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ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

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Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

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Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

Come annunciato, Il MIUR ha presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato in merito all’annullamento del concorso per dirigenti scolastici pronunciato dal TAR Lazio per la presunta incompatibilità di tre commissari che rispondono ai nomi di Francesca Buscetti, Elisabetta Davoli, Angelo Francesco Marcucci.

Il Ministero ribadisce, nel suo ricorso, che le motivazioni addotte per la dichiarazione di incompatibilità dei tre commissari non ha sostanza di rilievo e circostanzia le tre diverse situazioni.

Per Francesca Buscetti il Ministero sostiene che ha partecipato a corsi universitari su contabilità pubblica, rivolti ai Dirigenti scolastici già in servizio e a DSGA; corsi, quindi, che non avevano niente a che fare con il concorso per dirigenti scolastici.

Per Elisabetta Davoli, il Ministero riferisce che ha svolto un corso per un’associazione di formazione, che non avrebbe a che vedere con corsi per la preparazione al concorso per dirigenti. La Davoli aveva solo stipulato un contratto con tale associazione cedendo il diritto di utilizzare i materiali forniti, quindi è l’associazione che ha scelto per quali percorsi formativi utilizzarli.

Per Angelo Francesco Marcucci, la cui incompatibilità si configura per il fatto di essere sindaco nel comune di Alvignano, il Miur, pur riconoscendo che i commissari non possono avere anche incarichi politici, sindacali o professionali, sostiene che ciò è valido se c’è qualche elemento di possibile incidenza fra l’attività esercita e l’attività dell’ente che indice il concorso. Nel caso, specifico, l’incompatibilità non sussisterebbe, tenuto anche conto che gli unici tre candidati al concorso del piccolo comune in questione non si sono presentati agli esami.

Il Ministero, inoltre, fa appello all’interesse pubblico, considerato che le operazioni concorsuali delle commissioni residue termineranno giorno 11 luglio e che, per il buon funzionamento della scuola, si rende necessario che la nomina dei nuovi dirigenti scolastici siano fatte per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Nell’intricata e dolorosa, per la scuola, vicenda che interessa la scuola italiana in merito all’eventuale annullamento del concorso per dirigenti scolastici richiesta dal TAR Lazio, oltre al ricorso in appello al Consiglio di Stato del MIUR, si registrano i ricorsi “ad adiuvandum” dei sindacati, al fine di permettere la copertura dei posti vacanti da Dirigente già con l’avvio del nuovo anno scolastico, seppure con la modalità della riserva.

In proposito, Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’ANP, in una intervista rilasciata a “La Tecnica della Scuola” ha ribadito che “La sentenza del TAR è inaccettabile, perché il motivo addotto è insufficiente alla luce della pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato” e che confida nell’annullamento della sentenza del TAR “in modo tale per poter assumere i dirigenti scolastici vincitori dal 1° settembre e andare così a risolvere pure un problema annoso: quello delle scuole senza dirigente. Quella delle reggenze doveva essere una soluzione tampone, invece ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti e non più gestibili”.

Tale parere è confortato dalla stessa ANP che, per quanto concerne il merito della vicenda, esprime la convinzione che il Consiglio di Stato sospenderà in via cautelare gli effetti della sentenza, consentendo così il completamento della procedura concorsuale, e che successivamente la annullerà. Per tale ragione il sindacato ha deciso di promuovere un autonomo appello avverso la sentenza presso il Consiglio di Stato e ha costituito un pool nazionale di tre studi legali di elevata qualificazione per avviare un’azione legale riservata esclusivamente ai propri iscritti.

Il Codacons ha depositato un intervento “ad opponendum” al Consifglio di Stato per contestare l’appello infondato del MIUR

Continua a tenere banco il caso del concorso per dirigenti scolastici che negli ultimi giorni ha visto la novità dell’annullamento delle prove deciso dal Tar del Lazio.

Contro il ricorso del Ministero dell’Istruzione al Consiglio di Stato sul concorso per dirigenti scolastici ora anche il Codacons si costituisce al Consiglio di Stato, depositando un intervento ad opponendum per contestare l’appello infondato del Ministero.

Il Codacons rappresenta legalmente numerosi candidati che non hanno superato le prove a causa delle irregolarità riscontrate durante il concorso, ma “intende anche difendere  chi ha superato la prima fase d’esami e si ritrova ora danneggiato dall’inevitabile annullamento dell’intero concorso per dirigenti scolastici”.

“Tutti gli aspiranti dirigenti che hanno superato la prova scritta e che con ogni probabilità dovranno ripetere l’esame, possono aderire all’azione risarcitoria che il Codacons intende presentare contro il Miur – spiega il Presidente Carlo Rienzi –. Una azione finalizzata a far ottenere ai soggetti danneggiati il risarcimento dei danni morali (perdita di occasione lavorativa) e materiali subiti (spese di trasferta, pernottamento, preparazione all’esame, ecc.) e alla quale si potrà aderire da domani scaricando l’apposito modulistica sul sito www.codacons.it”.

 

Una nuovo, pericoloso, fenomeno comincia ad evidenziarsi anche in Italia. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente i giovani tra i 14 e i 30 anni di sesso maschile, ma si pensa interessi anche le ragazze. "Hikikomori" è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e si riferisce a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria cameracon la sola compagnia di computer, ipad, smartphone, immerso nella rete internet.

È di qualche giorno fa il caso di un diciannovenne di Torino, lanciatosi dal 5 piano della sua abitazione perché la madre gli avrebbe sottratto la tastiera del PC, con il quale il giovane viveva pressoché in simbiosi: aveva abbandonato gli studi, non era in cerca di lavoro ed era solito chiudersi in camera, con pc e smarthone quali strumenti per interagire con il mondo esterno.

In Giappone, il fenomeno è allo studio da qualche tempo e, secondo gli esperti, una delle una delle possibili cause potrebbe essere l'assenza del padre o l'attaccamento eccessivo alla madre. Di fondo si può affermare che questi ragazzi vivono un rapporto negativo con la società e che normalmente soffrono di pressione di realizzazione sociale dalla quale cercano di scappare a tutti i costi.

 

DIRIGERE LA SCUOLA N.11

Editoriale di Vittorio Venuti

Concorso ds 2018 : Un’assurda prova contro il tempo!

Il 18 ottobre il Concorso a Dirigenti Scolastici ha mostrato i limiti di un’organizzazione approssimativa e presuntuosa, almeno tanto quanto scarsamente centrato e poco corretto è il modo in cui si è voluto perseguire il fine di reclutare nuovi dirigenti, non sulla base di un profilo di qualità, conoscenze e competenze, quindi di merito, ma di… velocità. Un concorso decisamente sbagliato già nelle premesse e funestato da ricorsi, pronunciamenti anche intempestivi del TAR, inadeguate attrezzature informatiche, situazioni logistiche anche infelici, assistenti alla vigilanza in molte situazioni male istruiti, altezzosi e causa di disagi, ansie e ritardi, anche di circa due ore, dell’avvio della prova scritta. Alcuni candidati hanno anche lamentato di essere stati disturbati per alcuni minuti, a prova iniziata, da un assistente che si era fissato di controllare pignolescamente il loro codice, alla ricerca di pagine da far strappare o da pinzare insieme. Sulla possibilità di consultare il codice, su come e cosa fosse lecito, si è riscontrata una inaudita disparità di interpretazione tra le diverse sedi.

“Il concorso del futuro, questo?- ha lamentato una candidata - Con computer che all’improvviso si sono spenti, un software non pienamente efficiente e tastiere non sempre funzionanti”. Il colmo è che la “selezione di qualità, equa ed inclusiva”, è stata la velocità, velocità di pensiero, di azione, di rielaborazione e di correzione in circa 20 minuti tutto compreso.“Un quiz show” è stata definita la prova. “Non c’è tempo... non c’è tempo - prosegue la candidata -, mi sembrava di sentire il coniglio di Alice nel Paese delle meraviglie. Non c’è tempo o non si vuole perdere tempo? É una Velocità che taglia... taglia contenuti, progetti, competenze e anche sogni. Tutto ridotto ai minimi termini... 15 righe ciò che ognuno è riuscito a scrivere”.

Un’altra candidata scrive: “Codici strappati o pinzati a [località], in mezzo a polemiche, urla, tensioni… perché qui, a [località], siamo più realisti del RE, perché qui, a [località], si deve essere corretti fino al paradosso di considerare che chi stava per affrontare la prova al PC dovesse per forza avere l’intenzione fraudolenta di copiare, ingannare lo Stato in qualche modo, per di più assillati dalla ragazzina di 30 anni inviata dall’USR che, con arroganza, deve ‘far rispettare la Legge’ ”.

“No, non è così che funziona - continua la lagnanza-. sono io che sono stata ingannata. Ho scelto di dedicare la mia vita degli ultimi tre anni alla preparazione, ci ho creduto, ho studiato fino a 15 ore al giorno, trascurando figli, famiglia, persino il lavoro stesso abbandonando i miei alunni per un mese e scegliendo di stare in aspettativa non retribuita per fare al meglio e vincere! Questo era l’obiettivo. Dare il meglio di me come ho fatto con la preselettiva. Perché, avevo un sogno, quello che mi avete fatto fare voi, di una scuola nuova, più fresca, che vuole davvero rigenerarsi, con idee nuove, con risorse nuove dall’interno della scuola stessa, che la scuola l’hanno vissuta e la conoscono, che alla fine la amano senza riserve e sono pronte per cambiarla partendo dal basso, dalle piccole cose per iniziare a dare un segnale a chi nella scuola dello Stato ancora ci crede”.

La delusione delle migliaia di candidati è enorme, in gran parte si sono sentiti umiliati e offesi, delusi per l’improntitudine con cui si è organizzato il concorso, per la scarsa considerazione che si è avuta per le loro persone e per il profilo del ruolo su cui erano chiamati ad esporre le proprie conoscenze, come se, di quelle conoscenze, in fondo, non interessasse sapere veramente granché. E questa è la grossa pecca del concorso: lo scollamento tra la procedura e lo scopo, che è sembrato come un inganno.

Sull’argomento “Concorso” si veda anche il contributo di Vittorio Venuti nella rubrica di Psicologia della Gestione.

 

L’apertura di questo numero è affidata ad Anna Armoneche in occasione del primo rinnovo dell’atto dirigenziale di emanazione degli indirizzi sulle attività della scuola e sulle scelte di gestione e amministrazione nel pezzo dal titolo “L’atto di indirizzo del dirigente al collegio per la formazione del PTOF”, affronta la questione del carattere vincolante o meno e del valore giuridico dell’atto di indirizzo del dirigente al collegio docenti per la formalizzazione del PTOF. La triennaliltà del PTOF non significa azzeramento triennale della pianificazione e partenza da una nuova fase zero. Il traguardo dell’ultimo anno si aggancia e pone le premesse per la nuova pianificazione. In questo processo si inserisce l’azione dirigenziale come consecutio naturale della passata gestione.

A seguire anche Giacomo Mondelli propone, da una angolatura diversa, le linee di indirizzo del Dirigente scolastico per la “Predisposizione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa”, da un lato prendendo in considerazione gli elementi essenziali e più generali della progettazione del documento e, dall’altro, approfondendone alcuni degli aspetti/ambiti di lavoro più significativi. Esposto in forma di decreto Dirigenziale, il modello si esprime a partire dalle criticità indicate a livello di RAV e PDM, quindi nell’argomentazione delle aree di riflessione, confronto e azioni di sviluppo da intraprendere, fino alla indicazione degli orientamenti di massima per lo sviluppo dell’azione amministrativa.

Nel pezzo diMichela Lellaviene messa a fuoco una delle funzioni più importanti del dirigente scolastico: dar vita ad un luogo di lavoro sereno e produttivo in cui le persone riescano davvero a dare il meglio di sé mettendo a valore competenze e abilità per fare funzionare nel miglior modo possibile l’organizzazione scuola, in cui condivisione e collaborazione rappresentino punti di forza ineludibili per la presa in carico delle problematiche che investono il mondo della scuola e impegnarsi nelle sfide emergenti. In “I nuovi leader scolastici sono costruttori di comunità” si esprime con forza l’urgenza che i dirigenti scolastici assumano, come impegno basilare, la logica del cambiamento adoperandosi affinché l’intera comunità di appartenenza riesca a recuperare le regioni e il significato dell’educare.

Sul tema “Istruire o Educare” argomenta Vittoria Striato, anche lei evidenziando il momento di emergenza sociale ed educativa che stiamo vivendo e che richiede che, nella progettazione didattica, venga data priorità agli aspetti etici e ai valori della legalità e della cittadinanza attiva e responsabile. La riflessione proposta si avvia dalla distinzione tra i due termini (istruire ed educare) quindi si sofferma sulla storia dei programmi della scuola e sugli strumenti di cui essa dispone per far convergere e risolvere le contrapposizioni, che le due espressioni normalmente suscitano, nella pratica scolastica quotidiana.

Nel prossimo anno scolastico i dirigenti degli Istituti Professionali dovranno gestire la riforma degli ordinamenti del corso di studi, ben la terza nel giro di pochi anni; la riforma di un settore che il MIUR intende rilanciare con un cospicuo investimento economico, agganciato alla realizzazione e alla diffusione di misure di accompagnamento all’attuazione del decreto 61/2017, per la definizione di profili professionali in uscita dal percorso. Si tratta di una straordinaria innovazione cheAda Maurizio argomenta puntualmente in: “Il rilancio degli istituti professionali”.

Paolo Pieri riprende “Il nuovo accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 per la formazione degli R-ASPP” (vedasi numero di ottobre) e propone una breve analisi delle modalità di progettazione e di erogazione dei corsi di formazione sulla sicurezza degli RSPP e degli ASPP che se ne determinano, e per cui lo stesso accordo fornisce indicazioni metodologiche per la progettazione e l’erogazione, estendendone i concetti principali anche alla formazione delle altre figure sensibili previste dal D.Lgs. 81/08.

Parte dall’annuale Rapporto OCSE, che analizza i sistemi d’istruzione dei Paesi Membri fornendo autorevoli suggestioni e informazioni, il contributo“Uno sguardo sull’Istruzione 2018: cosa succede in Italia”, nel quale Filippo Sturaroriassume la situazione del nostro sistema d’istruzione. Molti i dati su cui riflettere. Certamente, indice di forte problematicità è la quota di popolazione di giovani adulti che non lavora, non studia e non frequenta corsi di formazione professionale (cd. NEET), che continua a permanere alta, con un incremento nella fascia tra i 25 e i 29 anni. Significativamente interessante è l’aumentata consapevolezza circa il ruolo svolto dall’educazione e cura della prima infanzia per lo sviluppo, l’apprendimento e il benessere infantile, per cui l’Italia ha adottato interventi normativi per favorire l’accesso al sistema peri bambini tra 0 e 6 anni. Decisamente imbarazzante appare la spesa per studente nelle istituzioni scolastiche dalla scuola primaria agli istituti post-secondari non terziari, tornata agli stessi livelli del 2010.

Bice Foderà, in “Il convitto: una realtà di eccellenza”, ci invita a volgere l’attenzione alle strutture residenziali finalizzate ad offrire ospitalità, formazione culturale e non solo, a giovani studenti mediante l’assistenza allo studio pomeridiano e la possibilità di aderire ad iniziative ludico/sportive. Sul territorio nazionale si contano una quarantina di convitti, oltre a 6 educandati ad uso esclusivo di un’utenza femminile) per un totale di oltre 15.000 utenti.

Negli ultimi tempi, i mezzi di informazione hanno dato risalto all’interesse del presidente francese Macron verso l’istruzione e il mondo della scuola, pur se l’attenzione si è rivolta principalmente al divieto di cellulare o smartphone in aula, fino ai 14-15 anni. In realtà, i contenuti importanti sono altri e Damiano Verdali ripropone in “Riforme educative: l’agenda di Macron”. Di maggiore spessore e portata è certamente il decreto che riforma il sistema educativo francese molto in profondità, ridefinendo i contorni del Baccalauréat, equivalente, grosso modo, al nostro esame di maturità.

Per la rubrica dedicata ai CPIA,sotto il titolo “Le misure del sistema”, Ada Maurizioriferisce del primo monitoraggio ufficiale post riforma quantitativo e qualitativo sul sistema dei Centri realizzato da INDIRE. L’indagine restituisce un dato interessante e incoraggiante per la tenuta di un sistema ancora in piena fase di consolidamento, ma che si configura come intelligente, apprendente e responsivo.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lellosi occupa di “Nullità della sanzione disciplinare per carenza di potere dell’Amministrazione”. Il caso si alimenta da una nota di un dirigente scolastico a una docente, nella quale si chiedeva conto del mancato raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte di alcuni studenti dell’Istituto, ritenendo che tale mancato raggiungimento fosse dovuto essenzialmente alle assenze della docente nel periodo considerato. La nota di controdeduzioni non veniva ritenuta sufficiente dal dirigente, che dava corso alla contestazione di addebito e, in seguito, all’irrogazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento scritto.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauroripropone l’annosa questione pubblico-privato nell’istruzione, su cui si profila un’attenzione crescente soprattutto in Europa. In “A proposito di qualità dell’istruzione, scuola private contro scuole pubbliche o scuole private come scuola pubbliche?”, dopo un accurato riferimento alla situazione degli Stati Uniti d’America, che vede la scuola pubblica in posizione di svantaggio rispetto alle scuole indipendenti, il discorso si sposta sull’Europa, alla ricerca, se ci sono, delle reali differenze tra offerta pubblica e offerta privata dell’istruzione scolastica

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venuti riprende l’argomento dell’editoriale e si sofferma sul “Concorso DS. Una prova indecente per un concorso sbagliato”, ribadendo le incongruenze di forma e di sostanza di una procedura non idonea allo scopo e che sta dando adito ad una incontenibile fase di protesta e di ricorsi.

In chiusura, per Giurisprudenza del Lavoro, Rosanna Visocchi tratta della “Condanna per danno erariale: alcune ipotesi di colpa grave”, prendendo spunto da una recente sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato per danno erariale il Dirigente scolastico e il Direttore SGA di un Istituto scolastico. X

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