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La Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha partecipato, il 22 gennaio, in videoconferenza, alla riunione informale dei Ministri dell’Istruzione dell’Unione Europea, organizzata dalla Presidenza Portoghese del Consiglio dell’Unione Europea.

L’incontro, dal titolo “Verso il Vertice Sociale di Porto - Il contributo dell’istruzione e della formazione”, si è svolto con l’intento di favorire una riflessione congiunta sul contributo dell’istruzione e della formazione al Pilastro europeo dei diritti sociali, in vista del Vertice Sociale dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue, in programma il 7 e l’8 maggio prossimi a Porto.

Nel suo intervento, la Ministra ha detto: “Credo fermamente che la lezione principale appresa durante la pandemia Covid-19 risieda nella crescente consapevolezza del ruolo fondamentale svolto dall’istruzione e dalla formazione per accrescere la resilienza e promuovere lo sviluppo e il benessere delle popolazioni e dei Paesi europei. Tra i risultati più rilevanti del Pilastro europeo dei diritti sociali, che sancisce una serie di principi e diritti fondamentali in ambito sociale - ha spiegato - vi è il rinnovato impegno ad offrire ai nostri bambini, giovani e adulti un’istruzione, una formazione e un apprendimento permanente di alta qualità e inclusivo, insieme a misure specifiche per rafforzare le pari opportunità dei gruppi più vulnerabili”.

Permangono - ha aggiunto la Ministra - sfide persistenti nel combattere gli scarsi risultati scolastici e nel contrastare ulteriormente il fenomeno dell’abbandono scolastico e le diseguaglianze nell’istruzione. Sfide che sono state esacerbate dalla pandemia”. Infine, ha concluso Azzolina: “Ora più che mai, l’istruzione e la formazione svolgono un ruolo fondamentale per preservare e migliorare la nostra società a rischio e rafforzare il nostro modello sociale europeo”.


 

Il MI comunica che martedì 26 gennaio, alle ore 18.30, si terrà il primo webinar  su “I nuovi modelli PEI e le modalità di assegnazione delle misure di sostegno”.  L’evento, che vedrà la partecipazione della Ministra Lucia Azzolina, intende avviare le misure di accompagnamento alle novità introdotte dal decreto interministeriale 29 dicembre 2020, n. 182.

Il decreto è corredato di apposite Linee guida e comprende i quattro nuovi modelli di PEI (per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado), la scheda per l’individuazione del bisogno di supporto per l’alunno, nonché una tabella per l’individuazione dei fabbisogni di risorse professionali per il sostegno e l’assistenza.

L’adozione del nuovo strumento e delle correlate linee guida implica la necessità di tornare a riflettere sulle pratiche di inclusione e costituisce una guida per la loro eventuale revisione e per il loro miglioramento.

Link:Canale YouTube del MI

CORSO DI PREPARAZIONE ALLA PROVA ORALE CONCORSO DIRETTORE SGA

Vengono offerti

- 16 Videolezioni specifiche finalizzati alla preparazione della prova orale +  IL MANUALE PER LA PREPARAZIONE AL CONCORSO DIRETTORE SGA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE a cura di A, Armone, R. Callà, M.R. Tosiani - Pagine 890,

Nel corso dei webinar vengono affrontati e discussi solo casi di scuola inerenti le funzioni del Direttore sga.

In dotazione verrà anche fornita una guida pratica su come affrontare la prova orale - Costo del corso solamente 100,00 euro

Per apprezzare pienamente il programma delle 16 Videolezioni  che vi proponiamo è necessario tenere presente  quanto stabilito dall'art. 14 del Bando dove è previsto che: "La  prova  orale,   volta   a   accertare   la   preparazione professionale del candidato, consiste in: 

·un quesito  sulle materie d'esame di cui all'Allegato B del decreto ministeriale, già oggetto sia della prova preselettiva che di quella scritta, ma volto a verificare lapreparazione professionale;

Di recente il Consiglio di Stato si è pronunciato (sentenza 638/2021) in merito alla bocciatura di un alunno di scuola secondaria di primo grado nel caso in cui il provvedimento sia mancante di motivazione personalizzata.Nell’esercizio della propria «discrezionalità tecnica», si rileva, il Consiglio di Classe può legittimamente rifiutare l’ammissione dell’alunno alla classe successiva, ma occorre che la decisione sia corredata da «motivazione dedicata», dovendo indicarsi le ragioni per le quali nel caso concreto, avuto riguardo alla posizione del singolo studente, non possa operare la regola generale di prosecuzione del percorso di studi con l’ammissione alla classe successiva o all’esame conclusivo.

Si ricorda, infatti, la disciplina che impone all’istituto scolastico, nell’ambito della propria autonomiaorganizzativa e didattica, di attivare specifiche “strategie” per il miglioramento dei livelli di apprendimento, una volta rilevate, all’esito delle valutazioni periodiche o finali degli alunni, carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più materie. Necessitano, pertanto, non solo le valutazioni periodiche in corso di anno scolastico, ma anche le valutazioni finali. In tal modo si evidenzia la necessità che l’istituto scolastico attivi i percorsi di recupero, una volta accertata una carenza nell’acquisizione dei livelli di apprendimento riferita al singolo studente, non soltanto nel corso dell’anno scolastico, all’esito della valutazione periodica negativa riportata dall’alunno, ma anche successivamente, tenendo conto della valutazione finale negativa all’uopo espressa.

La valutazione finale negativa non giustifica di per sé la bocciatura: occorre comunque verificare se le carenze rilevate al termine dell’anno scolastico possano essere recuperate dall’alunno successivamente, mediante corsi azioni di recupero da attivare allo scopo.

Intervenendo alla riunione di maggioranza con gli esponenti delle commissioni di Camera e Senato, la Ministra Azzolina ha anticipato che occorre decidere a breve in merito agli Esami di Stato“per dare certezze alle scuole e agli studenti e offrire un quadro chiaro”.

Per la Maturità “si terrà conto dell’anno in corso ma dovrà essere comunque un esame completo, serio, capace di offrire un quadro adeguato delle competenze degli studenti “. Al momento, comunque, non è stata presa alcuna decisione definitiva.

Si pensa ad una riproposta della formula dell’anno scorso, però circolano due ipotesi.

La prima ipotesi vede una sola prova orale, in presenza, davanti a una commissione di docenti interni, con il presidente esterno. L’alternanza scuola-lavoro e prove Invalsi non dovrebbero essere requisito di ammissione agli esami. 

La seconda ipotesi prevede una prova scritta e un colloquio. Quanto all’Invalsi, obbligatorio ai fini della maturità, si pensa di far svolgere le prove in vista dei recuperi degli apprendimenti.

In ogni caso, appare scontato che non ci sarà un’ammissione generalizzata, come un anno fa, ma si terrà conto del rendimento scolastico.


 

Sul sito del Ministero dell’Istruzione sono pubblicate le nuove date delle prove ancora da espletare del concorso straordinario per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Le prove si svolgeranno fra il 15 e il 19 di febbraio, con una media di 10 candidati per aula, dunque nei limiti previsti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 14 gennaio 2021.

L'elenco delle sedi d'esame, con la loro esatta ubicazione e l'indicazione della destinazione dei singoli candidati, sarà comunicato dagli Uffici Scolastici Regionali responsabili della procedura almeno quindici giorni prima della data di svolgimento delle prove stesse nei rispettivi Albi e sui siti Internet.

I posti in concorso sono 32mila, considerando l’integrazione degli 800 posti aggiuntivi rispetto al bando iniziale, a fronte di oltre 64mila candidati.

Ad oggi risultano svolte il 60-70% delle prove, con assenze intorno al 20%. Rimangono ancora da valutare oltre il 30% dei candidati.

Ogni ulteriore informazione e documentazione relativa alla procedura concorsuale è disponibile all’indirizzo https://www.miur.gov.it/web/guest/procedura-straordinaria-per-immissione-in-ruolo-scuola-secondaria.

Sciopero generale proclamato dalle Associazioni Sindacali S.I. COBAS Sindacato Intercategoriale Cobas e SLAI COBAS per il sindacato di classe. Lo sciopero riguarda tutte le categorie e settori lavorativi pubblici, privati e cooperativi

Le istituzioni scolastiche avranno cura di adottare tutte le soluzioni a loro disponibili (es: pubblicazione su sito web della scuola, avvisi leggibili nei locali della scuola, ecc.) in modo da garantire la più efficace ottemperanza degli obblighi previsti in materia di comunicazione. Per lo stesso motivo la presente nota verrà pubblicata tra le news del Sito Web di questo Ministero.

Le amministrazioni “sono tenute a rendere pubblico tempestivamente il numero dei lavoratori che hanno partecipato allo sciopero, la durata dello stesso e la misura delle trattenute effettuate per la relativa partecipazione.


 

Una circolare Inps riferita all’articolo 22 bis della legge 176/2020, precisa che i genitori dei ragazzi di seconda e terza media che, a causa della zona rossa, non possono frequentare la scuola in presenza, possono chiedere il congedo parentale con un’indennità al 50% della retribuzione purché lavoratori dipendenti e purché non sia possibile lavorare in modalità agile.

Il congedo può essere chiesto per il periodo di sospensione dell’attività didattica a partire dal 9 novembre 2020 data di entrata in vigore del decreto 149/2020 epuò essere utilizzato anche da parte di genitori lavoratori dipendenti di figli con disabilità in situazione di gravità accertata iscritti a scuole di ogni ordine e grado o a centri diurni per i quali è stata decisa la chiusura.

Il congedo può essere fruito da uno solo dei genitori oppure da entrambi, ma non negli stessi giorni. Non è necessaria la convivenza del genitore con il figlio per cui si chiede il congedo. Non è possibile fruire del congedo negli stessi giorni in cui l’altro genitore stia svolgendo attività di lavoro in modalità agile concesso per esigenze legate allo stesso figlio né quando l’altro genitore stia fruendo del medesimo congedo, per lo stesso figlio. Il congedo è possibile negli stessi giorni in cui l’altro genitore stia fruendo del congedo per un altro figlio di entrambi i genitori.


 

Presentando al Ministero gli interventi per contrastare le povertà educative che saranno realizzati in collaborazione con il Terzo settore e l’Associazionismo, la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha ricordato: “La crisi ha pesato e pesa in modo diverso sui nostri studenti. Chi appartiene alle fasce deboli paga due volte questa emergenza che ha aumentato i divari sociali, rendendo ancora più urgente la necessità di garantire pari opportunità ai gruppi sociali più fragili”.

“Fin dall’inizio della pandemia - ha spiegato -, grazie anche alle azioni intraprese con partner di alto livello, l’obiettivo è stato quello di raggiungere i più deboli, i ragazzi a rischio dispersione scolastica, quelli che vivono in condizioni di svantaggio. Un lavoro spesso poco visibile, che si svolge nelle periferie, lontano dagli sguardi della maggior parte dei cittadini, che tocca milioni di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che non hanno tutti i mezzi che dovrebbero e di cui lo Stato ha il dovere di occuparsi”.
Nel 2020 il Ministero ha stanziato più di 66 milioni per il contrasto alle povertà educative tra interventi e progetti contro la dispersione, il potenziamento dell’offerta formativa, gli investimenti per garantire connessioni e pc a chi non li ha per la didattica a distanza, il ripristino di aule e strutture vandalizzate. “Per il 2021 – ha aggiunto la Ministra - abbiamo altri 118 milioni da destinare a questi obiettivi in collaborazione con il Terzo settore e l’Associazionismo: i prossimi mesi saranno cruciali per rafforzare la nostra azione affinché nessuno resti indietro”.

La Presidente di UNICEF Italia, Carmela Pace, a sua volta, ha spiegato che:“La povertà educativa priva i bambini e i ragazzi delle opportunità cui hanno diritto e richiede soluzioni che utilizzino un approccio organico e sistemico. Garantire a ogni bambino, bambina e adolescente la realizzazione delle proprie potenzialità è un ‘bene comune’ di cui tutti siamo responsabili”.

Nel suo intervento, Cesare Moreno, Presidente dell’associazione Maestri di Strada Onlus, ha aggiunto: “Abbiamo capito che la situazione era grave e ci siamo dati da fare. Abbiamo sviluppato programmi con oltre 150 partecipanti. Interventi socio-educativi dentro e fuori la scuola nelle periferie di Napoli, per prevenire la dispersione e promuovere l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva. Anche così abbiamo promosso la responsabilità nei nostri ragazzi”.

Per Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, “la crisi che stiamo vivendo ha reso ancora più evidente l’importanza di costruire alleanze educative. Abbiamo visto la scuola entrare dentro le case, i genitori chiedere sostegno agli insegnanti e gli insegnanti rivolgersi agli operatori del Terzo settore, con questi ultimi impegnati ogni giorno a rintracciare bambini e ragazzi che erano fuori dal radar delle scuole. Si tratta di un patrimonio molto prezioso che non deve andare disperso”

Sulla stessa linea Floriana Fanizza, responsabile Donne Impresa Coldiretti,Claudia Fiaschi, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore,Paola Carnevale, Dirigente scolastica Istituto comprensivo Eugenio Montale di Scampia, Gianni Maddaloni, maestro di Judo che collabora con l’IC “Montale” di Scampia in un progetto contro la dispersione, Daniela Mercante, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Portella della Ginestra di Vittoria, Olimpia Pasolini, Dirigente scolastica Istituto Vittorio Veneto di Napoli.

È stato firmato il nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con le nuove misure per il contenimento della diffusione del COVID-19. 

Di seguito, la sintesi di quanto previsto per la scuola. 

 

Misure valide su tutto il territorio nazionale:

- Le scuole secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione didattica in modo che, a decorrere dal 18 gennaio 2021, almeno al 50% e fino ad un massimo del 75% della popolazione studentesca sia garantita l’attività didattica in presenza, fatte salve le diverse disposizioni individuate da singole Regioni. La rimanente parte dell’attività si svolgerà a distanza. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. 

- Nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione (scuole primarie e secondarie di I grado) la didattica continua a svolgersi integralmente in presenza. È obbligatorio l’uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, fatta eccezione per i bambini di età inferiore ai 6 anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina. 

- È possibile lo svolgimento in presenza delle prove concorsuali selettive, con un numero di candidati non superiore a 30 per ciascuna sessione o sede di prova. Saranno quindi ricalendarizzate le prove del concorso straordinario per la secondaria di I e II grado interrotte a novembre e si darà avvio gradualmente allo svolgimento delle prove delle altre procedure concorsuali.

- Restano sospesi i viaggi d'istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, fatte salve le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO). 

- Le riunioni degli organi collegiali potranno svolgersi a distanza. 

 

Misure per i territori con scenari di maggiore gravità:

Nelle aree caratterizzate da uno scenario di “massima gravità e da un livello di rischio alto”, cosiddette zone rosse, restano in presenza i servizi educativi per l’infanzia, la scuola dell’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado.  

Le attività didattiche in tutti gli altri casi si svolgeranno esclusivamente con modalità a distanza. Resta comunque salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per garantire l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e in generale con bisogni educativi speciali. 

Le disposizioni del Dpcm si applicano dalla data del 16 gennaio 2021, in sostituzione del Dpcm del 3 dicembre 2020, e sono efficaci fino al 5 marzo 2021.

DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2021

La scuola nell’illusione del “recovery fund”  - Editoriale di Vittorio Venuti

Da qualche tempo la nostra classe politica si è incastrata sul Recovery fund, o New Generation EU (denominazione che qualifica le ragioni del fondo), ovvero sui circa 209 miliardi che l’Italia si troverebbe a gestire quanto prima, con ipotesi varie di ripartizione e, anche, di conseguenza, di possibili riformulazioni degli equilibri politici, dipendenti da interessi di varia natura e non sempre orientati da obiettivi di giustizia sociale. Anche la scuola, naturalmente, rientrerà tra i destinatari delle risorse. Avendo già “dato” per banchi, sedie a rotelle, mascherine e gel, auguriamoci che ci sia un piano che la riqualifichi, da un lato riparando ai gravi torti che ininterrottamente continua a subire ormai da diversi decenni- dietro lo schermo dell’ingannevole termine “razionalizzazione” si sono avviati interventi che hanno depauperato sempre più il sistema scolastico, con gravi ripercussioni sui suoi destinatari, gli alunni, considerati ultimi, in una classifica che avrebbe dovuto

consacrarli come primi - e dall’altro riprogettandola secondo una visione che guardi ad un futuro che si costruisce già oggi. In ogni caso, un Piano che vada oltre l’accredito della risicata risorsa che sarà ritagliata dal Recovery fund, per mettere mano su tutto l’impianto del sistema d’istruzione come su tutte le dinamiche che lo muovono, avendo cura, anche, di guardare all’ammodernamento e riqualificazione degli edifici scolastici esistenti, nonché alla costruzione di nuove strutture in linea con la visione di una scuola-laboratorio nella quale si “cura” e si favorisce il benessere emotivo, affettivo e culturale dello studente.

Assumono qualche rilievo, in questo senso, le dichiarazioni della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina espresse nell’ambio dell’evento organizzato, in dicembre, da AIDR (Associazione Italian Digital Revolution) “Didattica a distanza e scuola digitale”, che l’ha messa a confronto con le domande degli studenti. Nell’occasione, ha fatto delle affermazioni che suonano come una sorta di programma per la scuola del prossimo futuro, che “sarà sempre più legato alla digitalizzazione” giacché “le nuove tecnologie rappresentano una opportunità di crescita per i nostri ragazzi, ma le attività devono essere svolte in classe. Le aule, sono e resteranno sempre luoghi deputati alla socializzazione, oltre che alla formazione degli alunni”. Il che lascia intendere che si stia elaborando un progetto in tal senso, il tutto sulla scorta della considerazione che l’emergenza pandemica, oltre a cogliere impreparata la scuola, abbia fatto emergere le forti criticità che l’hanno minata, di fatto, nella struttura, nel ruolo e nelle funzioni. In questo, ci va di aggiungere che, proprio il personale, dirigenti in testa coadiuvati da collaboratori, direttore SGA, docenti, personale A.T.A., ha lanciato alla scuola quella ciambella di salvataggio che le ha consentito di arginare i danni e recuperare spazi di funzionamento anche pregevoli, trasformando, come ha evidenziato la stessa Ministra, quel “momento difficile in opportunità di crescita per tutto il sistema”.

In effetti, proseguendo, la Ministra ha intercettato un“tema fondamentale per la scuola che verrà: la didattica”.Nodo cruciale, la didattica investe tutto il pianeta scuola, essendo la sostanza che le consente di reggere e che non può che nascere da una concertazione/negoziazione tra alunno e docente, non a priori come ancóra, per lo più, si insiste a credere. Fa piacere, quindi sentire che “partirà un ciclo di convegni che è ‘Pensare la didattica’. Dobbiamo pensare una didattica digitale in classe, dovremo essere più veloci rispetto alle esigenze che hanno i nostri studenti e le nostre studentesse. Dobbiamo avere insegnanti preparati, investire soldi e poi c’è l’occasione storica che è il Recovery Fund. Avremo la possibilità di diminuire gli alunni per classe, se ho 27-30 alunni per classe, non posso fare didattica personalizzata. Dobbiamo anche ridurre la dispersione scolastica”.

Si fa strada, quindi, la bozza di un progetto che condividiamo, pur ritenendolo solo un piccolo passo verso il rinnovamento della scuola, che va ben oltre le dichiarazioni e gli obiettivi intercettati.

Lasciamo alla riflessione, in particolare dei decisori della politica scolastica alcune considerazioni di forte spessore che, sotto il titolo “Scuola e formazione, un’apatia colpevole”, Ferruccio DeBortoli ha pubblicato sul Corriere della Sera del 5 dicembre:

“Se la scuola fosse un’attività economica, avesse un suo fatturato, l’avremmo trattata certamente meglio. Almeno al pari di altri settori colpiti dal virus. Se le ore perdute di lezione si traducessero in una posta di bilancio aziendale, avessero la stessa importanza di un credito bancario in sofferenza o di una commessa perduta, l’allarme sociale suonerebbe forte. Incessante. Invece non è così pur essendo il nostro Paese quello che nell’Ocse (l’organizzazione dell’economie industriali) ha chiuso le scuole più a lungo (18 settimane contro una media di 14). Dell’ultimo Dpcm (acronimo che speriamo il 2021 si porti via) tutto è parso più importante del ritorno alle lezioni in presenza: dal cenone di Natale, al veglione della notte di San Silvestro, alla vacanza sugli sci. E irrilevante la differenza fra «riaprire» (in maggiore sicurezza, soprattutto nei trasporti) il 14 dicembre e il 7 gennaio.

Quanto vale un giorno di lezione? Nulla. Dimentichiamoci per un attimo la lunga estate dei banchi a rotelle, l’eccesso di fiducia sulla didattica a distanza, il peso e l’egoismo dei sindacati di settore. E chiediamoci il perché, salvo rare eccezioni, un intero Paese abbia considerato, a differenza di altri, la sospensione delle lezioni il minore dei danni, un sacrificio sopportabile, la scuola - e la formazione in generale - un ramo complementare e dunque minore della vita sociale. Per continuare con la metafora aziendale (che non ci piace perché la scuola è prima di tutto educazione alla cittadinanza) se gli studenti, le famiglie e gli insegnanti avessero la stessa rilevanza pubblica di altre constituency, consumatori, risparmiatori e azionisti, semplici gruppi d’interesse, non avremmo problemi. Parleremmo del decumulo del capitale umano - la perdita soprattutto in prospettiva di conoscenze e competenze - almeno al pari di quanto si discuta del decumulo di capitale finanziario. Perché non c’è ristoro che tenga per il vuoto di apprendimento che sopportano ragazze e ragazzi cui è stata sottratta una quota delle loro vite sociali. Sono danni che non si riparano…”.

Non sarà il Recovery fund né alcun ristoro a ripararli!

 

Il numero si apre con “La struttura organizzativa della scuola tra contratti, norme e pratiche diffuse: è possibile cambiarla?”, un interrogativo sul quale rifletteIvana Summa. L’autonomia scolastica era nata per potenziare la capacità di una scuola di organizzare al meglio il servizio affidatole, valorizzando la propria competenza distintiva all’interno del territorio in cui opera. In realtà, oggi l’autonomia appare in agonia per almeno due cause: la mancanza di una nuova cultura organizzativa, la persistente ed evidente volontà della burocrazia ministeriale di mantenere in modo saldo il timone del comando con il pretesto di dare coerenza/uniformità alle azioni dei singoli istituti scolastici.

Anna Armoneincentra il suo contributo su “Lavoro agile e tutela della Privacy”,evidenziando come il personale che opera in tale modalità debba essere informato dal datore di lavoro della necessità di adottare specifiche cautele in relazione alla propria postazione di lavoro. La finalità è quella di specificare in relazione al contesto i principi di preservazione della riservatezza e dell’integrità delle informazioni aziendali, tra cui rientrano i dati personali trattati in esecuzione delle proprie mansioni.

Dopo questa pandemia niente più sarà lo stesso, si è detto dopo essere stati messi di fronte al dissesto socioeconomico e all’alto costo di vite umane che il Covid-19 continua a mietere ancora oggi. Anche per la scuola, costretta a chiudere in presenza e, quest’anno, a funzionare tra chiusure ed aperture, si è detto che non sarebbe più stata la stessa. Si prefigura la necessità e l’urgenza di “Una nuova visione di scuola in risposta alla pandemia”.Questo anche il titolo del contributo di Michela Lellache, giustamente, chiosa: dobbiamo capire per quale tipo di futuro vogliamo impegnarci e aiutare i ragazzi a riacquistare fiducia nella vita anche se la società che si sta modificando a seguito dell’esperienza pandemica, impedisce di fare proiezioni e predizioni per il futuro.

A seguire,Ganluca Dradipropone“L’autonomia scolastica alla prova del ruolo assegnato ai prefetti con il DPCM 3 dicembre 2020”,richiamando la disposizione che sollecita le scuole secondarie superiori a garantire, per il 75% della popolazione studentesca, l’attività didattica in presenza. Una delle problematiche che al momento rendono difficile il raggiungimento di questo obiettivo è data dal fatto che il sistema dei trasporti pubblici locali sia abilitato a funzionare con una capienza ridotta al 50%, quindi si sono fatte ipotesi sull’organizzazione oraria delle scuole. Per risolvere il problema organizzativo è entrato in campo l’utilizzo dei prefetti. La domanda è: può un DPCM, in nome dell’emergenza sanitaria, sottrarre poteri organizzativi riconosciuti ai dirigenti scolastici per conferirlo ai prefetti?

Anche Filippo Cancellierisi sofferma sull’emergenza pandemica, per riscontrare la necessità di“Ricostituire la medicina scolastica”. Per fronteggiare i molteplici aspetti organizzativi della scolarizzazione degli allievi quando la curva del contagio consente le lezioni in presenza, si invoca da più parti il ripristino della figura del medico scolastico, definitivamente soppressa all’inizio del nuovo secolo allorché, con la riforma del Titolo V della Costituzione, si delegò alle Regioni l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari.

Per il suo contributo, “Dallo specchio al mosaico. Più di due modi di pensare e di apprendere”, Damiano Verdasi richiama agli studi dello psicologo israeliano Daniel Kahneman, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2002, che pone l’accento non sul potenziale della razionalità o dell’intuito, quanto piuttosto sui limiti di entrambi. Da qui il discorso si sposta a Gardner, per il qualela pluralità di intelligenze non può ridursi al risultato di una mediazione tra logica e istinto, ma si può piuttosto immaginare espressa in varie declinazioni, a seconda dell’oggetto trattato.

Angelo Muratorerichiama un confronto tra le diverse forme di dirigenza “Dalla dirigenza privata a quella pubblica e a quella scolastica”seguendo la logica evolutiva di un approccio storico, per soffermarsi sulla formazione dei dirigenti scolastici rispondente allo scopo di accrescere l’efficienza delle istituzioni da loro dirette, assicurando economicità, speditezza e rispondenza al pubblico interesse dell’azione amministrativa.

La fase conclusiva del ciclo di valutazione delle scuole, disciplinato dall’art. 6 del DPR 28 marzo 2013 n. 80, si è conclusa con la pubblicazione della Rendicontazione sociale sul portale Scuola in chiaro, documento che consente di socializzare con la comunità di appartenenza i risultati raggiunti, sia in una logica di trasparenza sia in una dimensione di condivisione e di spinta al miglioramento continuo del servizio scolastico. L’argomento è trattato da Filippo Sturaroin “Il rapporto Annuale sulla rendicontazione sociale”, nell’ambito del più ampio discorso delle scuole che si raccontano.

Francesco Nuzzacinel suo pezzo dal titolo “Partita chiusa sul Bonus premiale?”ritorna sulla vessata questione del bonus docenti per ribadire che il venir meno della finalizzazione imposta dal legislatore non significa, di per sé, che le parti della contrattazione integrativa non possano riconoscere autonomamente risorse per valorizzare e premiare l’attività dei docenti.

Questo numero si conclude con un interessante intervento di Antonio Sapiente“La direttiva del dirigente per la corretta gestione del patrimonio scolastico” in cui l’autore si sofferma sui compiti di gestione del dirigente scolastico in questo particolare settore dell’attività scolastica che investe la corretta gestione dei beni patrimoniali.

Per I Casi della Scuola, Antonio Di Lello, in “I permessi retribuiti di cui all’art. 15 del CCNL/2007 Comparto Scuola sono sottratti alla discrezionalità del Dirigente Scolastico”tratta del caso singolare di una docente di un IC che presenta in successione più istanze per fruire di giorni di permesso retribuito, che portano il dirigente a un diniego allorquando la richiesta cade in prossimità delle feste pasquali. La questione, naturalmente, non finisce lì.

Per La Scuola in Europa, Mario Di Maurotratta di “JRC ed Eurodesk, due strumenti chiave per la scommessa europea”.JRC (Joint Research Centre), è forse il Servizio scientifico più importante di cui si avvale la Commissione europea per elaborare le sue politiche comunitarie e le strategie per attuarle; Eurodesk è la rete ufficiale del programma europeo Erasmus+ per l’informazione sui programmi e le iniziative promosse dalle istituzioni comunitarie in favore dei giovani.

Per Psicologia della Gestione, Vittorio Venutiargomenta su “L’empatia: materia che dà sostanza alla pedagogia e ‘Cavallo di Troia’ per la didattica personalizzata”. Il contributo prende spunto dalla recente ordinanza che riscrive la valutazione nella scuola primaria e recupera la necessità di guardare all’empatia liberandola dall’aura mitizzante che la incornicia per assumerla come “cavallo di Troia” per entrare nel modo interno dell’allievo per comprenderlo, stando bene attenti a portare solo il dono della comprensione e della progettazione successiva.

Infine nella rubrica di legislazione scolastica Stefano Callàaffronta la problematica sull’esclusione dei candidati dalle graduatorie e le dichiarazioni mendaci con riferimento agli adempimenti posti dalla recente Ordinanza Ministeriale n.60/2020 avente ad oggetto la disciplina sulla formazione delle graduatorie provinciali per il conferimento di incarichi a tempo determinato al personale docente. X

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