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Intervenendo “Sette Storie” su Rai 1, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina ha informato della possibile riapertura delle scuole ed ha anche informato sul concorso straordinario dei docenti, sospeso per il Covid-19 mentre era già in fase di svolgimento.

Azzolina ha precisato che e mancano solo 4 giorni di prove per terminare la selezione e che a breve partiranno le correzioni delle prove già espletate, che sono il 73%.

“Il concorso – ha evidenziato - è stato espletato per il 73%  delle prove, mancano quattro giorni per terminare il concorso che ci  permetterà di assumere i precari che avevano già 36 mesi di servizio  nella scuola, poi partiranno anche gli altri concorsi. Abbiamo rispettato la nostra amata Costituzione e daremo ai nostri studenti degli insegnanti a tempo indeterminato. Partiranno a breve le correzioni del 73% delle prove già espletate”.

Per il corrente anno scolastico il Ministero all’Istrzione ha pubblicato la nota n. 20706 del 13 novembre 2020 e il decreto ministeriale 27 ottobre 2020, n. 152, recante il Programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2020/2021, consultabili insieme a tutta la documentazione nella sezione Valorizzazione delle eccellenze Normativa 2020 2021
Le Competizioni (anno scolastico 2020/2021) sono distinte per i seguenti ambiti:
Artistico, Economico – Sociale, Linguistico – Letterario, Logico – Matematico, Musicale –Coreutico, Pluridisciplinare, Scientifico – Tecnologico, Storico – Filosofico, Ambito Tecnico – Professionale,

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/-/competizioni-per-l-anno-scolastico-2019-2020

Già attivo #NotiziePerLaScuola, il servizio informativo che il MI ha pensato e predisposto per fornire approfondimenti e informazioni utili sulle principali tematiche che riguardano il mondo dell’Istruzione. La  newsletter avrà cadenza settimanale.

Con questo strumento il Ministero si pone l’obiettivo di:

- Divulgare le principali attività e iniziative realizzate

- Facilitare la consultazione de contenuti del portale istituzionale

- Dare voce al mondo della scuola.

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/newsletter-istruzione

Intervistato da La Repubblica, il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, ha auspicato il ritorno in classe degli oltre 3 milioni di studenti in DaD, ma a tre condizioni: supplenti, trasporti e tracciamento veloce dei contagi.

“Con la didattica a distanza – afferma Giannelli - si potrà andare avanti per un po’, specie con i ragazzi più grandi. Ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo”.

Il ritorno in classe, però, dovrà “avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

Una condizione essenziale, che compete al Ministero all’Istruzione è di garantire i supplenti. “In molte scuole manca ancora il 30% dei docenti, con la conseguenza di una riduzione dell’orario scolastico. Le graduatorie informatizzate hanno creato problemi: insegnanti chiamati, ma poi sostituiti perché il loro punteggio era sbagliato, una giostra che dura da settimane. E poi c’è il problema di chi dal Sud fatica ad accettare incarichi al Nord perché con lo stipendio da supplente non riesce a pagarsi un appartamento a Milano, ma anche per paura di restare bloccato o di ammalarsi lontano dalla famiglia”.

Altra questione è quella dei Trasporti: “Trovo inaccettabile questo pingpong tra Governo e Regioni: con la capienza dei mezzi al 50% si dice che non ce la si fa, se è all’80% si diffonde il contagio. Una situazione di stallo che deve finire. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. Sia l’occasione per mettere in piedi un sistema di trasporto scolastico che in Italia non c’è mai stato, la Germania ce l’ha, ha anche investito 500 milioni per l’aerazione delle scuole. Noi lo abbiamo chiesto”. Conseguenza:Nessuna risposta. Per areare le aule l’unico sistema è aprire le finestre. Tra Covid o freddo, meglio il male minore, stare cioè in classe col cappotto. Ma si usino i fondi del Recovery Fund anche per intervenire sulle 400mila aule e il Cts definisca meglio i parametri sui i tempi e i modi di apertura delle finestre. Ora siamo alle libere interpretazioni”.

Infine, la terza condizione: “La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori. Abbiamo presidi che scrivono alle aziende sanitarie senza ricevere risposte per oltre una settimana: così diventa ingestibile, non riusciamo a fare lezione. Chiediamo che tra diagnosi e tracciamento passino solo due giorni. E poi, quando arriveranno i tamponi veloci per una seria campagna di screening? La nostra proposta è di un organico Covid dedicato alle scuole: almeno 5mila assunzioni. Non stiamo cercando cardiochirurghi, ma persone con un minimo di competenze per gestire i tracciamenti nelle scuole. Ora le Asl stanno chiedendo ai presidi di farli, non può essere”.

Si fa sempre più fitto il dibattito sul ritorno delle lezioni in presenza prima di Natale, ipotesi che troverebbe conferma se i contagi da Covid-19 dovessero continuare a diminuire. Dal Ministero si hanno rassicurazioni sul fatto che tutta la struttura centrale e periferica è impegnata per rendere possibile il ritorno in classe degli studenti attualmente impegnati in DaD il prima possibile.

A sostenere il ritorno in classe dà man forte il parere del Comitato Tecnico Scientifico che, in accordo con quanto sostiene l’OMS, rileva l’urgenza di riportare gli studenti in classe per scongiurare gli esiti negativi, dal punto di vista psicologico e in ordine alla dispersione scolastica, che conseguirebbero ad un ulteriore prolungarsi della DaD. Per Miozzo, coordinatore del CTS, la scuola in presenza è un elemento fondamentale della crescita e del processo formativo dei ragazzi, quindi la riapertura degli istituti deve essere una priorità.

Sulla riapertura si registra un ampio consenso da parte dei diversi schieramenti politici.il presidente della Commissione Istruzione e Cultura del Senato, Riccardo Nencini, vede, nelle scuole chiuse “una s confitta per tutti.  Allargano la forbice delle diseguaglianze, penalizzano gli studenti più svantaggiati economicamente. Non c’è ripartenza se la scuola non occupa il cuore delle priorità”, comporterà: l’attuazione di un adeguato piano dei trasporti e la garanzia dei un organico completo alla riapertura; soprattutto sarà necessaria una politica unitaria, vigilata dal governo, che non affidi a ogni regione il potere di agire come crede e ai TAR il giudizio finale sulle chiusure dei plessi scolastici, come successo in Puglia e in Campania.

Nasce #NotiziePerLaScuola, la newsletter settimanale pensata per fornire approfondimenti e informazioni utili sulle principali tematiche che riguardano il mondo dell’Istruzione.

Attraverso questo strumento il Ministero punta a rendere più facile la consultazione di documenti, pubblicazioni, contenuti del portale istituzionale, a dare voce al mondo della scuola e a divulgare attività e iniziative ufficiali.

La newsletter sarà disponibile ogni settimana, a partire da lunedì 23 novembre, sul sito istituzionale, nella sezione dedicata alla comunicazione. Attraverso la stessa sezione sarà possibile iscriversi per riceverla direttamente via e-mail.

L’insegnamento di educazione civica potrà essere integrato con esperienze extrascolastiche, a partire dalla Costituzione di reti con altri soggetti istituzionali, con il mondo del volontariato e del terzo Settore.L’Organizzazione Sindacale FLC CGIL ha annunciato l’emanazione, a breve, di un decreto apposito, conseguente alla Legge 92/2019.

Secondo il Sindacato, richiamandosi all’autonomia delle scuole in materia di progettazione delle attività didattiche, la realizzazione delle esperienze di educazione civica dovrebbe essere una opportunità scelta e progettata e non un obbligo di legge.

“L’attuazione della norma – afferma il comunicato  -  deve comunque consentire alle scuole adeguati tempi per la pianificazione e l’organizzazione, prevedendo lo slittamento almeno al prossimo anno scolastico, soprattutto in considerazione del fatto che lo stesso decreto ministeriale n.35 del 22 giugno 2020, contenente le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, all’art. 4 prevede che il percorso di attuazione di questa importante innovazione si completi entro l’anno scolastico 2022/2023. Sarebbe opportuno, che in questa difficile fase attraversata dal nostro paese, le scuole non fossero gravate da ulteriori adempimenti”.

Pur consapevole che una “una settimana di socialità scatenata” per Natale “significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva dei contagi” il Presidente del Consiglio Conte prospetta delle aperture, nel rispetto delle regole date per affrontare l’epidemia da Covid-19

I negozi potrebbero rimanere aperti, per consentire quel respiro economico che il Natale è in grado di offrire ai commercianti e di riflesso al Paese stesso, tenendo però conto dei dati epidemiologici dei singoli territori. Quindi, potrebbero esserci comuni aperti e comuni con misure più restrittive.

Sulla stessa linea anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia che, all’assemblea Anci, ha precisato: “È già previsto che ci possa essere una differenziazione. Quelle regioni che sono state rosse, possono e potranno allentare le misure in alcune province”.

Per quanto riguarda i 21 parametri sulla base dei quali di decide l’attribuzione alle regioni delle aree di rischio, queste rimarranno ancora validi, ma Conte non esclude che questi criteri possano essere ridotti, a partire dalle sollecitazioni delle regioni, che si confronteranno nei prossimi giorni con l’Istituto Superiore di Sanità.

Relativamente al rito dello scambio dei regali, nell’ottica di rimettere in piedi l’economia, questo momento di socialità potrebbe essere concesso, seppure in una formula moderata e secondo le regole di comportamento che abbiamo imparato, cioè: distanziamento, mascherine, igiene delle mani.

Nulla da fare, al momento, per i cenoni.Qualunque sia la condizione epidemiologica dei singoli territori, non saranno tollerati assembramenti tali che possano incidere negativamente sui progressi compiuti: Natale sobrio, senza feste allargate.

Per l’OMS le scuole possono rimanere aperte, perché bambini e adolescenti non sono fonti principali di trasmissione del virus, quindi hanno fatto bene i paesi europei che hanno mantenuto la didattica in presenza. Così si è espresso, al World Chindren’ Day, il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa.,Hans Kluge:“Possediamo una vasta gamma di pratiche nazionali per inseguire il virus senza perseguitare le persone. Siamo stati in grado di garantire un apprendimento sicuro per i nostri figli mantenendo la stragrande maggioranza delle scuole aperte per quasi cento giorni consecutivi.

La dichiarazione potrebbe essere in sé apprezzabile se non fosse che non l’apertura delle scuola a garantire l’apprendimento sicuro. L’apertura non ha nulla a che vedere con la realizzazione dell’apprendimento.

FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Bullismo è, per il dizionario Devoto-Oli «Ostentazione di presunta capacità o abilità: banale, indisponente e rischioso modo di distinguersi, che sfocia talvolta in comportamenti aggressivi o violenti». Per il dizionario Treccani «Comportamento da bullo; spavalderia arrogante e sfrontata. In particolare, atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili».Infine, secondo il vocabolario di Tullio de Mauro, bullismo è «atteggiamento, comportamento da bullo»e quest’ultima parola viene specificata come «uomo, specialmente giovane, che si comporta con arroganza, prepotenza, spavalderia».In tutte le caratterizzazioni riportate, nel fenomeno bullismo ricorrono aggressività, violenza, spavalderia, sfrontatezza, sopraffazione, prepotenza.

Comportamenti relazionali designabili come bullismo si sono sempre verificati lungo il flusso della storia e mai la scuola - pur se istituzionalmente ambiente formativo formale protetto e controllato - ne è stata esente; anche se nella contemporaneità essi sono quantitativamente e per caratteristiche di manifestazione lievitati, in specie per la cooperazione nel loro svolgimento della telematica, come a breve evidenzierò.

Valga, a riprova della ricorrenza del fenomeno nella scuola, un lontano episodio indelebilmente inciso nella mia memoria profonda, del quale fui partecipe, se pure del tutto marginale. Completati i primi quattro anni di scuola elementare in una pluriclasse attiva in una stanza d’una villa in microscopico borgo, per frequentare la quinta dovetti spostarmi in scuola d’una frazione prossima al paese sede del comune. Lì pervenuto, venni immediatamente informato del fatto che, appena suonata la campanella di fine lezioni, tutta la classe si sarebbe precipitata all’inseguimento dell’alunno R. e, se si fosse riusciti ad acciuffarlo, colui avrebbe preso un sacco di botte. Un po’ sconcertato, tentai di acquisire ragguagli sui motivi di detto accanimento contro R.: furono addotte vaghe e sostanzialmente infondate, incomprensibili ragioni.

La scena accadde in aderenza all’informazione ricevuta: R., appena la maestra ordinò il rompete le righe, scattò fulmineo e si diede a correre come un ossesso, inseguito da tutti i compagni di classe, pure io, perplesso. Riuscì, quella prima volta, a scamparla: era velocissimo e forse la paura aumentava le sue prestazioni cursorie. La sua abitazione era prossima alla scuola: ce la fece a varcare il cancello del suo piccolo giardino, al cospetto del quale la masnada s’arrestò. A R. la fuga non andò a buon fine il secondo giorno: fu raggiunto innanzi la salvezza oltre il cancello, buttato a terra e malmenato. Ovviamente io m’astenni da partecipazione attiva: mi limitai ad osservare da presso l’accadimento. Ci fu replica del fattaccio per oltre una settimana: poi i genitori di R. segnalarono la faccenda fortemente lamentandosi. La maestra intervenne con una colossale rampogna, innescò una discussione sulla persecuzione, comminò a tutti una rilevante punizione (nota, esecuzione di paginate di analisi grammaticale scritta e di divisioni con due cifre al divisore). Non ho mai compreso il motivo per cui la medesima (per altro eccezionale per qualità umana, pedagogica e didattica) inflisse la punizione anche a R., vittima e, secondo il mio giudizio, esente da colpe.

Come anticipato, nella concretizzazione del bullismo è avvenuta una rilevante mutazione, fuor di dubbio generata dall’avvento in scena di Internet e dei social network, la quale con tutta probabilità ha anche determinato un aggravamento qualitativo e quantitativo del fenomeno, pure comportando una re-definizione terminologica dello stesso come cyberbullismo. Nella modalità copiosamente farcita di aspetti “virtuali”, il permanente comportamento si manifesta in prevalenza oggigiorno, essendo in sofferenza destinatari dello stesso, appunto gestito da ragazzi e giovani affetti da aggressività, prepotenza, voluttà di violenza, non solamente coetanei nei percorsi formativi ma anche docenti connotati da forme di inadeguatezza professionale (manifesto l’avviso che l’insegnante dotato di competenza culturale e didattica e prestigio personale è presso che impossibile che sia oggetto di denigrazioni o ancor peggio aggressioni bullistiche).

Insisto un poco sulla configurazione predominante del cyberbullismo, costitutivamente diversa da quella del bullismo tradizionale. In quest’ultimo si dà una evidente primazia della realtà. Cioè,quando esso viene inflitto, proposito immediato dell’attore dei gesti riprovevoli è arrecare offesa alle vittime, fisica (percosse, costrizione a soggiacere a comportamenti umilianti,...), psichica (denigrazioni, irrisioni, messa alla berlina, propalazione di apprezzamenti ingiuriosi,...). In ogni caso le relazioni disturbate si fondano su implicazioni immediate, concrete, impregnate di materialità.

In presenza di atteggiamenti di cyberbullismo (in molteplici manifestazioni dello stesso) si verifica un rovesciamento tra la realtà e la raffigurazione della stessa. La realtà, infatti, viene subordinata alla sua rappresentazione audiovisuale, così che il virtuale assume la funzione essenziale e i fatti vengono agiti come occasioni della loro espressione mediante le strumentazioni telematiche. Così configurato il fenomeno si palesa affine a molti altri generati dall’invenzione e dalla diffusione cosmica della telematica: selfie, visite a mostre, città di grande rilevanza architettonica, luoghi eccellenti per qualità paesaggistica non effettuate con la visione diretta e la ragione conoscitiva bensì tramite il dispositivo della macchina fotografica digitale inclusa nello smartphone.

Il fenomeno del bullismo, immediato e nella sua manifestazione cyber, non ritengo che sia mai completamente estirpabile; però attenuabile nella sua ricorrenza quantitativa e nelle modalità tradizionali o al momento predominanti di manifestazione. Esso è risvolto, negli ambienti scolastici, di consuetudini relazionali negative purtroppo sempre più diffuse nel contesto sociale. Se si fosse in grado di attivare una lievitazione qualitativa complessiva dei rapporti tra le persone e i gruppi sociali di qualsivoglia dimensione, ritengo che, per coerente implicazione, le esplosioni di bullismo si ridimensionerebbero. Ma, forse, questa che ipotizzo è mera utopia, tenuto conto dell’innegabile evidenza che il trend vigente nei costumi individuali e sociali non pare orientato a un ingentilimento della tipologia dei rapporti, anzi.

Non è inappropriato constatare, con una certa amarezza, che comportamenti assimilabili al bullismo impazzano a go go, ogni giorno di più, essendo non di rado protagonisti degli stessi individui (politici, magistrati, giornalisti, sé dicenti intellettuali) che, se davvero fossero portatori di spiccata coscienza etica e culturale, dovrebbero innescare una implementazione della qualità delle relazioni umane, non il contrario della stessa.

Decenni addietro, diffusamente si ritenne che l’età delle ideologie si fosse conclusa, affossata dalle evoluzioni impreviste della storia. Purtroppo però non è stato veramente così e le ideologie (cambiate subdolamente vesti e coloriture) sono tornate aggressivamente in primo piano, come strumenti di azione e interpretazione della realtà (in figura diffusa, nella convinzione di gruppi e singoli, di abitare per grazia ricevuta nella verità e con proterva proclamazione che gli altri da sé vagolano sempre e irrimediabilmente nella tenebra dell’errore). Tale sgradevole involuzione ha comportato una netta implementazione del tasso di intolleranza, della denigrazione, dell’incapacità già marcata di ascolto, della volgarità forse da sempre cospicuamente presenti nei rapporti sociali (per caratterizzare la rappresentazione in corso, non si può tacere il ruolo catastrofico esercitato da pessime trasmissioni televisive, in specie i cosiddetti talkshow. Cattiva maestra televisione- come l’ha con pertinenza qualificata Karl Popper - è senza dubbio tra le cause generative più devastanti del fenomeno bullismo).

La scuola è in grado di affrontare con rilevanti possibilità di successo la dilagante perversione che la affligge? In proposito non è pessimistica l’inclinazione a formulare fieri dubbi. Ma essa, anche per mere motivazioni di sopravvivenza, non può non mirare all’imperativo etico di compiere in argomento i più risoluti tentativi, reiterati e ad ampio raggio. Quale non solo rituale strumento di miglioramento della situazione cito - in altri interventi nella rivista la questione è affrontata - il potenziamento e il rilancio del Patto Educativo di Corresponsabilità. Ciò significa, in prima istanza, presa di coscienza da parte di ogni componente della funzione di sua competenza, con coinvolgimento esplicito e progressivo degli allievi, non più destinatari, senza facoltà di azione e parola, di input, sollecitazioni, disposizioni, ma attori di prima linea sempre più consapevoli dei loro diritti e dai connessi doveri.

L’alleanza, per affrontare l’emergenza educativa da molti evocata, tra scuola e famiglie non è solo retoricamente fondamentale. Dando per assodato che la scuola abbia una significativa consapevolezza del suo ruolo educativo, aggalla in primo piano il recupero (senz’altro in molti casi assai problematico) della funzione educativa smarrita da molte famiglie, per metterle in grado di coinvolgere fin dall’inizio del percorso scolastico gli allievi nella pienezza del loro ruolo, che comporta con immediatezza alcune imprescindibili necessità: regole condivise, adeguatamente formalizzate e conosciute, esplicitazione del fatto che certe infrazioni non sono tollerabili, applicazione della tesi formulata in vari dialoghi da Platone (in Repubblica e Leggi con particolare insistenza dispositiva) che interventi censori motivati e mai umilianti non sono fuori luogo, anzi purtroppo indispensabili per evitare fenomeni troppo disaggregativi e sfaldamento delle comunità scolastiche (classi, intere scuole). Nella piena consapevolezza che trattasi di questione particolarmente delicata, ritengo funzionale, in caso di violazione del patto convenuto, di una sorta di contrappasso: richiesta di azioni riparatorie a vantaggio delle vittime in particolare di bullismo, attività “socialmente utili”a compensazione dei danni provocati.

Il governo in carica, come d’altronde quasi tutti quelli che l’hanno preceduto (con esiti mai di significativa e duratura consistenza), pare incline a farsi carico anche del fenomeno del bullismo con iniziative normative subito oggetto di diffusa ed aspra critica. Il proposito principale consiste nella reintroduzione dell’insegnamento di Educazione Civica, in verità mai davvero a livello di proposito trascurato, in una pluralità convulsa di denominazioni designative.

In merito all’intenzione professata, non si può - ritengo - negare il consenso. È, infatti, obiettivo senz’altro pertinente il proposito di far conoscere l’ordinamento giuridico dello Stato, la Costituzione e le leggi fondamentali della Repubblica. Ma da tale assai relativa innovazione non conseguono meccanicamente comportamenti relazionali degli allievi adeguati alle regole della buona convivenza civile. Alla conoscenza delle norme va abbinata la pratica concreta e quotidiana di relazioni rispettose, tolleranti, aperte agli altri, fondate sulla solidarietà. Tale impegno non può riguardare ovviamente solo il docente titolare della disciplina “Educazione Civica”,ma l’intera comunità scolastica, in sinergia operativa con le famiglie e le altre agenzie educative.

Nel contesto del menzionato provvedimento in fase di approvazione parlamentare, è disposta anche l’abrogazione di norme risalenti alla regolamento del 1928 concernenti la scuola primaria. Su abolizione di sospensioni ed espulsioni la convergenza può fluire senza sostanziali riserve. Ma quale senso ha l’annunciata espunzione delle “note disciplinari”? Esse, se adoperate con adeguata sapienza pedagogica, sono tuttora uno strumento di comunicazione tra scuola e famiglie, oggigiorno tra l’altro facilitate dalla telematica. Va da sé che dette note non sono di necessità connotate solo da natura censoria ma debbono concernere gli alunni a 360 gradi (anche con evidenziazione della buona qualità dei comportamenti scolastici - in figura dunque di rafforzatori positivi - e con esplicita modulazione laudatoria. Comunque, la cassazione di ogni forma di misurata e controllata sanzione, come in precedenza ipotizzato, non ha valenza tutta e senz’altro positiva. X

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