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ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

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Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

Come annunciato, Il MIUR ha presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato in merito all’annullamento del concorso per dirigenti scolastici pronunciato dal TAR Lazio per la presunta incompatibilità di tre commissari che rispondono ai nomi di Francesca Buscetti, Elisabetta Davoli, Angelo Francesco Marcucci.

Il Ministero ribadisce, nel suo ricorso, che le motivazioni addotte per la dichiarazione di incompatibilità dei tre commissari non ha sostanza di rilievo e circostanzia le tre diverse situazioni.

Per Francesca Buscetti il Ministero sostiene che ha partecipato a corsi universitari su contabilità pubblica, rivolti ai Dirigenti scolastici già in servizio e a DSGA; corsi, quindi, che non avevano niente a che fare con il concorso per dirigenti scolastici.

Per Elisabetta Davoli, il Ministero riferisce che ha svolto un corso per un’associazione di formazione, che non avrebbe a che vedere con corsi per la preparazione al concorso per dirigenti. La Davoli aveva solo stipulato un contratto con tale associazione cedendo il diritto di utilizzare i materiali forniti, quindi è l’associazione che ha scelto per quali percorsi formativi utilizzarli.

Per Angelo Francesco Marcucci, la cui incompatibilità si configura per il fatto di essere sindaco nel comune di Alvignano, il Miur, pur riconoscendo che i commissari non possono avere anche incarichi politici, sindacali o professionali, sostiene che ciò è valido se c’è qualche elemento di possibile incidenza fra l’attività esercita e l’attività dell’ente che indice il concorso. Nel caso, specifico, l’incompatibilità non sussisterebbe, tenuto anche conto che gli unici tre candidati al concorso del piccolo comune in questione non si sono presentati agli esami.

Il Ministero, inoltre, fa appello all’interesse pubblico, considerato che le operazioni concorsuali delle commissioni residue termineranno giorno 11 luglio e che, per il buon funzionamento della scuola, si rende necessario che la nomina dei nuovi dirigenti scolastici siano fatte per l’inizio del nuovo anno scolastico.

Nell’intricata e dolorosa, per la scuola, vicenda che interessa la scuola italiana in merito all’eventuale annullamento del concorso per dirigenti scolastici richiesta dal TAR Lazio, oltre al ricorso in appello al Consiglio di Stato del MIUR, si registrano i ricorsi “ad adiuvandum” dei sindacati, al fine di permettere la copertura dei posti vacanti da Dirigente già con l’avvio del nuovo anno scolastico, seppure con la modalità della riserva.

In proposito, Antonello Giannelli, presidente nazionale dell’ANP, in una intervista rilasciata a “La Tecnica della Scuola” ha ribadito che “La sentenza del TAR è inaccettabile, perché il motivo addotto è insufficiente alla luce della pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato” e che confida nell’annullamento della sentenza del TAR “in modo tale per poter assumere i dirigenti scolastici vincitori dal 1° settembre e andare così a risolvere pure un problema annoso: quello delle scuole senza dirigente. Quella delle reggenze doveva essere una soluzione tampone, invece ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti e non più gestibili”.

Tale parere è confortato dalla stessa ANP che, per quanto concerne il merito della vicenda, esprime la convinzione che il Consiglio di Stato sospenderà in via cautelare gli effetti della sentenza, consentendo così il completamento della procedura concorsuale, e che successivamente la annullerà. Per tale ragione il sindacato ha deciso di promuovere un autonomo appello avverso la sentenza presso il Consiglio di Stato e ha costituito un pool nazionale di tre studi legali di elevata qualificazione per avviare un’azione legale riservata esclusivamente ai propri iscritti.

Il Codacons ha depositato un intervento “ad opponendum” al Consifglio di Stato per contestare l’appello infondato del MIUR

Continua a tenere banco il caso del concorso per dirigenti scolastici che negli ultimi giorni ha visto la novità dell’annullamento delle prove deciso dal Tar del Lazio.

Contro il ricorso del Ministero dell’Istruzione al Consiglio di Stato sul concorso per dirigenti scolastici ora anche il Codacons si costituisce al Consiglio di Stato, depositando un intervento ad opponendum per contestare l’appello infondato del Ministero.

Il Codacons rappresenta legalmente numerosi candidati che non hanno superato le prove a causa delle irregolarità riscontrate durante il concorso, ma “intende anche difendere  chi ha superato la prima fase d’esami e si ritrova ora danneggiato dall’inevitabile annullamento dell’intero concorso per dirigenti scolastici”.

“Tutti gli aspiranti dirigenti che hanno superato la prova scritta e che con ogni probabilità dovranno ripetere l’esame, possono aderire all’azione risarcitoria che il Codacons intende presentare contro il Miur – spiega il Presidente Carlo Rienzi –. Una azione finalizzata a far ottenere ai soggetti danneggiati il risarcimento dei danni morali (perdita di occasione lavorativa) e materiali subiti (spese di trasferta, pernottamento, preparazione all’esame, ecc.) e alla quale si potrà aderire da domani scaricando l’apposito modulistica sul sito www.codacons.it”.

 

Una nuovo, pericoloso, fenomeno comincia ad evidenziarsi anche in Italia. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente i giovani tra i 14 e i 30 anni di sesso maschile, ma si pensa interessi anche le ragazze. "Hikikomori" è un termine giapponese che significa letteralmente "stare in disparte" e si riferisce a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria cameracon la sola compagnia di computer, ipad, smartphone, immerso nella rete internet.

È di qualche giorno fa il caso di un diciannovenne di Torino, lanciatosi dal 5 piano della sua abitazione perché la madre gli avrebbe sottratto la tastiera del PC, con il quale il giovane viveva pressoché in simbiosi: aveva abbandonato gli studi, non era in cerca di lavoro ed era solito chiudersi in camera, con pc e smarthone quali strumenti per interagire con il mondo esterno.

In Giappone, il fenomeno è allo studio da qualche tempo e, secondo gli esperti, una delle una delle possibili cause potrebbe essere l'assenza del padre o l'attaccamento eccessivo alla madre. Di fondo si può affermare che questi ragazzi vivono un rapporto negativo con la società e che normalmente soffrono di pressione di realizzazione sociale dalla quale cercano di scappare a tutti i costi.

 

EDITORIALE  di Vittorio Venuti - Cambia l’Esame di Stato, ma il sistema non cambia!

In quest’ultimo periodo, anche in coincidenza con gli scrutini quadrimestrali e con l’approssimarsi della conclusione dell’anno scolastico, come ricorre ormai da anni,è tornato ad accendersi il dibattito sulla funzione della bocciatura e sull’utilità di ripetere l’anno scolastico. Questione che riemerge puntualmente ma che continua a non trovare riscontro negli alti vertici, che preferiscono impegnarsi in interventi di facciata più che non di sostanza. Non sfugge a questa logica neanche l’operazione di restyling dell’esame di maturità, intervenuto in corso d’anno scolastico e, quindi, già solo per questo foriero di malumori non solo tra gli studenti.

Immaginiamo che anche la frequenza scolastica comporti una sorta di contratto tra scuola, studenti e genitori e che qualsiasi modifica si voglia apportare debba essere spiegata nelle premesse e nelle intenzioni, motivata e giustificata certamente non da discutibili scelte di parte. Soprattutto occorrerebbe che le modifiche introdotte rientrassero in una visione riformatrice del sistema d’istruzione, e non adombrassero Il sospetto che si tratti di ripicche ideologiche.

Certamente, quello delle bocciature è un problema serio, che non trova alcuna giustificazione valida nell’ambito della scuola dell’obbligo e che, anche per gli anni successivi non è indenne da critiche, non tanto o non solo perché si configura in termine di punizione, ma soprattutto perché espressione di un sistema che dalla legge Casati (1859) ad oggi non è riuscito a modificarsi sostanzialmente!

La scuola dovrebbe essere migliore della società nella quale insiste, perché dovrebbe orientare il senso della prospettiva, perché il suo presente racchiude il futuro, perché contiene la potenzialità del domani, perché è promozione di persone e talenti riconoscendo che ciascuno è potenzialmente un insieme di talenti. La scuola, una scuola che tiene ai giovani di cui ha cura, non li misura per premiarli o scartarli, semmai li valuta per favorire la capacità critica dell’autovalutazione, per favorire la costruzione di quella capacità di assunzione di responsabilità indispensabile alla crescita consapevole e all’acquisizione di quella cittadinanza attiva che si profila come dettato di civiltà, di reciprocità e di sussidiarietà.

Mi capita a volte, a fronte di voti e giudizi - anche al di là del fatto che siano positivi o negativi - di sentire insegnanti che ne confermano la validità in quanto sono la“fotografia reale” di quello studente in quella data situazione al termine di un percorso. Mi chiedo: esiste una fotografia reale? Ha senso del reale un voto? E che senso ha un voto negativo nella scuola primaria o anche nella secondaria di primo grado se sappiamo bene che i bambini e i preadolescenti maturano tutti con tempi e modalità differenti l’uno dall’altro? Che lo stesso profilo cognitivo si esprime attraverso stili diversi e che l’intelligenza non solo non è misurabile ma non si identifica neanche solo con quella logico-matematica o linguistica? Che ciascuno è anche l’esito più o meno fortunato dell’ambiente più o meno“attrezzato”culturalmente ed economicamente in cui sta crescendo?

Il discorso, comunque, non si esaurisce con la scuola del primo ciclo, perché il secondo ciclo non può pensarsi svincolato da esso e non può affermarsi contraddittoriamente ad esso. Non è questione di bocciatura o promozione: è soprattutto questione di sistema e del coraggio di riformarlo radicalmente, rinunciando a reiterare valori che persistono da tempo immemorabile perché si è sempre fatto così e perché poi la vita, fatalmente, presenterà il conto… . La scuola deve essere meglio della società in cui insiste, ma bisogna crederci!

Per fortuna, ci sono docenti, molti docenti illuminati che sanno porsi la questione e anticipano concretamente ciò che i gestori del sistema si interdicono di pensare. In questa direzione vanno i movimenti spontanei che hanno rimesso in discussione la lezione frontale proponendo modalità alternative di conduzione della classe. Senz’altro da segnalare e seguire il dibattito aperto da due diverse aggregazioni di docenti (il “Gruppo di Firenze” e “Condorcet”) in favore di un’organizzazione scolastica basata su corsi annuali piuttosto che su classi, in modo che, a fronte di un’insufficienza in una disciplina, l’allievo possa ripetere solo quello o quei corsi e non l’intero anno, ponendo un argine alle bocciature.

La rivista si apre con due contributi che trattano proprio del nuovo esame di stato. L’Esame di Stato ha subito forti modificazioni ad anno scolastico inoltrato e questo, come c’era d’attendersi, ha generato inquietudine e malcontento, in un crescendo che ha seguito il delinearsi delle novità introdotte.

Con il primo contributo dal titolo “Il nuovo esame di stato del 2° ciclo”,Antonio Di Lelloprocede ad una prima analisi del D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017 recante Norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera i), della legge 13 luglio 2015, n. 107 con il quale sono stati introdotti cambiamenti ed innovazioni significativi alla struttura e all’organizzazione dell’Esame di Stato conclusivo del 2° Ciclo.

A seguire Maria Torelliin “Didattica per competenze e nuovo esame di Stato: aspettando le simulazioni della seconda prova scritta” propone una disamina attenta, andando a cogliere il nucleo attorno a cui si struttura il nuovo esame: in coerenza con l’impianto generale delineato dai tutti i decreti di riforma degli ordinamenti, l’Esame non dovrà più limitarsi ad accertare il possesso di conoscenze e di abilità, ma dovrà certificare l’acquisizione di competenze, definite dalle Linee Guida o dalle Indicazioni Nazionali per gli specifici indirizzi di studio. Le simulazioni della prima prova confermano tale orientamento.

Al tema della responsabilità del dirigente scolastico è dedicato il pezzo di Anna Armone“La responsabilità in vigilando del dirigente scolastico sull’esercizio dell’azione amministrativa”,che si inserisce nella generale tematica dell’elemento psicologico dell’illecito amministrativo. Si tratta di responsabilità amministrativo-contabile, che consiste nel danno procurato dal dipendente e che vede la Corte dei Conti quale giudice naturale. Al dirigente compete l’obbligo di vigilanza in quanto organo di vertice che dirige, coordina e controlla l’attività degli uffici che da lui dipendono e dei responsabili dei procedimenti amministrativi.

Recentemente si è acceso un forte dibattito politico intorno al riconoscimento di forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’art. 116 della Costituzione, inizialmente richiesto da Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e poi appetito da altre regioni del Paese, e che ha dato il via ad una veemente impennata di perplessità e indignazione. Francesco G. Nuzzacisi sofferma sulla questione in “Sull’autonomia differenziata in materia d’istruzione”, andando a rilevare i riflessi che siffatta differenziazione potrebbe far registrare in capo al sistema scolastico.

Il momento storico che stiamo attraversando si appalesa in tutte le sue contraddizioni a conferma di una diffusa vulnerabilità e fragilità che si sprigionano in tutti i settori di vita e fra tutte le categorie sociali. Michela Lellarileva, in “In cerca di credibilità”, che si è smarrito il valore delle partiche e degli strumenti che appartengono al discorso pedagogico, in corrispondenza della rinuncia degli adulti al loro ruolo educativo e alla relativa responsabilità nei confronti delle nuove generazioni. Di conseguenza, si sono imposti il primato del permissivismo e dell’indulgenza, che hanno favorito l’invalidazione dei ruoli educativi degli adulti sia dei genitori sia degli insegnanti, con ripercussioni clamorose sulla loro credibilità.

A seguire, Gian Carlo Sacchi riflette su “Istruzione e formazione professionale: un’occasione mancata?”, descrivendo la problematica situazione nella quale si trovano gli istituti tecnici, sempre più indeboliti rispetto ai licei, la formazione professionale in ragione dei rapidi cambiamenti del mondo del lavoro e gli istituti professionali che, pur avendo avuto una grossa spinta al rinnovamento, lasciano intravvedere difficoltà ad agire in tempi rapidi, anche per quanto riguarda la riorganizzazione delle risorse finanziarie.

Damiano Verdasi sofferma, in “Riforme educative: l’agenda Macron”, sulle importanti novità che interesseranno il sistema scolastico francese, in particolare con l’approvazione di una legge che vuol marcare una discontinuità rispetto alla tendenza dominante. Più nello specifico, paresi cerchi di definire una sorta di oasi scolastica, al riparo da stimoli esterni che risultano forse, almeno fino a una certa età, troppo numerosi, rapidi e complessi da gestire: un primo strumento individuato a tale scopo è il divieto di cellulare o smartphone in aula, fino ai 14-15 anni, prescrizione che ha avuto grande risalto sui media al punto da essere stata ripresa anche in Italia.

Sono circa 800 mila gli allievi stranieri, provenienti da 190 differenti Paesi del mondo, che frequentano la scuola italiana, che può, a ragione, definirsi un laboratorio privilegiato per la costruzione di una democrazia pluralista e socialmente coesa. Un punto di forza, quindi, del nostro sistema d’istruzione, che Loredana Garritano espone approfonditamente in “Gli alunni con cittadinanza non italiana e le buone pratiche di una scuola per tutti”, evidenziandone l’importanza culturale e sociale e rilevando la necessità di considerare la prospettiva interculturale che si va disegnando come nuova normalità superando l’approccio emergenziale ed estemporaneo. Gli alunni di origine non italiana rappresentano un orizzonte di cambiamento per tutta la scuola.

L’argomento “Quota 100”,riferito alle pensioni, è particolarmente dibattuto da qualche tempo a questa parte, perché arricchisce il nostro sistema previdenziale, sia pure in forma sperimentale, per il triennio 2019-2021, di una vasta gamma di canali di pensionamento. L’argomento è ampiamente ripreso da Maria Rosaria Tosianiin “Pensioni scuola A.S. 2019/2021”.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lello si ispira al deliberato di una sentenza di Tivoli in ordine all’operato di un Dirigente scolastico reggente che ha attribuito al Collaboratore Vicario il compenso per compiti specifici con mansioni meramente collaborativi e non riferibili alla funzione dirigenziale per assenza/impedimento del Dirigente, sollevando le rimostranze dello stesso Collaboratore Vicario che, invece, si riteneva meritevole dell’indennità per compiti superiori. Il caso: “Indennità funzioni superiori- Riconoscimento del diritto al compenso”.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Mauro, sotto il titolo “Scuola di ieri, scuola di oggi nella ex Jugoslavia”,prosegue la riflessione, avviata nel n. 1 di gennaio 2019, su cosa e come rimane della prima Federazione balcanica negli odierni sistemi educativi nazionali. Nel panorama proposto, si evidenzia la situazione delicata del Kosovo, il cui riconoscimento internazionale è ancora incompleto.

Per Appunti di Psicologia, Vittorio Venuti si sofferma sul concorso per dirigenti scolastici, entrato nella fase finale, e propone una serie di suggerimenti su come presentarsi alla prova orale: “All’orale cadono le maschere”. X

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