Ultime notizie

AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

Gli insegnanti faranno 30 ore?

Editoriale di Vittorio Venuti

Ha suscitato molto scalpore sui social e sui siti di informazione la nuova proposta presente sul “Piano nazionale di formazione docenti 2016-1019”,che prevede che l’orario lavorativo dei docenti possa essere portato a 30 ore settimanali. Irritazione e ironia sono state, per lo più, le reazioni degli addetti ai lavori, sostanzialmente significando che non si tratta altro che di uno stato di fatto e non di diritto, perché è indubbio che i docenti lavorino anche più delle 30 ore individuate. Evidenziare solo adesso, attraverso ricerche e inchieste, che gli impegni della professione docente vadano oltre le trenta ore settimanali è senz’altro gratificante ma di certo non ripaga della perdita di prestigio e credibilità della figura, comunque scarsamente considerata già nella logica dello stesso sistema d’istruzione e delle riforme rivoluzionarieche si sono susseguite da qualche decennio a questa parte.

L’orario dei docenti fa parte di quel nodo strutturale che è lo stato giuridico degli insegnanti, che ci si ostina a non voler prendere in considerazione, pur nella consapevolezza che rappresenti un centro di interessi cruciale per la scuola che si vuole di qualità, vocata all’innovazione continua e pronta ad affrontare tutte le problematiche sociali emergenti, le suggestioni transnazionali, le bizzarrie politiche. Fare l’insegnante è una cosa seria, c’è del sacro nella dedizione che lo deve pervadere; è investito della responsabilità di aver cura del futuro, di far crescere il presente nella prospettiva del cambiamento, di tracciare le menti che daranno sostanza al mondo che verrà.

La singolarità della proposta, così come recepita da più parti, vorrebbe che la specifica delle 30 ore varrebbe solo per i neo assunti, mentre i docenti di ruolo avrebbero la possibilità di scegliere se aderire o meno. Ma l’aspetto più singolare è che, a margine del Piano di formazione, si trova una nota che suggerisce di retribuire una parte delle ore eccedenti l’attuale orario settimanale con un prolungamento del congedo ordinario dal lavoro. Detta in breve: lavoro in più in cambio di ferie! Immaginiamo che la trovatasia legata al fatto che gli insegnanti quelle ore in più le fanno già, non importa se a casa o a scuola, quindi sì, si potrebbero riconoscere ufficialmente e acquisirle senza colpo ferire. Insomma, si valorizzerebbe il lavoro che già svolgono ogni giorno e che non viene valorizzato. Caspita che riconoscimento!

Il gruppo di lavoro preposto ad elaborare proposte per la valorizzazione della professionalità docente, in ordine al una eventuale prospettiva di carriera ha anche individuato una sua possibile articolazione verticale: da docente“principiante” a docente “ordinario”, quindi docente “esperto” e “master teacher”. Il concetto è vecchio, ma la riproposta è nuova. Così come è nuova la proposta di istituire le figure intermedie di sistema o di staff (coordinatore dei consigli di classe, coordinatori di dipartimenti disciplinari, responsabili di unità scolastiche decentrate, responsabili di progetto) con un riconoscimento di retribuzione stipendiale differenziata, delegata alla contrattazione con i sindacati rappresentativi.

Quanto di questo potrà arrivare sul tavolo delle trattative non si riesce neppure ad immaginare, considerato, appunto, che si tratta di vecchi e scontati progetti. Del resto, come afferma lo stesso Giancarlo Cerini - coordinatore di uno dei tre gruppi di esperti che, per il MIUR, hanno elaborato in 58 pagine un documento che riassume le proposte per «lo sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio»dei docenti - si tratta di «un esercizio di ricerca culturale, non una proposta per la trattativa sindacale». Il documento, insomma, sarebbe l’esito del «tentativo di definire gli standard professionali, di descrivere i comportamenti attesi e quale deve e può essere la loro carriera, un brainstorming tra esperti di scuola provenienti da varie realtà “avendo anche” esaminato esempi virtuosi di altri Paesi e confrontato le esperienze migliori».

Al di là della bontà della proposta - se proposta sarà -, è indubbio che la scuola, con il susseguirsi di notizie su fatti di bullismo e di aggressioni agli insegnanti, appaia come investita da un’ondata di spaesamento. Solo in quest’ultimo periodo si stanno apprezzando segni di risveglio: professori e scuola hanno cominciato a denunciare i responsabili e ad assumere provvedimenti disciplinari anche seri. Sappiamo, però, che si tratta di una reazione tamponee che le cose non cambieranno granché per questa ragione. La scuola sconta «l’ideologia del permissivismo a ruota libera nei confronti degli studenti - afferma Ernesto Galli Della Loggia in suo editoriale sul “Corriere della Sera” del 24 aprile scorso- che ha trovato una conferma simbolica nell’abolizione decretata lo scorso anno di quello che era una volta il voto di condotta, oggi sostituito da un “giudizio sintetico” dal solito sapore socio-psicologico comune a tutte le salse con cui la burocrazia del Miur è solita condire i suoi illeggibili testi». Ma, prosegue Della Loggia, «dietro il dilagare del teppismo fuori e dentro le aule c’è altro: c’è il dato di fatto (e l’ideologia) dell’irrilevanza del docente. C’è la cancellazione della figura e del ruolo dell’insegnante. Che in molti casi diventa, ahimè, una inevitabile autocancellazione».

Irrilevanza del docente! C’è da meditare su questo, sulle cause che hanno portato la figura del docente a non essere più il “centro motore”dell’istituzione scolastica, a smarrire l’autorità insieme al senso del proprio ruolo. E le cause sono da ricercare sì nella diffusa maleducazione giovanile e nelle intemperanze aggressive di molti genitori, ma anche nella scarsa considerazione da parte delle stesse istituzioni, nel risibile riconoscimento economico, come anche nell’esasperante insieme di impegni e richieste che dalle parti più disparate si precipitano nella scuola e sugli insegnanti, sempre più tuttofaree sempre meno educatori.

Anche quest’anno“Dirigere la scuola”ha affidato ad Antonio Di Lelloil compito di focalizzare la sua attenzione sull’impegno centrale di questo mese: “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”,un impegno al quale si arriva al seguito di un ulteriore anno poco sereno, funestato da un’incessante serie di episodi di bullismo sempre più diretti contro insegnanti e, in qualche caso, anche contro i dirigenti; un impegno che deve misurarsi con le novità introdotte con il D.L.vo n. 62/2017. Di rilievo appaiono le condizioni per l’ammissione all’esame dei candidati interni, tra le quali spicca la partecipazione alle prove Invalsi. Ma si evidenzia anche che possono partecipare agli esami pure gli studenti con un voto di ammissione inferiore a sei decimi, ritenendo valida la motivazione favorevole acquisita a maggioranza dal Consiglio di Classe. Altra novità è la presenza in Commissione d’esame dei docenti di Religione cattolica; una questione che ha sollevato molte perplessità considerato che, trattandosi di docenti con notevole numero di classi, spesso su più scuole, le ripercussioni che si potrebbero avere sull’organizzazione dei lavori di Commissione e Sottocommissioni potrebbero essere notevoli.

Scrutini ed Esami rappresentano un’occasione importante per riflettere non solo sul sistema di valutazione adottato, ma anche sulla considerazione che si è avuta degli obiettivi e delle “promesse”del PTOF come anche delle intenzioni di personalizzazione del rapporto educativo e delle intenzioni didattiche.

Dopo gli esami, un altro impegno particolarmente significativo interesserà la scuola: la “Verifica del Programma Annuale”,un adempimento da compiere entro il 30 giugno. Angelo Muratore illustra i termini e le disposizioni che attengono alla validazione del documento contabile proponendo i modelli relativi ai tre organi interessati: la Comunicazione Relazione del Direttore SGA, il Documento Dirigenziale, la Deliberazione di Verifica/Modifica del Consiglio d’Istituto.

A seguire, Anna Armoneillustra“La vita difficile del dirigente scolastico”, evidenziando come, rispetto ai direttori e presi di una volta, si sia complicato il lavoro del Capo d’Istituto col conferimento dell’autonomia funzionale alle istituzioni scolastiche e l’attribuzione della dirigenza con relativo riconoscimento delle responsabilità, ulteriormente sottolineato dall’intervento del Ministro Brunetta, nel 2009, volto a ridisegnare l’azione amministrativa attraverso un meccanismo complesso e meccanicistico: la performance organizzativa ed individuale. Il contributo si sofferma su un ipotetico dirigente degli anni 2000, fresco di concorso, e costretto a muoversi in uno scenario complesso e difficile da interpretare, una realtà completamente diversa da quella descritta dalle parole della norma.

La rapidità con cui evolve il settore informativo richiede che i processi mentali divengano ancor più reattivi, ovvero capaci di adattarsi ad un ambiente esterno di stampo postmoderno. L’effetto si riverbera anche in ambito pedagogico-educativo suscitando l’interesse di molti studiosi, tra i quali si distingue il neuroscienziato Idriss Aberkane, che arriva ad ipotizzare una vera e propria ergonomia della mente. Ne tratta Damiano Verda in: “Ergonomia della mente”,dove si fa riferimento anche all’ecologia della mente di Bateson e si richiamano i neuroni specchio evidenziati da Rizzolati.

Negli ultimi tempi si è acceso un dibattito relativamente al numero crescente di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento nelle nostre scuole. I dati forniti dal MIUR relativamente all’a.s. 2016/2017 registrano una consistenza pari al 2,9% del totale degli alunni comprendendo sia gli alunni frequentanti gli ultimi tre anni della scuola primaria e la scuola secondaria con certificazione di DSA, sia gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria rilevati come a rischio di DSA. Filippo Sturaro illustra i dati in “Gli alunni con DSA: un fenomeno in crescita!”.

Giacomo Mondelli prosegue i suoi interventi in ordine al PTOF e in “L’elaborazione del Piano (Triennale) dell’Offerta Formativa è (ancora) collegiale”dibatte sulla espansione, in merito, delle prerogative dirigenziali, ossia della sua potestà di indirizzarne l’elaborazione al posto del collegio dei docenti. In realtà si registra una palese difficoltà nella elaborazione personale da parte del dirigente, stante la complessità costitutiva del documento.

Innovazione sembra essere l’imperativo che sta attraversando tutti i sistemi che basano la nostra vita. L’equivoco di fondo è che viene spesso confusa con l’innovazione tecnologica, mentre è da intendere principalmente come culturale. Maria Chiara Grigianteci introduce all’argomento e, nel contributo “Innovazione possibile”,sottolinea che oggi ci troviamo nel periodo storico dell’era della conoscenza, nasce e che, avendo questa a portata di clic, si svilupperanno molteplici, inaspettate e necessarie competenze. La scuola saprà mettersi in gioco? Saprà dire addio alle vecchie aule e creare nuovi spazi per l’apprendimento? Nell’articolo si propone la significativa innovazione promossa nel Liceo Scientifico“Amedeo di Savoia”di Pistoia.

Per la rubrica CPIA, sotto il titolo “Rapporto di autovalutazione (RAV) e CPIA”, Ada Mauriorileva che Il segmento dell’istruzione degli adulti non è ancora valutabile e che i dirigenti dei CPIA sono nell’impossibilità di dare attuazione al processo di autovalutazione, come previsto dall’articolo 6 del DPR 80/2013, obbligatorio per tutti gli altri dal 2015; di conseguenza, i dirigenti dei CPIA non possono predisporre il piano di miglioramento (PdM), venendo meno alla finalità della valutazione, in assenza di indicazioni in merito dal MIUR.

Per La Scuola in Europa, Mario di Mauroscrive su “Ricerca empirica e Big-data, un’alleanza di certo da discutere nell’educational”,ponendo a sottotitolo l’interrogativo se davvero le cosiddette didattiche professionali dell’insegnamento facciano la differenza in una scuola, un Paese, un continente. Alla base della sua riflessione, l’autore pone la definizione di Big data: risorse informative ad alto volume, ad alta velocità e / o ad alta varietà che richiedono forme innovative ed economiche di elaborazione delle informazioni che consentono di ottenere informazioni approfondite, prendere decisioni e automatizzare i processi. Un mondo che è solo apparentemente distante dalla scuola e dai suoi interessi.

Per Psicologia della gestione, Vittorio Venuti si unisce al dibattito che si è incentrato ultimamente sulla lezione frontale, da molti ritenuta superata e inutile. Ma è davvero così, o non si tratta di adeguarla alle mutate esigenze riscontrare l’interesse degli alunni, a partire dalla modificazione degli ambienti di apprendimento? In “L’arte di salire e scendere dalla cattedra”,la questione si sposta sul modo di intendere la lezione, che pur sempre deve essere interpretata come il momento in cui l’insegnante si esprime con la consapevolezza di trovarsi fronte a fronte con gli studenti e, quali che siano gli strumenti che utilizzerà, questi saranno al servizio di entrambe le parti. X

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