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DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

DIRIGERE LA SCUOLA N.7

EDITORIALE di Vittorio Venuti

Il MIUR e…  Don Milani

Lo scorso 24 giugno ricorreva il 50° anniversario della morte di don Lorenzo Milani, il “prete rosso” che condusse, nella comunità di Barbiana, un’esperienza di contro scuola destinata a lasciare un segno profondo nella coscienza politica e pedagogica dell’epoca e a riverberarsi ancora come modello alternativo di scuola che sa strutturarsi dalla realtà in cui opera, privilegiando spontaneamente l’accoglienza, la collaborazione, la solidarietà sociale fondata sulla giustizia.

Con tempismo straordinario, come a voler rimediare alla disattenzione con cui il nostro sistema d’istruzione ha sempre guardato a questo straordinario e scomodo personaggio, il MIUR ha voluto ricordarlo lo scorso 5 giugno, dedicandogli una mattinata dal titolo“Insegnare a tutti”.

Nel ricordo che ne ha tracciato la Ministra Fedeli è stato ribadito che “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero”, come a lasciar presagire, alla luce del lavoro del sacerdote, un profondo ripensamento del nostro sistema d’istruzione. E questo è anche ciò che, personalmente, mi è venuto di pensare alla notizia dell’evento e dell’invito alle scuole di rileggere, studenti e insegnanti, la storia della scuola di Barbiana e riflettere sulla missione educativa svolta da Don Milani. Ma si sa, le illusioni è meglio metterle da parte, perché Don Milani è stato scomodo allora e continua ad esserlo ancora adesso; non a caso sono trascorsi i 10, i 20, i 30 e i 40 anni dalla sua morte senza che si promuovesse un benché minimo riconoscimento ufficiale, a parte le iniziative di questa o quella scuola a lui intitolata.

Il concetto di scuola inclusiva che poteva avere Don Milani non è quello della politica corrente nel nostro sistema d’istruzione, ma quello che si può evincere dal suo pensiero, molto più profondo e decisamente rivoluzionario, oltre pedagogicamente avanzato rispetto alla nostra attuale legislazione: “La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde. La vostra “scuola dell’obbligo” ne perde per strada 462.000 l’anno. A questo punto gli unici incompetenti di scuola siete voi (insegnanti) che li perdete e non tornate a cercarli”; e poi ancora: “La scuola selettiva è un peccato contro Dio e contro gli uomini…” (Lettera a una professoressa, 1967). Son passati cinquanta anni, appunto, ma la dispersione ancora c’è ed è consistente, ancora si buttano nel mondo d’oggi ragazzi senza istruzione, come “buttare in cielo passerotti senza ali”.

Don Milani vale più di un evento commemorativo.

La cosa più interessante è che l’evento abbia coinciso con la chiusura dell’anno scolastico e con l’avvio del rituale degli scrutini. Momento strategico perfetto per riflettere sull’affermazione che “Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”.

Il rapporto sul divario di genere del 2016, a cura del World Economic Forum (fondazione senza fini di lucro con sede in Svizzera), disegna un quadro statistico dell’ampiezza e della portata della disparità di genere in tutto il mondo, nel quale l’Italia occupa la 50° posizione (su 144 Paesi), media di ben quattro indicatori:

1) partecipazione economica ed opportunità (117°);

2) educazione (56°);

3) salute e sopravvivenza (72°);

4) responsabilizzazione in politica (25°).

 

Parte da questa descrizione il contributo di apertura di Antonietta Di Martino, “Pari opportunità uomo/donna, cultura e salute; un trinomio indissolubile”, nel quale dibatte di questioni di genere in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La riflessione di merito evidenzia, quale punto di svolta il Dlgs 81/08, che raccoglie e fa evolvere un’attenzione sempre maggiore verso l’individuo colto nelle sue peculiarità e nelle sue esigenze, vincolate ad un mondo lavorativo e privato inscindibili. La trattazione dell’argomento comprende i riferimenti al contesto scolastico ricordando il documento d’indirizzo della diversità di genere del 15/6/2011, quindi la legge 107/2015 che, art 1 comma 16, esplicitamente richiama i principi di pari opportunità, prevenzione e contrasto alla violenza e a tutte le discriminazioni, che devono essere assicurati nell’attuazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

A quali norme tecniche UNI (ente Nazionale Italiano di Unificazione) devono adeguarsi le caratteristiche degli arredi scolastici (lavagne, banchi, sedie, cattedre e lampade da illuminazione), così da garantire la sicurezza sia all’interno che all’esterno delle aule? Ad ogni inizio d’anno scolastico si rende necessario predisporre le aule dotandole del numero adeguato di banchi e sedie, ma raramente si tiene conto dei requisiti che devono avere per soddisfare pienamente alle esigenze di sicurezza e per adattarsi agli studenti. Si tratta di un argomento trascurato ma di cui non si può ignorare l’importanza. Aldo Domenico Ficaraci ricorda tutte le disposizioni in “Norme tecniche UNI riguardanti gli arredi scolastici”.

Sul PTOF Giacomo Mondelli ha già scritto avendo come riferimento le finalità della legge 107/2015; in questo numero, in “Proviamo a elaborare insieme il Piano Triennale dell’Offerta Formativa”, si sofferma sul processo che dovrebbe essere avviato e sviluppato dalle istituzioni scolastiche in vista della sua elaborazione. La proposta che viene rappresentata prende in considerazione gli elementi essenziali e più generali della predisposizione del PTOF e in particolare si preoccupa di delineare:

a) un prototipo di atto di indirizzo del dirigente scolastico;

b) le conseguenti indicazioni per la sua attuazione;

c) le azioni e le procedure per elaborare il PTOF e per adeguarlo nel tempo;

d) la struttura complessiva del Piano Triennale;

e) gli aspetti organizzativi più salienti in esso contenuti.

A seguire, Francesco Nuzzaci ci indirizza “Verso il rinnovo del CCNL”, non senza ricordare l’esasperazione della categoria dei dirigenti scolastici, reduci da significative manifestazioni di protesta concentratesi nel mese di maggio, al punto da indurre la ministra Fedeli ad avviare un dialogo, con le OO.SS. della dirigenza scolastica, sui prossimi rinnovi contrattuali. Nelle more della sentenza 178/15 della Corte Costituzionale, che ne ha sanzionato l’obbligo, l’armonizzazione dei trattamenti retributivi dovrà sanare la sperequazione retributiva della dirigenza scolastica.

Di burocrazia si può morire e, anche se sovente i proclami politici vogliono rassicurare sostenendo la semplificazione come rimedio - sostenuti dalla diffusione sempre più massiccia e liberatoria dell’informatizzazione dei servizi -, in realtà le cose sembrano andare in senso opposto. Così, contrariamente a quanto faceva sperare il processo di riforma in senso autonomistico della scuola, che avrebbe dovuto sottrarla ai vincoli paralizzanti e soffocanti delle burocrazie ministeriali, è successo che, invece, i carichi amministrativi siano cresciuti in maniera esponenziale. Un’ulteriore aggravio, sostiene Filippo Cancellieriin “Ritualità banali di una burocrazia oppressiva”, è paventato dalla legge 107/2015, che prevede di scaricare sulle istituzioni scolastiche le attribuzioni ancora intestate ai presìdi provinciali degli USR, di cui si concerta la soppressione.

Con il D.Lgs. 66 del 13 aprile scorso si è ridisciplinata la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, appena qualche giorno dopo la pubblicazione della sentenza n. 2023 della sez. VI del Consiglio di Stato proprio in materia di assegnazione delle ore di sostegno. Gianluca Dradi raccoglie entrambe le suggestioni nel contributo “L’inclusione degli studenti disabili e le ore di sostegno” muovendosi tra riforma legislativa e novità giurisprudenziali.

Lo scorso 17 maggio è stata approvata in via definitiva la legge che detta disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, provvedimento che la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha inteso ufficialmente dedicare a Carolina Picchio, riconosciuta come la prima vittima italiana di tale fenomeno.Carmen Russoriprende l’evento nel contributo “A Carolina Picchio e a tutte le vittime del cyberbullismo” e propone una serie di commenti approfonditi sul testo del dispositivo.

Recentemente è stato approvato il decreto legge che ha dettato disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, introducendo di fatto l’obbligo di vaccinazione per i minori da 0 a 16 anni e prescrivendo, tra l’altro, che la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione dei vaccini costituisce requisito d’accesso per i servizi educativi e le scuole dell’infanzia statali, paritarie e non paritarie. Filippo Sturaroriprende la questione in “Decreto vaccini: le azioni del dirigente scolastico”, nel quale presenta anche una check list di azioni del Capo d’Istituto.

La parola periferia viene spesso associata alle immagini di disagio, di difficoltà, di multiculturalità e la scuola un luogo complesso, degradato e fragile. L’esperienza ci insegna invece che spesso le scuole di periferia sanno trasformarsi in luoghi aperti, dinamici e ricchi di stimoli. La questione è affrontata da Loredana Garritanonel pezzo intitolato “Le periferie al centro: Fare scuola nelle periferie urbane multiculturali”.

Il MIUR con il programma “Scuole al centro” ha investito risorse per rinnovare il patto tra scuole e territorio e riqualificare le periferie.

Per la rubrica CPIA, Ada Maurizioriferisce della convention dedicata all’istruzione degli adulti e tenutasi a Napoli alla fine di maggio: “FierIDA: la prima fiera nazionale dell’istruzione degli adulti”.

Per la Scuola in Europa, Mario Di Mauroci porta in Belgio tratteggiando il riflesso sull’istruzione del modello federativo che lo definisce integrando le Regioni e le Comunità: “Insieme per l’eccellenza dell’insegnare, Wallonie e Fédération Wallonie-Bruxelles”.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venutiinvita ad estendere il l’impegno negoziale del dirigente scolastico al modo stesso in cui cura la gestione della scuola, quindi la rete delle relazioni che lo interessano e coinvolgono: “Il dirigente scolastico, negoziatore per professione e per vocazione”. Alla base occorre porre la constatazione che la negoziazione è un tratto stabile della quotidianità di ciascuno, fin dalla più tenera età.

In chiusura Rosanna Visocchinella rubrica Giurisprudenza del lavoro si occupa  dell’uso dell’informatica della pubblica amministrazione nei concorsi pubblici. X

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