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Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editorialedi Ivana Summa

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: approfondimenti

Smartphone, tablet, dispositivi elettronici vari: benvenuti a scuola o da espellere? di Luciano Lelli

Le Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione a supporto della didattica di Feldia Loperfido e

Giuseppe Ritella

E-Learning nella formazione dei docenti

di Carmelina Maurizio

Piani di lavoro, progettazione educativo-didattica e curricolo. Linee di sviluppo di Nicola Serio

 

TEMI E PROBLEMI DI SCUOLA: attualità

Fare l’insegnante in carcere di Lia Pensabene

Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata? di Gian Carlo Sacchi

La creatività digitale… leva strategica per il miglioramento del successo formativo di Caterina Bagnardi

 

 

SCUOLA DELL’INFANZIA

Parliamo di noi: femmine e maschi di Nicoletta Calzolari

 

 

SCUOLA PRIMARIA

Insegnare a Sognare di Rita Quinzio

Leggere e scrivere al tempo del web di Gheti Valente

Tecnologie interattive e soluzione di problemi: la didattica del fare di Emanuela Cren

 

 

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SCUOLA SECONDARIA II GRADO

Il digitale a scuola, facciamo il punto. L’Europa ci guarda di Anna Alemanno

L’e-learning per un apprendimento significativo di Loredana De Simone

 

ISTRUZIONE DEGLI ADULTI

Migranti: apprendimento della lingua e cultura italiana e integrazione di Lorella Tomirotti

 

 

Rubriche

 

Maestri del PASSATO che parlano al PRESENTE

La lezione di Sant’Agostino di Loredana De Simone

 

Le Parole della Scuola

Competenze di Ivana Summa

 

Scuole che innovano

Un’innovazione didattica nel nuovo ordinamento “Web Community” di un Istituto di Istruzione Superiore di Serena Selvaggia Pezone e Domenico Consoli

 

Legislazione e normativa scolastica

Il valore delle norme interne all’istituzione scolasticadi Anna Armone

 

Un LIBRO al mese

Da Le linee rosse e Quando inizia la nostra storia: quali stimoli per l’insegnamento/apprendimento? di Flavia Marostica

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Ivana Summa  Direttore  responsabile

Dall’insegnamento agli apprendimenti: le tecnologie al servizio della didattica

Il tema che in questo numero della rivista è fatto oggetto di attenzione riguarda l’utilizzo delle tecnologie nelle attività didattiche che vengono praticate nelle nostre scuole. Ovviamente, ciascuno di noi è libero di essere favorevole o contrario all’utilizzo didattico delle tecnologie ma, in ogni caso, è preliminare il considerare che sia l’una che l’altra posizione, se estremizzata, è sbagliata.

Da un lato, infatti, non si può ignorare il fatto che la storia dell’umanità è anche storia delle tecnologie e che queste hanno un potere di cui non sempre si comprende la portata, anche se la storia dell’uomo potrebbe essere scritta come storia di “epoche tecnologiche”. E così, fino a qualche decennio fa, educare voleva dire trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio di saperi che l’umanità aveva costruito nei secoli, perché si riteneva utile per essere in grado di affrontare, da adulti, i problemi. Come è facile intuire - ma, forse, non si riflette mai abbastanza su questo aspetto - alla base di questa funzione sociale affidata ai sistemi scolastici c’è la certezza (infondata!) che i problemi del futuro saranno molto simili a quelli che le generazioni precedenti hanno già risolto. Insomma,per la scuola è sufficiente la “trasmissione” di saperi codificati in modo immutabile.

Come sempre accade, quando si verifica un avvicendamento politico, la scuola viene chiamata in ballo con promesse salvifiche. Non è sfuggito alla regola neanche il neoeletto segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che, domenica, all’Assemblea Nazionale, nel discorso che celebrava la cerimonia di investitura ha richiamato l’attenzione su due leggi da proporre subito: “quota 10” e istruzione pubblica, che non ha esitato a definire come “architrave di un’ampia operazione di crescita”.

L’istruzione pubblica, ha precisato, deve essere oggetto di “scelte radicali a cominciare dalla prossima legge di bilancio; per chiedere l’aumento dei salari a tutti i maestri e le maestre e l’apertura a tempo pieno delle scuole del Paese”.

Il Ministro Marco Bussetti ha firmato il decreto di adozione del nuovo “Sistema di misurazione e valutazione della performance” del Miur, in vigore già a partire da quest’anno, al fine di migliorare la qualità dei servizi offerti dal Ministero ai cittadini e far crescere le competenze professionali del personale attraverso la valorizzazione del merito.

Le nuove disposizioni, che sono state anche oggetto di apposito confronto con le organizzazioni sindacali, si sono rese necessarie per aggiornano il sistema di valutazione del Miur alla luce delle recenti modifiche normative intervenute sul decreto legislativo 150 del 2009 in materia di riforma della Pubblica Amministrazione. Alla loro formulazione si è adoperato un tavolo tecnico predisposto ad hoc e coordinato dall’Organismo Indipendente di Valutazione della performance(OIV) scaduto da due anni e riattivato dal Ministro Bussetti. Le novità relative al Sistema di misurazione e valutazione della performance.

Per Bussetti “Il nuovo Sistema sarà uno strumento fondato sulla profonda connessione tra programmazione, obiettivi, risorse, attività e risultati del Miur. Vogliamo che il nostro Ministero funzioni sempre meglio, che sia sempre più efficiente e offra servizi di qualità ai cittadini, a partire dai suoi numerosissimi dipendenti”.

In forza di questo testo, precisa il Ministro, “riduciamo fortemente gli spazi di discrezionalità– e introduciamo criteri e parametri di misurazione e valutazione più oggettivi. Il nuovo Sistema ci consentirà di avere maggiore trasparenza all’esterno e allo stesso tempo di gestire meglio il lavoro all’interno dei nostri uffici: ci permetterà di monitorare la nostra azione, di correggere il tiro in caso di bisogno e di valorizzare il lavoro del personale del Ministero”.

Tra le novità introdotte si evidenzia l’eliminazione del meccanismo dell’autovalutazione della performance della macchina organizzativa e amministrava del Miur, che avverràseguito di un processo di valutazione precisamente scandito nelle fasi e nei tempi, sulla base di criteri più oggettivi, e che coinvolgerà figure dirigenziali e non, quindi affidando con chiarezza con chiarezza ruoli specifici ai principali attori che sono parte del ciclo della performance e riconoscendo il contributo dato da ciascun dipendente in relazione al diretto grado di responsabilità.

La valutazione comprenderà le attività degli enti vigilati o partecipati dal Ministero e rivolgerà particolare attenzione anche al parere dei cittadini e degli utenti esterni, attraverso questionari einiziative dedicate).Riguardo alla valutazione dei singoli dipendenti si prevedono procedure di conciliazione in caso di disaccordo sul giudizio finale.

E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  del 15 marzo il calendario della prova preselettiva del concorso per diventare DSGA. 

La prova preselettiva del concorso pubblico, per esami e titoli, a 2004 posti di direttore dei servizi generali ed amministrativi, si svolgerà l’11, il 12 e il 13 giugno 2019.

La banca dati dei 4000 quesiti da cui verranno estratti i test oggetto della prova preselettiva saranno pubblicati almeno 20 giorni prima rispetto alle date su indicate, sul sito del MIUR. L’elenco delle sedi con la loro esatta ubicazione, l’indicazione della destinazione dei candidati distribuiti sulla base della Regione per la quale hanno presentato la domanda di partecipazione, l’orario di svolgimento e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicate almeno quindici giorni prima della data di svolgimento della prova tramite un avviso che verrà pubblicato sul sito del MIUR e degli USR competenti.

PREPARATI CON NOI ALLA PROVA DI PRESELEZIONE! SCARICA IL PROGRAMMA!

Governo e Camera dei Deputati hanno approvato la mozione che impegna il Governo ad adottare iniziative per introdurre progressivamente e gradualmente, entro il 2022, nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione lo studio del pensiero computazionale e del Coding nell’ambito del curricolo digitale obbligatorio, in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo.

La prima firmataria della mozione, n. 1-00117, è l’On. Aprea (capogruppo F.I. della Commissione Cultura)  che, dopo aver espresso grande soddisfazione per l’approvazione, ha spiegato: “Governare con scelte pubbliche le trasformazioni della quarta rivoluzione industriale con tempestività e lungimiranza richiede, prima di tutto, l’introduzione dell’insegnamento del Coding sin dalla scuola dell’infanzia e primaria per favorire la formazione del pensiero computazionale, la creatività digitale, e più generalmente, la cittadinanza digitale. Intelligenza artificiale, robotica e biotecnologia, costituiscono i nuovi campi da sviluppare per favorire una nuova era del lavoro, migliorare anziché sostituire le condizioni e le opportunità del lavoro. Per questo, il Coding, la programmazione informatica, deve essere considerata come la quarta abilità di base per le nuove generazioni di studenti, insieme al leggere, allo scrivere e al far di conto.

“L’Italia presenta un elevato indice di rischio di cambiamento pari al 35,5 per cento dei lavori attuali, al di sopra della media internazionale. Se ignoriamo queste trasformazioni e non interveniamo per alfabetizzare le nuove generazioni ai linguaggi delle nuove tecnologie si allargheranno le lacune di competenze, si creeranno nuovi e maggiori diseguaglianze e polarizzazioni”.

Per raggiungere entro il 2022 questo obiettivo al Governo si chiede di rispettare i seguenti impegni:

– a considerare lo studio del « coding» e la dotazione nelle classi degli strumenti tecnologici a tal fine necessari come nuovi aspetti degli ambienti per l’apprendimento in sostituzione degli arredi tradizionali, quali le lavagne di ardesia e la tradizionale organizzazione degli spazi con banchi e sedie non modulabili;

– a valutare, di conseguenza, la dotazione di strumenti hardware avanzati quali componente essenziale dei nuovi ambienti di apprendimento;

– ad adottare misure affinché gli edifici scolastici di nuova costruzione siano predisposti per facilitare la diffusione del coding a scuola;

– ad adottare iniziative per prevedere, a partire già dall’anno scolastico in corso, percorsi di formazione per il personale docente delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, al fine di sensibilizzarlo alle nuove metodologie didattiche digitali attraverso cui veicolare gli apprendimenti e raggiungere gli obiettivi delle indicazioni nazionali;

– a promuovere e favorire iniziative volte all’alfabetizzazione e allo sviluppo dell’apprendimento del « coding» nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Con largo anticipo rispetto al passato, anche in considerazione delle novità che entrano in vigore per effetto del decreto legislativo 62 del 2017, è disponibile sul sito del MIUR l’ordinanza ministeriale relativa all’Esame di Stato conclusivo del II ciclo di Istruzione. Il documento guiderà presidenti, commissari e docenti nelle tappe di avvicinamento alle prove di giugno e nello svolgimento delle stesse. “Con l’ordinanza – spiega il Ministro Bussetti - offriamo un quadro chiaro delle norme e delle diverse tappe dell’Esame. Nelle prossime settimane andremo avanti con le simulazioni della prima e della seconda prova che abbiamo voluto per consentire a insegnanti e studenti di ‘testare’ i nuovi scritti previsti dal decreto 62 del 2017. Proseguiremo anche gli incontri sui territori con docenti e ragazzi”.

I contenuti dell’O.M.

- Entro il prossimo 15 maggio ogni consiglio di classe elaborerà un documento che espliciterà “i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo” seguito dagli studenti e anche “i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti”. Il documento illustrerà, poi, le attività, i percorsi e i progetti eventualmente svolti nell’ambito di “Cittadinanza e Costituzione” ai fini della prova orale. I commissari condurranno il colloquio tenendo infatti conto di quanto previsto dal documento elaborato dai docenti della classe.

- La prima riunione plenaria delle commissioni si terrà il prossimo 17 giugno alle 8.30. La prima prova, italiano, è calendarizzata per il 19 giugno, alle 8.30. il giorno dopo, giovedì 20 giugno, sempre alle 8.30, ci sarà la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. L’ordinanza individua anche le date per le eventuali prove suppletive.

- Una specifica sezione del documento è destinata alla prova orale: le commissioni dovranno dedicare un’apposita sessione di lavoro alla sua preparazione. Il colloquio prenderà il via da materiali predisposti dalla commissione (testi, documenti, esperienze, progetti, problemi) e che servirà a verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi caratteristici delle singole discipline e la capacità del candidato di utilizzare le proprie conoscenze e di metterle in relazione per argomentare in maniera critica e personale. I materiali, precisa l’ordinanza, costituiranno solo uno spunto di avvio del colloquio che si svilupperà poi in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare, per fare emergere al meglio il percorso fatto da ciascuno studente. Nella predisposizione di questi materiali di partenza la commissione terrà conto del percorso didattico effettivamente svolto, in coerenza con il documento prodotto a maggio da ciascun consiglio di classe.

- Per garantire a tutti i candidati trasparenza e pari opportunità, la commissione predisporrà, per ogni classe, un numero di buste con i materiali di avvio del colloquio pari al numero dei candidati aumentato almeno di due unità, in modo da assicurare anche all’ultimo candidato di esercitare la facoltà di scelta fra tre buste. Il giorno del colloquio, infatti, il presidente di commissione preleverà in modo casuale tre buste alla presenza di ciascun candidato e le sottoporrà a quest’ultimo che ne sceglierà una. I materiali delle buste già scelte dai candidati non potranno essere riproposti in successivi colloqui.

Il 26 marzo il MIUR pubblicherà una nuova simulazione della prova di italiano, il 2 aprile è in calendario la pubblicazione di ulteriori esempi della seconda prova.

In allegato, l’ordinanza completa.

O.M. n°205

Infografica tappe Maturità 2019

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

Argomenti:

Giacomo Mondelli - Una Proposta di Atto di Indirizzo: l’Articolazione degli Indirizzi Generali per l’azione formativa

Maria Rosaria Tosiani - I nuovi adempimenti per le istituzioni scolastiche in materia pensionistica

Raffaella Scibi - Reddito di cittadinanza

Antonio Di Lello - Congedo straordinario retribuito

Maria Rosaria Tosiani - La gestione del fondo minute spese. Le novità del nuovo regolamento di contabilità

Filippo Sturaro - Diventare insegnante di sostegno. Corsi di specializzazione al via!

Silvia Giannone - Le occupazioni studentesche: quando sfociano in violenza privata e interruzione di pubblico servizio

Angelo Muratore - Volontarietà dei contributi scolastici e loro detraibilità/deducibilità

Luciana Petrucci Ciaschini - Riscatto laurea. Le novità del D.L. del 17/01/2019

Sandro Valente - Per il personale ATA il nuovo contratto prevede la determinazione concordata della sanzione

 

Notizie:

Alternanza Scuola-Lavoro: si cambia

Personale cessato dal servizio dal 02/01/2016 in poi: applicazione CCNL 19/4/2018 - Luciana Petrucci Ciaschini

Rubriche:

PENSIAMOCI SU... a cura di Angelo Muratore

Per la Corte di Giustizia Europea va applicata la parità di trattamento tra lavoratori precari e non

L’ANGOLO DELLA PSICOLOGIA a cura di Vittorio Venuti

Le reciproche aspettative come presupposto alla realizzazione del benessere organizzativo

GIOCANDO S’IMPARA

RISPOSTA AI QUESITI POSTI DAI LETTORI

NOTE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA SCOLASTICA

Editoriale: Vittorio Venuti  - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

Francesco G. Nuzzaci - Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione

Michela Lella - In cerca di credibilità

Damiano Verda - Riforme educative: l’agenda Macron

Antonio Di Lello - Il nuovo Esame di Stato del 2° ciclo. Cosa cambia da quest’anno (Prima parte)

Maria Torelli - Didattica per competenze e nuovo esame di stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta

Anna Armone - La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’ esercizio dell’azione amministrativa

Gian Carlo Sacchi - Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?

Loredana Garritano - Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti

Maria Rosaria Tosiani - Pensioni scuola a.s. 2019/2020

 

Rubriche:

I CASI DELLA SCUOLA ...  a cura di Antonio Di Lello

Indennità funzioni superiori - Riconoscimento del diritto al compenso

 

LA SCUOLA IN EUROPA … a cura di Mario Di Mauro

Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex-Jugoslavia

 

PSICOLOGIA DELLA GESTIONE … a cura di Vittorio Venuti

Concorso dirigenti All’orale cadono le maschere ovvero:  come ci si presenta al colloquio orale?

Gli insegnanti faranno 30 ore?

Editoriale di Vittorio Venuti

Ha suscitato molto scalpore sui social e sui siti di informazione la nuova proposta presente sul “Piano nazionale di formazione docenti 2016-1019”,che prevede che l’orario lavorativo dei docenti possa essere portato a 30 ore settimanali. Irritazione e ironia sono state, per lo più, le reazioni degli addetti ai lavori, sostanzialmente significando che non si tratta altro che di uno stato di fatto e non di diritto, perché è indubbio che i docenti lavorino anche più delle 30 ore individuate. Evidenziare solo adesso, attraverso ricerche e inchieste, che gli impegni della professione docente vadano oltre le trenta ore settimanali è senz’altro gratificante ma di certo non ripaga della perdita di prestigio e credibilità della figura, comunque scarsamente considerata già nella logica dello stesso sistema d’istruzione e delle riforme rivoluzionarieche si sono susseguite da qualche decennio a questa parte.

L’orario dei docenti fa parte di quel nodo strutturale che è lo stato giuridico degli insegnanti, che ci si ostina a non voler prendere in considerazione, pur nella consapevolezza che rappresenti un centro di interessi cruciale per la scuola che si vuole di qualità, vocata all’innovazione continua e pronta ad affrontare tutte le problematiche sociali emergenti, le suggestioni transnazionali, le bizzarrie politiche. Fare l’insegnante è una cosa seria, c’è del sacro nella dedizione che lo deve pervadere; è investito della responsabilità di aver cura del futuro, di far crescere il presente nella prospettiva del cambiamento, di tracciare le menti che daranno sostanza al mondo che verrà.

La singolarità della proposta, così come recepita da più parti, vorrebbe che la specifica delle 30 ore varrebbe solo per i neo assunti, mentre i docenti di ruolo avrebbero la possibilità di scegliere se aderire o meno. Ma l’aspetto più singolare è che, a margine del Piano di formazione, si trova una nota che suggerisce di retribuire una parte delle ore eccedenti l’attuale orario settimanale con un prolungamento del congedo ordinario dal lavoro. Detta in breve: lavoro in più in cambio di ferie! Immaginiamo che la trovatasia legata al fatto che gli insegnanti quelle ore in più le fanno già, non importa se a casa o a scuola, quindi sì, si potrebbero riconoscere ufficialmente e acquisirle senza colpo ferire. Insomma, si valorizzerebbe il lavoro che già svolgono ogni giorno e che non viene valorizzato. Caspita che riconoscimento!

Il gruppo di lavoro preposto ad elaborare proposte per la valorizzazione della professionalità docente, in ordine al una eventuale prospettiva di carriera ha anche individuato una sua possibile articolazione verticale: da docente“principiante” a docente “ordinario”, quindi docente “esperto” e “master teacher”. Il concetto è vecchio, ma la riproposta è nuova. Così come è nuova la proposta di istituire le figure intermedie di sistema o di staff (coordinatore dei consigli di classe, coordinatori di dipartimenti disciplinari, responsabili di unità scolastiche decentrate, responsabili di progetto) con un riconoscimento di retribuzione stipendiale differenziata, delegata alla contrattazione con i sindacati rappresentativi.

Quanto di questo potrà arrivare sul tavolo delle trattative non si riesce neppure ad immaginare, considerato, appunto, che si tratta di vecchi e scontati progetti. Del resto, come afferma lo stesso Giancarlo Cerini - coordinatore di uno dei tre gruppi di esperti che, per il MIUR, hanno elaborato in 58 pagine un documento che riassume le proposte per «lo sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio»dei docenti - si tratta di «un esercizio di ricerca culturale, non una proposta per la trattativa sindacale». Il documento, insomma, sarebbe l’esito del «tentativo di definire gli standard professionali, di descrivere i comportamenti attesi e quale deve e può essere la loro carriera, un brainstorming tra esperti di scuola provenienti da varie realtà “avendo anche” esaminato esempi virtuosi di altri Paesi e confrontato le esperienze migliori».

Al di là della bontà della proposta - se proposta sarà -, è indubbio che la scuola, con il susseguirsi di notizie su fatti di bullismo e di aggressioni agli insegnanti, appaia come investita da un’ondata di spaesamento. Solo in quest’ultimo periodo si stanno apprezzando segni di risveglio: professori e scuola hanno cominciato a denunciare i responsabili e ad assumere provvedimenti disciplinari anche seri. Sappiamo, però, che si tratta di una reazione tamponee che le cose non cambieranno granché per questa ragione. La scuola sconta «l’ideologia del permissivismo a ruota libera nei confronti degli studenti - afferma Ernesto Galli Della Loggia in suo editoriale sul “Corriere della Sera” del 24 aprile scorso- che ha trovato una conferma simbolica nell’abolizione decretata lo scorso anno di quello che era una volta il voto di condotta, oggi sostituito da un “giudizio sintetico” dal solito sapore socio-psicologico comune a tutte le salse con cui la burocrazia del Miur è solita condire i suoi illeggibili testi». Ma, prosegue Della Loggia, «dietro il dilagare del teppismo fuori e dentro le aule c’è altro: c’è il dato di fatto (e l’ideologia) dell’irrilevanza del docente. C’è la cancellazione della figura e del ruolo dell’insegnante. Che in molti casi diventa, ahimè, una inevitabile autocancellazione».

Irrilevanza del docente! C’è da meditare su questo, sulle cause che hanno portato la figura del docente a non essere più il “centro motore”dell’istituzione scolastica, a smarrire l’autorità insieme al senso del proprio ruolo. E le cause sono da ricercare sì nella diffusa maleducazione giovanile e nelle intemperanze aggressive di molti genitori, ma anche nella scarsa considerazione da parte delle stesse istituzioni, nel risibile riconoscimento economico, come anche nell’esasperante insieme di impegni e richieste che dalle parti più disparate si precipitano nella scuola e sugli insegnanti, sempre più tuttofaree sempre meno educatori.

Anche quest’anno“Dirigere la scuola”ha affidato ad Antonio Di Lelloil compito di focalizzare la sua attenzione sull’impegno centrale di questo mese: “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”,un impegno al quale si arriva al seguito di un ulteriore anno poco sereno, funestato da un’incessante serie di episodi di bullismo sempre più diretti contro insegnanti e, in qualche caso, anche contro i dirigenti; un impegno che deve misurarsi con le novità introdotte con il D.L.vo n. 62/2017. Di rilievo appaiono le condizioni per l’ammissione all’esame dei candidati interni, tra le quali spicca la partecipazione alle prove Invalsi. Ma si evidenzia anche che possono partecipare agli esami pure gli studenti con un voto di ammissione inferiore a sei decimi, ritenendo valida la motivazione favorevole acquisita a maggioranza dal Consiglio di Classe. Altra novità è la presenza in Commissione d’esame dei docenti di Religione cattolica; una questione che ha sollevato molte perplessità considerato che, trattandosi di docenti con notevole numero di classi, spesso su più scuole, le ripercussioni che si potrebbero avere sull’organizzazione dei lavori di Commissione e Sottocommissioni potrebbero essere notevoli.

Scrutini ed Esami rappresentano un’occasione importante per riflettere non solo sul sistema di valutazione adottato, ma anche sulla considerazione che si è avuta degli obiettivi e delle “promesse”del PTOF come anche delle intenzioni di personalizzazione del rapporto educativo e delle intenzioni didattiche.

Dopo gli esami, un altro impegno particolarmente significativo interesserà la scuola: la “Verifica del Programma Annuale”,un adempimento da compiere entro il 30 giugno. Angelo Muratore illustra i termini e le disposizioni che attengono alla validazione del documento contabile proponendo i modelli relativi ai tre organi interessati: la Comunicazione Relazione del Direttore SGA, il Documento Dirigenziale, la Deliberazione di Verifica/Modifica del Consiglio d’Istituto.

A seguire, Anna Armoneillustra“La vita difficile del dirigente scolastico”, evidenziando come, rispetto ai direttori e presi di una volta, si sia complicato il lavoro del Capo d’Istituto col conferimento dell’autonomia funzionale alle istituzioni scolastiche e l’attribuzione della dirigenza con relativo riconoscimento delle responsabilità, ulteriormente sottolineato dall’intervento del Ministro Brunetta, nel 2009, volto a ridisegnare l’azione amministrativa attraverso un meccanismo complesso e meccanicistico: la performance organizzativa ed individuale. Il contributo si sofferma su un ipotetico dirigente degli anni 2000, fresco di concorso, e costretto a muoversi in uno scenario complesso e difficile da interpretare, una realtà completamente diversa da quella descritta dalle parole della norma.

La rapidità con cui evolve il settore informativo richiede che i processi mentali divengano ancor più reattivi, ovvero capaci di adattarsi ad un ambiente esterno di stampo postmoderno. L’effetto si riverbera anche in ambito pedagogico-educativo suscitando l’interesse di molti studiosi, tra i quali si distingue il neuroscienziato Idriss Aberkane, che arriva ad ipotizzare una vera e propria ergonomia della mente. Ne tratta Damiano Verda in: “Ergonomia della mente”,dove si fa riferimento anche all’ecologia della mente di Bateson e si richiamano i neuroni specchio evidenziati da Rizzolati.

Negli ultimi tempi si è acceso un dibattito relativamente al numero crescente di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento nelle nostre scuole. I dati forniti dal MIUR relativamente all’a.s. 2016/2017 registrano una consistenza pari al 2,9% del totale degli alunni comprendendo sia gli alunni frequentanti gli ultimi tre anni della scuola primaria e la scuola secondaria con certificazione di DSA, sia gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria rilevati come a rischio di DSA. Filippo Sturaro illustra i dati in “Gli alunni con DSA: un fenomeno in crescita!”.

Giacomo Mondelli prosegue i suoi interventi in ordine al PTOF e in “L’elaborazione del Piano (Triennale) dell’Offerta Formativa è (ancora) collegiale”dibatte sulla espansione, in merito, delle prerogative dirigenziali, ossia della sua potestà di indirizzarne l’elaborazione al posto del collegio dei docenti. In realtà si registra una palese difficoltà nella elaborazione personale da parte del dirigente, stante la complessità costitutiva del documento.

Innovazione sembra essere l’imperativo che sta attraversando tutti i sistemi che basano la nostra vita. L’equivoco di fondo è che viene spesso confusa con l’innovazione tecnologica, mentre è da intendere principalmente come culturale. Maria Chiara Grigianteci introduce all’argomento e, nel contributo “Innovazione possibile”,sottolinea che oggi ci troviamo nel periodo storico dell’era della conoscenza, nasce e che, avendo questa a portata di clic, si svilupperanno molteplici, inaspettate e necessarie competenze. La scuola saprà mettersi in gioco? Saprà dire addio alle vecchie aule e creare nuovi spazi per l’apprendimento? Nell’articolo si propone la significativa innovazione promossa nel Liceo Scientifico“Amedeo di Savoia”di Pistoia.

Per la rubrica CPIA, sotto il titolo “Rapporto di autovalutazione (RAV) e CPIA”, Ada Mauriorileva che Il segmento dell’istruzione degli adulti non è ancora valutabile e che i dirigenti dei CPIA sono nell’impossibilità di dare attuazione al processo di autovalutazione, come previsto dall’articolo 6 del DPR 80/2013, obbligatorio per tutti gli altri dal 2015; di conseguenza, i dirigenti dei CPIA non possono predisporre il piano di miglioramento (PdM), venendo meno alla finalità della valutazione, in assenza di indicazioni in merito dal MIUR.

Per La Scuola in Europa, Mario di Mauroscrive su “Ricerca empirica e Big-data, un’alleanza di certo da discutere nell’educational”,ponendo a sottotitolo l’interrogativo se davvero le cosiddette didattiche professionali dell’insegnamento facciano la differenza in una scuola, un Paese, un continente. Alla base della sua riflessione, l’autore pone la definizione di Big data: risorse informative ad alto volume, ad alta velocità e / o ad alta varietà che richiedono forme innovative ed economiche di elaborazione delle informazioni che consentono di ottenere informazioni approfondite, prendere decisioni e automatizzare i processi. Un mondo che è solo apparentemente distante dalla scuola e dai suoi interessi.

Per Psicologia della gestione, Vittorio Venuti si unisce al dibattito che si è incentrato ultimamente sulla lezione frontale, da molti ritenuta superata e inutile. Ma è davvero così, o non si tratta di adeguarla alle mutate esigenze riscontrare l’interesse degli alunni, a partire dalla modificazione degli ambienti di apprendimento? In “L’arte di salire e scendere dalla cattedra”,la questione si sposta sul modo di intendere la lezione, che pur sempre deve essere interpretata come il momento in cui l’insegnante si esprime con la consapevolezza di trovarsi fronte a fronte con gli studenti e, quali che siano gli strumenti che utilizzerà, questi saranno al servizio di entrambe le parti. X

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