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FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Si sono concluse le tre giornate della prova preselettiva del concorso DSGA, che hanno visto una scarsa partecipazione degli iscritti (tra il 33 e il 50%). Le ragion di tale bassa affluenza sembra siano imputabili alla difficoltà delle prove e alla vastità dei programmi.

I candidati che hanno affrontato la preselezione hanno conosciuto il punteggio della propria prova al termine della stessa e hanno conosciuto anche il punteggio di chi ha effettuato la prova nello stesso giorno e nella stessa aula. 

Al momento, non si conosce ancora il punteggio minimo di ammissione, in quanto esso dipende anche dal numero di partecipanti alla prova.

Questa prima fase del concorso sarà superato da un numero di candidati pari a tre volte quello dei posti messi a disposizione su base regionale, quindi in alcune regioni potrebbe bastare anche un voto basso, mentre in altre potrebbe essere necessario un voto più alto.

 

 

Il MIUR ha pubblicato l’approfondimento statistico relativo agli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento nelle scuole statali, paritarie e non paritarie. I dati si riferiscono all’anno scolastico 2017/2018.

Il numero di alunni con DSA sul totale dei frequentanti è costantemente cresciuto ed è passato dallo 0,7% del 2010/2011 al 3,2% del 2017/2018.

Le certificazioni relative alla dislessia sono salite da circa 94 mila a 177 mila, segnando un tasso di crescita dell’88,7%; le certificazioni di disgrafia sono passate da 30 mila a 79 mila, con una crescita del 163,4%. Anche il numero di alunni con disortografia certificata è aumentato notevolmente, passando da circa 37 mila a 92 mila (+149,3%; gli alunni con discalculia sono aumentati da 33 mila a poco meno di 87 mila (+160,5%).

In totale, nel 2017/2018, gli alunni con DSA frequentanti le scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati276.109, pari al 3,2% del totale. Nella Primaria la percentuale si è attestata intorno al2%, per la Secondaria di I grado al5,6%e per la Secondaria di II grado al4,7%. Nella Scuola dell’infanzia, appena lo 0,12%.

Mediamente, la percentuale di studenti con DSA è stata pari al 3,3% del totale degli alunni della scuola a gestione statale e al 2,3% nella scuola a gestione non statale (3,2% in media su tutte le scuole). Con specifico riferimento alla scuola paritaria, la percentuale degli alunni con DSA è stata pari al 2,1% del totale.

Le certificazioni di DSA sono state rilasciate in misura maggiore nelle Regioni delNord-Ovest, in cui la percentuale sul totale dei frequentanti è stata pari al 4,8%. Percentuale elevata anche nelle Regioni delCentro (3,9%) e del Nord-Est (3,6%). Percentuale nettamente inferiore nel Sud (1,6%).

Tra le singole Regioni, i valori più elevati sono stati riportati da Valle d’Aosta e Liguria, entrambe con il 5,1% di alunni con Disturbi Specifici di Apprendimento sul totale di alunni frequentanti; in Piemonte con il 4,8% e in Lombardia con il 4,7%. Le percentuali più contenute sono state presenti in Calabria (0,8%), Campania (1%) e Sicilia (1,3%).

La pubblicazione: I principali dati relativi agli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) - Anno Scolastico 2017/2018

Mentre si avvia a conclusione anche l’ultima fase della prova orale, si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile annullamento del concorso per dirigenti scolastici. I ricorsi sono stati innumerevoli e si è in attesa del 2 luglio, quando il Tar del Lazio deciderà con sentenza se annullare o meno le prove scritte, con la conseguenza di richiamare gli oltre novemila candidati a ripetere l’esame. AA dare corpo ai ricorsi anche l’inchiesta del settimanale l’Espresso, che ha documentato e denunciato più anomalie, quali: dono dell’ubiquità per i membri delle commissioni, fughe di notizie, software impazziti, schede di valutazione create prime della correzione delle prove scritte.

Cosa succederà in tal caso? Cosa faranno i candidati che saranno risultati idonei? Inevitabile la stura ad altre migliaia di ricorsi.

Tutte le Regioni hanno approvato i calendari per il prossimo a.s. 2019/2020.

I primi a rientrare a scuola saranno gli studenti della Provincia Autonoma di Bolzano, sui banchi il 5 settembre, quindi gli studenti del Piemonte, il 9 settembre. Per ultimi, gli studenti della Puglia inizieranno il 18 settembre.

Inizio 5 settembre: Provincia Autonoma di Bolzano.

Inizio 9 settembre: Piemonte.

Inizio 11 settembre:Basilicata, Campania, Umbria,Veneto.

Inizio 12 settembre: Friuli Venezia Giulia,Lombardia, Sicilia, Valle d'Aosta.

Inizio 15 settembre: Alto-Adige.

Inizio 16 settembre: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna,Lazio,Liguria, Marche, Molise, Sardegna,Toscana.

Inizio 18 settembre: Puglia.

Un segnante in pensione, nominato presidente di commissione alla maturità in due classi di un liceo di Pavia, è stato rimosso dall’incarico su segnalazione del preside del Liceo perché autore di numerosi tweet razzisti apparsi sui social.

Intervenendo sull’argomento, il Ministro Bussetti ha stigmatizzato l’episodio: “Ho appreso dalla stampa di dichiarazioni intollerabili da parte di un insegnante in pensione di Pavia, gravissime e inconciliabili con l’incarico di presidente di commissione alla maturità. Per questo, l’ufficio territoriale del Ministero, dopo gli opportuni accertamenti, ha già provveduto a sostituirlo, nominando un nuovo presidente di commissione”.

DIRIGERE LA SCUOLA n. 6/2019

Sospendere l’insegnante, un atto illegittimo e pericoloso

Editoriale di Vittorio Venuti

Il  caso dell’insegnante sospesa per due settimane dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo per non aver “vigilato”sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni, a loro volta colpevoli di aver accostato la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un PowerPoint prodotto in occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, si è immediatamente rivelato come un boomerang per l’Amministrazione. È apparsa inevitabile la mobilitazione solidale, in favore della docente sanzionata, della gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.

Con il decreto Sblocca cantieri, approvato nelle Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato e prossimo al passaggio alle Camere, arriva anche l’obbligo ad installare le telecamere in tutte le aule delle scuole dell’infanzia e in tutte le strutture di assistenza e cura di anziani e disabili. La proposta, portata avanti da Lega, M5S, Pd e Forza Italia, assegna al Ministero dell’Interno una dotazione di 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024 per installare in ogni aula di ogni scuola per l’infanzia di sistemi di videosorveglianza e apparecchiature finalizzate alla conservazione delle immagini. Altrettanti ne vengono stanziati per attrezzare degli stessi strumenti le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno.

Per FLC CGIL la proposta di installare le telecamere nelle scuole dell’infanzia e nei luoghi di cura, impropriamente collocata nel decreto “Sblocca cantieri” sulle opere pubbliche e approvata ieri in Commissione al Senato, è una risposta sbagliata a un problema mal posto: “La necessità di prevenire episodi di maltrattamenti come quelli di cui spesso è stata data notizia negli ultimi tempi, con un riscontro mediatico peraltro enorme rispetto all’esiguità dei casi, è una priorità e un dovere della comunità degli adulti e del legislatore. Il benessere, la cura e l’accoglienza dei bambini e delle bambine, devono essere garantiti a maggior ragione quando si parla dei luoghi della formazione e dell’educazione, dove risulta inammissibile e ingiustificabile qualsiasi forma di prevaricazione, fisica o psicologica.”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, un importante provvedimento che cambia radicalmente l’approccio alla disabilità con l’intento di porre sempre di più al centro lo studentee le sue necessità. in ambito scolastico. Con l’approvazione delle nuove norme, sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico individualizzato.

L’intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione. Viene rivista la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica: saranno sempre presenti, oltre a un medico legale che presiede la Commissione, un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Un cambio di passo che punta ad assicurare la presenza di uno specialista nella patologia dell’alunno. 
Anche i genitori e, dove possibile, nel caso di maggiorenni, gli stessi alunni con disabilità, potranno partecipare al processo di attribuzione delle misure di sostegno, per superare l’attuale impostazione che prevede una meccanica associazione tra la certificazione data ai sensi della legge 104 e il supporto offerto all’alunno.

Nascono i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT), formati su base provinciale, ovvero nuclei di docenti esperti che supporteranno le scuole nella redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) e nell’uso dei sostegni previsti nel Piano per l’Inclusione. I GIT avranno anche il compito di verificare la congruità della richiesta complessiva dei posti di sostegno che il dirigente scolastico invierà all’Ufficio Scolastico Regionale.

A livello scolastico opererà, invece, il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori dell’alunno con disabilità, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con l’alunno stesso, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione avrà il compito di redigere il Piano Educativo Individualizzato, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno, tenuto conto del profilo di funzionamento dell’alunno.

Alla fine, dopo annunci e contro annunci, non si comprende bene quale piega abbia preso la vicenda della professoressa di Palermo sospesa per non aver “vigilato” accortamente sull’operato dei propri studenti quattordicenni, rei di aver accostato, in una ricerca, la promulgazione delle leggi razziali emanate nel 1938 ai provvedimenti del “Decreto Sicurezza” a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Conseguenza del malaccorto comportamento dell’insegnante: sospensione per due settimane dal servizio con stipendio dimezzato, a firma del Direttore Scolastico Provinciale. Altra conseguenza, l’immediata massiccia mobilitazione solidale di gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.

Adesso, in occasione delle Manifestazioni per il XXVII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio a Palermo, il Ministro dell’Istruzione, Bussetti, e il Ministro dell’Interno, Salvini, hanno incontrato la prof.ssa sanzionata per un colloquio chiarificatore.

Si sono succeduti tre annunci. Uno di Salvini, che ha preconizzato la revisione del “provvedimento punitivo” e l’immediato ritorno della professoressa “in classe e con lo stipendio” evidenziando di aver assunto l’impegno “ad incontrare gli studenti in aula magna all’apertura del nuovo anno scolastico per parlare anche di sicurezza”.

L’altro annuncio del Ministro Bussetti, che ha informato di come l’azione intrapresa dal Miur non possa rappresentare una smentita di quanto deciso dal provveditore di Palermo, “perché rientra tutto in quelle che sono le regole previste dalle nostre norme”, ma che “i tecnici hanno già individuato e trovato la soluzione per il provvedimento preso nei confronti della professoressa”, di cui, ha detto, sapremo presto informati.

Il terzo annuncio è quello della stessa interessata: “Tornerò a scuola il 27 maggio come previsto, il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.

Commento? Suona strano che un provvedimento ritenuto palesemente ingiusto non possa essere revocato o modificato anche invocando il “re meliusperpensa”, ovvero del “esaminata meglio la questione”, come ha saggiamente ricordato anche il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, al quale va anche il merito di aver sottolineato come nessun dirigente scolastico avrebbe mai emanato un provvedimento del genere.

DIRIGERE LA SCUOLA n. 6/2019

Sospendere l’insegnante, un atto illegittimo e pericoloso

Editoriale di Vittorio Venuti

Il  caso dell’insegnante sospesa per due settimane dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo per non aver “vigilato”sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni, a loro volta colpevoli di aver accostato la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in un PowerPoint prodotto in occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, si è immediatamente rivelato come un boomerang per l’Amministrazione. È apparsa inevitabile la mobilitazione solidale, in favore della docente sanzionata, della gran parte dei docenti in tutto il territorio nazionale, che hanno intercettato una palese violazione di diritti costituzionalmente garantiti e un accanimento fuori misura e fuori luogo contro la collega.

Sulla vicenda, in punta di buon senso e sulla scorta di sagge interpretazioni del diritto amministrativo, intervistato da “La Tecnica della Scuola”,il presidente dell’ANP Antonello Giannelli ha dichiarato che il provvedimento adottato non è, trattandosi di sospensione dal servizio, un atto amministrativo ma gestionale di diritto privato e che, agendo in autotutela, lo stesso Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale potrebbe revocare direttamente ed in autonomia, in forza del “re melius perpensa”,ovvero del “esaminata meglio la questione”.In aggiunta, in virtù della sua indiscutibile esperienza e della sua equilibrata abilità mediatrice, Giannelli ha sottolineato che nessun dirigente scolastico avrebbe mai emanato un provvedimento del genere, in qualche modo evidenziando la non appropriatezza non solo procedurale dello stesso.

Sulla questione, il Ministro Bussetti e lo stesso Ministro Salvini avevano manifestato, seppure in forme diverse, il loro interesse, preannunciando che avrebbero incontrato l’insegnante sanzionata in occasione delle Manifestazioni per il XXVII anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio a Palermo.

L’incontro c’è stato e, dopo annunci vari, non si comprende bene a quale determinazione si sia arrivati.

Si sono succeduti tre annunci. Uno di Salvini, che ha preconizzato la revisione del “provvedimento punitivo”e l’immediato ritorno della professoressa “in classe e con lo stipendio”, assumendosi anche l’impegno “ad incontrare gli studenti in aula magna all’apertura del nuovo anno scolastico per parlare anche di sicurezza”.

Un secondo annuncio del Ministro Bussetti, che ha informato di come l’azione intrapresa dal MIUR non possa rappresentare una smentita di quanto deciso dal provveditore di Palermo, “perché rientra tutto in quelle che sono le regole previste dalle nostre norme”, ma che“i tecnici hanno già individuato e trovato la soluzione per il provvedimento preso nei confronti della professoressa”,di cui, ha detto, saremo presto informati. La dichiarazione collima con quanto egli stesso aveva espresso precedentemente, allorquando aveva manifestato l’intenzione di accompagnarsi a Salvini per l’incontro.

Il terzo annuncio è quello della stessa interessata: “Tornerò a scuola il 27 maggio come previsto, il ministro Bussetti purtroppo ha chiarito anche questo aspetto: non ha potere sulle decisioni prese dal provveditore e c’è un iter che deve essere rispettato. Si sta lavorando ad una soluzione che sia conciliante”.

Commento? Suona strano che un provvedimento ritenuto palesemente ingiusto non possa essere revocato o modificato, così come prospettato dal Presidente di ANP, sulla linea di quanto richiedono anche altre OO.SS., i cui segretari generali di categoria, concordemente, ritengono che quanto accaduto sia un attacco al diritto fondamentale, quello garantito dall’art. 33 della Costituzione, il diritto a insegnare e a farlo con la libertà d’insegnamento, che è indispensabile per formare cittadini consapevoli, come richiamato dalle indicazioni nazionali. Censurare la libertà di pensiero, ribadiscono, è l’opposto che dovrebbe fare un insegnante.

Al di là di tutto, c’è da chiedersi su quali riscontri si sia basata la ragione della sanzione e, specialmente, da cosa sia stata suggestionata, se, come appare dalle informazioni, si evidenziano come promotori dello “scandalo”un personaggio che, discutibile per precedenti comportamenti, si è procurato di allarmare direttamente il Ministro dell’Istruzione invocandone un autorevole intervento punitivo, stravolgendo proditoriamente i fatti; ed una sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia; peraltro aggiungendo che aveva già contattato chi di dovere. Delazione e acredine, pertanto, si stimano alla base del provvedimento e ciò, per l’esito che ha avuto, costituisce un gravissimo incidente ingiustificabile e che meriterà un’indagine, perché segnala il sospetto di una pericolosa invasione di campo della politica nel mondo della scuola, di un modo di fare politica che sta suscitando non poche perplessità in buona parte dell’opinione pubblica.

Tornando alla vicenda, ricordiamo che si svolge in una scuola, laboratorio per eccellenza, nella quale l’educazione al pensiero critico si configura come missione irrinunciabile, e che l’elaborato incriminato (due slide di un power point) è degli studenti ed esprime le impressioni che loro hanno ricavato dallo studio e dall’attualità operando un confronto tra eventi distanti nel tempo e con fondamenti storici diversi, che può anche apparire ardito, ma che dovrebbe essere interpretato non come sovrapposizione dei due eventi ma come loro accostamento. In questi termini, gli studenti hanno ragione, si sono affidati alla percezione ricavata da un insieme di dati inseriti in un clima politico nel quale i termini “fascista” e “razzista”sono stati ampiamente pronunciati dalle più diverse personalità politiche e ampiamente diffuse dai mezzi di informazione. Visto in questi termini, l’elaborato dei ragazzi appare particolarmente interessante, e bene ha fatto l’insegnante a non censurarlo. In fondo, si tratta di un elaborato scolastico, e non si hanno notizie che possa essere stato utilizzato per fare propaganda e, comunque, non si può censurare un pensiero o una convinzione, tantomeno un “compito”svolto dagli studenti. L’insegnante sospesa ha vigilato come insegnante e non come censore! Censore di cosa? se quelli sono i suoi studenti, le persone con cui dialoga e che “conduce”.

Scrive Paulo Freire (Pedagogia dell’Autonomia, 2014, pag. 98): «Insegnare e apprendere hanno a che vedere con lo sforzo sistematicamente critico dell’insegnante di “portare alla luce” la comprensione di qualcosa, e con l’impegno egualmente critico dell’alunno di entrare man mano, come soggetto in fase di apprendimento, nella dinamica che l’insegnante deve innescare. (…) Insegnare non vuol dire trasferire la comprensione dell’oggetto all’educando ma spingerlo a diventare capace, come soggetto della conoscenza, a comprendere e comunicare quanto compreso». Molto realisticamente ed efficacemente, Freire sottolinea che “Insegnare esige di riconoscere che l’educazione è ideologica”, perché l’educazione non è mai neutrale, è sempre un incontro di mondi di conoscenze, di suggestioni. Per questo insegnare è difficile; per questo, chi è all’esterno ha difficoltà a comprenderne il valore e l’impegno che comporta.

In chiusura c’è da chiedersi quale tipo di indagine sia stata condotta scevra da pregiudizi e connotazioni ideologiche, in che misura si sia tenuto conto del curriculum professionale dell’insegnante e quale misura di giustizia si sia voluto ribadire comminando una sanzione così pesante e mortificante. Interessante sarebbe anche di sapere da dove sia partito l’ordine d’ispezione e in ragione di quali indicazioni. Infine, ma non meno importante, sapere se il dirigente scolastico dell’istituzione in cui presta servizio la docente sia stato preventivamente consultato e, eventualmente, perché non sia stato indotto a produrre un accertamento al fine di rilevare l’eventuale “pericolosità” del suo operato. Fuor di dubbio appare che, da qualunque parte la si voglia guardare, la sanzione è illegittima.

Questo numero di “Dirigere” si apre con il contributo “Una nuova cultura per la leadership scolastica”,nel qualeMiche Lellariflette sulla constatazione della inadeguatezza con cui si presenta l’attuale organizzazione del sistema formativo, che appare ancora condizionato da schemi di lavoro rigidi e inadatti a fronteggiare le attuali sfide educative e gestionali. Da qui la necessità di una nuova cultura per sperimentare e diffondere un nuovo clima organizzativo, in particolare tenendo conto della peculiarità che qualifica la scuola come organizzazione complessa a legami deboli, quell’insieme di relazioni, cioè, che interessano le persone della scuola e che esulano dalla dipendenza di un rapporto lineare o causale.

Damiano Verdaprende spunto dall’assegnazione della medaglia Fields, nell’ambito del Festival della Scienza 2018, a un matematico italiano con meno di 40 anni, per ragionare, nel contributo “Rigore e scoperta”, sull’importanza della scoperta, il cui processo prende il via da una curiosità che pare istintiva e che va meglio compresa, preservata e sviluppata come elemento essenziale del percorso formativo di bambini e ragazzi. La didattica della scoperta va dunque perseguita con intenzionalità: nel 1982, il gruppo di ricercatori della Western Carolina University guidato da Bruce Henderson ha misurato sperimentalmente una correlazione diretta tra il livello di curiosità e i risultati scolastici di ragazze e ragazzi tra i dieci e i sedici anni.

Per il suo contributo, “La questione dei permessi retribuiti ai docenti”, Francesco G. Nuzzaci avvia la sua argomentazione da una nota di chiarimento dell’ARAN (prot. n. 2458/19 del 27.03.19), in risposta ad un docente siciliano, in merito ai sei giorni di ferie che i docenti a tempo indeterminato possono usufruire in corso d’anno convertendoli in permessi retribuiti. La nota in questione, per i riflessi operativi che comporta e che in parte stridono con le disponibilità gestionali ed organizzative della scuola, è oggetto di una attenta disamina.

Maria Torelli ci ricorda, in “Il bilancio sociale, una storia che viene da lontano”,che, con l’A.S. 2018/19 si conclude il primo ciclo del percorso intrapreso con l’avvio del Sistema Nazionale di Valutazione e che, come previsto dal DPR 89/2013, dovrà essere predisposto il Bilancio Sociale, da realizzare mediante la pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti, attraverso indicatori e dati comparabili, sia in una dimensione di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e promozione al miglioramento del servizio con la comunità di appartenenza. Il contributo evidenzia gli elementi che costituiscono la sua ossatura e che necessariamente devono trovare posto nella rendicontazione.

A un anno dall’entrata in vigore, nel nostro Paese, del GDPR, Anna Armone, in “La nomina del DPO a quasi un anno dal nuovo Regolamento europeo per la protezione dei dati”, riflette su tale figura che, con il suo ruolo di guida e consulenza, dovrebbe svolgere una funzione di motore propulsivo in grado di portare l’organizzazione verso la completa osservanza del nuovo assunto normativo, essendo di sua competenza l’individuazione delle misure organizzative e procedurali più idonee per la tutela e la garanzia dei dati. Di fatto, si rileva che, per le scuola, la scelta del DPO è spesso ricaduta sul soggetto che si occupa della sicurezza dei dati anche se tale competenza non garantisce il possesso di una conoscenza di natura giuridica.

Sotto il titolo “Pillole di Politica scolastica”,Gian Carlo Sacchiriflette sulla visione di una scuola sempre più percepibile come un “cantiere sempre aperto”. Dopo aver richiamato il nono decreto applicativo della Legge 107/2015, che avrebbe dovuto riguardare il nuovo testo unico che raccoglie tutte le norme sulla scuola, il contributo si sofferma sulla scarsa attenzione che i governi successivi, hanno riservato a tale questione. Non è sfuggito a tale dimenticanza neanche l’attuale Esecutivo, considerato che il ministro Bussetti aveva detto, fin dall’inizio del suo mandato, che non avrebbe elaborato nuove riforme della scuola, ma si sarebbe limitato ad intervenire con provvedimenti correttivi là dove le cose non andavano bene, il tutto in linea con l’obiettivo del contratto di Governo di contrastare la politica dell’Esecutivo precedente.

La Camera ha recentemente approvato la proposta di legge istitutiva dell’insegnamento di educazione civica nelle scuole del primo e del secondo ciclo, unitamente ad attività di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. Sull’evento, “Torna l’insegnamento di educazione civica”,argomenta Filippo Sturaroche entra nel merito degli articoli che strutturano il dispositivo,

Il concorso per dirigenti scolastici in corso di svolgimento è nel pieno della fase conclusiva (coda di ricorsi a parte) e, pur se il ruolo del dirigente introduce ad una mole di pesanti responsabilità e di numerosi impegni ed adempimenti, a fronte di una retribuzione poco adeguata, comunque ha visto la partecipazione di oltre 35.000 docenti. Del resto, nel nostro sistema scolastico, diventare dirigente scolastico è l’unica forma di carriera interna riservata per i docenti. Da questo abbrivio si dipana il contributo di Ada Maurizio, “Il reclutamento dei dirigenti scolastici in Italia e in Europa”.

A seguire  sullo stesso tema il pezzo di Aldo Domenico Ficara“Gli step del concorso a dirigente scolastico”.  L’autore si sofferma sulle vicende procedurali che hanno caratterizzato anche questa tormentata operazione di reclutamento dei nuovi dirigenti , descrivendo  tutto il percorso del concorso ordinario per il reclutamento di 2.425 dirigenti scolastici dal 24 novembre 2017 al 27/03/2019 attraverso i le varie fasi d i attuazione.

Come ogni anno, a conclusione dell’anno scolastico e in previsione del cambio della guardia a settembre in numerose scuole, pensando anche alle immissioni in ruolo dei nuovi dirigenti a seguito del concorso, la rivista propone il contributo diAntonio Sapienterelativo a “Il passaggio di consegne tra dirigenti scolastici”. Si tratta, come noto, di un adempimento che non è obbligatorio, perché non è sanzionato da alcuna norma, ma prassi ormai consolidata, al fine di circoscrivere gli ambiti di responsabilità relativa alla gestione.

Che la scuola sia all’affanno, cantiere perennemente aperto ma privo di un progetto che la indirizzi coerentemente in forza di una visione condivisa e di una missione che sappia porre veramente al centro il progetto Inclusione, senza camuffamenti e alterazioni di significato, è opinione ormai ampiamente condivisa. Qualunque progetto di riforma si sia voluto definire non ha prodotto risultati apprezzabili, perché, di fondo è mancata la capacità di analisi e di interpretazione della situazione scolastica italiana, che rifuggisse dalla logica dei compromessi politici e tenesse conto delle mutate esigenze sociali nell’ottica di riscontrare e fronteggiare le sfide del XXI secolo. Richiamandosi al Quaderno dell’Associazione TREELLE del 15 aprile 2019,Viviana Rossi propone “Il coraggio di ripensare la scuola”.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurosi interroga su “Dove va la scuola?”, non solo quella pubblica, statale e gratuita, ma anche quella privata, a pagamento e dei modelli oggi frequenti delle “Boarding schools” stile “School Education”.È talmente compressa su se stessa come materia di studio - si rileva nel contributo -, che l’Educazione, un giorno o l’altro, rischia davvero di implodere, e forse sarebbe meglio, come già si auspica da più parti, lasciarla vivere libera e secondo natura. Il lungo articolo propone un attento e curioso viaggio tra i molti sistemi d’istruzione in cui pubblico e privato si intrecciano disegnando un panorama articolato quanto complesso. X

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