Ultime notizie

Intervenendo “Sette Storie” su Rai 1, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina ha informato della possibile riapertura delle scuole ed ha anche informato sul concorso straordinario dei docenti, sospeso per il Covid-19 mentre era già in fase di svolgimento.

Azzolina ha precisato che e mancano solo 4 giorni di prove per terminare la selezione e che a breve partiranno le correzioni delle prove già espletate, che sono il 73%.

“Il concorso – ha evidenziato - è stato espletato per il 73%  delle prove, mancano quattro giorni per terminare il concorso che ci  permetterà di assumere i precari che avevano già 36 mesi di servizio  nella scuola, poi partiranno anche gli altri concorsi. Abbiamo rispettato la nostra amata Costituzione e daremo ai nostri studenti degli insegnanti a tempo indeterminato. Partiranno a breve le correzioni del 73% delle prove già espletate”.

Per il corrente anno scolastico il Ministero all’Istrzione ha pubblicato la nota n. 20706 del 13 novembre 2020 e il decreto ministeriale 27 ottobre 2020, n. 152, recante il Programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2020/2021, consultabili insieme a tutta la documentazione nella sezione Valorizzazione delle eccellenze Normativa 2020 2021
Le Competizioni (anno scolastico 2020/2021) sono distinte per i seguenti ambiti:
Artistico, Economico – Sociale, Linguistico – Letterario, Logico – Matematico, Musicale –Coreutico, Pluridisciplinare, Scientifico – Tecnologico, Storico – Filosofico, Ambito Tecnico – Professionale,

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/-/competizioni-per-l-anno-scolastico-2019-2020

Già attivo #NotiziePerLaScuola, il servizio informativo che il MI ha pensato e predisposto per fornire approfondimenti e informazioni utili sulle principali tematiche che riguardano il mondo dell’Istruzione. La  newsletter avrà cadenza settimanale.

Con questo strumento il Ministero si pone l’obiettivo di:

- Divulgare le principali attività e iniziative realizzate

- Facilitare la consultazione de contenuti del portale istituzionale

- Dare voce al mondo della scuola.

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/newsletter-istruzione

Intervistato da La Repubblica, il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, ha auspicato il ritorno in classe degli oltre 3 milioni di studenti in DaD, ma a tre condizioni: supplenti, trasporti e tracciamento veloce dei contagi.

“Con la didattica a distanza – afferma Giannelli - si potrà andare avanti per un po’, specie con i ragazzi più grandi. Ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo”.

Il ritorno in classe, però, dovrà “avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

Una condizione essenziale, che compete al Ministero all’Istruzione è di garantire i supplenti. “In molte scuole manca ancora il 30% dei docenti, con la conseguenza di una riduzione dell’orario scolastico. Le graduatorie informatizzate hanno creato problemi: insegnanti chiamati, ma poi sostituiti perché il loro punteggio era sbagliato, una giostra che dura da settimane. E poi c’è il problema di chi dal Sud fatica ad accettare incarichi al Nord perché con lo stipendio da supplente non riesce a pagarsi un appartamento a Milano, ma anche per paura di restare bloccato o di ammalarsi lontano dalla famiglia”.

Altra questione è quella dei Trasporti: “Trovo inaccettabile questo pingpong tra Governo e Regioni: con la capienza dei mezzi al 50% si dice che non ce la si fa, se è all’80% si diffonde il contagio. Una situazione di stallo che deve finire. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. Sia l’occasione per mettere in piedi un sistema di trasporto scolastico che in Italia non c’è mai stato, la Germania ce l’ha, ha anche investito 500 milioni per l’aerazione delle scuole. Noi lo abbiamo chiesto”. Conseguenza:Nessuna risposta. Per areare le aule l’unico sistema è aprire le finestre. Tra Covid o freddo, meglio il male minore, stare cioè in classe col cappotto. Ma si usino i fondi del Recovery Fund anche per intervenire sulle 400mila aule e il Cts definisca meglio i parametri sui i tempi e i modi di apertura delle finestre. Ora siamo alle libere interpretazioni”.

Infine, la terza condizione: “La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori. Abbiamo presidi che scrivono alle aziende sanitarie senza ricevere risposte per oltre una settimana: così diventa ingestibile, non riusciamo a fare lezione. Chiediamo che tra diagnosi e tracciamento passino solo due giorni. E poi, quando arriveranno i tamponi veloci per una seria campagna di screening? La nostra proposta è di un organico Covid dedicato alle scuole: almeno 5mila assunzioni. Non stiamo cercando cardiochirurghi, ma persone con un minimo di competenze per gestire i tracciamenti nelle scuole. Ora le Asl stanno chiedendo ai presidi di farli, non può essere”.

Si fa sempre più fitto il dibattito sul ritorno delle lezioni in presenza prima di Natale, ipotesi che troverebbe conferma se i contagi da Covid-19 dovessero continuare a diminuire. Dal Ministero si hanno rassicurazioni sul fatto che tutta la struttura centrale e periferica è impegnata per rendere possibile il ritorno in classe degli studenti attualmente impegnati in DaD il prima possibile.

A sostenere il ritorno in classe dà man forte il parere del Comitato Tecnico Scientifico che, in accordo con quanto sostiene l’OMS, rileva l’urgenza di riportare gli studenti in classe per scongiurare gli esiti negativi, dal punto di vista psicologico e in ordine alla dispersione scolastica, che conseguirebbero ad un ulteriore prolungarsi della DaD. Per Miozzo, coordinatore del CTS, la scuola in presenza è un elemento fondamentale della crescita e del processo formativo dei ragazzi, quindi la riapertura degli istituti deve essere una priorità.

Sulla riapertura si registra un ampio consenso da parte dei diversi schieramenti politici.il presidente della Commissione Istruzione e Cultura del Senato, Riccardo Nencini, vede, nelle scuole chiuse “una s confitta per tutti.  Allargano la forbice delle diseguaglianze, penalizzano gli studenti più svantaggiati economicamente. Non c’è ripartenza se la scuola non occupa il cuore delle priorità”, comporterà: l’attuazione di un adeguato piano dei trasporti e la garanzia dei un organico completo alla riapertura; soprattutto sarà necessaria una politica unitaria, vigilata dal governo, che non affidi a ogni regione il potere di agire come crede e ai TAR il giudizio finale sulle chiusure dei plessi scolastici, come successo in Puglia e in Campania.

Nasce #NotiziePerLaScuola, la newsletter settimanale pensata per fornire approfondimenti e informazioni utili sulle principali tematiche che riguardano il mondo dell’Istruzione.

Attraverso questo strumento il Ministero punta a rendere più facile la consultazione di documenti, pubblicazioni, contenuti del portale istituzionale, a dare voce al mondo della scuola e a divulgare attività e iniziative ufficiali.

La newsletter sarà disponibile ogni settimana, a partire da lunedì 23 novembre, sul sito istituzionale, nella sezione dedicata alla comunicazione. Attraverso la stessa sezione sarà possibile iscriversi per riceverla direttamente via e-mail.

L’insegnamento di educazione civica potrà essere integrato con esperienze extrascolastiche, a partire dalla Costituzione di reti con altri soggetti istituzionali, con il mondo del volontariato e del terzo Settore.L’Organizzazione Sindacale FLC CGIL ha annunciato l’emanazione, a breve, di un decreto apposito, conseguente alla Legge 92/2019.

Secondo il Sindacato, richiamandosi all’autonomia delle scuole in materia di progettazione delle attività didattiche, la realizzazione delle esperienze di educazione civica dovrebbe essere una opportunità scelta e progettata e non un obbligo di legge.

“L’attuazione della norma – afferma il comunicato  -  deve comunque consentire alle scuole adeguati tempi per la pianificazione e l’organizzazione, prevedendo lo slittamento almeno al prossimo anno scolastico, soprattutto in considerazione del fatto che lo stesso decreto ministeriale n.35 del 22 giugno 2020, contenente le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, all’art. 4 prevede che il percorso di attuazione di questa importante innovazione si completi entro l’anno scolastico 2022/2023. Sarebbe opportuno, che in questa difficile fase attraversata dal nostro paese, le scuole non fossero gravate da ulteriori adempimenti”.

Pur consapevole che una “una settimana di socialità scatenata” per Natale “significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva dei contagi” il Presidente del Consiglio Conte prospetta delle aperture, nel rispetto delle regole date per affrontare l’epidemia da Covid-19

I negozi potrebbero rimanere aperti, per consentire quel respiro economico che il Natale è in grado di offrire ai commercianti e di riflesso al Paese stesso, tenendo però conto dei dati epidemiologici dei singoli territori. Quindi, potrebbero esserci comuni aperti e comuni con misure più restrittive.

Sulla stessa linea anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia che, all’assemblea Anci, ha precisato: “È già previsto che ci possa essere una differenziazione. Quelle regioni che sono state rosse, possono e potranno allentare le misure in alcune province”.

Per quanto riguarda i 21 parametri sulla base dei quali di decide l’attribuzione alle regioni delle aree di rischio, queste rimarranno ancora validi, ma Conte non esclude che questi criteri possano essere ridotti, a partire dalle sollecitazioni delle regioni, che si confronteranno nei prossimi giorni con l’Istituto Superiore di Sanità.

Relativamente al rito dello scambio dei regali, nell’ottica di rimettere in piedi l’economia, questo momento di socialità potrebbe essere concesso, seppure in una formula moderata e secondo le regole di comportamento che abbiamo imparato, cioè: distanziamento, mascherine, igiene delle mani.

Nulla da fare, al momento, per i cenoni.Qualunque sia la condizione epidemiologica dei singoli territori, non saranno tollerati assembramenti tali che possano incidere negativamente sui progressi compiuti: Natale sobrio, senza feste allargate.

Per l’OMS le scuole possono rimanere aperte, perché bambini e adolescenti non sono fonti principali di trasmissione del virus, quindi hanno fatto bene i paesi europei che hanno mantenuto la didattica in presenza. Così si è espresso, al World Chindren’ Day, il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa.,Hans Kluge:“Possediamo una vasta gamma di pratiche nazionali per inseguire il virus senza perseguitare le persone. Siamo stati in grado di garantire un apprendimento sicuro per i nostri figli mantenendo la stragrande maggioranza delle scuole aperte per quasi cento giorni consecutivi.

La dichiarazione potrebbe essere in sé apprezzabile se non fosse che non l’apertura delle scuola a garantire l’apprendimento sicuro. L’apertura non ha nulla a che vedere con la realizzazione dell’apprendimento.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Il CdS ha evitato di entrare nel merito del ricorso in questo preciso momento storico preferendo far prevalere l’interesse pubblico “a prescindere dal merito delle questioni devolute in appello e da ogni valutazione sull’effettiva portata invalidante dei vizi dedotti (segnatamente dei vizi riscontrati dal primo giudice), sulla base di un bilanciamento di tutti gli interessi in conflitto ed alla luce di una valutazione comparativa degli effetti scaturenti dall’esecuzione dell’appellata sentenza”, riservandosi di decidere la questione all’esito della discussione fissata per il prossimo 17 ottobre. Come dire che, di eventuale annullamento, si parlerà dopo, con tutto quel che ne potrà conseguire.

Sta di fatto che molti ricorsi - sono diverse centinaia i ricorrenti - sono ancora in piedi, e non è possibile ipotizzare gli effetti che ne potranno derivare. Certo, quel che fa specie è la leggerezza con la quale responsabili del dicastero hanno bellamente dichiarato che la vigilanza sul concorso non era di loro competenza ma della società appaltante! Intanto, già durante la prova scritta, si erano registrati numerosi casi di malfunzionamento delle apparecchiature informatiche, disdicevoli/disturbanti comportamenti degli assistenti, contraddittori comportamenti delle diverse commissioni. Lo stesso inizio della prova non è stato simultaneo in tutte le sedi, come previsto dal regolamento; esemplare il rinvio dello scritto per i candidati della Sardegna causa maltempo.

A conclusione della prova orale, leggendo gli esiti del lavoro delle diverse sottocommissioni, appare eclatante la difformità di valutazione con cui hanno proceduto: si va da commissioni che estremamente selettive a commissioni generose, da commissioni che hanno messo a loro agio i candidati a commissioni poco disponibili, da commissioni che hanno centrato domande possibili alla cultura del dirigente ad altre che hanno cercato di cogliere in fallo i candidati con domande di difficile accesso e, comunque, distanti dalle effettive conoscenze richieste. I criteri di valutazione e di conduzione dei colloqui sono stati difformemente applicati con inevitabili ripercussioni sugli esiti.

Si può dire che qualcosa non ha funzionato? Che la selezione è stata ingiusta? Che l’obiettività non è stata un obiettivo comune? Che, ancora, ha prevalso la fortuna di capitare in una commissione anziché in un’altra? Il che significa che tra i non vincitori ci sono persone che meritavano di conquistare l’idoneità se solo fossero stati assegnati altrove. Del resto, spiace dirlo, questo è l’esito di un concorso nato male e finito peggio, fin dal primo momento a rischio di annullamento.

Sullo sfondo, comunque, la soddisfazione del Ministro Bussetti: “Bene la sospensiva del Consiglio di Stato. Procederemo ora senza indugio con la pubblicazione della graduatoria e le assunzioni - dichiara - So quanto hanno studiato i vincitori. Ci sono passato: ho fatto anche io questo concorso anni fa. La scuola italiana non può aspettare, ha bisogno di nuovi dirigenti scolastici per guidare i nostri istituti e superare il fenomeno dannoso delle reggenze. Glieli daremo”.Una soddisfazione che appare come un sospiro di sollievo, ma che non assolve dalle responsabilità per un così evidente fallimento degli obiettivi. Non si tratta, infatti, di sentenza che solleva il MIUR dalle proprie responsabilità di vigilanza sulle procedure concorsuali, responsabilità di cui il MIUR sarà comunque chiamato a rispondere, direttamente o indirettamente.

Si avrebbe buon gioco nel dire che questo concorso riflette la confusione che regna, “dal di dentro”, intorno alla scuola, che si diparte da profili ideologici troppo spesso velleitari e da approssimazioni riformiste inadatte o incapaci di permeare la materia al fine di riscontrarne con decisione i nodi strutturali che la definiscono per rivederne impianti e percorsi, a partire dalla riconsiderazione dell’importanza che istruzione, educazione e formazione hanno per il futuro del Paese.

Intanto, per converso, sembra che un problema fondamentale per la scuola sia quello di evitare il sessismo nella formulazione di corrispondenza e documenti, adottando l’uso dei vocaboli neutri, per includere, paritariamente entrambi i sessi. In proposito, infatti, farà testo una nuova direttiva - firmata dalla Ministra Bongiorno, titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, e dal sottosegretario con delega alle Pari Opportunità, Spadafora - nella quale, oltre all’adozione della terminologia che contempli la parità di genere nella pubblica amministrazione, si prevede anche una formazione ed un aggiornamento che contribuiscano allo sviluppo della cultura di genere anche nei ruoli apicali.

Stiano attenti, quindi, i Dirigenti Scolastici nel redigere circolari, relazioni, decreti, regolamenti e quanto altro di ufficiale: non scrivano genericamente“docenti”ma“personale docente”,non semplicemente“studenti”ma“studentesse e studenti”, non“collaboratori scolastici”ma “personale ATA con funzione di collaboratore scolastico”.Chi scioglierà il dubbio in merito al termine “scolastico” per“il”e “la”Dirigente?

In proposito, a titolo informativo, ricordiamo che già l’ex Ministra Fedeli, nell’ottobre del 2017 aveva emanato delle linee guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo che riguarda il mondo della scuola, in attuazione dell’articolo 1, comma 16 della Legge 107 del 2015, documento nel quale un intero paragrafo è dedicato a“Il femminile e il maschile nel linguaggio”, il cui uso consapevole veniva ribadito come fondamentale per la diffusione della cultura del rispetto, con l’obiettivo di arrivare a un reale superamento delle disuguaglianze e dei pregiudizi.

 

Entriamo nel merito della rivista.

Si apre con un articolo di Giacomo Mondellisu “La progettazione curricolare nel PTOF: aspetti della costruzione del curricolo di istituto”, nel quale si approfondisce l’importanza che, tra gli insegnanti e con il concorso e la guida del dirigente scolastico, nella scuola si sviluppi e si persegua la cultura del curricolo, che passa, in primo luogo, attraverso la progressiva ma sempre più diffusa consapevolezza della notevole diversità esistente tra “curricolo”(da costruire autonomamente in ogni istituzione scolastica anche se sulla base educativa, culturale e formativa unitaria proposta dalle Indicazioni Nazionali/Linee Guida) e “programma”(nazionale, prescrittivo in ogni sua parte e, perciò, semplicemente da attuare).

Con il prossimo anno scolastico si entrerà nel vivo del secondo ciclo di valutazione delle scuole e si avvierà l’attuazione del secondo PTOF triennale. Alla vigilia delle nuove scadenze, Maria Torelli propone, in “La scuola che vorrei”,di ripensare gli aspetti più cruciali dell’impianto didattico-organizzativo delle scuola, prendendo spunto dal Quaderno n. 15 di Treellle, pubblicato nell’aprile scorso e che propone, al decisore politico, un insieme di azioni di carattere davvero rivoluzionario per intervenire sui problemi che la scuola italiana evidenzia e che riguardano soprattutto gli alti tassi di dispersione, le percentuali preoccupanti di analfabetismo funzionale e l’alta incidenza dei fenomeni di bullismo.

Fa riferimento allo stesso Quaderno di Treellle, il contributo di Viviana Rossiche, in “Curricolo: più personalizzazione e più tempo scuola”, prosegue il suo percorso di riflessione avviato sulla rivista di giugno e proseguito su quella di luglio. Adesso, avendo già parlato dell’importanza della relazione, della comunicazione e della reciproca fiducia tra scuola e studenti/famiglie nella lotta agli abbandoni scolastici, lo scritto focalizza l’attenzione sull’importanza di curricoli più personalizzati e differenziati, proprio per evitare il fenomeno di tutti quei giovani che lasciano la scuola senza alcuna certificazione delle proprie competenze e senza gli strumenti per inserirsi nella vita adulta.

Le statistiche ci informano che gli studenti con difficoltà sono in aumento, in qualche modo sollecitati dalla normativa sui BES, che ha ampliato il ventaglio delle situazioni che possono determinare il riconoscimento di attenzioni particolari da parte della scuola, superando l’obbligatorietà della certificazione specialistica e riconoscendo ai docenti una “discrezionalità diagnostica”laddove si evidenzino disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali. Giovanna Stranoriflette sul tema con il contributo “Ambienti di apprendimento e inclusione scolastica”, ribadendo che, per questi studenti, il processo insegnamento/apprendimento necessita di strumenti didattici, metodologici e organizzativi flessibili, agevolmente modificabili al fine di essere adattati alle capacità di ciascuno. La strutturazione dell’ambiente di apprendimento, nell’ambito del modello ICF dell’OMS, applicato alla scuola e rilanciato nel D.lgs. n. 66/2017, assume particolare rilievo se correlata al concetto di inclusione.

“Lo spazio della parola e la noia”è il titolo del contributo di Michela Lella, che rileva come la nostra scuola sia ancora la scuola tradizionale dell’ascolto. Le aule cambiano volto perché al posto delle lavagne in ardesia ci sono le LIM, i computer e i tablet prendono sempre più spazio e tendono a sostituire i libri, il registro da cartaceo si è trasformato in elettronico; ma la tecnologia da sola non cambia la scuola! Ormai è acclarato che occorra ripensare la scuola e smuoverla dalla centralità dell’insegnante e dell’apprendimento per ascolto, caratteristiche che incoraggiano indolenza e demotivazione. Gli oltre 135mila studenti che la scuola perde ogni anno sono un riflesso di un sistema scolastico che non riesce ad emanciparsi dal passato.

A seguireAnna Armoneparla de “Gli aspetti fondamentali del diritto di accesso agli atti”, richiamando il dettato della legge 15/2005, che ha riscritto in parte l’art. 22 della legge 241, per cui il diritto di accesso ha assunto rilevanti finalità di pubblico interesse, in quanto principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza. Si riscontra, dunque, che la ratio del diritto di accesso consiste nell’assicurare la trasparenza dell’azione amministrativa, in attuazione del più generale e costituzionalmente protetto interesse al buon andamento ed all’imparzialità dell’agire pubblico, e nel garantire, al tempo stesso, le esigenze partecipative e difensive dell’interessato.

Orsingher eFebbepropongono come argomento“I contributi volontari nella scuola”,focalizzando l’attenzione su una specifica voce di entrata nel programma annuale, il finanziamento privato alle scuole, ovvero le richieste di contributo ai genitori per finanziare le attività scolastiche. Tali richieste sono giustificate o la scuola deve essere completamente gratuita? A tutt’oggi, rilevano gli estensori dell’articolo, la situazione finanziaria delle scuole è la seguente: a fronte di una spesa di “funzionamento”pari a 100, lo stato contribuisce per un 20% mentre la restante quota viene supportata dalle famiglie attraverso il contributo volontario, necessario per poter far fronte alle sfide che l’autonomia scolastica impone attraverso laboratori sempre più efficienti e aule multimediali ricche di tablet, lim ed ogni altro sussidio tecnologico necessario.

A seguire  proponiamo un pezzo di Samuele Giombi “Nuovo esame di stato di 2° grado alla prova”in cui l’autore sviluppa alcune considerazioni in ordine alle innovazioni che sono state apportate o meglio che si sta cercando di apportare all’esame di stato.

Infine, sempre a firma di Orsinghere Febbeuna riflessione su “Le modifiche al programma annale”,in considerazione che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, si possono rendere necessarie delle modifiche al programma annuale per adeguarlo alle nuove esigenze amministrative e didattiche. Il discorso riscontra la situazione che si determina quando, al di là di quanto possano essere state ponderate, le previsioni di spesa non coincidono con l’effettivo svolgimento della gestione.

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutipropone una riflessione su “Quanto vale, per la scuola, un bambino con… fragilità?”,una domanda lecita specialmente nell’ambito della scuola del primo ciclo, considerato che le prestazioni dei bambini e dei ragazzi vengono quantificate in numeri e che il loro “utilizzo”viene assoggettato spesso a interpretazioni ritenute “obbiettive”, ben sapendo che l’obbiettività non è pratica a buon“mercato”,che ogni bambino si caratterizza per proprie personali dotazioni e disposizioni e corrisponde alle richieste dell’insegnante anche e specialmente in funzione della relazione che si è stabilita, della considerazione di cui si sente circondato e del coinvolgimento/contatto di cui ha fruito, oltre che del rapporto tra richieste prestazionali e competenze disponibili. Peraltro, la domanda introduce al senso del termine“Inclusione”, quale diritto riconosciuto indistintamente

Copyright © 2010 Euroedizioni Torino
Via G. Amati 116/7 - 10078 Venaria Reale (TO)
Tel. +39 0112264714 Fax. +39 011 2730803 P.I. 07009890018

Questo sito web utilizza i cookie per essere sicuri di ottenere la migliore esperienza di navigazione sul nostro sito.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo