Ultime notizie

AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Bullismo è, per il dizionario Devoto-Oli «Ostentazione di presunta capacità o abilità: banale, indisponente e rischioso modo di distinguersi, che sfocia talvolta in comportamenti aggressivi o violenti». Per il dizionario Treccani «Comportamento da bullo; spavalderia arrogante e sfrontata. In particolare, atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili».Infine, secondo il vocabolario di Tullio de Mauro, bullismo è «atteggiamento, comportamento da bullo»e quest’ultima parola viene specificata come «uomo, specialmente giovane, che si comporta con arroganza, prepotenza, spavalderia».In tutte le caratterizzazioni riportate, nel fenomeno bullismo ricorrono aggressività, violenza, spavalderia, sfrontatezza, sopraffazione, prepotenza.

Comportamenti relazionali designabili come bullismo si sono sempre verificati lungo il flusso della storia e mai la scuola - pur se istituzionalmente ambiente formativo formale protetto e controllato - ne è stata esente; anche se nella contemporaneità essi sono quantitativamente e per caratteristiche di manifestazione lievitati, in specie per la cooperazione nel loro svolgimento della telematica, come a breve evidenzierò.

Valga, a riprova della ricorrenza del fenomeno nella scuola, un lontano episodio indelebilmente inciso nella mia memoria profonda, del quale fui partecipe, se pure del tutto marginale. Completati i primi quattro anni di scuola elementare in una pluriclasse attiva in una stanza d’una villa in microscopico borgo, per frequentare la quinta dovetti spostarmi in scuola d’una frazione prossima al paese sede del comune. Lì pervenuto, venni immediatamente informato del fatto che, appena suonata la campanella di fine lezioni, tutta la classe si sarebbe precipitata all’inseguimento dell’alunno R. e, se si fosse riusciti ad acciuffarlo, colui avrebbe preso un sacco di botte. Un po’ sconcertato, tentai di acquisire ragguagli sui motivi di detto accanimento contro R.: furono addotte vaghe e sostanzialmente infondate, incomprensibili ragioni.

La scena accadde in aderenza all’informazione ricevuta: R., appena la maestra ordinò il rompete le righe, scattò fulmineo e si diede a correre come un ossesso, inseguito da tutti i compagni di classe, pure io, perplesso. Riuscì, quella prima volta, a scamparla: era velocissimo e forse la paura aumentava le sue prestazioni cursorie. La sua abitazione era prossima alla scuola: ce la fece a varcare il cancello del suo piccolo giardino, al cospetto del quale la masnada s’arrestò. A R. la fuga non andò a buon fine il secondo giorno: fu raggiunto innanzi la salvezza oltre il cancello, buttato a terra e malmenato. Ovviamente io m’astenni da partecipazione attiva: mi limitai ad osservare da presso l’accadimento. Ci fu replica del fattaccio per oltre una settimana: poi i genitori di R. segnalarono la faccenda fortemente lamentandosi. La maestra intervenne con una colossale rampogna, innescò una discussione sulla persecuzione, comminò a tutti una rilevante punizione (nota, esecuzione di paginate di analisi grammaticale scritta e di divisioni con due cifre al divisore). Non ho mai compreso il motivo per cui la medesima (per altro eccezionale per qualità umana, pedagogica e didattica) inflisse la punizione anche a R., vittima e, secondo il mio giudizio, esente da colpe.

Come anticipato, nella concretizzazione del bullismo è avvenuta una rilevante mutazione, fuor di dubbio generata dall’avvento in scena di Internet e dei social network, la quale con tutta probabilità ha anche determinato un aggravamento qualitativo e quantitativo del fenomeno, pure comportando una re-definizione terminologica dello stesso come cyberbullismo. Nella modalità copiosamente farcita di aspetti “virtuali”, il permanente comportamento si manifesta in prevalenza oggigiorno, essendo in sofferenza destinatari dello stesso, appunto gestito da ragazzi e giovani affetti da aggressività, prepotenza, voluttà di violenza, non solamente coetanei nei percorsi formativi ma anche docenti connotati da forme di inadeguatezza professionale (manifesto l’avviso che l’insegnante dotato di competenza culturale e didattica e prestigio personale è presso che impossibile che sia oggetto di denigrazioni o ancor peggio aggressioni bullistiche).

Insisto un poco sulla configurazione predominante del cyberbullismo, costitutivamente diversa da quella del bullismo tradizionale. In quest’ultimo si dà una evidente primazia della realtà. Cioè,quando esso viene inflitto, proposito immediato dell’attore dei gesti riprovevoli è arrecare offesa alle vittime, fisica (percosse, costrizione a soggiacere a comportamenti umilianti,...), psichica (denigrazioni, irrisioni, messa alla berlina, propalazione di apprezzamenti ingiuriosi,...). In ogni caso le relazioni disturbate si fondano su implicazioni immediate, concrete, impregnate di materialità.

In presenza di atteggiamenti di cyberbullismo (in molteplici manifestazioni dello stesso) si verifica un rovesciamento tra la realtà e la raffigurazione della stessa. La realtà, infatti, viene subordinata alla sua rappresentazione audiovisuale, così che il virtuale assume la funzione essenziale e i fatti vengono agiti come occasioni della loro espressione mediante le strumentazioni telematiche. Così configurato il fenomeno si palesa affine a molti altri generati dall’invenzione e dalla diffusione cosmica della telematica: selfie, visite a mostre, città di grande rilevanza architettonica, luoghi eccellenti per qualità paesaggistica non effettuate con la visione diretta e la ragione conoscitiva bensì tramite il dispositivo della macchina fotografica digitale inclusa nello smartphone.

Il fenomeno del bullismo, immediato e nella sua manifestazione cyber, non ritengo che sia mai completamente estirpabile; però attenuabile nella sua ricorrenza quantitativa e nelle modalità tradizionali o al momento predominanti di manifestazione. Esso è risvolto, negli ambienti scolastici, di consuetudini relazionali negative purtroppo sempre più diffuse nel contesto sociale. Se si fosse in grado di attivare una lievitazione qualitativa complessiva dei rapporti tra le persone e i gruppi sociali di qualsivoglia dimensione, ritengo che, per coerente implicazione, le esplosioni di bullismo si ridimensionerebbero. Ma, forse, questa che ipotizzo è mera utopia, tenuto conto dell’innegabile evidenza che il trend vigente nei costumi individuali e sociali non pare orientato a un ingentilimento della tipologia dei rapporti, anzi.

Non è inappropriato constatare, con una certa amarezza, che comportamenti assimilabili al bullismo impazzano a go go, ogni giorno di più, essendo non di rado protagonisti degli stessi individui (politici, magistrati, giornalisti, sé dicenti intellettuali) che, se davvero fossero portatori di spiccata coscienza etica e culturale, dovrebbero innescare una implementazione della qualità delle relazioni umane, non il contrario della stessa.

Decenni addietro, diffusamente si ritenne che l’età delle ideologie si fosse conclusa, affossata dalle evoluzioni impreviste della storia. Purtroppo però non è stato veramente così e le ideologie (cambiate subdolamente vesti e coloriture) sono tornate aggressivamente in primo piano, come strumenti di azione e interpretazione della realtà (in figura diffusa, nella convinzione di gruppi e singoli, di abitare per grazia ricevuta nella verità e con proterva proclamazione che gli altri da sé vagolano sempre e irrimediabilmente nella tenebra dell’errore). Tale sgradevole involuzione ha comportato una netta implementazione del tasso di intolleranza, della denigrazione, dell’incapacità già marcata di ascolto, della volgarità forse da sempre cospicuamente presenti nei rapporti sociali (per caratterizzare la rappresentazione in corso, non si può tacere il ruolo catastrofico esercitato da pessime trasmissioni televisive, in specie i cosiddetti talkshow. Cattiva maestra televisione- come l’ha con pertinenza qualificata Karl Popper - è senza dubbio tra le cause generative più devastanti del fenomeno bullismo).

La scuola è in grado di affrontare con rilevanti possibilità di successo la dilagante perversione che la affligge? In proposito non è pessimistica l’inclinazione a formulare fieri dubbi. Ma essa, anche per mere motivazioni di sopravvivenza, non può non mirare all’imperativo etico di compiere in argomento i più risoluti tentativi, reiterati e ad ampio raggio. Quale non solo rituale strumento di miglioramento della situazione cito - in altri interventi nella rivista la questione è affrontata - il potenziamento e il rilancio del Patto Educativo di Corresponsabilità. Ciò significa, in prima istanza, presa di coscienza da parte di ogni componente della funzione di sua competenza, con coinvolgimento esplicito e progressivo degli allievi, non più destinatari, senza facoltà di azione e parola, di input, sollecitazioni, disposizioni, ma attori di prima linea sempre più consapevoli dei loro diritti e dai connessi doveri.

L’alleanza, per affrontare l’emergenza educativa da molti evocata, tra scuola e famiglie non è solo retoricamente fondamentale. Dando per assodato che la scuola abbia una significativa consapevolezza del suo ruolo educativo, aggalla in primo piano il recupero (senz’altro in molti casi assai problematico) della funzione educativa smarrita da molte famiglie, per metterle in grado di coinvolgere fin dall’inizio del percorso scolastico gli allievi nella pienezza del loro ruolo, che comporta con immediatezza alcune imprescindibili necessità: regole condivise, adeguatamente formalizzate e conosciute, esplicitazione del fatto che certe infrazioni non sono tollerabili, applicazione della tesi formulata in vari dialoghi da Platone (in Repubblica e Leggi con particolare insistenza dispositiva) che interventi censori motivati e mai umilianti non sono fuori luogo, anzi purtroppo indispensabili per evitare fenomeni troppo disaggregativi e sfaldamento delle comunità scolastiche (classi, intere scuole). Nella piena consapevolezza che trattasi di questione particolarmente delicata, ritengo funzionale, in caso di violazione del patto convenuto, di una sorta di contrappasso: richiesta di azioni riparatorie a vantaggio delle vittime in particolare di bullismo, attività “socialmente utili”a compensazione dei danni provocati.

Il governo in carica, come d’altronde quasi tutti quelli che l’hanno preceduto (con esiti mai di significativa e duratura consistenza), pare incline a farsi carico anche del fenomeno del bullismo con iniziative normative subito oggetto di diffusa ed aspra critica. Il proposito principale consiste nella reintroduzione dell’insegnamento di Educazione Civica, in verità mai davvero a livello di proposito trascurato, in una pluralità convulsa di denominazioni designative.

In merito all’intenzione professata, non si può - ritengo - negare il consenso. È, infatti, obiettivo senz’altro pertinente il proposito di far conoscere l’ordinamento giuridico dello Stato, la Costituzione e le leggi fondamentali della Repubblica. Ma da tale assai relativa innovazione non conseguono meccanicamente comportamenti relazionali degli allievi adeguati alle regole della buona convivenza civile. Alla conoscenza delle norme va abbinata la pratica concreta e quotidiana di relazioni rispettose, tolleranti, aperte agli altri, fondate sulla solidarietà. Tale impegno non può riguardare ovviamente solo il docente titolare della disciplina “Educazione Civica”,ma l’intera comunità scolastica, in sinergia operativa con le famiglie e le altre agenzie educative.

Nel contesto del menzionato provvedimento in fase di approvazione parlamentare, è disposta anche l’abrogazione di norme risalenti alla regolamento del 1928 concernenti la scuola primaria. Su abolizione di sospensioni ed espulsioni la convergenza può fluire senza sostanziali riserve. Ma quale senso ha l’annunciata espunzione delle “note disciplinari”? Esse, se adoperate con adeguata sapienza pedagogica, sono tuttora uno strumento di comunicazione tra scuola e famiglie, oggigiorno tra l’altro facilitate dalla telematica. Va da sé che dette note non sono di necessità connotate solo da natura censoria ma debbono concernere gli alunni a 360 gradi (anche con evidenziazione della buona qualità dei comportamenti scolastici - in figura dunque di rafforzatori positivi - e con esplicita modulazione laudatoria. Comunque, la cassazione di ogni forma di misurata e controllata sanzione, come in precedenza ipotizzato, non ha valenza tutta e senz’altro positiva. X

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