell’istruzione professionale e aggiorna gli indirizzi con cadenza almeno quinquennale. Vengono stanziati oltre 48 milioni a regime per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste. Sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo. 

 

Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni

I servizi per l’infanzia escono dalla dimensione assistenziale ed entrano a pieno titolo nella sfera educativa. Viene istituito infatti per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”. Particolare attenzione verrà data alle bambine e ai bambini con disabilità. 
Attraverso la costituzione del Sistema integrato progressivamente si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. I servizi saranno organizzati all’interno di un assetto di competenze tra i diversi attori in campo (Stato, Regioni, Enti locali) chiaro ed efficiente. Per finanziare il nuovo Sistema viene creato un Fondo specifico (239 milioni all’anno a regime) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali. 
Il decreto prevede un Piano di azione nazionale di attuazione che coinvolgerà attivamente tutti gli attori in campo. Anche le famiglie saranno coinvolte attraverso gli organismi di rappresentanza. Sarà promossa la costituzione di Poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. I Poli serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico. I Poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni per la parte edilizia). Sarà prevista la qualifica universitaria come titolo di accesso per il personale, anche per i servizi da 0 a 3 anni, nell’ottica di garantire una sempre maggiore qualità del sistema. Per la prima volta sarà istituita una soglia massima per la contribuzione da parte delle famiglie.

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca spetterà un ruolo di coordinamento, indirizzo e promozione, in sintonia con le Regioni e gli Enti locali, sulla base del Piano di Azione Nazionale che sarà adottato dal Governo.

 

Diritto allo studio

Una nuova governance per garantire una maggiore partecipazione delle studentesse e degli studenti e delle famiglie. La promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti. Il potenziamento della carta dello studente IoStudioOltre sessanta milioni di investimento fra borse di studio, mobilità, supporti per la didattica. Questi i principali contenuti del decreto sul Diritto allo Studio.

In particolare, il provvedimento prevede l’istituzione di una Conferenza Nazionale. Una novità assoluta che consentirà una governance più partecipata: al tavolo ci saranno Associazioni dei genitori e delle studentesse e degli studenti, Consulte provinciali delle studentesse e degli studenti, il Miur, ma anche Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regioni, Comuni.

Sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni vengono destinati per il 2017 (diventano 39,7 a regime dal 2019) alla copertura di borse di studio grazie alle quali studentesse e studenti delle scuole secondarie di II grado potranno avere supporto per l’acquisto di materiale didattico, per trasporti, per accedere a beni di natura culturale. Si tratta, a regime, di quasi 30 milioni in più rispetto allo stanziamento previsto dal testo iniziale, prima del passaggio parlamentare. 

Altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019/2020) vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunne e alunni con disabilità. Ancora altri 10 milioni vengono investiti, a partire dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, per il comodato d’uso dalla primaria fino alle classi dell’assolvimento dell’obbligo. Supporto aggiuntivo anche per la scuola in ospedale e per l’istruzione domiciliare con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro all’anno dal 2017.

È previsto l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche - in base all’Isee - per le studentesse e gli studenti delle quarte e delle quinte della secondaria di II grado. Si parte nell’anno scolastico 2018/2019 con le quarte. Rafforzata la Carta dello studente (IoStudio) che sarà estesa anche a chi frequenta i corsi dell’Afam (Alta formazione musicale e coreutica) e ai Centri Regionali per la Formazione Professionale.

 

Promozione e diffusione della Cultura umanistica,arriva il Piano delle Arti

Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa entrano a pieno diritto nel Piano dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. Le studentesse e gli studenti potranno così sviluppare creatività, senso critico, capacità di innovazione attraverso la cultura e la pratica diretta delle arti e la conoscenza diretta e il rilancio del patrimonio storico e artistico del nostro Paese.

Dopo il Piano Nazionale Scuola Digitale, arriva il Piano delle Arti, un programma di interventi con validità triennale che il Miur metterà in campo di concerto con il Mibact (Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo) e che conterrà una serie di misure per agevolare lo sviluppo dei temi della creatività nelle scuole. Il Piano viene finanziato con 2 milioni all’anno a partire dal 2017 e per la prima volta il 5% dei posti di potenziamento dell’offerta formativa sarà dedicato allo sviluppo dei temi della creatività. Ci saranno perciò risorse e personale.

Le scuole dovranno recepire gli indirizzi del Piano nell’ambito della loro offerta formativa e potranno costituirsi in Poli a orientamento artistico-performativo (per il primo ciclo) e in Reti (scuole secondarie di secondo grado) per condividere risorse laboratoriali, spazi espositivi, strumenti professionali, esperienze e progettazioni comuni.

 Ogni istituto potrà stabilire se articolare singoli progetti o specifici percorsi curricolari anche in verticale, in alternanza scuola-lavoro o con iniziative extrascolastiche, in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati e con soggetti del terzo settore che operano nel campo artistico e musicale.

 Tra le novità del decreto, i percorsi a indirizzo musicale delle scuole secondarie di I grado (che rappresenteranno la naturale evoluzione delle scuole di I grado ad indirizzo musicale), una più omogenea diffusione dell’insegnamento dello strumento musicale anche attraverso le docenti e i docenti dell’organico dell’autonomia e l’armonizzazione dei percorsi formativi della filiera artistico-musicale. Promosse, inoltre, forme di collaborazione strutturata tra licei artistici, accademie di belle arti, istituti superiori per le industrie artistiche, università, enti locali e tra licei musicali e coreutici e gli istituti superiori di studi musicali e i territori.

 Plurale è anche la governance di questo settore: oltre al Miur e al Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) le attività di indirizzo e coordinamento saranno gestite dall’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori), gli Istituti del Mibact, gli istituti di cultura italiana all’estero, soggetti pubblici e privati.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può diventare occasione di crescita per il Paese se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica. 

 

Scuole italiane all’estero

Una scuola che formi cittadine e cittadini italiani anche all’estero e che diffonda e promuova il nostro patrimonio culturale fuori dai confini nazionali: è questo l’obiettivo del decreto legislativo sulle scuole italiane all’estero.

 La volontà è quella di colmare le distanze e le frammentazioni oggi esistenti fra le scuole del sistema nazionale e quelle all’estero, estendendo le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola anche negli istituti scolastici che operano fuori dal Paese. Questo si tradurrà, per esempio, nell’istituzione dell’organico del potenziamento anche all’estero. Si tratta di 50 ulteriori insegnanti (si passa da 624 a 674), nuove risorse professionali grazie alle quali si potrà lavorare di più su musica, arte o cinema e garantire il sostegno alle alunne e agli alunni che ne hanno bisogno.

 Queste figure professionali verranno selezionate per la prima volta dal Miur sulla base di requisiti predisposti insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). In precedenza era il solo Maeci ad effettuare queste selezioni. È prevista per queste figure una formazione obbligatoria prima della partenza per l’estero e in servizio, così come richiesto nel territorio nazionale dopo l’entrata in vigore della Buona Scuola. I tempi di permanenza fuori dall’Italia passano dai 9 anni attuali a due periodi di 6 anni scolastici che dovranno però essere intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane del Paese. Questo per evitare che il personale all’estero perda contatto con il sistema di istruzione e con il Paese di riferimento.
Le scuole italiane all’estero potranno partecipare ai bandi relativi al Piano nazionale scuola digitale e saranno inserite nel sistema nazionale di valutazione. Sono previste maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti che promuovono e diffondono la nostra cultura nel mondo e, infine, piena trasparenza delle scuole all’estero all’interno del portale unico della scuola.

 Vengono promossi, inoltre, servizio civile e tirocini nelle istituzioni del sistema di formazione italiano nel mondo. Maggiori e nuove sinergie con istituzioni ed enti pubblici e privati che promuovono la nostra cultura nel mondo. Viene istituita una Cabina di Regia Miur-Maeci, cui spetta il compito di riorganizzazione e coordinamento strategico del sistema. 

 

Valutazione ed Esami di Stato

Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità saranno applicate nel 2018 per l’Esame del primo ciclo e nel 2019 per la Maturità. Alla primaria e alla secondaria di I grado cambia la modalità di valutazione: restano i voti, ma saranno espressione dei livelli di apprendimento raggiunti e saranno affiancati da una specifica certificazione delle competenze. Maggiore peso viene dato alla valutazione delle competenze in ‘Cittadinanza e Costituzione’, che saranno anche oggetto di colloquio anche all’Esame di Maturità. Sono alcune delle novità previste dal decreto su valutazione ed Esami di Stato.

La valutazione nel primo ciclo: il tema dell’ammissione alla classe successiva diventa parte di un processo più ampio di presa in carico delle studentesse e degli studenti. Le attività svolte nell’ambito della disciplina trasversale ‘Cittadinanza e Costituzione’ diventano oggetto di valutazione.
Alla primaria varrà la normativa vigente: la non ammissione è prevista solo in casi eccezionali e con decisione unanime dei docenti della classe. Ma con una novità: viene esplicitato che l’ammissione è prevista anche in caso di livelli di apprendimento “parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”. Le scuole dovranno attivare, anche questa è una novità, specifiche strategie di miglioramento per sostenere il raggiungimento dei necessari livelli di apprendimento da parte degli alunni e delle alunne più deboli. Per una scuola più inclusiva e capace di non lasciare solo chi resta indietro.

Nella secondaria di I grado resta ferma la necessità di frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale per poter essere ammesse o ammessi alla classe successiva. Anche alla secondaria di I grado, a differenza di quanto avviene oggi, in un’ottica di maggiore trasparenza dei voti e in linea con le esperienza di molti Paesi europei, si può essere ammessi o ammesse alla classe successiva e all’Esame finale in caso di mancata acquisizione dei necessari livelli di apprendimento in una o più discipline. In questo caso, come per la primaria, le scuole dovranno attivare percorsi di supporto per colmare le lacune. Alla fine del I ciclo viene rilasciata una apposita certificazione delle competenze oggi già sperimentata da oltre 3.000 istituzioni scolastiche.

Esame del I ciclo. Tre scritti e un colloquio saranno le prove previste alla fine della classe terza della secondaria di I grado. Oggi le prove sono cinque più il colloquio. L’Esame viene riequilibrato e si torna a dare più valore al percorso scolastico rispetto al peso delle prove finali. Sono previste: una prova di italiano, una di matematica, una prova sulle lingue straniere, un colloquio per accertare le competenze trasversali, comprese quelle di cittadinanza. Il test Invalsi (la prova nazionale standardizzata) resta, ma si svolgerà nel corso dell’anno scolastico, non più durante l’Esame. 
Esame del II ciclo. Due prove scritte e un colloquio orale. Questo il nuovo Esame. Oggi le prove scritte sono tre più il colloquio. Lo svolgimento delle attività di alternanza Scuola-Lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Si viene ammessi e ammesse all’Esame con tutti sei. Fatta salva la possibilità per il Consiglio di classe di ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina (o in un gruppo di discipline che insieme esprimono un voto). L’ammissione con una insufficienza incide sul credito finale con cui si accede all’Esame. Questo non vale per il voto legato al comportamento: chi ha l’insufficienza non viene ammessa o ammesso.

L’Esame sarà composto da: prima prova scritta nazionale che accerterà la padronanza della lingua italiana, seconda prova scritta nazionale su una o più discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, colloquio orale che accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentativa e critica del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. L’esito dell’Esame oggi è espresso in centesimi: fino a 25 punti per il credito scolastico, fino a 15 per ciascuna delle tre prove scritte, fino a 30 per il colloquio. Con il decreto il voto finale resta in centesimi, ma si dà maggior peso al percorso fatto nell’ultimo triennio: il credito scolastico incide fino a 40 punti, le 2 prove scritte incidono fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti. La Commissione resta quella attuale: un Presidente esterno più tre commissari interni e tre commissari esterni. La prova Invalsi viene introdotta in quinta per italiano, matematica e inglese, ma si svolgerà in un periodo diverso dall’Esame.

Le novità per le prove Invalsi: si introduce una prova di inglese standardizzata al termine sia della primaria sia della secondaria di I e II grado per certificare, in convenzione con enti certificatori accreditati, le abilità di comprensione e uso della lingua inglese in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue. Nelle classi finali della secondaria di I e II grado la prova Invalsi è requisito per l’ammissione all’Esame, ma non influisce sul voto finale.

 

 

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