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AUGURI AL NEO MINISTRO DELL'ISTRUZIONE DOTT. FIORAMONTI. 

 Nel ricordare con l'occasione, che i DSGA ff sono i direttori incaricati di cui fino ad ora si è e si sta servendo il Miur per l'esercizio della funzione medesima, si ribadisce che la categoria è normata con decretazioni e disposizioni qualificate come lex specialis (si rimanda al D.lgs. 165/01 e successive decretazioni nonché all'emendamento autorizzativo sulla legge di bilancio 2018) che  fino ad ora sono state disattesi volutamente (dai funzionari? dal decisore politico?).  

I DSGA ff stanno ancora aspettando di essere riconosciuti nel ruolo esercitato perché la legge di comparto lo stabilisce e perché dopo 36 mesi di servizio anche la recente sentenza della Corte Europea lo riconosce. Siamo personale di ruolo interno all'amministrazione con nomina a T.D. reiterata negli anni e che la suddetta amministrazione  avrebbe dovuto confermare attraverso mobilità verticale.   Il Miur, d'altra parte non ha mai redatto né un regolamento di attuazione della direttiva europea né ha mai provveduto a regolarizzare le posizioni dei lavoratori con mobilità verticale. Adesso la sentenza della Corte è divenuta  ordinatoria e  stabilisce  che  i contratti di lavoro a T.D. che superano  i 36 mesi  devono essere convalidati con  le relative posizioni in ruolo.    

Si è cercato con ogni mezzo in questi ultimi tempi  di mettere da parte i DSGAff e di dimenticarli attuando un concorso ordinario aperto a tutti che non ha rispettato il doppio canale di assunzione: interno con percorso riservato e ordinario per soli esterni. Ciò nonostante la categoria ha prontamente resistito, ha partecipato alla preselettiva imposta dall'amministrazione uscente e molti noi (facenti funzioni altamente qualificati) sono rimasti fuori dall'accesso al concorso. Tutto ciò ha sviluppato una ignominiosa discriminazione che ha alimentato un'accesa contestazione per la lesione dei diritti legittimi  tanto è vero che con l'inserimento dell'emendamento, dell'on. Pittoni, Presidente della VII comm. Cultura del Senato, che richiama la normativa di comparto, nel decreto Salvaprecari,  presentato lo scorso 6 agosto al CdM, si sarebbe potuto ovviare autorizzando un percorso riservato per stabilizzare i dipendenti che da oltre 36 mesi hanno esercitato la funzione.  Peccato che le promesse non sono state mantenute e la categoria è rimasta nel nulla di fatto pur esercitando ancora la funzione con nomina a T. D. del

Dirigente Scolastico o dell'ambito territoriale. 

  Il nuovo ministro, pertanto, dovrebbe  attenersi alle disposizioni e attraverso decretazione autorizzare il percorso riservato agli interni che stabilizzi i lavoratori che stanno esercitando la funzione. Ci si augura che il Movimento 5 Stelle sia il partito che con onestà rispetti le leggi e la categoria dei lavoratori ingiustamente vessati i quali sono , anche loro, parte  del precariato storico della scuola.

  Il Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. Conte, è stato più volte informato della questione e con l'intesa unitaria del 24 aprile scorso, che lui stesso ha firmato, sono stati presi precisi impegni per la stabilizzazione dei Dsgaff. Si resta pertanto in attesa delle dovute disposizioni autorizzative per la stabilizzazione nei ruoli dei lavoratori che meritoriamente con onestà e dedizione stanno continuando a servire lo Stato.  Buon lavoro  Ministro e grazie per la cortese attenzione offerta.

 Anna Picardi

Maria Catena Fazio

Angelo La Torre

Barbara Magistri

Amelia Sparavigna

 Paola Danti

Umberto Schiavone

Il 12 settembre 2019 il MIUR ha fatto un accordo con le organizzazioni sindacali per tamponare è cercare di porre rimedio all'incredibile situazione di disfunzione che esiste negli uffici di segreteria  causa l'esistenza di 2907 posti vacanti non coperti con Direttori titolari.

E' del tutto evidenze l'incuria dell'amministrazione nell'apprestare per tempo la copertura dei posti. oggi si ricorre a dei rimedi che non possono soddisfare a pieno il funzionamento degli uffici di segreteria. Vengono preposti aspiranti facenti funzioni da ogni parte privi di qualsiasi esperienza, pur di coprire i posti. E' avvilente questo modo di gestire l'amministrazione. E' avvilente anche per la figura del Direttore SGA.

L'accordo raggiunto ha fornito le seguenti indicazioni per coprire in qualche modo i posti vacanti.

Per gli anni scolastici 2019/20, 2020/21 e 2021/22, si può procedere alla copertura dei posti con le procedure straordinarie indicate in ordine di priorità. Questo previa pubblicazione di avviso di disponibilità sul sito deIl’USR:

Le procedure nello specifico sono le seguenti:

  • In base ai criteri e alla procedura di cui all’art. 14, del CCNI del 12.6.2019. Mediante provvedimento di utilizzazione di personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo di altra provincia dello stesso USR o, in subordine, di altro USR;
  • O mediante affidamento in reggenza di posti di DSGA di istituzioni scolastiche a DSGA di ruolo in servizio nelle scuole viciniori, secondo la normativa vigente;
  • E mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi immessi in ruolo a decorrere dall’a.s. 2019-20. Che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili, il cui servizio è valido ai fini del periodo di prova qualora non già terminato;
  • Mediante conferimento di incarico ad assistenti amministrativi non di ruolo che dichiarino la disponibilità ad accettare l’incarico di DSGA su uno dei posti disponibili;
  • E infine mediante conferimento di incarico con contratto a tempo determinato di DSGA ai candidati inseriti nelle graduatorie di istituto del profilo di assistente amministrativo, nel rispetto della posizione occupata dai medesimi all’interno delle stesse. E a condizione che siano in possesso del titolo di studio previsto dalla Tabella B allegata al CCNL comparto scuola del 29.11.2007 (laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio o titoli equipollenti), che si siano dichiarati disponibili.
  • In allegato l'accordo sindacale

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena iniziato (2019-2020) dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. Pertanto, la legge che introduce questo insegnamento (Legge 92/2019) entrerà in vigore nell'anno scolastico 2020/2021.

Tale passaggio in realtà era già in parte preannunciato dalla ristrettezza dei tempi dell’iter legislativo della legge rispetto all’inizio dell’anno scolastico; tanto che lo stesso (ex-) ministro Bussetti era intervenuto rettificando la data di entrata in vigore della Legge (spostandola al 5 settembre), in modo da permettere alle scuole di prepararsi efficacemente. Un altro aspetto che può essere ritenuto “prognostico” dell’esito negativo dell’organo consultivo è rappresentato dal riconoscimento, nello stesso schema di decreto, del carattere “sperimentale” per l’anno 2019/2020.

Tuttavia tale intervento si è dimostrato insufficiente secondo il CSPI, che ha reso un parere  (di natura non vincolante ma obbligatoria)  dove ha sottolineato come sia indiscutibile che <<la legge decorerrerà a partire dal prossimo anno scolastico 2020/2021>>. Le principali problematiche sollevate dal CSPI sono la “imprecisa” individuazione della platea di istituzioni scolastiche coinvolte, così come l’assenza di riferimenti alle modalità di adesione. Inoltre, in luogo del carattere sperimentale per l’anno in corso previsto, il CSPI ha evidenziato l’assenza di un termine definito per tale fase transitoria, e al tempo stesso ha considerato come non chiaramente indicati gli obiettivi dell’insegnamento così come le finalità e i risultati previsti.

DIRIGERE LA SCUOLA N.9/2019

Invalsi: questione che affascina e divide

Editoriale di Vittorio Venuti

In finale d’anno scolastico un argomento che ha calamitato l’attenzione degli organi di stampa e dei media in generale è stato il Rapporto Invalsi 2019. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare che, quando si questiona sulla scuola, sono tutti bravi a parlare, dai politici ai sindacalisti, dai filosofi agli esperti d’altro, dagli opinionisti più o meno improvvisati al passante di lì per caso. Sull’esito delle prove Invalsi si è detto di tutto, da pareri di buon senso ed analisi accurate a valutazioni sommarie e tendenziose, cosicché gli stessi sono stati utilizzati per rimarcare le esigenze di un sistema d’istruzione che necessita di più cura ed attenzione oppure come alibi per evidenziare etichette contro o pro studenti ed insegnanti.

Quel che ne emerge è una carente informazione sulla finalità delle prove, questo al di là di come le prove siano, di anno in anno, pensate, elaborate e proposte. Alla fine, si guarda ai numeri, alle differenze di prestazione tra le diverse aree regionali ancora pensando l’Italia divisa in tre macroregioni inopinatamente contrapposte a partire dall’Unità d’Italia.

DIRIGERE LA SCUOLA n.8/2019

Concorso dirigenti scolastici:si va avanti! ... con riserva

Editoriale  di Vittorio Venuti

Infine è arrivata la salomonica decisione del Consiglio di Stato: il concorso dei dirigenti va a conclusione e ogni decisione in merito ai ricorsi, che avevano portato il TAR Lazio a sentenziarne l’annullamento, si sposta ad ottobre, dopo che i vincitori saranno stati nominati e si saranno insediati, rimediando, in tal modo, al costume delle reggenze, ormai pervenuto ad una consistenza numerica intollerabile ed umiliante per l’intero sistema scolastico.

Con la decisione del CdS non si chiude la partita, la si rinvia soltanto perché la scuola non abbia a trovarsi impedita a riprendere il proprio corso con l’avvio del nuovo anno scolastico. In tal modo si sospende la sentenza di annullamento pronunciata dal TAR Lazio e, contemporaneamente si sospende ogni pronunciamento in merito ai ricorsi che l’hanno prodotta. Significa che si è “preferito”tutelare la scuola per evitarle di precipitare nel delirio organizzativo proprio in chiusura di una procedura concorsuale, che passerà alla storia per la massiccia quantità di ricorsi di cui è stata fatta segno fin dal primo momento e che ha visto un proliferare di contestazioni in tutte le fasi di svolgimento. Contestazioni, peraltro, quasi mai campate per aria, così tanti sono stati i punti critici della procedura, le falle, le incoerenze e i molti casi di ottusa conduzione nei momenti di svolgimento delle prove.

Si comunica che  EUROEDIZIONI Torino e il CIDI di Bologna  organizzano un  Convegno a Rimini  per le giornate del  19 e 20 ottobre presso Hotel Continental  destinato non solo ai Dirigenti scolastici di nuova assunzione, ma si possono iscrivere anche gli aspiranti idonei in graduatoria in attesa di nomina, nonché i dirigenti già in servizio.

Il seminario ha carattere laboratoriale, affronta la soluzione dei casi proposti sulle principali funzioni che investono la professione del dirigente.

Formatori: Paolo Landri, Anna Armone, Ivana Summa, Gianluca Dradi, Rocco Callà, Marsa Bassani, Maria Rosaria Tosiani

In allegato l'intero programma del seminario e il modulo di adesione da restituire entro il 21 settembre 2019

DIRIGERE LA SCUOLA n.7/2019

Ancora episodi di violenza nella scuola dell’infanzia

Editoriale di Vittorio Venuti

In coda all’anno scolastico, si è avuta notizia, ancora, di altre malefatte di maestre della Scuola dell’Infanzia sui bambini loro affidati. Al solito, le telecamere testimoniano strattonamenti, spintoni, minacce, aggressioni verbali, e ancora i mezzi d’informazione hanno battuto la grancassa dando il via libera a commenti, discussioni, processi sommari e, a gran voce, si torna ad invocare le telecamere in tutte le classi di ogni ordine di scuola per mettere sotto controllo un po’ tutti.

Il MIUR nell'informativa ai sindacati ha comunicato che i candidati idonei alla procedura concorsuale  sono in totale 3.420, dei quali 94 con riserva; di questi saranno dichiarati vincitori i primi 2.900.

Restano fuori dalla nomina, benchè  abbiano superato le prove del concorso 520 candidati!

Il MIUR ha richiesto l’autorizzazione all’immissione in ruolo di 2.117 per tutti i posti vacanti e disponibili, così suddivisi: 1.982 dalla graduatoria del concorso, 7 per il Friuli di lingua slovena, 39 per gli idonei della procedura concorsuale di cui al DDG del 13 luglio 2011 della regione Campania, 67 per dirigenti scolastici che hanno presentato richieste di trattenimento in servizio ai sensi dell’art. 1 comma 257 della L. 208/2015 accolte dagli USR, 1 dirigente scolastico che ha presentato richiesta di riammissione in servizio accolta dal Direttore dell’USR, 21 soggetti in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali che riguardano la regione Sicilia.

I 2.900 vincitori entreranno in ruolo in due tranches: 1.989 nell’anno scolastico 2019-2020, i rimanenti nell'anno scolastico successivo.

Gli idonei ammessi con riserva potranno scegliere la regione e il loro posto sarà congelato fino alla pronuncia di merito del TAR.

Tra il 29 o il  30 luglio sarà pubblicata dal MIUR  la graduatoria nazionale

Dal 31 luglio al 2 agostoi candidati dovranno fare la scelta della regione dove vogliono essere nominati

Dal 5 agosto il MIUR assegnerài candidati alle regioni. Di conseguenza l'Ufficio scolastico regionale procederà  alla stipula dei contratti di lavoro e all'assegnazione della sede.

Il Direttore generale dell’USR assegni la sede nel rispetto dell’ordine di graduatoria e delle preferenze espresse dall’interessato.

L’assegnazione dei vincitori alle regioni avverrà secondo l’ordine di graduatoria ed in base alle preferenze espresse senza tener conto della legge 104

L’applicazione degli articoli 21 e 33 della legge 104 avverrà nell’assegnazione della sede di servizio ad opera del Direttore generale dell’USR

Gli uffici scolastici regionali in questi giorni provvederanno a pubblicare le sedi disponibili

La Casa Editrice Euroedizioni per la preparazione alle prove scritte del  concorso per Direttori SGA propone:

un corso di 20 lezioni on line  (Webinar), sulle materie del concorso.  L'obiettivo del corso è quello di far acquisire la tecnica di risposta:

ai quesiti a risposta aperta previsti per la prima prova scritta;

alla soluzione di un caso pratico previsto per la seconda prova scritta.

Proponiamo anche l'acquisto di due testi dal taglio teorico e pratico per affrontare le due prove scritte

Un testo di legislazione scolastica non commentato da portarsi dietro e consultare  il giorno delle prove scritte

Commentando il risultato del vertice sulle autonomie tenutosi ieri (19 luglio), in una intervista al “Messaggero”, il sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano ha dichiarato che “la scuola non sarà regionalizzata”, sulla base della risposta negativa data dal M5S alla richiesta dei governatori della Lombardia e del Veneto di far diventare gli insegnanti regionali. “Nessuno – ribadisce Giuliano - sia che si tratti di docenti, sia che si tratti di dirigenti scolastici, sia che si tratti di personale Ata, transiterà nei ruoli regionali. Il personale rimarrà tutto alle dipendenze del ministero dell’Istruzione e degli uffici scolastici periferici. E tutti saranno accomunati dal medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro. Non ci saranno nemmeno concorsi banditi dalle singole regioni. L’articolo 12 delle bozze di intesa che conteneva le richieste di regionalizzazione da parte delle regioni è stato stralciato”.

La posizione del Presidente Conte e del M5S è stata chiara. Fanno specie le dichiarazioni rabbiose dei due presidenti di regione Zaia per il Veneto e Fontana per la Lombardia. Dichiarazioni che non possono che suscitare sospetti sul tipo di gestione che la scuola si troverebbe a vivere nel caso in cui la regionalizzazione dovesse andare a buon fine.

Zaia, punto di riferimento della Lega, ha così commentato: "Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto cheall'interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d'accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo. Siamo cinque milioni di veneti e 150 miliardi di PIl. Ne abbiamo le tasche piene di pagare per vedere gente sprecare. La finiscano di parlare di unità nazionale, secessione dei ricchi, paesi di serie A o B. Vogliamo solo che i virtuosi siano premiati".

Sulla stessa linea il governatore Fontana: Attilio Fontana: "Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell'esito del vertice di oggi sull'Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l'intesa".

 

FARE L'insegnante n.5/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale Ivana summa Direttore responsabile

Abbiamo dedicato questo numero della rivista ai nuovi modelli di formazione in servizio del personale docente perché in quest’ultimo triennio sono stati investiti rilevanti finanziamenti in questo settore. Il nuovo si riferisce sia a quanto previsto e proposto nel Piano Triennale di formazione 2016-20190 emanato in attuazione della legge 107/2015, sia agli sviluppi della ricerca nell’ambito della formazione di adulti professionisti. Lasciamo ai margini le questione della obbligatorietà della formazione in servizio (ne, discute, peraltro, in modo problematico Luciano Lelli nel settore dedicato agli approfondimenti tematici) per poter considerare altri profili che riteniamo rilevanti.

 Con i termini aggiornamento e formazione generalmente si intendono le attività per stimolare l’apprendimento delle persone che agiscono in un determinato contesto lavorativo. I due termini non sono sinonimi, anche se entrambi sono attivati per la medesima finalità: migliorare le conoscenze e le competenze individuali per migliorare le performance dell’organizzazione. Aggiornamento e formazione sono i due volti di un processo organizzativo che non è fine a se stesso, ed anzi si intreccia con il più ampio ed articolato processo di gestione delle persone che operano in una organizzazione.

In entrambi i casi, l’ipotesi di base è, come è agevole comprendere, che un’organizzazione apprende, e dunque cresce e si sviluppa, attraverso le persone che in essa operano. In questa prospettiva, l’aggiornamento/formazione diventano insieme uno snodo critico in quanto qui si incontrano le potenzialità delle persone e i loro bisogni con le potenzialità e i bisogni dell’organizzazione. È importante sottolineare questo aspetto perché ci vogliamo focalizzare proprio su questo intreccio: l’obiettivo della formazione on the job è il sapere fertilizzato dall’esperienza lavorativa. Pertanto, poiché le organizzazioni hanno sempre più bisogno di migliorare il proprio livello di competenza, debbono necessariamente investire sulla promozione, diffusione, aggiornamento e sviluppo delle proprie risorse umane.

Infatti, un tempo, anche non lontano, era possibile tracciare un confine netto tra il momento della formazione iniziale attraverso lo studio e/o l’addestramento e quello dell’ingresso nel mondo del lavoro che, peraltro, si presentava molto stabile: da una parte la fase dello studio a scuola e all’università e, dall’altra, quella del lavoro in azienda, in ufficio, nelle professioni. Queste due grandi scansioni biologiche/biografiche della vita dell’individuo, oggi, hanno perso la loro stessa ragione d’essere, tanto che alla catena formativa (istruzione pre-scolare, primaria e secondaria) tutta confinata nella cosiddetta età evolutiva si va sostituendo un periodo formativo più lungo, dinamico e frastagliato che, assumendo la denominazione di “formazione permanente”, percorre tutto l’arco della vita.

Dunque, i tempi della formazione e quelli del lavoro non possono essere più così separati, ma - almeno in parte, durante il periodo lavorativo vero e proprio - debbono agire di pari passo. Cambia anche la qualità del tempo: quello della scuola e dell’università diventa il tempo per apprendere a imparare, mentre il tempo del lavoro deve trasformarsi in tempo di apprendimento dal lavoro perché solo in tal modo si sviluppano le proprie competenze e, contemporaneamente, quelle dell’organizzazione cui si appartiene.

Tutto quanto finora argomentato per dire che la formazione in servizio dei docenti - dopo un periodo sabbatico di ben 18 anni se si considera che l’obbligo di formazione fu cancellato con il C.C.N.L. della scuola del 1998! - si inserisce in una logica che supera il periodo di formazione iniziale (peraltro sempre più lungo!) separato dall’ingresso lavorativo nella scuola. Non si diventa docenti (né medici, né avvocati o ingegneri) in un periodo concluso e poi si vive tutta la vita della formazione iniziale. In un’epoca di cambiamenti così rapidi e così radicali, sia nel campo della conoscenza che in quello del lavoro, i docenti dovranno essere i primi ad essere in“formazione permanente” se vogliono continuare a sostenere una funzione sociale non abdicabile a nessun altro soggetto.

È pur vero che il docente è, innanzitutto, una persona di cultura, che vive nel tempo presente osservandolo e interpretandolo con i filtri culturali che caratterizzano la professione stessa dell’insegnare e, in questa prospettiva, cura il proprio sé professionale. Ma è altrettanto vero che oggi le organizzazioni di lavoro - e, in specie, quelle a forte rilevanza sociale - non possono affidarsi esclusivamente all’etica professionale dell’insegnante come “libero docente” e, d’altro canto, le istituzioni come la scuola hanno la necessità di calibrare costantemente la loro funzione ad esigenze e bisogni sempre più numerosi.

Fino a qualche decennio fa, fare formazione significava ancora prevalentemente progettare e realizzare corsi di formazione: limitata e approssimativa era l’analisi dei bisogni ed era praticamente assente la valutazione dei risultati. Quando quest’ultima c’è non va oltre il giudizio di gradimento del corso da parte dei partecipanti che devono dire se è piaciuto il corso, che cosa ricordano di più, che cosa hanno apprezzato dei docenti, se il materiale distribuito è stato utile o no.

Soltanto alla fine degli anni ’80 si comincia a parlare propriamente di “processo di formazione” articolato in: analisi dei bisogni, progettazione, realizzazione, valutazione dei risultati. Il ciclo si ripete e solo raramente - nelle grandi imprese e nei contesti lavorativi culturalmente più avanzati - viene realizzata un’indagine per valutare i reali effetti sul lavoro, quasi che questo aspetto non fosse rilevante. Eppure spesso l’offerta di formazione è ricca di interventi ma episodici e, comunque, senza un disegno strategico di coerenze e di continuità.

Oggi si è compreso che la formazione, per funzionare in termini di efficacia operativa, deve rappresentare un processo permanente, nel quale tutte e quattro le fasi citate assumono la loro specifica importanza e, soprattutto, l’analisi dei bisogni va collegata con la valutazione dei risultati. Sono due momenti separati nel tempo ma fortemente vicini nella loro valenza: si valuta il risultato raggiunto e, nel contempo, si progetta il futuro in un’ipotesi concreta di costruzione di un sistema di formazione permanente. Non solo, perché la formazione non prende più avvio soltanto dai bisogni ed aspettative dei singoli attori organizzativi ma, in via prioritaria, da un’analisi accurata dei bisogni di funzionamento e di crescita dell’organizzazione stessa. Così come la valutazione non va fatta sul singolo“corso”, ma sull’impatto in termini di cambiamento personale e di miglioramento organizzativo.

La legge 13 aprile 2015 n. 107 si inserisce in questa prospettiva e infatti, in più di un comma, fa riferimento alla formazione dei docenti e, in particolare, nel 124 quando afferma “Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale. Le attività di formazione sono definite dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento delle istituzioni scolastiche...sulla base delle priorità nazionali indicate nel Piano nazionale di formazione...”.

Un’attenta lettura della legge, inoltre, consente di comprendere la distinzione tra la formazione in servizio dei docenti che rientra in un piano più generale e sistemico e i bisogni formativi personali dei docenti quando. Il comma 120 afferma che“al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita... la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo...”.

La problematica sopra individuata è presente nei numerosi contributi che presentiamo nel numero 5 di gennaio 2019 e che sono il risultato di riflessioni su esperienze formative direttamente vissute tanto da entrare in aula con nuovi strumenti. Fare formazione dentro un luogo organizzato come la scuola significa innanzitutto investire nelle risorse umane a disposizione, aiutare le persone a riflettere sulle proprie esperienze e a rielaborarle, a rapportare positivamente le azioni alle teorie esplicite ed implicite che le presiedono, a concepire nuove idee e a riprogettare le proprie azioni, a collegare i concetti, le emozioni, gli atteggiamenti e il modo di fare e di essere negli aspetti importanti e critici del proprio lavoro.

La formazione continua dei docenti, infine, non può essere rapportata esclusivamente alla presunta carenza della preparazione di base, ma neanche ad un rincorrere continuamente le novità, bensì alla natura professionale del lavoro di insegnamento, al suo essere soprattutto un lavoro euristico ed ermeneutico e al fatto che la scuola, ogni scuola, deve operare di fatto come una comunità con una sua identità.

Oggi nella scuola c’è un bisogno aggiuntivo di formazione, perché tutto si sta trasformando tanto rapidamente che c’è il rischio che le persone, perdendo i precedenti punti di riferimento non siano in grado da sole di ritrovare nella propria esperienza i punti di partenza per progettare il futuro. Ruoli, professionalità, rapporti, cultura organizzativa, modelli e meccanismi di funzionamento, contenuti e metodologie di insegnamento sono oggi chiamati a rinnovarsi profondamente fino a trasformarsi, poiché soltanto cambiando, la scuola può continuare a svolgere la propria funzione. X

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