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AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Il CdS ha evitato di entrare nel merito del ricorso in questo preciso momento storico preferendo far prevalere l’interesse pubblico “a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza”, riservandosi di decidere la questione all’esito della discussione fissata per il prossimo 17 ottobre. Come dire che, di eventuale annullamento, si parlerà dopo, con tutto quel che ne potrà conseguire.

Sta di fatto che molti ricorsi - sono diverse centinaia i ricorrenti - sono ancora in piedi, e non è possibile ipotizzare gli effetti che ne potranno derivare. Certo, quel che fa specie è la leggerezza con la quale responsabili del dicastero hanno bellamente dichiarato che la vigilanza sul concorso non era di loro competenza ma della società appaltante! Intanto, già durante la prova scritta, si erano registrati numerosi casi di malfunzionamento delle apparecchiature informatiche, disdicevoli/disturbanti comportamenti degli assistenti, contraddittori comportamenti delle diverse commissioni. Lo stesso inizio della prova non è stato simultaneo in tutte le sedi, come previsto dal regolamento; esemplare il rinvio dello scritto per i candidati della Sardegna causa maltempo.

A conclusione della prova orale, leggendo gli esiti del lavoro delle diverse sottocommissioni, appare eclatante la difformità di valutazione con cui hanno proceduto: si va da commissioni che estremamente selettive a commissioni generose, da commissioni che hanno messo a loro agio i candidati a commissioni poco disponibili, da commissioni che hanno centrato domande possibili alla cultura del dirigente ad altre che hanno cercato di cogliere in fallo i candidati con domande di difficile accesso e, comunque, distanti dalle effettive conoscenze richieste. I criteri di valutazione e di conduzione dei colloqui sono stati difformemente applicati con inevitabili ripercussioni sugli esiti.

Si può dire che qualcosa non ha funzionato? Che la selezione è stata ingiusta? Che l’obiettività non è stata un obiettivo comune? Che, ancora, ha prevalso la fortuna di capitare in una commissione anziché in un’altra? Il che significa che tra i non vincitori ci sono persone che meritavano di conquistare l’idoneità se solo fossero stati assegnati altrove. Del resto, spiace dirlo, questo è l’esito di un concorso nato male e finito peggio, fin dal primo momento a rischio di annullamento.

Sullo sfondo, comunque, la soddisfazione del Ministro Bussetti: “Bene la sospensiva del Consiglio di Stato. Procederemo ora senza indugio con la pubblicazione della graduatoria e le assunzioni - dichiara - So quanto hanno studiato i vincitori. Ci sono passato: ho fatto anche io questo concorso anni fa. La scuola italiana non può aspettare, ha bisogno di nuovi dirigenti scolastici per guidare i nostri istituti e superare il fenomeno dannoso delle reggenze. Glieli daremo”.Una soddisfazione che appare come un sospiro di sollievo, ma che non assolve dalle responsabilità per un così evidente fallimento degli obiettivi. Non si tratta, infatti, di sentenza che solleva il MIUR dalle proprie responsabilità di vigilanza sulle procedure concorsuali, responsabilità di cui il MIUR sarà comunque chiamato a rispondere, direttamente o indirettamente.

Si avrebbe buon gioco nel dire che questo concorso riflette la confusione che regna, “dal di dentro”, intorno alla scuola, che si diparte da profili ideologici troppo spesso velleitari e da approssimazioni riformiste inadatte o incapaci di permeare la materia al fine di riscontrarne con decisione i nodi strutturali che la definiscono per rivederne impianti e percorsi, a partire dalla riconsiderazione dell’importanza che istruzione, educazione e formazione hanno per il futuro del Paese.

Intanto, per converso, sembra che un problema fondamentale per la scuola sia quello di evitare il sessismo nella formulazione di corrispondenza e documenti, adottando l’uso dei vocaboli neutri, per includere, paritariamente entrambi i sessi. In proposito, infatti, farà testo una nuova direttiva - firmata dalla Ministra Bongiorno, titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, e dal sottosegretario con delega alle Pari Opportunità, Spadafora - nella quale, oltre all’adozione della terminologia che contempli la parità di genere nella pubblica amministrazione, si prevede anche una formazione ed un aggiornamento che contribuiscano allo sviluppo della cultura di genere anche nei ruoli apicali.

Stiano attenti, quindi, i Dirigenti Scolastici nel redigere circolari, relazioni, decreti, regolamenti e quanto altro di ufficiale: non scrivano genericamente“docenti”ma“personale docente”,non semplicemente“studenti”ma“studentesse e studenti”, non“collaboratori scolastici”ma “personale ATA con funzione di collaboratore scolastico”.Chi scioglierà il dubbio in merito al termine “scolastico” per“il”e “la”Dirigente?

In proposito, a titolo informativo, ricordiamo che già l’ex Ministra Fedeli, nell’ottobre del 2017 aveva emanato delle linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo che riguarda il mondo della scuola, in attuazione dell’articolo 1, comma 16 della Legge 107 del 2015, documento nel quale un intero paragrafo è dedicato a“Il femminile e il maschile nel linguaggio”, il cui uso consapevole veniva ribadito come fondamentale per la diffusione della cultura del rispetto, con l’obiettivo di arrivare a un reale superamento delle disuguaglianze e dei pregiudizi.

 

Entriamo nel merito della rivista.

Si apre con un articolo di Giacomo Mondellisu “La progettazione curricolare nel PTOF: aspetti della costruzione del curricolo di istituto”, nel quale si approfondisce l’importanza che, tra gli insegnanti e con il concorso e la guida del dirigente scolastico, nella scuola si sviluppi e si persegua la cultura del curricolo, che passa, in primo luogo, attraverso la progressiva ma sempre più diffusa consapevolezza della notevole diversità esistente tra “curricolo”(da costruire autonomamente in ogni istituzione scolastica anche se sulla base educativa, culturale e formativa unitaria proposta dalle Indicazioni Nazionali/Linee Guida) e “programma”(nazionale, prescrittivo in ogni sua parte e, perciò, semplicemente da attuare).

Con il prossimo anno scolastico si entrerà nel vivo del secondo ciclo di valutazione delle scuole e si avvierà l’attuazione del secondo PTOF triennale. Alla vigilia delle nuove scadenze, Maria Torelli propone, in “La scuola che vorrei”,di ripensare gli aspetti più cruciali dell’impianto didattico-organizzativo delle scuola, prendendo spunto dal Quaderno n. 15 di Treellle, pubblicato nell’aprile scorso e che propone, al decisore politico, un insieme di azioni di carattere davvero rivoluzionario per intervenire sui problemi che la scuola italiana evidenzia e che riguardano soprattutto gli alti tassi di dispersione, le percentuali preoccupanti di analfabetismo funzionale e l’alta incidenza dei fenomeni di bullismo.

Fa riferimento allo stesso Quaderno di Treellle, il contributo di Viviana Rossiche, in “Curricolo: più personalizzazione e più tempo scuola”, prosegue il suo percorso di riflessione avviato sulla rivista di giugno e proseguito su quella di luglio. Adesso, avendo già parlato dell’importanza della relazione, della comunicazione e della reciproca fiducia tra scuola e studenti/famiglie nella lotta agli abbandoni scolastici, lo scritto focalizza l’attenzione sull’importanza di curricoli più personalizzati e differenziati, proprio per evitare il fenomeno di tutti quei giovani che lasciano la scuola senza alcuna certificazione delle proprie competenze e senza gli strumenti per inserirsi nella vita adulta.

Le statistiche ci informano che gli studenti con difficoltà sono in aumento, in qualche modo sollecitati dalla normativa sui BES, che ha ampliato il ventaglio delle situazioni che possono determinare il riconoscimento di attenzioni particolari da parte della scuola, superando l’obbligatorietà della certificazione specialistica e riconoscendo ai docenti una “discrezionalità diagnostica”laddove si evidenzino disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali. Giovanna Stranoriflette sul tema con il contributo “Ambienti di apprendimento e inclusione scolastica”, ribadendo che, per questi studenti, il processo insegnamento/apprendimento necessita di strumenti didattici, metodologici e organizzativi flessibili, agevolmente modificabili al fine di essere adattati alle capacità di ciascuno. La strutturazione dell’ambiente di apprendimento, nell’ambito del modello ICF dell’OMS, applicato alla scuola e rilanciato nel D.lgs. n. 66/2017, assume particolare rilievo se correlata al concetto di inclusione.

“Lo spazio della parola e la noia”è il titolo del contributo di Michela Lella, che rileva come la nostra scuola sia ancora la scuola tradizionale dell’ascolto. Le aule cambiano volto perché al posto delle lavagne in ardesia ci sono le LIM, i computer e i tablet prendono sempre più spazio e tendono a sostituire i libri, il registro da cartaceo si è trasformato in elettronico; ma la tecnologia da sola non cambia la scuola! Ormai è acclarato che occorra ripensare la scuola e smuoverla dalla centralità dell’insegnante e dell’apprendimento per ascolto, caratteristiche che incoraggiano indolenza e demotivazione. Gli oltre 135mila studenti che la scuola perde ogni anno sono un riflesso di un sistema scolastico che non riesce ad emanciparsi dal passato.

A seguireAnna Armoneparla de “Gli aspetti fondamentali del diritto di accesso agli atti”, richiamando il dettato della legge 15/2005, che ha riscritto in parte l’art. 22 della legge 241, per cui il diritto di accesso ha assunto rilevanti finalità di pubblico interesse, in quanto principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza. Si riscontra, dunque, che la ratio del diritto di accesso consiste nell’assicurare la trasparenza dell’azione amministrativa, in attuazione del più generale e costituzionalmente protetto interesse al buon andamento ed all’imparzialità dell’agire pubblico, e nel garantire, al tempo stesso, le esigenze partecipative e difensive dell’interessato.

Orsingher eFebbepropongono come argomento“I contributi volontari nella scuola”,focalizzando l’attenzione su una specifica voce di entrata nel programma annuale, il finanziamento privato alle scuole, ovvero le richieste di contributo ai genitori per finanziare le attività scolastiche. Tali richieste sono giustificate o la scuola deve essere completamente gratuita? A tutt’oggi, rilevano gli estensori dell’articolo, la situazione finanziaria delle scuole è la seguente: a fronte di una spesa di “funzionamento”pari a 100, lo stato contribuisce per un 20% mentre la restante quota viene supportata dalle famiglie attraverso il contributo volontario, necessario per poter far fronte alle sfide che l’autonomia scolastica impone attraverso laboratori sempre più efficienti e aule multimediali ricche di tablet, lim ed ogni altro sussidio tecnologico necessario.

A seguire  proponiamo un pezzo di Samuele Giombi “Nuovo esame di stato di 2° grado alla prova”in cui l’autore sviluppa alcune considerazioni in ordine alle innovazioni che sono state apportate o meglio che si sta cercando di apportare all’esame di stato.

Infine, sempre a firma di Orsinghere Febbeuna riflessione su “Le modifiche al programma annale”,in considerazione che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, si possono rendere necessarie delle modifiche al programma annuale per adeguarlo alle nuove esigenze amministrative e didattiche. Il discorso riscontra la situazione che si determina quando, al di là di quanto possano essere state ponderate, le previsioni di spesa non coincidono con l’effettivo svolgimento della gestione.

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutipropone una riflessione su “Quanto vale, per la scuola, un bambino con… fragilità?”,una domanda lecita specialmente nell’ambito della scuola del primo ciclo, considerato che le prestazioni dei bambini e dei ragazzi vengono quantificate in numeri e che il loro “utilizzo”viene assoggettato spesso a interpretazioni ritenute “obbiettive”, ben sapendo che l’obbiettività non è pratica a buon“mercato”,che ogni bambino si caratterizza per proprie personali dotazioni e disposizioni e corrisponde alle richieste dell’insegnante anche e specialmente in funzione della relazione che si è stabilita, della considerazione di cui si sente circondato e del coinvolgimento/contatto di cui ha fruito, oltre che del rapporto tra richieste prestazionali e competenze disponibili. Peraltro, la domanda introduce al senso del termine“Inclusione”, quale diritto riconosciuto indistintamente

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