Ultime notizie

Si svolgerà il 22 giugno, a Catania, la Riunione Ministeriale dedicata all’Istruzione, nell’ambito della Presidenza italiana del G20, presieduta dal Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Tra gli argomenti, si tratterà sull’impatto dell’emergenza sanitaria sui sistemi d’istruzione, sul futuro della scuola e, soprattutto, si terrà conto delle esperienze maturate nei mesi della pandemia, sulla possibilità di strutturare percorsi più agevoli di transizione dalla scuola al mondo del lavoro.

Durante la Sessione Ministeriale Istruzione, che si terrà a partire dalle 10.30 al Monastero dei Benedettini, i Ministri dell’Istruzione del G20 avranno l’opportunità di condividere interventi e strategie messi in campo durante l’emergenza pandemica, per favorire una maggiore resilienza dei sistemi di Istruzione, garantendo a ogni studentessa e a ogni studente un’educazione di qualità, con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

A seguire, nel pomeriggio, dalle 14.30 i Ministri dell’Istruzione e del Lavoro si riuniranno in sessione congiunta per affrontare il tema della transizione dall’istruzione al lavoro, con particolare attenzione ai giovani, alle donne e ai gruppi vulnerabili.

Si avvia la tornata dei concorsi ordinari per gli insegnanti. Si parte da quelli dedicati alle discipline scientifiche ‘STEM’ per la scuola secondaria di primo e secondo grado, il cui bando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Le regole del concorso sono state semplificata in attuazione di quanto previsto dal nuovo decreto sostegni approvato a maggio e dal decreto legge numero 44 del 2021, che ha consentito di rendere più agili i concorsi in periodo pandemico.

Fisica, Matematica, Matematica e Fisica, Matematica e Scienze, Scienze e Tecnologie informatiche sono le discipline coinvolte, in coerenza con le misure di rafforzamento per l’apprendimento di queste discipline contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La procedura ‘STEM’ sarà rapida: ci saranno una prova scritta a risposta disciplinare multipla computer based, che comprenderà anche Inglese e Informatica, e una prova orale. Poi si procederà con la graduatoria.

Le prove scritte si svolgeranno nel mese di luglio, nei giorni 2, 5, 6, 7 e 8.
I posti a bando sono 6.129 suddivisi fra le varie discipline, oltre 60.000 le candidate e i candidati iscritti alle prove. La quota maggiore di candidati (si veda la tabella allegata) concorre per Matematica e Scienze (classe di concorso A28 - scuole secondarie di I grado): sono oltre 39mila.
Le prove saranno predisposte dal Ministero che si avvarrà di più Università per la loro stesura.

La tabella con candidati e posti:

A20 - SS – FISICA: candidati 2.924 – posti 282

A26 - SS- MATEMATICA: candidati 8.115 – posti 1.005

A27 - SS - MATEMATICA E FISICA: candidati 5.233 – posti 815

A28 - MM - MATEMATICA E SCIENZE: candidati 39.160 – posti 3.124

DIRIGERE LA SCUOLA n.  6/2021

Una scuola malata di burocrazia e gravata di moleste ed inopportune incombenze

Editoriale a cura di... Vittorio Venuti

Salvatore Pecorella- L’assestamento del programma annuale

Gianluca Dradi- Gli Esami di Stato del secondo ciclo: criteri per l’attribuzione del punteggio integrativo e della lode

Francesco G. Nuzzaci- Il diritto di accesso ai nominativi dei fruitori di compensi accessori da parte delle organizzazioni sindacali

Maria Rosaria Tosani - Le ferie non godute quando possono essere pagate?

Quando possono essere pagate le ferie non fruite?

Casi particolari in cui è possibile pagare le ferie non fruite

Gestione delle ferie non godute a SIDI

Sandro Valente- Il rinnovo della polizza assicurativa scolastica

Michela Lella- Per una effettiva ripresa

Giacomo Mondelli- I nostri ragazzi sono migliori di quello che si pensa e si dice

Anna Armone- La dichiarazione del Consiglio d’Europa sulla protezione della privacy dei minori in ambiente

digitale

 

Rubriche

LA SCUOLA IN EUROPAA cura di ... Mario Di Mauro

Insegnamenti e insegnanti per una buona scuola?

 

APPUNTI DI PSICOLOGIA DELLA GESTIONEA cura di ... Vittorio Venuti

Attaccamento e appartenenza, fondamenti della relazione insegnante-allievo (Quarta parte)

 

GIURISPRUDENZA SCOLASTICAA cura di ... Gianluca Dradi

L’informazione sindacale sugli esiti della contrattazione integrativa

 

SPORTELLO ASSICURATIVOA cura di ... Vincenzo Casella

Canone di Adeguatezza Assicurativa


 

AMMINISTRARE LA SCUOLA N.6/2021

Argomenti:

Maria Rosaria Tosiani-Il nuovo sistema  dei pagamenti: PAGO PA

Le  problematiche riscontrate dalle istituzioni scolastiche che al momento non hanno ancora avuto una risposta ufficiale. Vediamo di fare chiarezza! 

Leon Zingales - Maria Grazia Antinoro- Discordanze tra autocertificazione e casellario giudiziario nelle istituzioni scolastiche: ricognizione normativa

Carmelo Febbe e Angelo Orsingher  - Gli storni nel Programma Annuale

Rossella Blaiotta- La riforma del bonus docenti

Tra novità e interpretazioni contrastanti

Luciana Petrucci Ciaschini- Computo, riscatti, ricongiunzioni e totalizzazione per i dipendenti pubblici (Prima parte)

Carmelo Febbe e Angelo Orsingher- Ferie, prefestivi e orario di lavoro del personale ATA

Valentino Donà -Utilizzo improprio del contratto con il broker

Le problematiche riscontrate nell’affidamento del mandato di brokeraggio?

Maria Rosaria Tosiani- La gestione delle domande del personale ata iii fascia da parte delle istituzioni scolastiche

 

Rubriche:

LA SCUOLA NELLA GIURISPRUDENZA a cura di Antonio Di Lello

L’Organizzazione sindacale che ha partecipato alla Contrattazione Integrativa di Istituto ha diritto all’accesso della documentazione relativa alla distribuzione delle risorse economiche oggetto della Contrattazione stessa

 

PENSIAMOCI SU...  a cura di Angelo Muratore

Come nasce il contratto collettivo nel settore pubblico

 

PAROLE CHIAVE... a cura di Stefano Callà

La responsabilità erariale in ambito scolastico: l’approvazione dei progetti PON

 

L’ANGOLO DELLA PSICOLOGIA a cura di Vittorio Venuti

L’importanza di raccordare l’ambiente di lavoro con le disposizioni individuali

 

GIOCANDO S’IMPARA

RISPOSTA AI QUESITI POSTI DAI LETTORI

NOTE DI GIURISPRUDENZA IN MATERIA SCOLASTICA

Dirigere la scuola  n. 6/2021

Una scuola malata di burocrazia e gravata di moleste ed inopportune incombenze

Editoriale di Vittorio Venuti

E tre! Con il Piano delle scuole aperte d’estate siamo a tre intempestive e inopportune iniziative del Ministero dell’Istruzione nel breve volgere di pochi mesi. Prima è stato il dettato dell’ordinanza che ha archiviato le valutazioni in decimi in favore dei giudizi descrittivi nella scuola Primaria, senza curarsi di un’informazione preliminare né di prevedere una formazione ad hoc e neanche di approntare una congruenza con scuola dell’Infanzia e secondaria di primo grado. Da notare: ordinanza emanata proprio quando le scuole avevano già avviato le loro valutazioni trimestrali. Poi è stata la volta del Piano per l’inclusione degli studenti con disabilità che ha introdotto i nuovi modelli PEI e un“risibile” criterio per la ripartizione delle ore di sostegno. In coda, il “Piano scuole estate 2021”,con Circolare del 27 aprile e scadenza il 21 maggio.

Secondo una rielaborazione operata da FlcCgil dei dati sui trasferimenti dei docenti forniti dal Ministero, per le immissioni in ruolo e per le supplenze annuali nei diversi ordini e gradi di scuola, restano disponibili oltre 112.691 posti, tra comuni e di sostegno; un dato che potrà subire qualche variazione a seguito delle rettifiche o di modifiche nel contingente delle immissioni in ruolo.

·       Nell’Infanzia si calcola una disponibilità di 5.940 posti, di cui 4.297 normali e 1.643 di sostegno.

·       Nella Primaria si calcola una disponibilità di 23.538 posti, di cui 13.259 normali e 10.279 di sostegno.

·       Nella Secondaria I Gradola disponibilità èdi 38.884 posti, di cui 26.917 normali e 11.917 di sostegno.

·       Nella Secondaria II Grado la disponibilità è di 44.329 posti, di cui 37.417 normali e 6.912 di sostegno.

Secondo l’Organizzazione sindacale le cattedre di posto comune della scuola primaria e dell’infanzia facilmente saranno coperte grazie alla capienza delle graduatorie utilizzabili ai fini delle assunzioni (GAE + GM 2016 + GMR 2018), mentre per il sostegno sono presenti circa 2.000 aspiranti su circa 12.000 posti liberi.

Per le cattedre della secondaria la situazione è diversa. Infatti, mediante il concorso straordinario 2020 potranno essere assunti circa 27-28 mila docenti (visto il trend di bocciature e ammissioni) a fronte di 83.213 posti liberi. La restante parte di posti non assegnati, pari a circa 55.000 nella secondaria e circa 10.000 di sostegno nella primaria e infanzia, potrebbero essere coperti ricorrendo anche alle chiamate straordinarie da GPS. Tuttavia, se i requisiti fissati dal Decreto sostegni bis non saranno cambiati, le assunzioni potranno interessare solo la prima fascia GPS e solo i docenti con tre annualità di servizio e quindi è facile immaginare come il grosso di queste cattedre resteranno scoperte.

CORSO DI FORMAZIONE ON LINE:  LA GESTIONE DEI PROGETTI Piano Scuola  Estate

DALLA PROGETTAZIONE ALLA RENDICONTAZIONE

Modalità di iscrizione al corso

Per partecipare al corso è sufficiente comunicare via mail a direttore@euroedizioni.it  i nominativi e l'email dei dipendente partecipanti unitamente all'ordine della scuola con il CODICE CIG per l'emissione della fattura

il corso costa 30,00 euro per partecipante.

È disponibile il monitoraggio nazionale 2021 dei percorsi ITS (Istituti Tecnici Superiori), realizzato da INDIRE su incarico del Ministero dell’Istruzione. Il monitoraggio analizza gli esiti occupazionali a dodici mesi dal diploma delle studentesse e degli studenti che hanno concluso i percorsi presso gli ITS fra il primo gennaio e il 31 dicembre 2019. La rilevazione si è concentrata sull’analisi dei 201 percorsi oggetto di monitoraggio perché terminati nel 2019, erogati da 83 Fondazioni ITS su 104 costituite al 31 dicembre 2019 con 5.097 studenti e 3.761 diplomati.

“A dieci anni dalla sua nascita, il sistema degli Istituti Tecnici Superiori continua a dimostrare la sua piena efficacia in termini di occupazione - dichiara il Ministro dell'IstruzionePatrizio Bianchi - Questi dati ci dicono, però, che possiamo fare di più ed è l'obiettivo della riforma alla quale stiamo lavorando e che presenteremo a breve. È il momento di uscire definitivamente dalla fase sperimentale e creare una rete nazionale in grado di valorizzare le specificità territoriali. Una rete che renda questa scelta più attrattiva per i giovani e per le loro famiglie. Gli ITS devono essere percepiti sempre di più come parte integrante del sistema nazionale di istruzione terziaria, con una loro autonomia e una loro più forte caratterizzazione nell’ambito dei cicli di studio.  Il loro rilancio, al centro anche del nostro Pnrr, è un punto qualificante della strategia del Paese per uscire da stagnazione e bassa crescita e innalzare i livelli di studio”.

Il Presidente di INDIREGiovanni Biondi, evidenzia che“Gli ITS propongono un’offerta strettamente integrata con il mondo economico e produttivo, valorizzando tanto il capitale umano quanto il sistema produttivo nazionale e dei territori. Come evidenzia anche il monitoraggio, gli ITS confermano, nonostante la pandemia, la forza sul piano dell’occupabilità, della formazione e dal punto di vista sociale. Ciò è possibile grazie a un modello dinamico caratterizzato da una flessibilità organizzativa e didattica, da una rete di governance costruita insieme alle imprese, dalla capacità di intercettare l’innovazione, in particolare sul fronte dell’uso delle tecnologie abilitanti proprie al piano Industria 4.0, dalla coerente ricerca sulle metodologie di apprendimento e di acquisizione di competenze per i nuovi lavori”.

I percorsi in settori tecnologici d’avanguardia erogati dagli ITS hanno una durata biennale o triennale e fanno riferimento alle seguenti filiere: Mobilità sostenibile, Efficienza energetica, Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali - turismo, Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, Nuove tecnologie della vita, Nuove tecnologie per il Made in Italy: sistema agro-alimentare, sistema meccanica, sistema moda, servizi alle imprese, sistema casa.

A un anno dal diploma, L’80% dei diplomati ITS ha trovato lavoro, il 92% degli occupati in un’area coerente con il percorso di studi. Il dato risulta particolarmente significativo perché riferito al 2020, anno di esplosione della crisi pandemica. Del 20% dei non occupati o in altra condizione: l’11,1% non ha trovato lavoro, il 4,1% si è iscritto ad un percorso universitario, il 2,7% è in tirocinio extracurricolare e il 2,4% è risultato irreperibile. I dati relativi al tasso di occupati a 12 mesi, per area tecnologica, evidenziano in generale un trend in crescita per Mobilità sostenibile (83%) e Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82%). In generale per gli ambiti delle Nuove tecnologie per il Made in Italy si registra una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, nonostante i valori rimangano alti, è il caso dell’ambito del Sistema meccanica (88%) e del Sistema moda (82%) dove si ottengono i migliori risultati.

Il 42,1% degli occupati ha trovato lavoro con contratto a tempo determinato o lavoro autonomo in regime agevolato; tipologia contrattuale più utilizzata in tutte le aree tecnologiche. Unica eccezione per le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, area nella quale prevale l’apprendistato.

Scienza dell’Amministrazione Scolastica  n. 2/2021

EDITORIALE di Anna Armone

Direttore Esperta in Scienza dell’Amministrazione Scolastica

I guasti della rete sui minori!

In aumento gli adescamenti ed i reati che i minori inconsapevolmente commettono sulla rete

Il 5 maggio è stata la giornata mondiale contro la pedofilia. Le implicazioni con la tutela della privacy dei minori dovrebbero oramai essere assodate. Ma non è proprio così.

I casi di pedopornografia sono aumentati del 132%. “Numeri agghiaccianti - spiega Nunzia Ciardi, direttrice del servizio Polizia postale - Abbiamo notato una progressione preoccupante già negli ultimi anni”. Una tendenza che purtroppo non viene smentita dai primi quattro mesi del 2021: “Serve educare i giovani all’uso della Rete”.

L’isolamento sociale, la monotonia, l’impossibilità di avere relazioni che non siano mediate da uno schermo; a causa della pandemia di Covid-19, i bambini e i ragazzi si sono trovati a utilizzare sempre di più la tecnologia e la Rete. Ma proprio questa è tra le cause dell’importante incremento dei reati online contro i minori: pedopornografia, adescamento online, estorsioni sessuali, revengeporn, cyberbullismo e truffe sono le aggressioni subite dai più piccoli.

Rivista trimestrale di SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE SCOLASTICA

In questo numero:

Editorialedi Anna Armone:  I guasti della rete sui minori!

Nicoletta Tomba  - Contrastare il bullismo e il cyberbullismo a scuola

Carmen Iuvone - L’accesso civico generalizzato: una ricostruzione anche alla luce della più recente giurisprudenza

Vanna Maria Monducci - Gli effetti della pandemia sui processi educativi (Prima parte)

Renato Loiero  - Il piano nazionale di ripresa e resilienza e gli investimenti per l’istruzione

Gian Carlo Sacchi  - L’autonomia scolastica nel quadro socio-culturale del territorio

Stefano Callà  - La responsabilità amministrativa del personale scolastico per trattamento illecito dei dati

Federica Marotta  - La culpa in vigilando nei casi di bullismo

 

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA SUL MONDO DELLA SCUOLA

a cura di Vincenzo Palermo

 

RECENSIONI DI TESTI LEGATI A TEMI DI INTERESSE SCOLASTICO

a cura di Giuliana Costantini

Rivista bimestrale di Formazione e Aggiornamento professionale destinata a dirigenti e docenti delle scuole di ogni ordine e grado impegnati nel miglioramento dell'offerta formativa

Editoriale di Ivana Summa -La scuola: da crisalide a farfalla

La richiesta per una maggiore efficienza attraverso un forte cambiamento degli istituti scolastici è dovuta al fatto che un alto livello qualitativo dell’istruzione contribuisce ad incrementare la produttività e a generare una distribuzione più equilibrata della ricchezza del Paese. Di conseguenza, risulta decisivo riuscire a capire in che modo si possa migliorare il livello di qualità del nostro sistema d’istruzione e formazione, specialmente in una fase di vorticosa transizione che sta attraversando l’economia del nostro paese all’interno di una globalizzazione che proprio in questi ultimi mesi ha rivelato forti criticità e, contemporaneamente, formidabili potenzialità. Certo, le decisioni spettano ai governi e le politiche ne sono una conseguenza. Queste ultime, tuttavia - per loro stessa natura scuola - sono scelte opportunistiche. Si pensi all’endemico problema del reclutamento dei docenti, che oscilla tra la volontà di assorbire (e non eliminare!) le graduatorie e il bando di concorsi che non riescono a scegliere i migliori, oppure alle decisioni improvvisate sull’onda dell’emergenza, frutto di false immagini della scuola e che spesso guardano al passato.

Ad onor del vero, problemi vecchi di decenni oggi si manifestano con una gravità impensabile solo fino a due anni e, d’altro canto, hanno oggi a disposizione una formidabile opportunità, perché l’istruzione è una delle sei missioni di cui è composto ilRecovery Plan. Una rapida lettura della missione “Scuola e Ricerca” stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro - di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e 1 miliardo dal Fondo. Il suo obiettivo è rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico. Ci sono fondi ingenti da spendere a fronte di scelte coraggiose come lo 0-6 ma, come ha sottolineato il Presidente del Consiglio Mario Draghi, non ci sono solo cifre ma persone con il loro diritto al futuro. E, aggiungiamo noi, c’è in gioco il futuro stesso della scuola pubblica e di una delle istituzioni fondamentali del nostro paese.

Ovviamente, anche in questo caso, si sono immediatamente registrate delusioni di vario tipo provenienti dal mondo della scuola, riguardanti non tanto l’ingente cifra stanziata, quanto i settori scelti all’interno della specifica missione, che è necessario leggere alla luce di ciò che è funzionale alla crescita del nostro paese. è del tutto evidente, allora, che chi lavora dentro la scuola è naturalmente orientato, da una parte a guardare a bisogni percepiti come prioritari nel proprio contesto (di solito, più insegnanti e meno alunni per classe) e, dall’altra, a ritenere responsabili della qualità della scuola, e dei suoi destini, soprattutto i decisori politici.

ènecessario chiedersi se sia diffusa la consapevolezza, almeno tra gli operatori scolastici, che l’aumento delle risorse economiche non sembra incidere sulla prestazione scolastica degli studenti, in quanto studi empirici a livello internazionale non hanno rilevato significativi miglioramenti né sulla base di un determinato arco temporale né sulla base di confronti trasversali. Sappiamo, invece, e da numerosissimi studi e ricerche, che conta la qualità degli insegnanti, le forme di incentivazione per motivarne il continuo sviluppo professionale, le competenze in ambito educativo dei capi d’istituto che, in moltissimi paesi ma non in Italia, sono i garanti della realizzazione dei curricoli scolastici e dell’innovazione costante della didattica e degli stessi curricoli attraverso arricchimenti ed ampliamenti.

L’altro aspetto, che attualmente caratterizza il dibattito sulla scuola, si sta polarizzando intorno all’autonomia scolastica ritenuta alla base di comportamenti anarchici durante questi mesi di pandemia, a fronte di provvedimenti ministeriali, spesso tardivi, anacronistici, confusi. Avrebbero dovuto garantire una certa omogeneità di gestione - cosa mai accaduta, peraltro, prima ancora dell’attribuzione dell’autonomia - dimenticando che, comunque, le scuole agiscono pur sempre all’interno di contesti territoriali molto diversi, specie per quanto riguarda il loro concreto rapportarsi con gli Enti Locali, erogatori di risorse all’interno di politiche locali. E così alcuni “maître à penser prêt-à-porter”, sulla stampa nazionale e sui media, additano l’autonomia scolastica come la causa dell’inefficienza, invocando una nuova centralizzazione ministeriale per poter governare gli istituti scolastici con disposizioni uguali per tutti (sic!). Si pensi al caso “banchi a rotelle” che di per sé non sono né uno spreco né un investimento perché il loro utilizzo è subordinato al grado di innovazione didattica ed organizzativa e, dunque, avrebbero dovuto sceglierli le scuole e non il ministero.

Il dibattito tra accentramento e decentramento resta sempre aperto, ma le considerazioni vanno supportate da evidenze, frutto di ricerche e non di opinioni. Le evidenze che noi possiamo cogliere in questo ultimo anno, invece, ci rappresentano un arcipelago di scuole che manifestano una grande vitalità, in modo spontaneo e spesso volutamente in modo “tacito”. Ecco, allora, che nascono, dal basso, soluzioni che, pur all’interno di un quadro normativo generale, sono originali, creative, efficaci. Ci dicono che la libertà di insegnamento dei docenti, coniugata con le capacità di guida dei dirigenti scolastici lungo gli orizzonti dell’innovazione possibile con l’autonomia di ricerca e sperimentazione, ha reso le scuole più responsabili e più efficaci. Gli istituti scolastici, proprio in quest’ultimo incredibile anno, hanno dimostrato grande capacità di sviluppo, di naturale evoluzione, di spinta a liberarsi da involucri burocratici per poter spiccare il volo come farfalle. Per agire con autonomia e responsabilità le scuole hanno bisogno di acquisire la consapevolezza della crisalide burocratica in cui sono annidati ma che è anche capace, ad un certo stadio del proprio sviluppo, di dare un senso al suo esistere, che non è certo quello di applicare circolari ma di risolvere problemi, dare risposte a bisogni concreti, soddisfare aspettative. E per realizzare questa missione, i docenti e i dirigenti scolastici debbono dedicarsi alla qualità della didattica che è l’unica leva per combattere le diseguaglianze sociali e per garantire piena cittadinanza a tutti.

L’ennesima prova di quanto finora affermato la ritroviamo nel contributo di Flavia Marostica che, partendo da una recentissima ricerca“Osservazioni in classe. Quali pratiche didattiche nelle aule italiane”, condotta da Fondazione Agnelli e INVALSI, che ha coinvolto 1.626 insegnanti di 207 istituti comprensivi, mette in evidenza un aspetto fondamentale dell’insegnamento/apprendimento: le strategie utilizzate. È emerso che soltanto il 23% dei docenti osservati svolge azioni molto efficaci proponendo attività strutturate finalizzate al miglioramento. Le conclusioni sono che per migliorare l’apprendimento dei giovani è«necessario investire in formazione dei docenti»per metterli in grado di proporre attività strutturate di apprendimento e di autoregolazione.Sì, d’accordo, ma quale formazione iniziale, quale reclutamento e come fare la formazione in servizio? Le soluzioni del passato non sembra abbiano dato buoni risultati! Tuttavia, è bene tener presente che la ricerca citata non propone riforme ordinamentali; e questo è da plaudire perché le riforme possono essere perfette sulla carta ma possono essere realizzate soltanto da professionisti capaci di implementarle con libertà professionale e responsabilmente.

Il contributo di Marco Mongelli ci dice che è possibile migliorare proprio in tempo di crisi, facendo squadra, diventando comunità, realizzando laboratori permanenti per rafforzare competenze e creare motivazioni. Come afferma una docente: “Abbiamo iniziato a sentirci una comunità educante, nella quale ogni adulto presente era responsabile di tutti i bambini e, al contempo, non veniva lasciato mai da solo in balia di crisi comportamentali di alcuni alunni. Una comunità che non ha mai giudicato o colpevolizzato i propri componenti, ma che ha capito che alcuni tratti di personalità e caratteriali dei propri alunni possono essere gestiti meglio insieme, diventando un corpo unico fondato sulla fiducia e stima reciproca. Da aprile, di sicuro, inizierò la didattica in presenza con una nuova consapevolezza”.

Infine, segnaliamo il contributo di Alessia De Pasquale che affronta il discorso sull’errore che, tradizionalmente, a scuola non viene opportunamente inserito in una logica di miglioramento continuo e di valutazione per l’apprendimento, bensì di frustrazione, di paura di fallire davanti agli altri. Ebbene il teatro è un’ottima terapia antivergogna. Riportiamo una riflessione della nostra autrice, che ci pare particolarmente interessante: “Timidezza e vergogna sono i fattori psicologici che più frenano l’apprendimento, e sono spesso dovuti alla paura di quel che pensano gli altri. Il teatro e in particolare l’improvvisazione teatrale permettono però di ridurre la paura di sbagliare proprio perché aumentano la confidenza e la dimestichezza con l’errore..., per costruire scene e personaggi bisogna fare tanti tentativi, inciampare in errori e mettersi in discussione”. X

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