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DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Ragioni e Finalità della nuova rivista

La scuola appare in continuo affanno rispetto ai cambiamenti che interessano il mondo nella sua globalità e nello specifico delle singole realtà territoriali, cambiamenti che hanno disarticolato i parametri della vita sociale ed economica, e aggredito le relazioni tra le persone facendole slittare verso declinazioni utilitaristiche. Lo stesso susseguirsi di riforme “epocali” - troppo spesso viziate da presunzioni ideologiche - cui è stata sottoposta la scuola negli ultimi due decenni ha solo prodotto cambiamenti formali e circoscritti,e comunque non  tali da consentirle di affrontare appropriatamente quella che viene ormai riconosciuta come una vera e propria “emergenza educativa”.

La scuola si trova nella necessità di ridefinire ruolo e funzioni, di ridefinire il rapporto tra educazione e istruzione, di ridefinire il suo rapporto con la società secondo una visione che comprenda la “cura” delle individualità che la frequentano e dei sistemi con cui è in relazione.

A fronte del grande mutamento che interessa la società, la scuola non   è ancora  in grado di dare risposte efficaci, riproducendosi con scarsi aggiustamenti dal punto di vista organizzativo, didattico, strumentale, comunque disorientati di fronte  alle richieste che provengono da più parti, dal mondo del lavoro alle famiglie.

Spunti per riflettere sulle finalità della rivista FARE L’INSEGNANTE

 

1. Cos’è la scuola, e chi e a cosa debba servire?Sono interrogativi di fondo che si sono smarriti nel tempo, anziché essere tenuti presenti come guida perenne, dal momento che la scuola è dinamicamente determinata dalla cultura del momento avendo, peraltro, il compito di intercettarla e reindirizzarla.

Scuola come centro motore di un Paese e, quindi, come servizio: ma al servizio di chi? È indubbio che la scuola, in questo momento, si trovi ad un bivio: perseguire un indirizzo funzionalistico, nell’ottica di una visione che vede la migliore espressione nell’acquisizione di conoscenze, abilità e competenze – in linea con la progettualità che premia le richieste del mondo produttivo - oppure riscoprire il senso dell’educazione, intesa come “introduzione” al mondo, e riqualificarsi come centro di cultura, nell’accezione più ampia del termine?

Partiamo dall’assunto irrinunciabile che scopo della scuola è “promuovere” l’individuo e il suo successo formativo,    e non  farsi specchio della naturale selezione che ha origine  nelle tipologie delle famiglie e alle classi sociali di appartenenza . Va da sé, quindi, che guardare alla persona per farla crescere dovrebbe essere il punto di partenza dell'insegnare, a partire dalle modalità di apprendimento delle nuove generazioni.

 

2. Ripensare la figura dell’insegnante, che deve abdicare dalla propria cultura di riferimento per ricomprenderla in una visione più ampia, nella quale “coabita” con le persone di cui ha responsabilità educativa e orientativa, oltre che formativa. L’insegnante porge il mondo e aiuta lo studente ad elaborare il proprio, personale senso critico, la propria genialità, i talenti di cui dispone. L’insegnante come strumento consapevole per alunni che crescono nella consapevolezza.

All’insegnante si chiede di non essere solo un tecnico dell'insegnamento/apprendimento,  ma un entusiasta, un appassionato attore in grado di interpretare il proprio ruolo suscitando entusiasmo, e sensibile al punto da sapere entrare in empatia con i suoi allievi tanto da rendere essi stessi attori della propria crescita.  

L’insegnante deve essere sostenuto nella sua crescita professionale (si pensi alla didattica e ai contributi che ad essa pervengono dalla psicologia, dalla pedagogia, dalle neuroscienze) ma anche nella sua crescita personale attraverso stimoli che lo conducano ad una sempre più profonda conoscenza di sé, via maestra verso quella ricerca di senso che accomuna le persone. È indubbio, infatti, che non si possa essere un buon insegnante se non si è anche una “bella” persona. Allora, “fare l’insegnante” non significa identificare le tecniche che rendono migliore l’esercizio del mestiere di insegnante, ma aiutarlo a costruire la mente razionale ed emotiva che rende possibile il “fare l’insegnante”.

L’insegnante al quale la rivista si rivolge deve trovare stimoli che da una lato lo arricchiscano di strumenti e riflessioni critiche per potenziare il proprio bagaglio strumentale e professionale, ma dall’altro devono orientarlo verso una più approfondita conoscenza di sé e del mondo. Una rivista che si soffermasse solo sul primo versante, non aggiungerebbe nulla di nuovo rispetto ad altre riviste del settore; mentre noi sappiamo che quel che fa la differenza tra gli insegnanti è proprio la loro capacità di interpretare il mondo, la vita, di condurre l’altro a trovare il senso. La cosa più straordinaria del “fare l’insegnante” è proprio la possibilità di condurre l’altro a costruire la chiave che apre la porta “senso”. E in questo, sarebbe oltremodo riduttivo e ingiusto se limitassimo questa prospettiva solo agli studenti più perspicaci, più dotati, più diligenti e non comprendessimo anche tutti gli altri, tutte quelle diversità che siamo pronti a riconoscere come bisognose di attenzione e ad etichettare  ma per i quali poi si fa fatica a includere in un ambiente di apprendimento  che possa essere efficace per tutti e per ciascuno..

 

3. La rivista  può essere  strumento di formazione e crescita culturale e professionale dell'insegnante a patto che abbia  un taglio più pratico che teorico, che affronti le varie problematiche in base ai bisogni formativi più urgenti dei docenti. Una esigenza primaria per i docenti oggi è quella di capire come fare a gestire classi sempre più eterogenee e con esigenze formative plurime: con giovani provenienti da contesti diversi, con diversi livelli di capacità, che parlano lingue diverse, che usano quotidianamente devices di nuova generazione, con modi di apprendere diversi. Se l'insegnamento risulta inefficace al primo ciclo, nel secondo - le superiori -  assistiamo all’aumento di atteggiamenti di assenteismo, non partecipazione, demotivazione, disinteresse,  addirittura rifiuto della scuola. Disagio scolastico, dispersione e mortalità scolastica sono altrettanti indicatori di fallimento della funzione istituzionale della scuola.

La scuola dovrebbe essere lo spazio dove realizzare la formazione del futuro cittadino, capace di comprendere il mondo e le sue innumerevoli culture, contro ogni discriminazione, … Gli insegnanti non possono continuare  a "trasmettere" solo un sapere codificato in conoscenze nozionistiche e, dunque, inerti (ce ne sono ancora molti, purtroppo!), ma dovrebbero comunicare amore per la conoscenza, curiosità e spirito di ricerca, voglia di apprendere, pensiero critico, resilienza, creatività, passione, modi di pensare inclusivi … ed essere in grado di utilizzare efficacemente le varie tecnologie e di organizzare quotidianamente esperienze didattiche diverse, tali da provocare un efficace apprendimento. Ma non tutti i docenti sono preparati a ciò!

La formazione dei docenti è indispensabile per una scuola al passo con i tempi, in quanto sono proprio gli insegnanti che devono svolgere il ruolo di mediatori fra un mondo in rapida evoluzione e gli allievi che già ne fanno  parte.  Ma come? Alcuni docenti si fanno in quattro per promuovere apprendimenti significativi che coinvolgano i loro studenti, ma non sono in molti, purtroppo. Sono più quelli delusi e demotivati, che abbandonano ogni progetto formativo … per fare come hanno sempre fatto, senza porsi la domanda più importante: perché i miei alunni non apprendono ciò che io insegno?  Chi mi aiuta a cambiare?

Ed è proprio per questo che è indispensabile che i docenti acquisiscano essi stessi le competenze alle quali dovranno formare i loro alunni. Devono sapersi confrontare con i moderni strumenti di comunicazione, con i nuovi linguaggi, che stanno diventando sempre più determinanti anche negli apprendimenti individuali e di gruppo.

Contenuti e competenze devono essere veicolati dall'insegnante attraverso modalità e strumenti capaci di accendere nei ragazzi l'interesse ad apprendere, di favorire la partecipazione e di creare ambienti di apprendimento dove la multimedialità e l'interattività modificano le modalità di gestione e di fruizione delle “lezioni”.

Occorre, quindi, un’offerta formativa ricca, che tenga conto delle novità continue che riguardano il mondo della scuola, sul piano dei contenuti, delle normative, delle metodologie e che possa servire per aprire “spazi virtuali”, in cui sperimentare e realizzare diversi modi di apprendere.

Formazione, dunque:

·       per far fronte alle richieste di una società che muta continuamente,  alle situazioni nuove, ai differenti contesti, che richiedono metodologie e tecnologie sempre più innovative non perché fanno uso di tecnologie, ma perché sono calibrate sulle vecchie e nuove modalità di apprendimento delle nuove generazioni.

·       per affinare i “ferri” del mestiere: comunicazione, relazione con adolescenti, …

·       per lavorare per competenze … e non solo per nozioni che producono un sapere scolastico, inerte, superficiale

·       per approfondire e rendere più accattivanti tutte le discipline … lavorando con approccio laboratoriale e finalizzato all'acquisizione di   competenze,  progettando curricoli  interdisciplinari

·       per imparare ad utilizzare i nuovi mezzi/strumenti di comunicazione per far comprendere  ai ragazzi a gestire criticamente l’enorme flusso di informazioni che arriva dalla rete

·       per realizzare un'educazione linguistica a 360°

·       per  potenziare le competenze linguistiche degli studenti  con la metodologia CLIL

·       per poter approfondire metodi di studio, stili di apprendimento, mediatori didattici, progettazione curriculare

·       per guidare gli studenti verso un pensiero strutturato e critico, corrispondendo alla necessità di imparare ad imparare, … in modo che ciascuno di loro diventi  costruttore attivo e autonomo di conoscenza

Imparare ad imparare è anche la premessa che deve guidare l’insegnante nell’imparare ad insegnare, perché non si è insegnanti definitivi ma insegnanti in costruzione.

 

Alcuni degli ambiti di interesse, quindi, possono così essere sintetizzati:

·       gestione classe e problematiche relazionali (gestione dei conflitti, delle emozioni; la leadership del docente; le “alleanze” tra gli adulti coinvolti, …)

·       priorità, traguardi, obiettivi di processo, rubriche valutative, indicatori, valutazioni standardizzate INVALSI, SNV, autovalutazione, ….)

·       competenze (di base, disciplinari, chiave, trasversali, ….)

·       didattiche inclusive (cooperative learning, peer education, flipped classroom, didatticheaperte, buoneprassi, …)

·       didatticadigitale (strumenti e metodi, … lim, storytelling, learning object, coding, …)

 

4. Altro punto interessante di riflessione riguarda il percorso d’istruzione frammentato in ordini. Pur raccomandandosi di guardare alla continuità, i diversi gradi  di scuola patiscono l’autoreferenzialità, per cui, nella valutazione degli apprendimenti  degli alunni, si limitano ad accusarsi l'un l'altro, la scuola che segue a quella che precede. D’altra parte è anche vero che prevale, negli insegnanti, una visione frammentata dello sviluppo dell'apprendimento  dell’allievo,  che ha le sue fasi e le sue specificità. Da qui anche il maggior peso che viene dato agli studenti delle secondarie di secondo grado, e agli insegnanti di tale ordine di scuola, e una credibilità decisamente marginale agli educatori della scuola dell’infanzia; mentre, invece, sappiamo quanto questi ultimi siano fondamentali per la crescita dell’individuo e dello studente che sarà.

Si pone come irrinunciabile, pertanto, di guardare al sistema degli ordini avendone una visione integrata ed enfatizzandone la finalità orientativa: ciascun grado di scuola non è da meno degli altri perché opera in una determinata fascia di età rispettandone le peculiarità tipiche dell’età e specifiche di ciascuno. dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori si lavora sulla stessa persona, con obiettivi e finalità che si devono integrare durante il percorso, dialogando in modo costruttivo.

Non è, quindi, importante che la rivista affronti lo specifico di ciascun ordine di scuola, pur se, volendo, può entrare nel merito, quanto piuttosto che favorisca la comunicazione tra le parti come un dialogo ininterrotto.

 

5. Altra considerazione deve essere fatta riguardo al rapporto educativo con le famiglie. La scuola non può non dialogare con le famiglie, trovando un linguaggio comune per realizzare un'alleanza educativa senza la quale entrambe le istituzioni sono condannate al fallimento. Anche in questo caso, la rivista deve favorire questo dialogo, sia approfondendo la questione sia riportando scuole che hanno saputo trovare un efficace dialogo comunicativo

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