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ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

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Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

Come annunciato, Il MIUR ha presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato in merito all’annullamento del concorso per dirigenti scolastici pronunciato dal TAR Lazio per la presunta incompatibilità di tre commissari che rispondono ai nomi di Francesca Buscetti, Elisabetta Davoli, Angelo Francesco Marcucci.

Il Ministero ribadisce, nel suo ricorso, che le motivazioni addotte per la dichiarazione di incompatibilità dei tre commissari non ha sostanza di rilievo e circostanzia le tre diverse situazioni.

Per Francesca Buscetti il Ministero sostiene che ha partecipato a corsi universitari su contabilità pubblica, rivolti ai Dirigenti scolastici già in servizio e a DSGA; corsi, quindi, che non avevano niente a che fare con il concorso per dirigenti scolastici.

Per Elisabetta Davoli, il Ministero riferisce che ha svolto un corso per un’associazione di formazione, che non avrebbe a che vedere con corsi per la preparazione al concorso per dirigenti. La Davoli aveva solo stipulato un contratto con tale associazione cedendo il diritto di utilizzare i materiali forniti, quindi è l’associazione che ha scelto per quali percorsi formativi utilizzarli.

Per Angelo Francesco Marcucci, la cui incompatibilità si configura per il fatto di essere sindaco nel comune di Alvignano, il Miur, pur riconoscendo che i commissari non possono avere anche incarichi politici, sindacali o professionali, sostiene che ciò è valido se c’è qualche elemento di possibile incidenza fra l’attività esercita e l’attività dell’ente che indice il concorso. Nel caso, specifico, l’incompatibilità non sussisterebbe, tenuto anche conto che gli unici tre candidati al concorso del piccolo comune in questione non si sono presentati agli esami.

Il Ministero, inoltre, fa appello all’interesse pubblico, considerato che le operazioni concorsuali delle commissioni residue termineranno giorno 11 luglio e che, per il buon funzionamento della scuola, si rende necessario che la nomina dei nuovi dirigenti scolastici siano fatte per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Nell’intricata e dolorosa, per la scuola, vicenda che interessa la scuola italiana in merito all’eventuale annullamento del concorso per dirigenti scolastici richiesta dal TAR Lazio, oltre al ricorso in appello al Consiglio di Stato del MIUR, si registrano i ricorsi “ad adiuvandum” dei sindacati, al fine di permettere la copertura dei posti vacanti da Dirigente già con l’avvio del nuovo anno scolastico, seppure con la modalità della riserva.

In proposito, Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’ANP, in una intervista rilasciata a “La Tecnica della Scuola” ha ribadito che “La sentenza del TAR è inaccettabile, perché il motivo addotto è insufficiente alla luce della pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato” e che confida nell’annullamento della sentenza del TAR “in modo tale per poter assumere i dirigenti scolastici vincitori dal 1° settembre e andare così a risolvere pure un problema annoso: quello delle scuole senza dirigente. Quella delle reggenze doveva essere una soluzione tampone, invece ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti e non più gestibili”.

Tale parere è confortato dalla stessa ANP che, per quanto concerne il merito della vicenda, esprime la convinzione che il Consiglio di Stato sospenderà in via cautelare gli effetti della sentenza, consentendo così il completamento della procedura concorsuale, e che successivamente la annullerà. Per tale ragione il sindacato ha deciso di promuovere un autonomo appello avverso la sentenza presso il Consiglio di Stato e ha costituito un pool nazionale di tre studi legali di elevata qualificazione per avviare un’azione legale riservata esclusivamente ai propri iscritti.

Il Codacons ha depositato un intervento “ad opponendum” al Consifglio di Stato per contestare l’appello infondato del MIUR

Continua a tenere banco il caso del concorso per dirigenti scolastici che negli ultimi giorni ha visto la novità dell’annullamento delle prove deciso dal Tar del Lazio.

Contro il ricorso del Ministero dell’Istruzione al Consiglio di Stato sul concorso per dirigenti scolastici ora anche il Codacons si costituisce al Consiglio di Stato, depositando un intervento ad opponendum per contestare l’appello infondato del Ministero.

Il Codacons rappresenta legalmente numerosi candidati che non hanno superato le prove a causa delle irregolarità riscontrate durante il concorso, ma “intende anche difendere  chi ha superato la prima fase d’esami e si ritrova ora danneggiato dall’inevitabile annullamento dell’intero concorso per dirigenti scolastici”.

“Tutti gli aspiranti dirigenti che hanno superato la prova scritta e che con ogni probabilità dovranno ripetere l’esame, possono aderire all’azione risarcitoria che il Codacons intende presentare contro il Miur – spiega il Presidente Carlo Rienzi –. Una azione finalizzata a far ottenere ai soggetti danneggiati il risarcimento dei danni morali (perdita di occasione lavorativa) e materiali subiti (spese di trasferta, pernottamento, preparazione all’esame, ecc.) e alla quale si potrà aderire da domani scaricando l’apposito modulistica sul sito www.codacons.it”.

 

Una nuovo, pericoloso, fenomeno comincia ad evidenziarsi anche in Italia. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente i giovani tra i 14 e i 30 anni di sesso maschile, ma si pensa interessi anche le ragazze. "Hikikomori" è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e si riferisce a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria cameracon la sola compagnia di computer, ipad, smartphone, immerso nella rete internet.

È di qualche giorno fa il caso di un diciannovenne di Torino, lanciatosi dal 5 piano della sua abitazione perché la madre gli avrebbe sottratto la tastiera del PC, con il quale il giovane viveva pressoché in simbiosi: aveva abbandonato gli studi, non era in cerca di lavoro ed era solito chiudersi in camera, con pc e smarthone quali strumenti per interagire con il mondo esterno.

In Giappone, il fenomeno è allo studio da qualche tempo e, secondo gli esperti, una delle una delle possibili cause potrebbe essere l'assenza del padre o l'attaccamento eccessivo alla madre. Di fondo si può affermare che questi ragazzi vivono un rapporto negativo con la società e che normalmente soffrono di pressione di realizzazione sociale dalla quale cercano di scappare a tutti i costi.

 

Gli insegnanti faranno 30 ore?

Editoriale di Vittorio Venuti

Ha suscitato molto scalpore sui social e sui siti di informazione la nuova proposta presente sul “Piano nazionale di formazione docenti 2016-1019”,che prevede che l’orario lavorativo dei docenti possa essere portato a 30 ore settimanali. Irritazione e ironia sono state, per lo più, le reazioni degli addetti ai lavori, sostanzialmente significando che non si tratta altro che di uno stato di fatto e non di diritto, perché è indubbio che i docenti lavorino anche più delle 30 ore individuate. Evidenziare solo adesso, attraverso ricerche e inchieste, che gli impegni della professione docente vadano oltre le trenta ore settimanali è senz’altro gratificante ma di certo non ripaga della perdita di prestigio e credibilità della figura, comunque scarsamente considerata già nella logica dello stesso sistema d’istruzione e delle riforme rivoluzionarieche si sono susseguite da qualche decennio a questa parte.

L’orario dei docenti fa parte di quel nodo strutturale che è lo stato giuridico degli insegnanti, che ci si ostina a non voler prendere in considerazione, pur nella consapevolezza che rappresenti un centro di interessi cruciale per la scuola che si vuole di qualità, vocata all’innovazione continua e pronta ad affrontare tutte le problematiche sociali emergenti, le suggestioni transnazionali, le bizzarrie politiche. Fare l’insegnante è una cosa seria, c’è del sacro nella dedizione che lo deve pervadere; è investito della responsabilità di aver cura del futuro, di far crescere il presente nella prospettiva del cambiamento, di tracciare le menti che daranno sostanza al mondo che verrà.

La singolarità della proposta, così come recepita da più parti, vorrebbe che la specifica delle 30 ore varrebbe solo per i neo assunti, mentre i docenti di ruolo avrebbero la possibilità di scegliere se aderire o meno. Ma l’aspetto più singolare è che, a margine del Piano di formazione, si trova una nota che suggerisce di retribuire una parte delle ore eccedenti l’attuale orario settimanale con un prolungamento del congedo ordinario dal lavoro. Detta in breve: lavoro in più in cambio di ferie! Immaginiamo che la trovatasia legata al fatto che gli insegnanti quelle ore in più le fanno già, non importa se a casa o a scuola, quindi sì, si potrebbero riconoscere ufficialmente e acquisirle senza colpo ferire. Insomma, si valorizzerebbe il lavoro che già svolgono ogni giorno e che non viene valorizzato. Caspita che riconoscimento!

Il gruppo di lavoro preposto ad elaborare proposte per la valorizzazione della professionalità docente, in ordine al una eventuale prospettiva di carriera ha anche individuato una sua possibile articolazione verticale: da docente“principiante” a docente “ordinario”, quindi docente “esperto” e “master teacher”. Il concetto è vecchio, ma la riproposta è nuova. Così come è nuova la proposta di istituire le figure intermedie di sistema o di staff (coordinatore dei consigli di classe, coordinatori di dipartimenti disciplinari, responsabili di unità scolastiche decentrate, responsabili di progetto) con un riconoscimento di retribuzione stipendiale differenziata, delegata alla contrattazione con i sindacati rappresentativi.

Quanto di questo potrà arrivare sul tavolo delle trattative non si riesce neppure ad immaginare, considerato, appunto, che si tratta di vecchi e scontati progetti. Del resto, come afferma lo stesso Giancarlo Cerini - coordinatore di uno dei tre gruppi di esperti che, per il MIUR, hanno elaborato in 58 pagine un documento che riassume le proposte per «lo sviluppo professionale e qualità della formazione in servizio»dei docenti - si tratta di «un esercizio di ricerca culturale, non una proposta per la trattativa sindacale». Il documento, insomma, sarebbe l’esito del «tentativo di definire gli standard professionali, di descrivere i comportamenti attesi e quale deve e può essere la loro carriera, un brainstorming tra esperti di scuola provenienti da varie realtà “avendo anche” esaminato esempi virtuosi di altri Paesi e confrontato le esperienze migliori».

Al di là della bontà della proposta - se proposta sarà -, è indubbio che la scuola, con il susseguirsi di notizie su fatti di bullismo e di aggressioni agli insegnanti, appaia come investita da un’ondata di spaesamento. Solo in quest’ultimo periodo si stanno apprezzando segni di risveglio: professori e scuola hanno cominciato a denunciare i responsabili e ad assumere provvedimenti disciplinari anche seri. Sappiamo, però, che si tratta di una reazione tamponee che le cose non cambieranno granché per questa ragione. La scuola sconta «l’ideologia del permissivismo a ruota libera nei confronti degli studenti - afferma Ernesto Galli Della Loggia in suo editoriale sul “Corriere della Sera” del 24 aprile scorso- che ha trovato una conferma simbolica nell’abolizione decretata lo scorso anno di quello che era una volta il voto di condotta, oggi sostituito da un “giudizio sintetico” dal solito sapore socio-psicologico comune a tutte le salse con cui la burocrazia del Miur è solita condire i suoi illeggibili testi». Ma, prosegue Della Loggia, «dietro il dilagare del teppismo fuori e dentro le aule c’è altro: c’è il dato di fatto (e l’ideologia) dell’irrilevanza del docente. C’è la cancellazione della figura e del ruolo dell’insegnante. Che in molti casi diventa, ahimè, una inevitabile autocancellazione».

Irrilevanza del docente! C’è da meditare su questo, sulle cause che hanno portato la figura del docente a non essere più il “centro motore”dell’istituzione scolastica, a smarrire l’autorità insieme al senso del proprio ruolo. E le cause sono da ricercare sì nella diffusa maleducazione giovanile e nelle intemperanze aggressive di molti genitori, ma anche nella scarsa considerazione da parte delle stesse istituzioni, nel risibile riconoscimento economico, come anche nell’esasperante insieme di impegni e richieste che dalle parti più disparate si precipitano nella scuola e sugli insegnanti, sempre più tuttofaree sempre meno educatori.

Anche quest’anno“Dirigere la scuola”ha affidato ad Antonio Di Lelloil compito di focalizzare la sua attenzione sull’impegno centrale di questo mese: “L’esame di Stato nella Scuola Secondaria di Primo Grado”,un impegno al quale si arriva al seguito di un ulteriore anno poco sereno, funestato da un’incessante serie di episodi di bullismo sempre più diretti contro insegnanti e, in qualche caso, anche contro i dirigenti; un impegno che deve misurarsi con le novità introdotte con il D.L.vo n. 62/2017. Di rilievo appaiono le condizioni per l’ammissione all’esame dei candidati interni, tra le quali spicca la partecipazione alle prove Invalsi. Ma si evidenzia anche che possono partecipare agli esami pure gli studenti con un voto di ammissione inferiore a sei decimi, ritenendo valida la motivazione favorevole acquisita a maggioranza dal Consiglio di Classe. Altra novità è la presenza in Commissione d’esame dei docenti di Religione cattolica; una questione che ha sollevato molte perplessità considerato che, trattandosi di docenti con notevole numero di classi, spesso su più scuole, le ripercussioni che si potrebbero avere sull’organizzazione dei lavori di Commissione e Sottocommissioni potrebbero essere notevoli.

Scrutini ed Esami rappresentano un’occasione importante per riflettere non solo sul sistema di valutazione adottato, ma anche sulla considerazione che si è avuta degli obiettivi e delle “promesse”del PTOF come anche delle intenzioni di personalizzazione del rapporto educativo e delle intenzioni didattiche.

Dopo gli esami, un altro impegno particolarmente significativo interesserà la scuola: la “Verifica del Programma Annuale”,un adempimento da compiere entro il 30 giugno. Angelo Muratore illustra i termini e le disposizioni che attengono alla validazione del documento contabile proponendo i modelli relativi ai tre organi interessati: la Comunicazione Relazione del Direttore SGA, il Documento Dirigenziale, la Deliberazione di Verifica/Modifica del Consiglio d’Istituto.

A seguire, Anna Armoneillustra“La vita difficile del dirigente scolastico”, evidenziando come, rispetto ai direttori e presi di una volta, si sia complicato il lavoro del Capo d’Istituto col conferimento dell’autonomia funzionale alle istituzioni scolastiche e l’attribuzione della dirigenza con relativo riconoscimento delle responsabilità, ulteriormente sottolineato dall’intervento del Ministro Brunetta, nel 2009, volto a ridisegnare l’azione amministrativa attraverso un meccanismo complesso e meccanicistico: la performance organizzativa ed individuale. Il contributo si sofferma su un ipotetico dirigente degli anni 2000, fresco di concorso, e costretto a muoversi in uno scenario complesso e difficile da interpretare, una realtà completamente diversa da quella descritta dalle parole della norma.

La rapidità con cui evolve il settore informativo richiede che i processi mentali divengano ancor più reattivi, ovvero capaci di adattarsi ad un ambiente esterno di stampo postmoderno. L’effetto si riverbera anche in ambito pedagogico-educativo suscitando l’interesse di molti studiosi, tra i quali si distingue il neuroscienziato Idriss Aberkane, che arriva ad ipotizzare una vera e propria ergonomia della mente. Ne tratta Damiano Verda in: “Ergonomia della mente”,dove si fa riferimento anche all’ecologia della mente di Bateson e si richiamano i neuroni specchio evidenziati da Rizzolati.

Negli ultimi tempi si è acceso un dibattito relativamente al numero crescente di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento nelle nostre scuole. I dati forniti dal MIUR relativamente all’a.s. 2016/2017 registrano una consistenza pari al 2,9% del totale degli alunni comprendendo sia gli alunni frequentanti gli ultimi tre anni della scuola primaria e la scuola secondaria con certificazione di DSA, sia gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria rilevati come a rischio di DSA. Filippo Sturaro illustra i dati in “Gli alunni con DSA: un fenomeno in crescita!”.

Giacomo Mondelli prosegue i suoi interventi in ordine al PTOF e in “L’elaborazione del Piano (Triennale) dell’Offerta Formativa è (ancora) collegiale”dibatte sulla espansione, in merito, delle prerogative dirigenziali, ossia della sua potestà di indirizzarne l’elaborazione al posto del collegio dei docenti. In realtà si registra una palese difficoltà nella elaborazione personale da parte del dirigente, stante la complessità costitutiva del documento.

Innovazione sembra essere l’imperativo che sta attraversando tutti i sistemi che basano la nostra vita. L’equivoco di fondo è che viene spesso confusa con l’innovazione tecnologica, mentre è da intendere principalmente come culturale. Maria Chiara Grigianteci introduce all’argomento e, nel contributo “Innovazione possibile”,sottolinea che oggi ci troviamo nel periodo storico dell’era della conoscenza, nasce e che, avendo questa a portata di clic, si svilupperanno molteplici, inaspettate e necessarie competenze. La scuola saprà mettersi in gioco? Saprà dire addio alle vecchie aule e creare nuovi spazi per l’apprendimento? Nell’articolo si propone la significativa innovazione promossa nel Liceo Scientifico“Amedeo di Savoia”di Pistoia.

Per la rubrica CPIA, sotto il titolo “Rapporto di autovalutazione (RAV) e CPIA”, Ada Mauriorileva che Il segmento dell’istruzione degli adulti non è ancora valutabile e che i dirigenti dei CPIA sono nell’impossibilità di dare attuazione al processo di autovalutazione, come previsto dall’articolo 6 del DPR 80/2013, obbligatorio per tutti gli altri dal 2015; di conseguenza, i dirigenti dei CPIA non possono predisporre il piano di miglioramento (PdM), venendo meno alla finalità della valutazione, in assenza di indicazioni in merito dal MIUR.

Per La Scuola in Europa, Mario di Mauroscrive su “Ricerca empirica e Big-data, un’alleanza di certo da discutere nell’educational”,ponendo a sottotitolo l’interrogativo se davvero le cosiddette didattiche professionali dell’insegnamento facciano la differenza in una scuola, un Paese, un continente. Alla base della sua riflessione, l’autore pone la definizione di Big data: risorse informative ad alto volume, ad alta velocità e / o ad alta varietà che richiedono forme innovative ed economiche di elaborazione delle informazioni che consentono di ottenere informazioni approfondite, prendere decisioni e automatizzare i processi. Un mondo che è solo apparentemente distante dalla scuola e dai suoi interessi.

Per Psicologia della gestione, Vittorio Venuti si unisce al dibattito che si è incentrato ultimamente sulla lezione frontale, da molti ritenuta superata e inutile. Ma è davvero così, o non si tratta di adeguarla alle mutate esigenze riscontrare l’interesse degli alunni, a partire dalla modificazione degli ambienti di apprendimento? In “L’arte di salire e scendere dalla cattedra”,la questione si sposta sul modo di intendere la lezione, che pur sempre deve essere interpretata come il momento in cui l’insegnante si esprime con la consapevolezza di trovarsi fronte a fronte con gli studenti e, quali che siano gli strumenti che utilizzerà, questi saranno al servizio di entrambe le parti. X

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