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CONCORSO DOCENTI 2020 - Corso di preparazione al concorso per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

La Casa Editrice Euroedizioni nell'imminenza dell'uscita dei bandi di concorso per il personale docente propone a condizioni molto vantaggiose la seguente offerta formativa:

Corso di 45 video lezioni per la preparazione di base al concorso docenti delle scuole di ogni ordine e grado che possono essere ascoltate come e quando si vuole senza limiti di tempo sul proprio PC, tablet, ipad,  o smartphone  a soli € 100,00. Ogni lezione è corredata dalle Slides usate dai docenti durante la tenuta delle lezioni

Corso di 20  webinar specifici mirati per ordini e gradi di scuole a soli 200,00 euro

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La Buona Scuola in 100 parole chiave,  a cura di LELLI, SUMMA, €  23,00

Compendio di diritto e legislazione scolastica, a cura di Gianluca Dradi € 25,00

 La valutazione nel sistema scolastico, Valutazione ed autovaluta­zione del personale, degli apprendimenti, dei sistemi e processi scolastici, a cura di Antonietta Di martino,  € 19,00.

 

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L’attività di ricerca e sperimentazione è il fondamento dell’autonomia scolastica

Editoriale di Ivana Summa Direttore Responsabile

In questo editoriale desideriamo mettere in evidenza il tratto distintivodi questa rivista che faremo in modo che diventi sempre più evidente e percepito dai nostri lettori. I contributi che pubblichiamo nascono dalla ricerca-azione di singole scuole e/o di singoli insegnanti, ma si avvalgono anche della ricerca accademica di matrice psico-pedagogica. Siamo convinti, infatti, che l’una e l’altra si intreccino efficacemente e che soltanto insieme possono dare un contributo al miglioramento del sistema scolastico italiano. Che certo non migliora soltanto attraverso le azioni promosse dal MIUR - pure apprezzabili e quanto mai provvidenziali- e con tutto l’apparato strumentale posto in essere dall’INVASI: prove nazionali standardizzate, Rapporto di autovalutazione d’istituto, Bilancio e Rendicontazione Sociale.

Tutte queste azioni top-down sono destinate a diventare mere procedure burocratiche se - e purtroppo succede ancora troppo spesso - non incontrano contesti scolastici che praticano, concretamente e quotidianamente - l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo che, all’art. 6 del D.P.R. 275/1999 (vent’anni fa!) prevede quanto segue:

DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2020

OCSE PISA. Davvero la scuola italiana è come appare? Editoriale di Vittorio Venuti

Mi ero ripromesso di non parlarne quest’anno, perché, mi ero detto, sarà la solita solfa, per cui avrei lasciato scorrere il dibattito intorno all’impietoso report OCSE PISA sulle competenze dei 15enni italiani trattenendomi da ogni commento. Poi, però, al reiterarsi del grido d’allarme di giornalisti e personaggi della scuola, primo tra tutti il Ministro per l’Istruzione - “Sono dati che ci preoccupano, non perché siano diversi da quelli di un anno fa ma perché sono molto peggio rispetto a quelli di 20 anni fa” -, ho deciso che qualcosa avrei potuto/dovuto dire.

Quando la smetteremo di stracciarci le vesti facendo finta di essere colti, per l’ennesima volta, di sorpresa e, invece, ammettere che tra una tornata di prove e l’altra per la scuola non si è fatto granché, anzi, forse, la si è ancora più penalizzata gravandola di ulteriori “incertezze” economiche e “molestie burocratiche”? Raccogliamo quel che abbiamo seminato! è questo il punto, e non ha pregio l’allarme ricorsivo ma il pensare seriamente e continuativamente alla scuola provando ad intercettare i molti mutamenti di cui la scuola è stata fatta segno da qualche decennio a questa parte con un rapporto tra fondi complessivi per l’istruzione e PiL inadeguato ancorché in riduzione e una dotazione di edifici scolastici prevalentemente insicuri e ben lontani da quell’idea di “belle scuole” che avrebbe dovuto caratterizzare gli ambienti di apprendimento. Eppure sappiamo quanto l’ambiente pulito, curato, bello a vedersi contribuisca ad una sua migliore fruizione e predisponga a modificare i comportamenti anche i più ostinati.

Ma non è solo questo il punto. Il punto vero è: bene, adesso sappiamo! Perciò, cosa facciamo? Come interveniamo e dove con maggiore intenzionalità? Chiediamoci di chi sono le responsabilità, che non possono ricadere sugli alunni, ultimo anello di una catena che ha il suo inizio da un’altra parte.

Un’affermazione ricorrente quanto superficiale, tra le tante espresse e lette, mi lascia molto perplesso e non mi sta bene. Si dice: gli studenti italiani “ottengono un punteggio di 476, inferiore alla media OCSE (487), collocandosi tra il 23° e il 29° posto”; affermazione che non mi sta bene perché non sono loro, gli studenti, a classificarsi in una posizione di classifica inopportuna, ma la scuola italiana. Non possiamo dire che uno studente su 4 non raggiunge il livello base di competenza in matematica o che 19 studenti su 20 sono analfabeti funzionali o, per contro, che solo uno studente su 20 padroneggia compiti di lettura complessi distinguendo tra fatti e opinioni quando leggono un argomento non familiare. Quando si parla di valori medi, di statistica, viene in mente Trilussa con la storia del pollo:

“Me spiego: da li conti che se fanno

 secondo le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra ne le spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perché c’è un antro che ne magna due”.

 

I dati occorre saperli leggere, interpretare ed analizzare, per ricercare le responsabilità del sistema più che non quelle degli studenti o, anche, degli insegnanti. Responsabilità che, in primo luogo, ricadono sulla politica, che spesso rivela un analfabetismo culturale ed emotivo ancora più preoccupante di quello che si attribuisce agli studenti. Ripariamo la scuola e curiamo gli edifici, curiamo la formazione permanente e “obbligatoria” degli insegnanti e consentiamo la liberazione della didattica dal modello trasmissivo e prevalentemente nozionistico, ma liberiamo anche i dirigenti scolastici dai funambolismi burocratici e dall’ostinazione, imposta, dell’ubiquità (quante sono le situazioni di spartizione dei dirigenti su più e più sedi?) consentendo loro di recuperare la loro vera funzione di leader educativi, liberi da responsabilità - vedasi sicurezza - che non competono loro e che alimentano quella irrequietezza esistenziale che certamente non giova alla serenità del loro impegno. Con urgenza occorre ripensare alla scuola primaria, fondamento ineludibile di tutto quel che gli studenti faranno in seguito. Gli insegnanti non siano così zelanti a seguire i programmi facendoseli dettare dai libri, talmente di fretta, ormai, che i bambini non hanno tempo di assimilare ed elaborare le informazioni, di acquisire con sicurezza le procedure. Non si trascuri il collegamento tra la mano, il cervello e la mente, vie obbligate per gli apprendimenti. La capacità di comprendere testi complessi si avvia fin dalla classe prima, a patto che si tenga conto di seguire una didattica che si basi sulla riflessione, sull’esercizio ripetuto, sulla lettura e sull’analisi di testi e dati. Non col ritmo e con l’intensità pretesi dai libri ma rispettando il ritmo e le inclinazioni dei bambini nonché il buonsenso pedagogico e didattico dell’insegnante attento.

Sarebbe facile, a questo punto, agganciare considerazioni anche sulle prove Invalsi, ma è meglio soprassedere. Rilevo solo che si stanno trasformando in una sorta di competizione tra le scuole, con insegnanti che le vivono come banco di prova per loro e mi chiedo: era questo il senso?

Intanto ricordiamo quanto dichiarato dallo stesso Ministro Fioramonti poche settimana fa: “Serve una scuola di qualità che torni a garantire l’ascensore sociale, dal Nord al Sud, e non un ammortizzatore sociale. Da 20 anni sulla scuola italiana non si investe più. (…) Difendo il principio di valutazione delle prove Invalsi, ma devono essere oggettive. Per questo ho deciso di farli anche io, per verificare se è vero ciò che viene detto per quanto riguarda, ad esempio, le domande trabocchetto che misurano solo un’attenzione e non il grado di apprendimento in modo chiaro e lineare. E poi non dovranno essere invasivi. Gli studenti non devono studiare solo per superare il test, ecco l’obiettivo”.

Permangono intatti i miei dubbi sulla oggettività delle prove e su quanto sia corretto proporre modalità di rilevazione degli apprendimenti sulla base di criteri e sequenze ideologiche estranee alle singole realtà sulle quali si riversano. Si possono osservare ed esaminare con obiettività i bambini della scuola primaria?

La questione è, comunque, più ampia e complessa di quanto appare, perché coinvolge ed incide sul profilo pedagogico e didattico del sistema d’istruzione e del senso stesso del fare scuola.

L’apertura di questo numero di Dirigere vede il contributo di Michela Lellasu un evento che, in questo periodo dell’anno scolastico, vede fortemente impegnate le scuole, intente ad offrire la migliore immagine di sé: “L’open day a scuola è solo un’operazione di marketing?”. Nella disamina del fenomeno si dà conto del ruolo che ha avuto l’autonomia scolastica nell’adesione delle scuole alle logiche di mercato al fine di garantirsi la sopravvivenza. Andare oltre il marketing è un imperativo a cui bisogna prestare più attenzione.

Stefano Stefanel, a seguire, dà rilievo a “Il problema dello staff dirigenziale”, quella componente di docenti che affianca il dirigente scolastico nella gestione della scuola. La trattazione descrive le diverse modalità operative con cui lo staff viene definito per suggerire lo spostamento di una idea di staff tutto orientato verso l’amministrazione, in favore di un’idea di staff orientato verso la costruzione di un organigramma di scuola in cui dirigente e collegio docenti convergono verso figure di sistema, di gestione e di coordinamento riconducibili a pratiche didattiche ed educative.

In “Istruzione e formazione professionale alla ricerca di una prospettiva unitaria per la persona e il lavoro” Gian Carlo Sacchifa il punto sulla unificazione del sistema scolastico e formativo come disposto dalla riforma del titolo quinto della Costituzione e mai del tutto realizzata. Il contributo ripercorre le tappe di avvicinamento dei due sistemi e rileva gli spazi per una riedificazione dell’intesa, da parte di Stato e Regioni, funzionale ad una formazione per il lavoro che corrisponda alle esigenze dei territori a sostegno delle aziende e che offra ai giovani una qualificata formazione in vista della loro occupazione.

Ivana Summain questo articolo“L’attività di gestione del dirigente scolastico: una “mappa in 40 schede” per passare da un modello burocratico ad un modello professionale del servizio educativo”, commenta il contenuto di un testo edito da Euroedizioni per supportare l’attività dirigenziale del dirigente scolastico. Il problema centrale di un istituto scolastico è quello di funzionare al meglio delle proprie possibilità tutti i giorni, sostiene l’autrice. Ma una volta raggiunto un certo standard di funzionamento, il lavoro non è finito, perché da quel momento in poi non si tratta soltanto di mantenere l’equilibrio raggiunto limitandosi a gestire la quotidianità, prevenendo gli inevitabili incidenti di percorso o correggendo eventuali errori.

Prende spunto da uno studio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA) il contributo di Anna Armonecentrato su“I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età, in particolare bella tranche 0-6”. L’AGIA ha deciso di circoscrivere, al momento, il tema dei LEP alla fascia di età 0-6 anni, in quanto universalmente riconosciuta come quella in cui investire per avere migliori risultati in ordine alla promozione del benessere, alle prestazioni scolastiche e in generale agli esiti nel corso della vita, nonché per ridurre diseguaglianze, disagi e maltrattamenti. Un livello essenziale particolarmente preso in considerazione è il diritto, per ogni bambino che frequenta la scuola dell’infanzia, di accedere a un servizio mensa in quanto servizio essenziale e non più un servizio a domanda individuale.

In “Governare i processi formativi: inclusione e qualità dell’offerta formativa”, Viviana Rossiillustra la pregevole iniziativa che l’AID, “Associazione italiana Dislessia”, ha riservato ai dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado con l’attivazione di una piattaforma digitale, gratuita, della durata di 40 ore. La scelta di rivolgersi ai dirigenti scolastici consegue alla considerazione dell’importanza del suo ruolo, che si espleta anche nella promozione di interventi indirizzati ad assicurare il diritto di apprendimento di tutti gli studenti.

In questo preciso momento dell’anno scolastico, che vede scuole e famiglie impegnate nelle preiscrizioni, assume rilievo il contributo di Daniele Scarampi, che tratta de “Il valore del diverso e la percezione dell’inclusione scolastica nella recente evoluzione normativa”, quale suggestione importante per i docenti, da un lato tesa a rammentare i fondamenti legislativi che affermano il diritto dei soggetti ritenuti più fragili ad esserci come tutti gli altri e dall’altro volta a sospingere gli insegnanti ad ampliare la loro professionalità e le loro competenze psicopedagogiche e didattiche per comprendere e curare l’effettiva inclusione di tutti gli allievi.

Sul rapporto OCSE PISA si sofferma Ilaria Virciglio, colpita dal rilievo che i mezzi d’informazione hanno dato ai quindicenni italiani evidenziati come, mediamente, non in grado di distinguere in un testo le opinioni dai dati oggettivi, quindi privi di competenza testuale. In “La scuola tra scandalo e paradosso”, Virciglio chiama in causa lo scarso amore per la lettura, complice, spesso, un ambiente familiare altrettanto distratto e uno scenario sociale anch’esso poco incline. La scuola, quindi, non può essere messa in discussione, non altrettanto si può del fuori scuola.

Silvestro Pezzuto, nel suo pezzo dal titolo “Licenziamento disciplinare per false attestazioni presenze (“furbetti cartellino”)” ritorna su un argomento di scottante attualità fornendo una chiave di lettura più completa delle nuove norme introdotte per combattere l’assenteismo dei dipendenti pubblici. Nell’ordinamento disciplinare dei dipendenti pubblici sono presenti alcune norme che sono espressione di accadimenti o particolari eventi che hanno avuto una forte rilevanza mediatica e indignato i cittadini onesti, colpiti da immagini deplorevoli di impiegati pubblici autori di false attestazioni di presenze in ufficio o di altre attività fraudolente.

Infine, Andrea Leonzio, nel suo pezzo“Le novità del decreto scuola” ci offre una panoramica delle principali novità introdotte per la scuola con questo tormentato decreto l’ultimo dell’era del Ministro Fioramonti. Il Parlamento ha approvato con la legge di conversione del 20 dicembre 2019 n. 159, il decreto scuola del 19 ottobre 2019 n. 126 contenete misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 2019.

Per “Salute e sicurezza nella scuola”, Antonietta Di Martinopropone il terzo inserto, nel quale ci si sofferma sui concetti chiave di prevenzione, protezione, promozione.

Per i Casi della Scuola, Antonio Di Lellosi occupa di “Incompetenza del Dirigente Scolastico a irrogare la sanzione disciplinare” riprendendo il caso di una docente sanzionata dal Dirigente scolastico con la Sanzione disciplinare di sospensione di giorni 1 dal servizio e dalla retribuzione, per violazione dell’art. 494, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297 “atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o per gravi negligenze in servizio”.

Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauropropone l’interrogativo “Come vive se stesso chi oggi si trova a guidare l’impresa sociale più delicata e sensibile al mondo?”, intendendo riflettere sulla variegata natura professionale dei capi d’istituto, sia essi chiamati ‘headschool’, ‘director’, ‘principal’, ‘preside’ o‘rektor’, comunque un’eccellenza che in ogni scuola d’Europa cerca di custodire al meglio ogni nostro possibile futuro.

Per la rubrica giurisprudenza scolastica, Silvia Renzulli nel suo pezzo “Le novità del garante sulla privacy a scuola”, fa il punto sull’ultimo provvedimento adottato dal Garante per la privacy a proposito dei trattamenti dei dati effettuati dalle scuole. Uso degli smartphone da regolamentare scuola per scuola; sì alla registrazione delle lezioni, ma diffusione su Internet solo previo consenso; sì alla pubblicazione dei tabelloni degli scrutini.

Per Psicologia della Gestione,Vittorio Venutiriflette, in “Insegnamento e apprendimento prevedono un incontro con l’Altro”, sulla necessità che l’alunno venga riconosciuto come l’Altro, quindi portatore di cultura che deve essere considerata opportunamente. Non si può incidere sull’Altro se non gli si conferisce fisicità e se non se ne riconoscono le peculiarità, ovvero i versanti e le dimensioni affettive, cognitive, sociali che lo determinano, se non si comprende e si accoglie la cultura che lo caratterizza, che lo fa muovere, che lo alimenta e lo induce a pensare e a comportarsi come pensa e come agisce, se non lo si vede come esito di diverse linee evolutive e di una molteplicità di esperienze a noi ignote. X

CONCORSO DIRETTORE SGA - COME PREPARARSI PER LA PROVA ORALE

Il bando di concorso  all'art. 14 recita: "La  prova  orale,   volta   a   accertare   la   preparazione professionale del candidato, consiste in:  a. un colloquio sulle materie d'esame di cui all'Allegato B del decreto ministeriale, che accerta la preparazione  professionale  del candidato sulle medesime e  sulla  capacità  di  risolvere  un  caso riguardante la funzione di DSGA;      

Nella prova orale della durata massima di 30 minuti, vi faranno:

-  una domanda di carattere generale, cioè un quesito sulle materie di esame

- secondo, vi proporranno un caso a cui dovete fornire la risposta pratica operativa.

Dunque per risolvere un caso che riveli le  capacità di esercitare, interpretando la funzione direttiva del direttore sga, bisogna situarsi da subito in questa direzione, focalizzandosi proprio sui vari aspetti che la descrivono nelle norme di riferimento. E' un modo per esercitarsi con i casi forniti, muovendovi tra i vari ambiti utilizzando le conoscenze di base che trovate:

Oltre 2500 test a risposta multipla su tutte le materie del concorso SOLO 30,00 euro

Tutti i test vengono offerti anche on line sulla domande più ricorrenti con risposte commentate per consentire l’autoapprendimento e la simulazione delle prove.

Grazie al simulatore Test online  sarà possibile esercitarsi alla prova rispondendo a quesiti a risposta multipla, ripassare gli argomenti, coniugare lo studio teorico con la verifica della propria preparazione oltre a simulare lo svolgimento della prova stessa.

Senza por tempo in mezzo, il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato, in conferenza stampa, lo sdoppiamento del MIUR e i nomi dei due nuovi Ministri: Lucia Azzolina per la Scuola e Gaetano Manfredi per Università e Ricerca.

"Mi sono convinto che la cosa migliore per potenziare la nostra azione – ha detto Conte -, sia separare il comparto Scuola dal comparto Università e Ricerca. Sembrano appartenenti alla stessa filiera, ma hanno logiche ed esigenze molto diverse, sarà creato un nuovo ministero dell'Università e della Ricerca.Ho pensato, avendo conosciuto l'operato della sottosegretaria Lucia Azzolina, di nominarla ministra della Scuola e Gaetano Manfredi vorrei nominarlo ministro dell'Università e della Ricerca. Abbiamo la necessità di rilanciare il comparto della Ricerca dell'Università - ha aggiunto - Dobbiamo fare qualche sforzo in più, dobbiamo rilanciare un piano straordinario per i ricercatori".

Lucia Azzolina, 37 anni, di Siracusa, legata al Movimento 5 Stelle, membro della Camera dei Deputati, già Sottosegretario dello stesso dicastero dall’inizio dell’esecutivo, la neo ministra si è laureata dapprima in filosofia e poi in giurisprudenza. Insegnante all'I.I.S “Quintino Sella” di Biella, nel maggio 2019 si è classifica tra gli idonei del concorso per dirigente scolastico. Da docente, una delle sue battaglie è stata quella contro le "classi pollaio", problematica per cui presentò anche un disegno di legge. In possesso anche diabilitazione per insegnare Storia e filosofia e abilitazione all'insegnamento per gli studenti diversamente abili, dopo la seconda laurea in giurisprudenza, ha svolto la pratica forense occupandosi di diritto scolastico. Nel suo curriculum figura anche l’impegno nel sindacato “Anief”, l’Associazione nazionale insegnanti e formatori, prima in Piemonte e poi in Lombardia.

Subito dopo la nomina, in un post su Facebook ha scritto:

«Guidare il ministero dell’Istruzione sarà per me un grande onore. Non nascondo l'emozione che provo in questo momento. Nella scuola ho passato gli anni più belli della mia vita, prima come studentessa e poi come insegnante. Alla scuola voglio restituire ciò che mi ha dato. C’è tanto lavoro da fare e lo faremo, a testa bassa, con umiltà, attraverso l’ascolto, il confronto e continuando ad andare nelle scuole, come ho fatto in questi mesi da sottosegretaria. Ringrazio il Presidente Conte per la fiducia. Ringrazio Luigi Di Maio che mi ha sostenuto e tutti i colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle.Rivolgo un pensiero deferente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della Costituzione e dell'unità nazionale.

Mi aspetta un compito grande. Non sarò sola: al Ministero in questi primi mesi ho già condiviso, con una squadra di persone ed esperti, il percorso del decreto scuola e avviato i primi dossier. E poi c’è il personale del Miur. Ci sono tante persone preparate con cui ci metteremo subito al lavoro per il bene della scuola.

Metterò tutto il mio impegno per riportare i ragazzi e il loro futuro al centro del sistema di Istruzione e del Paese.Non vedo l’ora di cominciare».

Gaetano Manfredi, nato a Ottaviano (NA) il 4 gennaio 1964, laureain Ingegneria conseguita nel 1988, dal 2014 è alla guida dell'università Federico II di Napoli, l'ateneo più grande del Mezzogiorno (scadenza del secondo mandato nel 2020), ed è presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane (C.R.U.I.) dal 1 ottobre 2015 (acclamato nel 2018 per un secondo mandato). Autore o curatore di 9 libri, e ha curato oltre 400 lavori scientifici pubblicati su rivista o presentati a congressi nazionali ed internazionali, svolge attività di ricerca teorica e sperimentale prevalentemente nel campo dell’Ingegneria sismica. Si deve a lui la prima scuola europea per sviluppatori di app nata nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio grazie alla partnership con il colosso di Cupertino.
Dopo l’annuncio della sua nomina ha dichiarato:

«Se mettiamo al centro la qualità delle persone non possiamo sbagliare. È la strada che intendo percorrere: su questo a volte mi si considera un po' rigido, ma è un tema su cui non faccio negoziati. In condizioni sicuramente complicate cercherò di fare il massimo per il nostro sistema».

Oltre 2500 test a risposta multipla con risposte commentate su tutte le materie del concorso

Autori: Rocco callà e Vittorio venuti

Il testo è offerto a soli 30,00 euro, comprende la versione cartacea e on line

Può essere acquistato con le seguenti modalità

CON LA CARTA DEL DOCENTE -Come creare il buono spesa:
accedi con il tuo Spid alla piattaforma ministeriale https://cartadeldocente.istruzione.it
clicca la voce “Crea buono” dal menu in alto a sinistra - si aprirà la schermata “Per quale tipologia di esercizio/ente?” clicca su “Fisico” - scegli l’ambito “Libri e testi ( anche in formato digitale)",- inserisci l’importo corrispondente  al costo del corso o dei libri - clicca su “Crea buono”
Verrà generato un buono spesa contraddistinto da un codice. Scarica il buono in PDF e invialo  alla nostra casella  direttore@euroedizioni.it  insieme ai dati (nome, cognome, indirizzo completo ). OPPURE:

· Bonifico: CODICE IBAN   IT 85  D  07601  01000 000035368109

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SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.4/2019

Considerazioni sul concorso per DSGA

Editoriale di  Anna Armone - Direttore responsabile - Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

E' in pieno svolgimento il concorso per il reclutamento dei Direttori dei Servizi generali e amministrativi. Che storia! Più ci penso e più la vicenda mi riporta ad un copione italico della farsa. Questa figura ha un’anima composita. Nasce come supporto al capo d’istituto in un periodo storico in cui la complessità scolastica si limitava a poche pratiche da mezze maniche. La scuola era un’appendice del Provveditorato senza alcun rilievo esterno, a meno che il Provveditore non decidesse di dare qualche delega al Preside/Direttore didattico. Il segretario non aveva bisogno di alcuna formazione tecnica superiore di livello universitario legata come era la sua professionalità, al livello di complessità dell’azione amministrativa della scuola.

Con l’avvento dell’autonomia muta profondamente l’ambito di operatività delle istituzioni scolastiche. Viene conferita la dirigenza ai capi d’istituto e questo passaggio trascina con sè una serie di conseguenze relative all’azione amministrativa. L’istituzione scolastica viene inserita tra le amministrazioni pubbliche ai sensi dell’art. 2 comma 1 del d.lgs. 165/2001, da quel momento in poi tutta la normativa generale che richiama tale disposizione ricade in modo automatico sulle istituzioni scolastiche, parliamo di sicurezza sui luoghi di lavoro, trasparenza, contrattualistica, privacy.

La dirigenza, con la sua formazione giuridico-amministrativa non sempre adeguata non riesce a far fronte alla gestione dell’istituzione scolastica e l’Ufficio di segreteria non si è evoluto di pari passo alla legislazione. Benché dal 2001 fosse previsto il reclutamento dei direttori dei servizi generali e amministrativi muniti di lauree specifiche, le assunzioni sono state sempre mediate da interventi sindacali mirati al riconoscimento dell’esercizio della funzione a prescindere dal titolo di studio e basato su graduatorie, incarichi di reggenza e istituti emergenziali.

Lo sforzo profuso dal personale di segreteria è stato ed è sicuramente enorme, ma la qualità della gestione è stata influenzata dalla struttura di segreteria debole e spesso inadeguata.

Ed è così che il primo bando di concorso ha acceso le speranze di una profonda e valida professionalizzazione delle strutture amministrative. Il contenuto del bando in teoria rende ragione di tale investimento, prevedendo un programma davvero corposo che non ha pari nel panorama dei reclutamenti di funzionari pubblici. Direi, anzi, che sembra quasi esorbitante rispetto alla funzione che, benché complessa, il direttore deve andare a svolgere.

Si è di conseguenza aperto un mercato della preparazione al concorso adeguato alle materie di cui è richiesta la conoscenza. E proprio all’inizio del mese di novembre sono state sostenute le prove scritte. La montagna ha partorito un topolino. Una per tutte. L’area diritto costituzionale e amministrativo è stata condensata in un quesito sulla differenza tra decreto legislativo e decreto legge. Per ragazzi laureati che hanno approfondito le tematiche giuridiche indicate nell’area contestualizzandole anche nel sistema scolastico e di istruzione, ritengo si sia trattato di una frustrante sorpresa. Domande del genere si trovano nei manualetti di preparazione a concorsi di livello iniziale nel pubblico impiego, non in un concorso mirato al reclutamento di una figura che si pone benissimo anche oltre il profilo del funzionario, essendo più vicina alla posizione organizzativa prevista da alcuni ordinamenti. Nessuna traccia di diritto del lavoro, considerando l’importanza della conoscenza della disciplina codicistica e delle procedure di contenzioso che spessissimo investono la scuola.

La seconda prova è consistita nello svolgimento di un caso che caso non è. Il caso rappresenta una situazione problematica che porta a diverse soluzioni possibili, tra le quali il candidato deve privilegiare quella più attinente al contesto di riferimento. Il caso proposto era più lo svolgimento di una procedura nella quale era già individuato sia l’atto da adottare che gli elementi essenziali che un caso da svolgere attraverso l’individuazione della soluzione e la formazione dell’atto.

Qui prodest tale strategia?

 

Veniamo al contenuto della rivista.

Renato Loierocommenta il dl n.126/2019, un provvedimento legislativo che interviene su nodi essenziali del sistema scolastico. In primis, prevede l’introduzione di misure per assicurare la stabilità dell’insegnamento nelle istituzioni scolastiche, ponendo rimedio alla grave carenza di personale di ruolo nelle scuole statali e riducendo il ricorso a contratti a termine al fine di garantire lo svolgimento delle funzioni tecnico-ispettive all’interno del sistema scolastico. Inoltre, il decreto vuole adeguare le disposizioni generali in tema di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione alle specificità del personale scolastico e contiene disposizioni dirette ad assicurare alle famiglie meno abbienti condizioni economiche di favore per il trasporto scolastico. Il provvedimento introduce, infine, disposizioni dirette a garantire il corretto svolgimento dell’attività amministrativa e ad assicurare i servizi di pulizia all’interno delle istituzioni scolastiche.

Alessandra Foschetti fa il punto sulla legislazione sulla Privacy così come emerge dal Regolamento UE e dal nostro Codice. Si tratta di un quadro sintetico ed esaustivo che costituisce una sorta di planning delle azioni da porre in essere per la gestione della tematica.

Gabriele Venturae Massimo Nutini fanno un’approfondita analisi dello stato del sistema di integrazione degli alunni disabili alla luce del d.lgs. 66/2019. Il saggio entra nello specifico dell’analisi dei dati sia relativi al numero dei minori disabili che agli organici del personale di sostegno e agli assistenti forniti dagli enti locali. Vengono altresì offerti spunti di riflessione per affrontare il problema: l’aumento del numero degli alunni certificati, la complessità del fenomeno rispetto a diverse dimensioni di senso e di pratiche professionali e istituzionali, l’aumento della complessità sociale e culturale sul piano antropologico generale, il miglioramento sensibile nel corso degli anni delle tecniche diagnostiche, il livello di generalizzazione e standardizzazione nonché modalità di utilizzo dei sistemi di codifica e diagnosi internazionali.

Il settore della formazione duale è affrontato da Vanna Monducci da una duplice prospettiva: la ricostruzione storica del modello e la comparazione tra diversi Paesi dell’Europa continentale. Ognuno con la propria specificità persegue l’obiettivo della costruzione di un modello funzionale alla crescita economico sociale del Paese attraverso la formazione dei giovani saldamente ancorata al mondo del lavoro e della produzione.

Nicoletta Tombaapprofondisce il tema della comunicazione pubblica, facendo una disamina della normativa, dall’originaria legge 150/2000 fino alle prospettive di una legge 150 bis da adeguare alle mutate condizioni e allo sviluppo tecnologico della comunicazione pubblica. Forse il sistema scolastico dovrebbe farsi carico di una riflessione sulla strumentalità della comunicazione ai fini educativi, in particolare ai fini di un corretto uso dei social e del riconoscimento dei limiti a difesa della privacy.

Renata Rossiricostruisce lo sviluppo del panorama sistemico dell’Unione Europea. Partendo dai Trattati istitutivi, arriva fino alla Strategia di Lisbona 2020. Il pezzo si conclude con l’Agenda di sviluppo universale “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile”. Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile e i traguardi, entrati in vigore il 1° gennaio 2016, orienteranno le decisioni per i prossimi 15 anni. Superfluo sottolineare l’importanza strategica che tali obiettivi dovrebbe assumere nelle politics e nelle policies dei Paesi dell’intero mondo.

Federica Marotta tratta un tema di grande rilievo dal punto di vista della giurisprudenza giuslavorista: il riconoscimento delle precedenze previste dalla L.104/92 in tema di mobilità interprovinciale. L’analisi giurisprudenziale è di grande interesse per comprendere lo spazio che di volta in volta la contrattazione conquista o perde su questo tema.

Carmen Iuvoneillustra la recente rassegna giurisprudenziale di interesse scolastico, sia in relazione al personale docente che ai diritti degli alunni disabili. In particolare risulta di attuale interesse la diversa posizione dei giudici amministrativi sulle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di accesso e la costante giurisprudenza tesa a garantire l’effettiva fruizione da parte degli studenti disabili del percorso formativo e di istruzione. Un diritto che nella pratica risulta spesso compresso dalle norme procedurali regolative alla mobilità dei docenti.

Vincenzo Palermorecensisce due film di grande impegno, Go Home - A casa loro, per la regia di Luna Gualano e Fiore Gemello, per la regia di Laura Luchetti. Il primo film ruota intorno al tema della xenofobia, mentre il secondo film narra di isolamento, solitudine, ma anche tecane volontà d’amore. Entrambi offrono spunti valoriali di grande importanza. Possono essere davvero entrare nel processo di insegnamento di valori positivi.

Giuliana Costantini recensisce tre libri di grande interesse. La casa mangia le parole, di Leonardo Luccone, un romanzo amaro, incalzante, che affronta aspetti fondamentali dell’odierna crisi di una società dove molti valori sono attenuati dal trionfo delle ambizioni personali. Lo scialacuore di Florio, di Salvo Fleres, ruota intorno al valore dei diritti umani, praticato nella quotidianità. Sergio Florio, il protagonista, non si limita alla presenza in aula, ma che va a verificare o fa verificare dai suoi più stretti collaboratori il rispetto dei diritti umani anche quando sembra che qualcosa possa violarli. Roma repubblicana. Una storia in quaranta vite, di Federico Santangelo, un’originale trattazione sul vero potere delle figure femminili, illustrate in questo volume, da Servilia a Fulvia, da Livia a Cornelia, e l’influenza che hanno saputo esercitare per poter favorire l’ascesa dei loro mariti, figli o fratelli, essendo già valido da allora, il detto popolare della necessità di una grande donna vicino ad un grande uomo. X

La nostra proposta formativa per superare il concorso prevede:

Un Corso di 48 webinar fruibile da subito - Il corso comprende tutti gli argomenti di base, di seguito elencati,  oggetto delle prove di concorso, con allegati tutti i materiali  utilizzati dai docenti e scaricabili  -  La preparazione di base è necessaria anche per superare la prova di preselezione. Nel corso della fruizione dei webinar verranno fornite batterie di quiz a risposta multipla per esercitarsi. Costo del corso €200,00

Un Corso di 20 webinar che sarà attivato con l'uscita del Bando di concorso - Il corso  è finalizzato agli approfondimenti degli argomenti chiave del concorso in vista della preparazione alla prova di preselezione e soprattutto alle tre prove scritte. Durante il corso saranno fornite e sviluppate le possibili tracce dei temi che potranno essere oggetto delle prove scritte. Ai corsisti sarà garantita la correzione di temi da noi proposti su cui potranno esercitarsi  -  Costo del corso €200,00.

Per completare la preparazione consigliamo l'acquisto dei seguenti tre testi:

CALLA’, VENUTI, Guida alla prova di  Preselezione  concorso per Dirigente Tecnico - Esercitazione  su 2500 Test a risposta multipla su tutte le materie del concorso - Tutti i quiz sono offerti  anche on line  per consentire l’autoapprendimento e la simulazione delle prove.  E' sufficiente collegarsi al sito www.euroedizioni.it, A ciascun cliente sarà fornita una password di accesso via email. Il testo è offerto a soli € 30.00

CALLA', TOSIANI, ARMONE, Manuale per la preparazione al concorso per Dirigente Tecnico del MIUR, Testo completo con tutti gli argomenti oggetto del concorso, Edizione 2020, pagine 1200, €70,00.

CALLA', Codice delle leggi della scuola - Testo di legislazione scolastica ad uso concorso - Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per Ispettore Tecnico, Pagine 1280, €35,00

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Le fragilità della scuola

Editoriale di Vittorio Venuti

In ottobre, mentre centinaia di dirigenti scolastici si incontravano sui social e dialogavano animatamente solidarizzando con la collega Franca Principe (vedi editoriale di novembre 2019) e progettando la forma di protesta più opportuna contro il decreto sicurezza n. 81 e, più in particolare contro l’articolo 18, per fatale coincidenza di tempi, il piccolo Leonardo, il bambino di 5 anni precipitato dalle scale della scuola “Pirelli” di Milano, moriva in conseguenza della caduta. La manifestazione del 31 ottobre a Roma, alla quale hanno partecipato centinaia di Dirigenti Scolastici provenienti da tutta Italia, ha quindi assunto un rilievo ed un significato particolare, sollecitando urgenze che non possono continuare ad essere ignorate.

DIRIGERE LA SCUOLA N.5/2017

EDITORIALE di Vittorio Venuti

Decreti attuativi della buona scuola,tra luci e ombre

 

 

Infine, senz’altro indugio e in anticipo, sono arrivati i decreti attuativi della L. 107/2015. Bene? Male?

Controllando la tendenza alla critica a prescindere e trattenendo il ricorso al pregiudizio, possiamo dire: un po’ bene e un po’ male, sapendo che, comunque, ogni confronto comporta sempre lo schieramento di ideologie e di aspettative più o meno riscontrate.

Appare apprezzabile che, per fare l’insegnante, occorra intraprendere, al di là del superamento di un concorso,“un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT) con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione”. Peccato, però, che la ministra Fedeli abbia sostenuto, convintamente, che la retribuzione iniziale sarà di 600 euro lordi, cifra che, però, potrà levitare grazie alle possibili supplenze nel secondo anno e accrescersi ulteriormente nel terzo anno con la supplenza annuale. Uhm! Laurearsi e superare un concorso per accedere a 600 euro lordi ha il sapore di una beffa, non tanto o non solo per la cifra irrisoria e avvilente, quanto perché evidenzia ancora come al MIUR (leggasi: Sistema) non si ha misura del lavoro dell’insegnante e si continui a voler affrontare i nodi strutturali della scuola con la logica del “a costo zero”o quasi. Da uno Stato che si permette di distribuire ai neo-diciottenni 500 euro a scopo culturale(leggasi: cinema, concerti, eventi culturali, libri, musei, monumenti e parchi, …), ci si sarebbe aspettato qualcosa di più dignitoso. E certo non ha pregio affermare che, dopotutto, il concorso è un inciso e che il problema del campare dei vincitori di concorso avrebbe soluzione al suo termine.

Pienamente condivisibile l’insistenza sull’inclusione e la necessità di rafforzare “il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione”,coinvolgendo “anche e soprattutto attraverso la formazione in servizio - tutte le componenti del personale scolastico”. Perfetto! Speriamo che si chiarisca il vero significato di Inclusione e che ciò preluda ad una modificazione radicale del fare scuola, riconoscendo realmente la centralità dello studente, che deve essere messo in condizione di divenire consapevole della propria incompiutezza (specchio dell’incompiutezza dell’insegnante) e guidato nella costruzione della propria identità assumendo un ruolo da protagonista, più che non l’insegnante. Non possono continuare a ritenersi centrali, infatti, anche il rigorismo a tutti i costi, la valutazione di fatto selettiva, la concorrenzialità sostenuta dal miraggio di premi, il merito avulso dalle caratteristiche peculiari del singolo.

Buona la proposta di quantificare il personale sul sostegno, ad opera del dirigente scolastico, “sulla base del Progetto educativo individualizzato (PEI) di ciascuna alunna e ciascun alunno con disabilità e in coerenza con il Piano dell’inclusione di ciascuna scuola”, con“l’obbligo di tenere conto della presenza di alunne e alunni diversamente abili per l’assegnazione del personale Ata alle scuole”, purché non si ricada nella logica riduttiva delle risorse come, purtroppo, accade già da diversi anni e purché non si accampino limitazioni capestro alle deroghe.

I provvedimenti relativi a valutazione ed esami di Stato confermano le impostazioni correnti, pur prevedendo novità dal prossimo anno scolastico. Manca ancora, ci pare, il coraggio di affrontare la questione centrale: ricreare la scuola. Si continua a rimestare sui criteri di ammissione o non ammissione alla classe successiva, sul discrimine tra sufficienze piene o risicate o mediate e compensabili, sul numero delle prove d’esame, sul valore e collocazione strategica delle prove Invalsi… Ma è questo ciò che ci si aspetta dalla scuola? Se solo entriamo nel merito, soffermandoci sulla soglia del problema, sarebbe il caso che ci si spiegasse la permanenza del “test” Invalsi come requisito per l’ammissione all’esame del I e del II ciclo, pur prevedendo che si svolga in altro momento dell’anno scolastico. Peraltro, si chiarisce che il risultato del test“non influisce sul voto finale”,ma l’indicazione del livello raggiunto nelle varie discipline sarà indicato all’interno del curriculum dello studente, seppure in forma descrittiva. Francamente ci sfugge il senso di tutto ciò, che sembra sorpassare di un bel po’ la competenza valutativa propria degli insegnanti, come se si rimproverasse, a questa, di essere inattendibile perché“addomesticata”o perché inadeguata nel perseguimento dell’obiettività o, ancora, mancante del criterio di rilevare la trasversalità/specificità delle competenze che ci si attenderebbe al termine di un ciclo o del percorso di studi.

Luci e ombre dei decreti attuativi, si diceva, perché ancora riflettono l’esercizio delle “toppe”, degli aggiustamenti“tanto per”,e non sono il frutto di una riflessione profonda e approfondita, di un progetto pensato e costruito avendo a riferimento la comprensione dell’attuale situazione e delle dinamiche che sanciscono il rapporto dello studente con la scuola, con la conoscenza, con la percezione di sé e del mondo, con la costruzione di sé… del rapporto della scuola con gli studenti, degli insegnanti con una didattica che si costruisce giorno per giorno in funzione dell’altro e non di se stessi o del proprio sapere…

 

La rivista apre con un contributo di Filippo Cancellieri,“Dirigenti sotto esame”,nel quale si focalizza l’attenzione sulla valutazione del dirigente, evento epocale cui si perviene a seguito dell’approvazione della Legge 107/2015 dopo oltre 15 anni di sostanziale inerzia scanditi da iniziative sperimentali poco convinte o convincenti. Pur riconoscendone l’importanza, appare discutibile che la si consideri come fondamentale per incrementare la qualità del sistema scolastico, stante il fatto che rientra in un quadro del sistema scolastico da rivedere in ogni sua parte secondo una visione organica.

Il contributo successivo, a firma di Ivana Summa, “Operazione Portfolio. Dal Bilancio i competenze al piano di sviluppo professionale”, riflette sulle questioni operative connesse con la nota del 6 marzo 2017 n. 9684 che concerne lo sviluppo del Piano di formazione docenti 2016-2019. In particolare, ci si sofferma sul fatto che, se non si comprende bene il significato delle cose da fare rapportandole ai riferimenti scientifici e ai costrutti con i quali vengono veicolate - portfolio, competenze, bisogni formativi, piano di sviluppo – si corre il rischio reale che le scuole eseguano i compiti senza l’impatto migliorativo che la legge di riforma ha indicato.

A seguire,Carmen Russocon una disamina sulla “Didattica dell’alternanza scuola-lavoro”,ambito che ha visto le scuola del Molise posizionarsi al primo posto per numero dei percorsi attivato e che ha coinvolto il 90,6% degli studenti delle terze classi. Continua ad evidenziarsi, comunque, il legame debole tra scuola e mondo del lavoro, specie nelle regioni del Sud del Paese (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia), dove il numero delle strutture ospitanti è decisamente inferiore rispetto a regioni quali Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana.

“L’integrazione scolastica dei minori stranieri” continua ad essere argomento di estrema attualità, considerato l’incessante flusso migratorio che interessa il nostro Paese e coinvolge pienamente la nostra scuola. Carmen Iuvonene ha fatto specifico centro di interesse e flette le sue considerazioni ed osservazioni attualizzandone i contenuti. Nel contributo evidenziato in rivista, propone un argomento particolarmente significativo: il menù in classe che mette d’accordo tutte le religioni, un campo che è stato oggetto di interessanti sperimentazioni, in virtù del fatto che le religioni più antiche hanno da sempre regolato le proprie abitudini alimentari attribuendo un preciso valore alla ritualità del cibo e del digiuno.

La politica ci ha abituato, spesso per giustificare iniziative gravose per il cittadino, alla locuzione “ce lo chiede l’Europa”,a significare che la decisione è stata presa a livello transnazionale. La scuola e la sfera educativa nel suo complesso non sono immuni da questa particolare dinamica decisionale, come testimoniano le più recenti azioni di riforma che fanno espresso riferimento alle raccomandazioni segnalate dai rapporti OCSE in materia educativa e, più nello specifico, ai risultati di test come PISA (destinato a una valutazione generale del livello d’istruzione degli adolescenti) o TIMSS (dedicato alla valutazione del livello di apprendimento in ambito scientifico. Sull’argomento si veda il contributo di Damiano Verda, “Peer pressure e innovazione. Globalità e località del processo educativo”.

Un argomento che negli ultimi tempi appare con più insistenza tra gli interessi della scuola è l’educazione finanziaria, come comprovano il Memorandum d’Intesa per l’avvio di un progetto sperimentale di formazione in materia economica e finanziaria in alcune scuole campione siglato tra Banca d’Italia e MIUR già nel 2007 e il convegno del 27 gennaio scorso che ha avviato un ciclo di formazione rivolto a Dirigenti scolastici e docenti proprio su questo tema, peraltro rientrante tra le competenze che la legge 107/2015 colloca come indispensabili ai giovani. Loredana Garritanone tratta in: “L’educazione finanziaria a scuola”.

Un’organizzazione che apprende è quella che ha acquisito la consapevolezza della relazione indissolubile tra apprendimento, cambiamento e miglioramento. Questo l’assunto di fondo che ispira

Michela Lellanel contributo “Leadership e team building”,a sostegno della necessità che tutti i membri che fanno parte di una organizzazione sono tenuti a ricercare l’opportunità per accrescere ed ottimizzare le abilità individuali e di gruppo. In ambito scolastico, ciò significa che la leadership non può essere prerogativa del singolo né può essere affidata esclusivamente al Dirigente scolastico, ma deve coinvolgere tutti gli attori organizzativi. La stessa idea di scuola che emerge dal PTOF rappresenta lo sforzo istituzionale di un progetto comunitario nel quale tutti sono coinvolti come protagonisti di una visione che coinvolge tutti.

Un interessante risvolto tecnico in termini di sicurezza sul lavoro è quello offerto da Aldo Domenico Ficarain “Il dispositivo di protezione individuale (DPI) nell’alternanza scuola lavoro”,nel quale sottolinea la competenza in materia di formazione specifica in tema di salute e sicurezza che fa capo alla struttura aziendale ospitante o, eventualmente su sua delega (nel caso in cui non fosse in grado di assicurarla) la stessa scuola in relazione alla valutazione dei rischi a cui è sottoposto lo studente in alternanza rispetto ai compiti assegnati, alle macchine e attrezzature da utilizzare, ai tempi di esposizione previsti, ai dispositivi di protezione individuale forniti.

Il MIUR ha avviato il piano di formazione per i dirigenti scolastici in servizio e neoassunti confermando i riferimenti giuridici fondamentali del profilo del dirigente (D.Lgs. 165/01, D.Lgs. 150/09, DPR 80/2013), sempre più ispirati a compiti di indirizzo e promozione del piano dell’offerta formativa, se ne parla nel contributo di Filippo Sturaro“La formazione in servizio dei dirigenti scolastici” attraverso l’analisi dettagliata della nota Miur n. 40586 del 22 dicembre 2016.

Per la rubrica CPIA, anche Ada Mauriziopropone il tema dell’educazione finanziaria in“Gli adulti e l’economia: c’è molto da imparare”.La disciplina è entrata nell’offerta formativa dei CPIA in forma sperimentale per quest’anno scolastico, con l’obiettivo di diventare percorso ordinamentale già dal prossimo anno.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lellopropone una questione che riguarda l’“Accesso ai documenti”,proponendo il caso di un docente di religione di un Istituto Comprensivo, che riceve una sanzione disciplinare da parte del Dirigente per essersi allontanata arbitrariamente dalla classe in cui stava prestando servizio, venendo così meno ai propri doveri di vigilanza. La docente non impugna il provvedimento ma propone due testimoni a propria difesa. A parere del Dirigente nessuno dei testimoni riesce a confermare la presenza della docente durante l’intervallo in cui si era allontanata arbitrariamente dalla classe. Da qui la richiesta di accesso della docente a tutti i documenti utilizzati dal DS come prova per l’irrogazione della sanzione, ricevendone motivato diniego. Sarà legittima la determinazione del DS?

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauro ci porta in Gran Bretagna con il contributo “Confusione sovrana in classe nel Regno Unito. Come fare senza ‘levels’?”Con il nuovo Curricolo nazionale del 2014 e l’eliminazione dei ‘livelli d’istruzione’, nella scuola britannica si è creato solo disorientamento e molta agitazione, perché è venuta a mancare una base per la valutazione degli alunni. Con la scomparsa dei livelli, la riforma ha voluto esortare a non confondere compiti, ruoli e scopi quando si tratta di educazione, perché la valutazione che conta non è quella curricolare ma quella che fa l’insegnante con il suo lavoro di ogni giorno con i suoi allievi. Come dire: un invito agli insegnanti a mettersi in gioco senza certezze.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venuti propone quelle che appaiono come gli orientamenti programmatici che dovranno indirizzare la ri-creazione della scuola: “Inclusione, Individualizzazione e Personalizzazione: parole chiave della scuola che verrà”.I tre termini, infatti, racchiudono il senso di una scuola che deve necessariamente rinnovarsi, perché il significato stesso di Inclusione introduce ad una visione che, garantendo a tutti gli studenti individualizzazione e personalizzazione dell’apprendimento, sposta definitivamente il baricentro sullo studente e sulle sue specifiche caratteristiche.

In chiusura, Rosanna Visocchicon la rubrica di Giurisprudenza del Lavoro.

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