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DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

ACIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.2/2019

Ancora una volta parliamo di immagini di minori

Editoriale di Anna Armone, Direttore responsabile

Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Mi capita spessissimo, per non dire sempre, durante i seminari sulla tutela della Privacy, di sentirmi dire quanto è anacronistico il tentativo di proteggere i minori attraverso un uso limitato dei loro dati, immagini comprese. Il mondo fuori non pone limiti e non vogliono limiti né i ragazzi né i loro genitori.

Eppure dallo stesso Garante vengono richiamati i rischi per la democrazia determinati dalla crescita degli Over-The-Top, che hanno acquisito poteri che assumono sempre più caratura sociale e che finiscono per concorrere col diritto che regola le relazioni tra gli Stati. I dati (propri e dei propri «amici») ceduti dai social alle app per fini di marketing politico, il cyberbullismo, le immagini dei minori vendute o violate, l’hate speech, l’oblio, le fake news, le intercettazioni e la cronaca giudiziaria, la libertà del lavoratore, il testamento biologico, la cyber-security, l’intelligence, la trasparenza, la tutela del consumatore e i big data. Sono, questi, solo alcuni aspetti del rapporto tra uomo e tecnica, la vita e la rete, diritto e potere.

Il Consiglio di Stato ha accolto la sospensiva presentata dal Ministero dell’Istruzione sull’annullamento del concorso a dirigente scolastico decretato dal Tar Lazio lo scorso 2 luglio 2019.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che, a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza nelle more del giudizio di merito,con particolare riguardo all’incidenza sull’assetto organizzativo dell’amministrazione della scuola in prossimità dell’inizio del nuovo anno scolastico, deve ritenersi preminente l’interesse pubblico alla tempestiva conclusione della procedura concorsuale, anche tenuto conto della tempistica prevista per la procedura di immissione in ruolo dei candidati vincitori e per l’affidamento degli incarichi di dirigenza scolastica con decorrenza dal 1° settembre2019;

Ritenuta, per le esposte ragioni, la fondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello principale (e la conseguente correlativa infondatezza dell’istanza cautelare formulata nell’appello incidentale condizionato)

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) accoglie l’istanza cautelare proposta nell’ambito del ricorso principale per l’effetto, sospende l’esecutività della statuizione di accoglimento contenuta nella sentenza impugnata; fissa l’udienza pubblica per la discussione del ricorso nel merito al 17 ottobre 2019

Guida al Broker assicurativo nelle Istituzioni Scolastiche

a cura di Vincenzo Casella e Valentino Donà

Aggiornato al nuovo Regolamento di Contabilità Scolastica (Decreto n.129/2018)

Pagine 257, Euro 20,00

Il testo è arrichito con la modulistica che gli acquirenti possono chiedere  in formato word per adattare alle loro esigenze

Il rapporto Invalsi 2019 è alquanto impietoso con gli alunni del Meridione, in particolare Campania, Calabria e Sicilia, per le carenti competenze medie evidenziate. In particolare, la matematica si rileva essere l’ambito più deficitario.

Gli allievi coinvolti nelle prove sono stati oltre 1.100.000 nella scuola primaria (classi II e V), circa 550.000 nella scuola secondaria di primo grado (classe III), circa 1.000.000 nella scuola secondaria di secondo grado (525.000 classe II e 475.000 classe V).

Le prove di Inglese alla Primaria registrano un miglioramento nelle prove di ascolto rispetto allo scorso: l’88,3% degli allievi della V raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura e l’84% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto.

Sia nel reading sia nel listening il Nord si afferma per l’alto livello raggiunto seguita dal Centro e con il Sud che conferma in netto ritardo.

Particolarmente significato il risultato riferito alle prove di Italiano per gli studenti del quinto anno delle superiori: hanno raggiunto livelli molto bassi in Italiano il 13% del totale.

Per Matematica e Inglese i risultati del rapporto conferma che nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si registra il maggior numero di studenti con livelli decisamente bassi.

Il divario Nord-Sud si fa forte per quanto riguardale prove di inglese, complessivamente inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. Il 10,6% degli studenti non raggiunge il B1, cioè acquisisce un livello di competenza molto basso dopo 13 anni di scuola. In Calabria, Sicilia e Sardegna la percentuale degli allievi che raggiungono il B2 scende, rispettivamente, al 31%, al 34,8% e al 34,1%.

Il divario rispetto al dato nazionale nella percentuale di allievi con risultati molto bassi si fa più forte: gli allievi che non raggiungono il B1 sono il21,7% inCalabria, il 18,2in Sicilia, il 20%in Sardegna.

 

L’INVALSI ha pubblicato il Rapporto 2019 nel quale riferisce dei risultati delle prove. Il quadro che ne emerge, a detta anche del Ministro Bussetti alla presentazione dei dati alla Camera, evidenzia “innegabili motivi di preoccupazione” in particolare riferibile ad alcune aree del Paese: “Come ministero, siamo convinti dell’importanza della valutazione standardizzata degli apprendimenti che però si deve integrare e affiancare all’insostituibile ruolo della valutazione dei docenti. Dobbiamo portare avanti la valutazione delle attitudini mettendo al centro gli studenti e le loro potenzialità. La scuola deve formare individui autonomi e liberi, cittadini responsabili e consapevoli. Credo sia un obiettivo sul quale abbiamo lavorato. Quest’anno l’illustrazione dei risultati Invalsi presenta motivi di novità e interesse”.

Da un alto, Bussetti richiama segnali di preoccupazione che si riferiscono ad alcune aree del Sud del Paese, dall’altra rileva che “i risultati contengono anche alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”.

Di rilievo appare il richiamo alla valutazione dei docenti, dei dirigenti e della scuola da integrare a alla valutazione standardizzata degli apprendimenti: “una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019”

“Per legare un buon sistema di valutazione degli apprendimenti al miglioramento del sistema di istruzione – ha ribadito – è fondamentale coinvolgere tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema Nazionale di Valutazione”.

Obbiettivo che la scuola deve perseguire è quello di tornare ad essere “veicolo primario affinché sia realmente possibile un ascensore sociale”. Il Ministro ha anche sottolineato che i risultati dei test Invalsi dovranno contribuire a migliorare i livelli di qualità del sistema scolastico soprattutto nelle aree che non sempre raggiungono risultati soddisfacenti. “Per far fronte al divario territoriale – ha ricordato - abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.

In una intervista al “Corriere del Veneto” il Ministro Bussetti si è detto sicuro che la regionalizzazione si farà e che riuscirà a convincere i sindacati. Ha anche negato che il Movimento 5 Stelle abbia bocciato su tutta la linea tale prospettiva; quindi ha evidenziato che il modello al quale si guarda è quello del Trentino e della Valle d’Aosta: “Il modello a cui ci si ispira è quello da anni vigente in Regioni come il Trentino e laValle d’Aosta. Modello che funziona perfettamente e che, eventualmente, con qualche correttivo, può essere esportato, in base a quanto previsto dall’articolo 116 dellaCostituzione, anche in Regioni a statuto ordinario”.

Riguardo alle critiche esposte da più parti, ha tagliato corto: “Sono convinto che molte critiche hanno esclusivamente una base ideologica ma non siano state precedute da un esame attento dei testi. E poi mi verrebbe da chiedere: il modello trentino o valdostano cosa ha di rivoluzionario? E soprattutto, è un modello virtuoso? Se sì, perché dovremmo privare i cittadini di altre Regioni di un processo di elevazione degli standard qualitativi del servizio scolastico?”.

 

SCIENZA DELL'AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA N.1/2019

E' l’anno del reclutamento dei nuovi dirigenti e dei direttori amministrativi!

EDITORIALE di Anna Armone Direttore responsabile, Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

Da questi due reclutamenti dovrebbe emergere una classe gestionale in grado di reggere la complessità della scuola,

complessità che potrebbe benissimo essere contenuta e,

anzi, ridotta, lasciando alla scuola la realizzazione

più proficua della sua missione

È l’anno dell’immissione negli organici del personale dirigente e amministrativo della scuola di un gran numero di vincitori dei concorsi in atto o in via di realizzazione. Il reclutamento del personale in un’organizzazione pubblica deve partire non solo dal disegno organizzativo di questa, ma anche dalla visione politica dell’organizzazione. E da qui partiamo. Il concorso per dirigente scolastico è nella fase centrale e presumibilmente si concluderà entro l’estate 2019. Dal programma d’esame viene fuori un profilo dirigenziale molto complesso che fa trasparire un’organizzazione scolastica fondata su un apparato amministrativo analogo a qualsiasi altro apparato pubblico. La normativa richiamata copre tutti gli ambiti dell’azione amministrativa, dalla contrattualistica alla sicurezza, alla privacy, al rapporto di lavoro. E questo è un riferimento alla normativa generale. Poi c’è la normativa di settore che riguarda in modo specifico la scuola.

Se è necessario formare un dirigente scolastico così come emerge dal programma d’esame significa che esso è funzionale all’organizzazione scolastica.

L’unico elemento che sfugge a qualsiasi considerazione - che dovrebbe essere preliminare alla progettazione politica del bando - è la struttura evolutiva della funzione dirigenziale. Il reclutamento del personale dirigenziale pubblico, gestito dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, si fonda sull’accesso esterno alla carriera dirigenziale con lo sbarramento all’accesso basato sul possesso di una formazione universitaria e post universitaria di natura giuridico-economico. Pertanto, la selezione è finalizzata a verificare le conoscenze e le competenze dei candidati nelle materie giuridiche (diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto dell’Unione europea e delle organizzazioni internazionali), l’attitudine al ragionamento giuridico, la capacità di impostare analisi critiche di problemi complessi e di proporre soluzioni argomentate. Non si chiede ai candidati di dimostrare la conoscenza articolata della normativa di settore dell’amministrazione per la quale si concorre. è la successiva fase del corso-concorso che impegna i vincitori della prima fase nella conoscenza della disciplina di settore.

Torniamo ai nostri docenti. Incredibile, ma in sede già di pre-selezione devono dimostrare di conoscere tutto il sistema normativo dell’organizzazione che andranno a dirigere. E devono anche dimostrare di saper dirigere l’organizzazione scolastica. Ma parliamo di docenti che fino al giorno prima erano in aula o, al massimo, svolgevano funzioni di supporto alle funzioni dirigenziali. Caso unico al mondo di ottusità politica nell’immaginare una funzione dirigenziale su un’organizzazione scolastica che ha come missione principale una funzione educativa e di istruzione. Ciò determina un’assunzione di responsabilità sempre più pressanti che allontanano il dirigente dalla sua funzione principale, governare una scuola e non un qualsiasi ufficio pubblico. Comunque è fatta, e bisogna trovare un modello più razionale che porti all’esercizio deljla funzione dirigenziale attraverso un percorso professionale più lineare e coerente con il sistema. Ma non basterebbe mettere mano, finalmente, allo sviluppo di carriera dei docenti, prevedendo una branca di tale sviluppo finalizzata alla carriera dirigenziale? Ad oggi ogni tentativo è fallito per una molteplicità di cause di varia natura.

E poi ci sono i nuovi direttori sga da reclutare, partendo da una richiesta di formazione universitaria di tipo giuridico-economico. Si tratta di una funzione direttiva di forte complessità, rappresentando l’unico elemento di supporto alla gestione dirigenziale. è richiesta una preparazione di base coerente con i titoli di accesso, ma è richiesta anche una conoscenza vastissima dell’intera legislazione scolastica, nonché dell’ordinamento del sistema stesso. La maggior parte dei partecipanti non conosce il mondo della scuola, è all’oscuro dei meccanismi di funzionamento. Perché la cosa incredibile è che la scuola è vero che è inserita tra le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001, ma si tratta di una cornice esterna al meccanismo farraginoso e particolarissimo del funzionamento delle scuole. Eppure, il programma d’esame è così analitico nella parte della legislazione scolastica e nell’ordinamento e gestione amministrativa, che davvero non si comprende come possa essere assimilato.

Da questi due reclutamenti dovrebbe emergere una classe gestionale in grado di reggere la complessità della scuola, una complessità che potrebbe benissimo essere contenuta e, anzi, ridotta, lasciando alla scuola la realizzazione più proficua della sua missione. A pensarci bene il principio della sussiadiarietà, leggi scaricabarile, nella scuola sta funzionando alla perfezione. Dal d.p.r. 275/1999 in poi ogni azione di riforma è intervenuta sull’accrescimento delle competenze amministrative della scuola, scaricando adempimenti di ogni genere. Da ultimo, l’accordo MIUR - INPS sull’applicazione di PASSWEB, l’applicativo sulle pensioni, ha coinvolto in modo diretto le scuole senza alcuna trasparenza sull’attribuzione delle responsabilità procedimentali. Ogni USR ha proceduto autonomamente accendendo proteste da parte delle scuole, ma nessun dialogo vero è stato aperto. E così via.

Una casualità e un opportunismo politico mai visto hanno portato al mantenimento della struttura statale sui territori, gli USR che potrebbero avere un senso nella Governance del sistema scolastico ma se svolgessero davvero i loro compiti, così come si continua a scrivere da più di vent’anni nel Regolamento di organizzazione del MIUR.

E invece si sta realizzando un vero e proprio sistema binario: si mantiene la struttura statale sul territorio e si riversano sulle scuole mole di adempimenti estranei alla missione. Ma bisogna proprio arrivare a questo punto per giustificare una posizione dirigenziale e una posizione direttiva?

 

E ora veniamo al contenuto di questo numero. Iniziamo da un pezzo di Francesco Nuzzaci sul nuovo CCNl per la dirigenza scolastica. La visione del ruolo dirigenziale, secondo Nuzzaci, va riportata all’intero e unitario panorama della dirigenza pubblica. A sostegno di tale tesi egli richiama le norme generali contenute nel d.lgs. 165/2001 che disciplinano la dirigenza di seconda fascia. Nell’analisi del CCNL area V della dirigenza scolastica l’autore costringe l’organizzazione scolastica nel disegno organizzativo e gestionale generale della PA. è una certamente una visione di parte seppure sorretta da spiegazioni di natura giuridica e professionale. Sarebbe opportuno avere l’opportunità di ospitare altre posizioni in merito.

Renato Loiero analizza il contenuto della legge di bilancio 2019 relativamente al sistema scolastico. Con l’ultima riforma organica della legge di contabilità e finanza pubblica i contenuti dei due provvedimenti di legge che erano noti, fino a pochi anni fa, come legge di bilancio e legge di stabilità sono ricompresi ora in un unico provvedimento, costituito dalla legge di bilancio, riferita ad un periodo triennale ed articolata in due sezioni. La prima sezione, in particolare, contiene le misure quantitative (c.d. interventi) finalizzate a realizzare gli obiettivi programmatici definiti nei documenti di finanza pubblica. L’autore analizza i commi della norma ritenuti più importanti. Ricordiamo la modifica dell’alternanza scuola-lavoro, o del percorso per l’accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria.

Alessandra Foschetti tratta la tematica fondamentale delle competenze digitali e delle responsabilità informatiche nella PA. Attraverso una lucida analisi della policy del Governo nella materia della crescita digitale, l’autrice analizza gli interventi previsti a sostegno delle scelte strategiche contenute nel Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2017-2019. Ma devo sottolineare come la riflessione che davvero bisogna rilevare è il richiamo alla relazione funzionale tra le modalità procedimentali informatizzate e il ruolo dell’operatore pubblico che, attraverso l’esercizio della discrezionalità, “aggiusta il tiro”del procedimento. Come afferma Foschetti “A costo di sembrare poco innovativa aggiungerei infine che sarebbe più opportuno per la pubblica amministrazione evitare di cavalcare soluzioni online o applicazioni che ricalcano logiche aziendali particolarmente “in voga”, lasciandosi trascinare dall’entusiasmo di proclami spesso ignoranti rispetto alla logica amministrativa”.

 

Domenico Ciccone affronta il tema dell’inclusione partendo dall’analisi delle criticità del percorso scolastico e di vita degli studenti degli istituti professionali. Se è vero che ogni intervento educativo e didattico va adattato alle caratteristiche del soggetto in base all’età, alla gravità dei sintomi, ai disturbi secondari, alle risorse cognitive, alla situazione familiare e sociale, questo appare ancora più evidente e notevole nelle situazioni di disagio consolidato che emergono nell’età adolescenziale. Come afferma l’autore le esperienze nei contesti non formali ed informali dimostrano sempre più spesso che è il modello scolastico consolidato (apprendimento formale “tradizionale”) a rendere difficile l’inclusione per i soggetti con ADHD e disturbi del comportamento. La scansione del tempo scuola e della sua organizzazione secondo il tradizionale paradigma delle “3 C”, cattedra, classe e campanella, cozza con le difficoltà di inclusione rendendo limitati, negli esiti, anche gli interventi mirati per sostenere gli studenti con problemi e disturbi relativi alla sfera del comportamento e delle relazioni.

Ivana Summatratta il tema della leadership educativa nella sua evoluzione partendo dalla funzione docente che dovrebbe“conservarla”,adattandola, nell’esercizio della funzione dirigenziale. Riprendendo Cesare Scurati, l’autrice ricorda come, nel passaggio dalla docenza alla dirigenza, non si deve rinunciare alla funzione educativa ma tradurla sul piano dell’educazionale. Questo fortunato neologismo ben rappresenta la funzione del dirigente scolastico, sintetizzando gli aspetti amministrativi e manageriali attraverso la leadership educativa. In tal modo può davvero assumersi la responsabilità del miglioramento e dell’innovazione che le norme gli attribuiscono. Dalla sua posizione apicale, infatti, può operare promuovendo tutte le risorse umane e professionali e, avvalendosi del suo legittimo potere, costruire dal basso la propria autorevolezza.

Gabriele Venturaaffronta in un’ampia visione sistemica l’attuazione del d.lgs. 65/2017 ai fini della configurazione operativa delle funzioni di governance a livello nazionale e di coordinamento pedagogico territoriale a livello regionale e locale. L’autore considera, altresì, la differenziazione strutturale emergente nel sistema di offerta di servizi educativi da 0 a 3 anni sottolineando la necessità da un lato e l’opportunità dall’altro di tematizzare questa condizione come un dato di fatto da definire strategicamente e come punto di partenza inevitabile per la definizione di piani di azione concreti e realistici di miglioramento efficace in tempi brevi (2 anni) o medi (5 anni).

Carmen Iuvone affronta un tema classico dell’attività amministrativa della scuola, l’autotutela. La declinazione di tale istituto contenuta nella l. 241/1990 interessa tutti i soggetti pubblici nell’esercizio della funzione amministrativa. Nell’istituzione scolastica va menzionato l’art. 14, comma 7 del d.p.r. 275/1999 che disciplina in generale l’istituto.

Vanna Monducci riconduce a sistema e ricostruisce un quadro completo dell’istruzione professionale alla luce del decreto legislativo attuativo dellal. 107. L’autrice correda il pezzo con tutti gli strumenti di programmazione e organizzazione.

Nella rassegna cinematografica Vincenzo Palermodescrive l’opera cinematografica Still Recording, un lungo documentario durato quasi cinque anni sulla guerra in Siria. è la testimonianza della follia della guerra vista da dentro le barricate. Reading Bloom distribuzione ha portato sugli schermi italiani un vero e proprio gioiello che sarebbe opportuno proporre in visione agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado al fine di sensibilizzare i giovani, partendo dalla decostruzione dell’opera cinematografica e dal ruolo cardine svolto dal cinema documentaristico, su tematiche quali: le guerre civili, l’immagine-isola amatoriale come veicolo di senso, il tema del viaggio oltre il confine, le testimonianze di quanti vivono l’orrore sulla propria pelle, l’arte che sopravvive alla distruzione, la vita che celebra la morte dell’umano e la resurrezione della coscienza civile.

Giuliana Costantirecensisce tre libri molto diversi tra di loro ma ognuno caratterizzati fortemente. Il primo libro, I tacchini non ringraziano, è del grande Andrea Camilleri, ma questa volta parla di animali. è chiaro del resto il pensiero dell’autore “Se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà da fare altro che sparire dalla faccia del pianeta per la vergogna”.

Il secondo libro è di Oreste Lo Pomo, Malanni di stagione. è la storia ironica, volutamente non a tinte fosche, di un brillante cronista giudiziario che si dedica con passione al suo lavoro. Siamo in una città di provincia non precisata dall’autore, dove non c’è molto da fare: poi scoppia uno scandalo e il problema per il giornalista è che, essendo la cronaca di sua competenza, non potrà occuparsene ufficialmente.

Il terzo libro di Gail Honeyman Eleonor Oliphant sta benissimo, è una storia avvincente di una giovane donna che partendo da una condizione di assoluta solitudine, casualmente si trova ad approfondire la conoscenza con un grigio collega. E sarà proprio Raymond ad aprire una breccia nella corazza di Eleanor. X

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