Ultime notizie

La nostra proposta formativa per superare il concorso prevede:

Un Corso di 48 webinar fruibile da subito

Il corso è offerto in differita, comprende tutti gli argomenti di base, di seguito elencati,  oggetto delle prove di concorso, con allegati tutti i materiali  utilizzati dai docenti e scaricabili

Costo del corso €200,00

Un Corso di 20 webinar che sarà attivato con l'uscita del Bando di concorso

Il corso è offerto in diretta e in differita, su temi specifici di approfondimento, in vista della preparazione alla prova di preselezione e soprattutto alle tre prove scritte. saranno trattati gli argomenti chiave oggetto del concorso per il superamento delle prove d'esame,

 Costo del corso €200,00.

Per completare la preparazione consigliamo l'acquisto dei seguenti testi:

CALLA’, VENUTI, Guida alla prova di  Preselezione  concorso per Dirigente Tecnico - Esercitazione  su 2500 Test a risposta multipla per la prova di preselezione su tutte le materie del concorso -, Edizione 2020, € 30.00

CALLA', TOSIANI, ARMONE, Manuale per la preparazione al concorso per Ispettore Tecnico del MIUR, Testo completo con tutti gli argomenti oggetto del concorso, Edizione 2020, pagine 1200, € 70,00.

CALLA', Codice delle leggi della scuola - Testo di legislazione scolastica ad uso concorso - Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per Ispettore Tecnico, Pagine 1280, €35,00

I tre testi in offerta a soli 120,00

Chi volesse comprare il pacchetto completo che comprende il corso dei 48 webinar, il corso dei 20 webinar,  più i tre testi paga solamente 450,00 euro

Parlando a margine di un convegno alla Luiss di Roma, il Ministro Fioramonti ha annunciato che all’inizio del 2020 dovrebbe essere bandito il concorso straordinario per la scuola secondaria “per avere i 24 mila o forse più docenti di ruolo a partire dal 1° settembre in cattedra”.

Tempi più lunghi sono previsti per il concorso ordinario, al quale si prevede che parteciperà un gran numero di candidati, in considerazione del fatto che non si richiederà l’abilitazione all’insegnamento; il che  potrebbe far slittare al 2021 le altre 24 mila immissioni in ruolo.

Al di là delle dichiarazioni, comunque bisognerà fare i conti con i tempi burocratici: il decreto sulla scuola è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre e. per trasformarlo in legge ci sono 60 giorni di tempo, mentre la discussione in Aula comincerà il 25 novembre.

I requisiti per l’accesso al concorso sono:

-       titolo di studio valido per l’accesso alla classe di concorso

-       tre annualità di servizio anche non consecutive svolte a partire dall’a.s. 2011/12 e l’anno scolastico 2018/19 su posto comune o di sostegno

-       almeno un anno di servizio deve essere stato svolto per la classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre

Per gli ITP il titolo di studio di accesso è il diploma, nonché gli altri requisiti di accesso.

Per l’accesso al concorso per i posti di sostegno è necessario essere in possesso della relativa specializzazione.

I docenti delle scuole paritarie partecipano alla procedura esclusivamente per conseguire l’abilitazione, purché soddisfino i seguenti requisiti:

-       tre annualità siano state svolte tra l’a.s. 2011/012 e l’a.s. 2018/19, anche non consecutive

-       possesso del titolo di studio completo

-       una annualità di servizio sia specifica su posto comune o di sostegno

-       il servizio sia prestato su classe di concorso o posto di sostegno.

Mentre i docenti della scuola statale partecipano per l’abilitazione e per il ruolo, i docenti della scuola paritaria partecipano solo per l’abilitazione.

Il disegno di legge presentato dal govenro per la formazione del bilancio 2020 prevede  la possibilità per le scuole che sottoscrivono abbonamenti alle riviste il rimborso fino all'80% della spesa sostenuta. Una occasione da non perdere per favorire l'aggiornamento professionale del personale dipendente.

“A decorrere dall’anno 2020, alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, che acquistano uno o più abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, è attribuito, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, un contributo fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente. Con decreto del capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri è emanato annualmente un bando per l’assegnazione del contributo”. I contributi, si legge nella bozza del provvedimento, “sono concessi nel limite massimo di spesa, che costituisce tetto all’erogazione del beneficio, stabilito annualmente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, nell’ambito della quota delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della stessa legge destinata agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri e comunque per un importo non superiore a 20 milioni di euro”.

FARE L'INSEGNANTE N.1

Editoriale di Ivana Summa - FARE L’INSEGNANTE: UNA RIVISTA RINNOVATA

La nuova rivista vuole proporsi come guida e supporto all’innovazione didattica ed organizzativa, alla formazione dei docenti, al cambiamento non imposto ma frutto dell’autonomia di ricerca e sperimentazione di cui è titolare ciascun istituto scolastico autonomo

Ci risiamo. Inizia un nuovo anno scolastico, ma il discorso pubblico sulla scuola è infarcito dei soliti temi e problemi che hanno in comune la cifra della loro quasi inevitabile ricorsività: il costo dei libri di testo per le famiglie, la vetustà e l’insicurezza degli edifici scolastici, l’esercito di supplenti da reclutare tra i cento rivoli delle graduatorie, la carenza dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi, le vaccinazioni contestate dai genitori... . Quest’anno si aggiunge un altro tema: il cambio di governo e, dunque, il cambio di ministro e sottosegretari che, come è facile prevedere, si apprestano ad arginare le emergenze, a cambiare ciò che hanno fatto i loro predecessori e, manco a dirlo, a promettere aumenti salariali agli insegnanti.

Per quanto riguarda la scuola, la bozza della Legge di Bilancio 2020 non prevede nuovi tagli ma neanche fondi soddisfacenti. I famosi aumenti a tre cifre sono ben lontani!Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti della pubblica amministrazione, infatti,la bozza di legge di bilancio porta da 1,425 miliardi a 1,65 miliardi i fondi stanziati per il 2020 e da 1,775 miliardi a 3,175 miliardi i fondi per il 2021. Come confermato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, l’intervento sul cuneo porterà 40 euro in più al mese nelle buste paga dei dipendenti.

Per i dirigenti scolastici, a partire dal 2020, si prevede lo stanziamento di 30 milioni in più per il fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato.

Per il personale ATA saranno stanziati 5 milioni di euro annui finalizzati alla creazione di nuove posizioni organizzative del personale.

Per la formazione dei docenti, in materia di inclusione scolastica, verranno destinati 11 milioni dal 2020.

L’innovazione digitale si gioverà di 2 milioni di euro.

Fondi saranno erogati alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado che acquisiranno abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, a copertura fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente. I contributi verrebbero concessi nel limite massimo di spesa, che costituisce tetto all’erogazione del beneficio, stabilito annualmente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nell’ambito della quota delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione comunque per un importo non superiore a 20 milioni di euro.

La Casa Editrice EUROEDIZIONI a seguito dell'emanazione da parte del MIUR della circolare del 30 settembre 2019 contenente le istruzioni per la redazione del programma annuale 2020 e la comunicazione delle risorse disponibili per avviare la contrattazione integrativa d'istituto per l'anno scolastico 2019/2020, organizza i due seguenti corsi con modalità webinar:

- 13 novembre 2019,  ore 15- Le modalità di predisposizione del programma annuale 2020. Il webinar avrà il taglio pratico operativo per mettervi in condizione di predisporre il programma annuale mediante la compilazione del MODELLO A, allocando in modo corretto le risorse nei relativi aggregati delle entrate e delle spese.

- 14 novembre 2019, ore 15,  La contrattazione integrativa d'istituto alla luce delle regole del nuovo CCNL, le modalità, le regole, la definizione del budget e la quantificazione dei compensi da erogare al personale.

In data 29 ottobre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha firmato il decreto scuola approvato dal Consiglio di Ministri lo scorso 10 ottobre, che prevede “misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, e che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il testo, adeguato rispetto a quello approvato dal CDM per eliminare parti a rischio di incostituzionalità contiene misure che riguardano, tra l’altro: concorso straordinario per la scuola secondaria, revisione della modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, la proroga della validità delle graduatorie di merito relative al concorso 2016 e della procedura per assumere in altre regioni i vincitori dei concorsi 2016, 2018, esclusione dalle rilevazioni biometriche dei dirigenti scolastici e del personale ATA, estensione del bonus merito ai docenti precari, concorso riservato ai facenti funzione DSGA, concorso per Dirigenti tecnici del MIUR.

Dalle ore 15 di martedì 29 ottobre sono aperte funzioni per l’iscrizione delle scuole alle prove Invalsi 2020. L’operazione sarà possibile fino alle ore 16,30 del 22 novembre.

Per tutte le indicazioni di merito e per la compilazione degli otto moduli utili, l’Invalsi ha predisposto una guida in formato PDF:

https://www.invalsiopen.it/wp-content/uploads/2019/10/iscrizionepdf.pdf

Pagina di accesso all’Invalsi: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=accesso.

Il Ministro Lorenzo Fioramonti, e l’Amministratore Delegato di TIM, Luigi Gubitosi, hanno firmato un protocollo d’intesa triennale finalizzato ad accelerare il processo di trasformazione digitale delle scuole italiane di ogni ordine e grado, puntando a elevare la qualità dell’offerta formativa degli istituti scolastici, attraverso l’innovazione didattica e l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi di apprendimento.

L’accordo permetterà di realizzare azioni per portare nelle scuole e negli ambienti di apprendimento l’accesso alla rete internet, individuando casi pilota in tutta Italia anche in aree disagiate o caratterizzate da alta dispersione scolastica. Saranno inoltre attivate iniziative di formazione del personale docente e degli studenti volte a favorire lo sviluppo delle competenze digitali e promuovere la cultura scientifica nelle scuole, per ispirare i ragazzi nella scelta di percorsi formativi e professionali nel campo delle discipline STEM.

Si svilupperanno in tal modo azioni di “digitaleducation” di base con l’indicazione degli strumenti idonei ad agevolare la scoperta di approcci evoluti al digitale, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative come il cloud e la realtà aumentata al servizio dell’istruzione. I progetti realizzati arricchiranno il curriculum attraverso percorsi di formazione e orientamento alle competenze digitali, in linea con i nuovi trend tecnologici e le richieste del mercato del lavoro.

 

Saranno molti i dirigenti scolastici che mercoledì 30 ottobre si ritroveranno a Roma per protestare contro gli articoli 17 e 18 del decreto “sicurezza” (D.L. 81/2008), che li carica di eccessive e pesanti responsabilità senza riconoscere loro alcun potere effettivo né risorse utili ad affrontare i molti problemi che affliggono le scuole.

Esistono responsabilità connesse alla valutazione dei rischi strutturali che sono da imputare all’ente proprietario e non al dirigente, alquale dovrebbe competere solo l’obbligo di richiedere all’ente proprietario degli interventi strutturali, di manutenzione e di messa in sicurezza degli edifici. È fuor di dubbio che spetta all’ente proprietario l’obbligo di consegnare edifici a norma, verificare sistematicamente lo stato di sicurezza degli stessi, effettuare gli interventi di manutenzione per prevenire il verificarsi di situazioni di pericolo.

La manifestazione è fortemente partecipata dall’Associazione “Modifica81”, creata dalla dirigente scolastica Franca Principe, avverso alla quale, qualche settimana fa la Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale, cui si è aggiunta una sospensione dall’incarico e dallo stipendio per 5 mesi da parte del dirigente dell’USR, per una fatto occorso nella sua scuola nel 2011, durante il periodo di esami, quando peraltro, la stessa dirigente, era impegnata in altra sede.

FARE L'insegnante n.10/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli, Direttore editoriale

Problematica del bullismo a scuolae iniziative ordinamentali del Governo

In questo numero della Rivista, ultimo della seconda annata di pubblicazione, i fari investigativi sono in prevalenza appuntati sul fenomeno del bullismo, da non poco tempo riscontrabile anche all’interno degli istituti scolastici, in modalità di manifestazione con frequenza nettamente patologiche. Ormai la natura generica del fenomeno è presso che da tutti conosciuta: intendendo però fornire un contributo all’attenuazione della sua incidenza, è pertinente - come del resto nella messa a fuoco di qualsiasi problematica - prendere le mosse da una definizione circostanziata e orientativa dello stesso.

Bullismo è, per il dizionario Devoto-Oli «Ostentazione di presunta capacità o abilità: banale, indisponente e rischioso modo di distinguersi, che sfocia talvolta in comportamenti aggressivi o violenti». Per il dizionario Treccani «Comportamento da bullo; spavalderia arrogante e sfrontata. In particolare, atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili».Infine, secondo il vocabolario di Tullio de Mauro, bullismo è «atteggiamento, comportamento da bullo»e quest’ultima parola viene specificata come «uomo, specialmente giovane, che si comporta con arroganza, prepotenza, spavalderia».In tutte le caratterizzazioni riportate, nel fenomeno bullismo ricorrono aggressività, violenza, spavalderia, sfrontatezza, sopraffazione, prepotenza.

Comportamenti relazionali designabili come bullismo si sono sempre verificati lungo il flusso della storia e mai la scuola - pur se istituzionalmente ambiente formativo formale protetto e controllato - ne è stata esente; anche se nella contemporaneità essi sono quantitativamente e per caratteristiche di manifestazione lievitati, in specie per la cooperazione nel loro svolgimento della telematica, come a breve evidenzierò.

Valga, a riprova della ricorrenza del fenomeno nella scuola, un lontano episodio indelebilmente inciso nella mia memoria profonda, del quale fui partecipe, se pure del tutto marginale. Completati i primi quattro anni di scuola elementare in una pluriclasse attiva in una stanza d’una villa in microscopico borgo, per frequentare la quinta dovetti spostarmi in scuola d’una frazione prossima al paese sede del comune. Lì pervenuto, venni immediatamente informato del fatto che, appena suonata la campanella di fine lezioni, tutta la classe si sarebbe precipitata all’inseguimento dell’alunno R. e, se si fosse riusciti ad acciuffarlo, colui avrebbe preso un sacco di botte. Un po’ sconcertato, tentai di acquisire ragguagli sui motivi di detto accanimento contro R.: furono addotte vaghe e sostanzialmente infondate, incomprensibili ragioni.

La scena accadde in aderenza all’informazione ricevuta: R., appena la maestra ordinò il rompete le righe, scattò fulmineo e si diede a correre come un ossesso, inseguito da tutti i compagni di classe, pure io, perplesso. Riuscì, quella prima volta, a scamparla: era velocissimo e forse la paura aumentava le sue prestazioni cursorie. La sua abitazione era prossima alla scuola: ce la fece a varcare il cancello del suo piccolo giardino, al cospetto del quale la masnada s’arrestò. A R. la fuga non andò a buon fine il secondo giorno: fu raggiunto innanzi la salvezza oltre il cancello, buttato a terra e malmenato. Ovviamente io m’astenni da partecipazione attiva: mi limitai ad osservare da presso l’accadimento. Ci fu replica del fattaccio per oltre una settimana: poi i genitori di R. segnalarono la faccenda fortemente lamentandosi. La maestra intervenne con una colossale rampogna, innescò una discussione sulla persecuzione, comminò a tutti una rilevante punizione (nota, esecuzione di paginate di analisi grammaticale scritta e di divisioni con due cifre al divisore). Non ho mai compreso il motivo per cui la medesima (per altro eccezionale per qualità umana, pedagogica e didattica) inflisse la punizione anche a R., vittima e, secondo il mio giudizio, esente da colpe.

Come anticipato, nella concretizzazione del bullismo è avvenuta una rilevante mutazione, fuor di dubbio generata dall’avvento in scena di Internet e dei social network, la quale con tutta probabilità ha anche determinato un aggravamento qualitativo e quantitativo del fenomeno, pure comportando una re-definizione terminologica dello stesso come cyberbullismo. Nella modalità copiosamente farcita di aspetti “virtuali”, il permanente comportamento si manifesta in prevalenza oggigiorno, essendo in sofferenza destinatari dello stesso, appunto gestito da ragazzi e giovani affetti da aggressività, prepotenza, voluttà di violenza, non solamente coetanei nei percorsi formativi ma anche docenti connotati da forme di inadeguatezza professionale (manifesto l’avviso che l’insegnante dotato di competenza culturale e didattica e prestigio personale è presso che impossibile che sia oggetto di denigrazioni o ancor peggio aggressioni bullistiche).

Insisto un poco sulla configurazione predominante del cyberbullismo, costitutivamente diversa da quella del bullismo tradizionale. In quest’ultimo si dà una evidente primazia della realtà. Cioè,quando esso viene inflitto, proposito immediato dell’attore dei gesti riprovevoli è arrecare offesa alle vittime, fisica (percosse, costrizione a soggiacere a comportamenti umilianti,...), psichica (denigrazioni, irrisioni, messa alla berlina, propalazione di apprezzamenti ingiuriosi,...). In ogni caso le relazioni disturbate si fondano su implicazioni immediate, concrete, impregnate di materialità.

In presenza di atteggiamenti di cyberbullismo (in molteplici manifestazioni dello stesso) si verifica un rovesciamento tra la realtà e la raffigurazione della stessa. La realtà, infatti, viene subordinata alla sua rappresentazione audiovisuale, così che il virtuale assume la funzione essenziale e i fatti vengono agiti come occasioni della loro espressione mediante le strumentazioni telematiche. Così configurato il fenomeno si palesa affine a molti altri generati dall’invenzione e dalla diffusione cosmica della telematica: selfie, visite a mostre, città di grande rilevanza architettonica, luoghi eccellenti per qualità paesaggistica non effettuate con la visione diretta e la ragione conoscitiva bensì tramite il dispositivo della macchina fotografica digitale inclusa nello smartphone.

Il fenomeno del bullismo, immediato e nella sua manifestazione cyber, non ritengo che sia mai completamente estirpabile; però attenuabile nella sua ricorrenza quantitativa e nelle modalità tradizionali o al momento predominanti di manifestazione. Esso è risvolto, negli ambienti scolastici, di consuetudini relazionali negative purtroppo sempre più diffuse nel contesto sociale. Se si fosse in grado di attivare una lievitazione qualitativa complessiva dei rapporti tra le persone e i gruppi sociali di qualsivoglia dimensione, ritengo che, per coerente implicazione, le esplosioni di bullismo si ridimensionerebbero. Ma, forse, questa che ipotizzo è mera utopia, tenuto conto dell’innegabile evidenza che il trend vigente nei costumi individuali e sociali non pare orientato a un ingentilimento della tipologia dei rapporti, anzi.

Non è inappropriato constatare, con una certa amarezza, che comportamenti assimilabili al bullismo impazzano a go go, ogni giorno di più, essendo non di rado protagonisti degli stessi individui (politici, magistrati, giornalisti, sé dicenti intellettuali) che, se davvero fossero portatori di spiccata coscienza etica e culturale, dovrebbero innescare una implementazione della qualità delle relazioni umane, non il contrario della stessa.

Decenni addietro, diffusamente si ritenne che l’età delle ideologie si fosse conclusa, affossata dalle evoluzioni impreviste della storia. Purtroppo però non è stato veramente così e le ideologie (cambiate subdolamente vesti e coloriture) sono tornate aggressivamente in primo piano, come strumenti di azione e interpretazione della realtà (in figura diffusa, nella convinzione di gruppi e singoli, di abitare per grazia ricevuta nella verità e con proterva proclamazione che gli altri da sé vagolano sempre e irrimediabilmente nella tenebra dell’errore). Tale sgradevole involuzione ha comportato una netta implementazione del tasso di intolleranza, della denigrazione, dell’incapacità già marcata di ascolto, della volgarità forse da sempre cospicuamente presenti nei rapporti sociali (per caratterizzare la rappresentazione in corso, non si può tacere il ruolo catastrofico esercitato da pessime trasmissioni televisive, in specie i cosiddetti talkshow. Cattiva maestra televisione- come l’ha con pertinenza qualificata Karl Popper - è senza dubbio tra le cause generative più devastanti del fenomeno bullismo).

La scuola è in grado di affrontare con rilevanti possibilità di successo la dilagante perversione che la affligge? In proposito non è pessimistica l’inclinazione a formulare fieri dubbi. Ma essa, anche per mere motivazioni di sopravvivenza, non può non mirare all’imperativo etico di compiere in argomento i più risoluti tentativi, reiterati e ad ampio raggio. Quale non solo rituale strumento di miglioramento della situazione cito - in altri interventi nella rivista la questione è affrontata - il potenziamento e il rilancio del Patto Educativo di Corresponsabilità. Ciò significa, in prima istanza, presa di coscienza da parte di ogni componente della funzione di sua competenza, con coinvolgimento esplicito e progressivo degli allievi, non più destinatari, senza facoltà di azione e parola, di input, sollecitazioni, disposizioni, ma attori di prima linea sempre più consapevoli dei loro diritti e dai connessi doveri.

L’alleanza, per affrontare l’emergenza educativa da molti evocata, tra scuola e famiglie non è solo retoricamente fondamentale. Dando per assodato che la scuola abbia una significativa consapevolezza del suo ruolo educativo, aggalla in primo piano il recupero (senz’altro in molti casi assai problematico) della funzione educativa smarrita da molte famiglie, per metterle in grado di coinvolgere fin dall’inizio del percorso scolastico gli allievi nella pienezza del loro ruolo, che comporta con immediatezza alcune imprescindibili necessità: regole condivise, adeguatamente formalizzate e conosciute, esplicitazione del fatto che certe infrazioni non sono tollerabili, applicazione della tesi formulata in vari dialoghi da Platone (in Repubblica e Leggi con particolare insistenza dispositiva) che interventi censori motivati e mai umilianti non sono fuori luogo, anzi purtroppo indispensabili per evitare fenomeni troppo disaggregativi e sfaldamento delle comunità scolastiche (classi, intere scuole). Nella piena consapevolezza che trattasi di questione particolarmente delicata, ritengo funzionale, in caso di violazione del patto convenuto, di una sorta di contrappasso: richiesta di azioni riparatorie a vantaggio delle vittime in particolare di bullismo, attività “socialmente utili”a compensazione dei danni provocati.

Il governo in carica, come d’altronde quasi tutti quelli che l’hanno preceduto (con esiti mai di significativa e duratura consistenza), pare incline a farsi carico anche del fenomeno del bullismo con iniziative normative subito oggetto di diffusa ed aspra critica. Il proposito principale consiste nella reintroduzione dell’insegnamento di Educazione Civica, in verità mai davvero a livello di proposito trascurato, in una pluralità convulsa di denominazioni designative.

In merito all’intenzione professata, non si può - ritengo - negare il consenso. È, infatti, obiettivo senz’altro pertinente il proposito di far conoscere l’ordinamento giuridico dello Stato, la Costituzione e le leggi fondamentali della Repubblica. Ma da tale assai relativa innovazione non conseguono meccanicamente comportamenti relazionali degli allievi adeguati alle regole della buona convivenza civile. Alla conoscenza delle norme va abbinata la pratica concreta e quotidiana di relazioni rispettose, tolleranti, aperte agli altri, fondate sulla solidarietà. Tale impegno non può riguardare ovviamente solo il docente titolare della disciplina “Educazione Civica”,ma l’intera comunità scolastica, in sinergia operativa con le famiglie e le altre agenzie educative.

Nel contesto del menzionato provvedimento in fase di approvazione parlamentare, è disposta anche l’abrogazione di norme risalenti alla regolamento del 1928 concernenti la scuola primaria. Su abolizione di sospensioni ed espulsioni la convergenza può fluire senza sostanziali riserve. Ma quale senso ha l’annunciata espunzione delle “note disciplinari”? Esse, se adoperate con adeguata sapienza pedagogica, sono tuttora uno strumento di comunicazione tra scuola e famiglie, oggigiorno tra l’altro facilitate dalla telematica. Va da sé che dette note non sono di necessità connotate solo da natura censoria ma debbono concernere gli alunni a 360 gradi (anche con evidenziazione della buona qualità dei comportamenti scolastici - in figura dunque di rafforzatori positivi - e con esplicita modulazione laudatoria. Comunque, la cassazione di ogni forma di misurata e controllata sanzione, come in precedenza ipotizzato, non ha valenza tutta e senz’altro positiva. X

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