Ultime notizie

La nostra proposta formativa per superare il concorso prevede:

Un Corso di 48 webinar fruibile da subito

Il corso è offerto in differita, comprende tutti gli argomenti di base, di seguito elencati,  oggetto delle prove di concorso, con allegati tutti i materiali  utilizzati dai docenti e scaricabili

Costo del corso €200,00

Un Corso di 20 webinar che sarà attivato con l'uscita del Bando di concorso

Il corso è offerto in diretta e in differita, su temi specifici di approfondimento, in vista della preparazione alla prova di preselezione e soprattutto alle tre prove scritte. saranno trattati gli argomenti chiave oggetto del concorso per il superamento delle prove d'esame,

 Costo del corso €200,00.

Per completare la preparazione consigliamo l'acquisto dei seguenti testi:

CALLA’, VENUTI, Guida alla prova di  Preselezione  concorso per Dirigente Tecnico - Esercitazione  su 2500 Test a risposta multipla per la prova di preselezione su tutte le materie del concorso -, Edizione 2020, € 30.00

CALLA', TOSIANI, ARMONE, Manuale per la preparazione al concorso per Ispettore Tecnico del MIUR, Testo completo con tutti gli argomenti oggetto del concorso, Edizione 2020, pagine 1200, € 70,00.

CALLA', Codice delle leggi della scuola - Testo di legislazione scolastica ad uso concorso - Il testo è utilizzabile durante le prove scritte del concorso per Ispettore Tecnico, Pagine 1280, €35,00

I tre testi in offerta a soli 120,00

Chi volesse comprare il pacchetto completo che comprende il corso dei 48 webinar, il corso dei 20 webinar,  più i tre testi paga solamente 450,00 euro

Parlando a margine di un convegno alla Luiss di Roma, il Ministro Fioramonti ha annunciato che all’inizio del 2020 dovrebbe essere bandito il concorso straordinario per la scuola secondaria “per avere i 24 mila o forse più docenti di ruolo a partire dal 1° settembre in cattedra”.

Tempi più lunghi sono previsti per il concorso ordinario, al quale si prevede che parteciperà un gran numero di candidati, in considerazione del fatto che non si richiederà l’abilitazione all’insegnamento; il che  potrebbe far slittare al 2021 le altre 24 mila immissioni in ruolo.

Al di là delle dichiarazioni, comunque bisognerà fare i conti con i tempi burocratici: il decreto sulla scuola è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre e. per trasformarlo in legge ci sono 60 giorni di tempo, mentre la discussione in Aula comincerà il 25 novembre.

I requisiti per l’accesso al concorso sono:

-       titolo di studio valido per l’accesso alla classe di concorso

-       tre annualità di servizio anche non consecutive svolte a partire dall’a.s. 2011/12 e l’anno scolastico 2018/19 su posto comune o di sostegno

-       almeno un anno di servizio deve essere stato svolto per la classe di concorso o nella tipologia di posto per la quale si concorre

Per gli ITP il titolo di studio di accesso è il diploma, nonché gli altri requisiti di accesso.

Per l’accesso al concorso per i posti di sostegno è necessario essere in possesso della relativa specializzazione.

I docenti delle scuole paritarie partecipano alla procedura esclusivamente per conseguire l’abilitazione, purché soddisfino i seguenti requisiti:

-       tre annualità siano state svolte tra l’a.s. 2011/012 e l’a.s. 2018/19, anche non consecutive

-       possesso del titolo di studio completo

-       una annualità di servizio sia specifica su posto comune o di sostegno

-       il servizio sia prestato su classe di concorso o posto di sostegno.

Mentre i docenti della scuola statale partecipano per l’abilitazione e per il ruolo, i docenti della scuola paritaria partecipano solo per l’abilitazione.

Il disegno di legge presentato dal govenro per la formazione del bilancio 2020 prevede  la possibilità per le scuole che sottoscrivono abbonamenti alle riviste il rimborso fino all'80% della spesa sostenuta. Una occasione da non perdere per favorire l'aggiornamento professionale del personale dipendente.

“A decorrere dall’anno 2020, alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, che acquistano uno o più abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, è attribuito, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, un contributo fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente. Con decreto del capo del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri è emanato annualmente un bando per l’assegnazione del contributo”. I contributi, si legge nella bozza del provvedimento, “sono concessi nel limite massimo di spesa, che costituisce tetto all’erogazione del beneficio, stabilito annualmente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 26 ottobre 2016, n. 198, nell’ambito della quota delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di cui all’articolo 1 della stessa legge destinata agli interventi di competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri e comunque per un importo non superiore a 20 milioni di euro”.

FARE L'INSEGNANTE N.1

Editoriale di Ivana Summa - FARE L’INSEGNANTE: UNA RIVISTA RINNOVATA

La nuova rivista vuole proporsi come guida e supporto all’innovazione didattica ed organizzativa, alla formazione dei docenti, al cambiamento non imposto ma frutto dell’autonomia di ricerca e sperimentazione di cui è titolare ciascun istituto scolastico autonomo

Ci risiamo. Inizia un nuovo anno scolastico, ma il discorso pubblico sulla scuola è infarcito dei soliti temi e problemi che hanno in comune la cifra della loro quasi inevitabile ricorsività: il costo dei libri di testo per le famiglie, la vetustà e l’insicurezza degli edifici scolastici, l’esercito di supplenti da reclutare tra i cento rivoli delle graduatorie, la carenza dei dirigenti scolastici e dei direttori amministrativi, le vaccinazioni contestate dai genitori... . Quest’anno si aggiunge un altro tema: il cambio di governo e, dunque, il cambio di ministro e sottosegretari che, come è facile prevedere, si apprestano ad arginare le emergenze, a cambiare ciò che hanno fatto i loro predecessori e, manco a dirlo, a promettere aumenti salariali agli insegnanti.

Per quanto riguarda la scuola, la bozza della Legge di Bilancio 2020 non prevede nuovi tagli ma neanche fondi soddisfacenti. I famosi aumenti a tre cifre sono ben lontani!Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti della pubblica amministrazione, infatti,la bozza di legge di bilancio porta da 1,425 miliardi a 1,65 miliardi i fondi stanziati per il 2020 e da 1,775 miliardi a 3,175 miliardi i fondi per il 2021. Come confermato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, l’intervento sul cuneo porterà 40 euro in più al mese nelle buste paga dei dipendenti.

Per i dirigenti scolastici, a partire dal 2020, si prevede lo stanziamento di 30 milioni in più per il fondo unico nazionale per la retribuzione di posizione e di risultato.

Per il personale ATA saranno stanziati 5 milioni di euro annui finalizzati alla creazione di nuove posizioni organizzative del personale.

Per la formazione dei docenti, in materia di inclusione scolastica, verranno destinati 11 milioni dal 2020.

L’innovazione digitale si gioverà di 2 milioni di euro.

Fondi saranno erogati alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado che acquisiranno abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, a copertura fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente. I contributi verrebbero concessi nel limite massimo di spesa, che costituisce tetto all’erogazione del beneficio, stabilito annualmente con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nell’ambito della quota delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione comunque per un importo non superiore a 20 milioni di euro.

La Casa Editrice EUROEDIZIONI a seguito dell'emanazione da parte del MIUR della circolare del 30 settembre 2019 contenente le istruzioni per la redazione del programma annuale 2020 e la comunicazione delle risorse disponibili per avviare la contrattazione integrativa d'istituto per l'anno scolastico 2019/2020, organizza i due seguenti corsi con modalità webinar:

- 13 novembre 2019,  ore 15- Le modalità di predisposizione del programma annuale 2020. Il webinar avrà il taglio pratico operativo per mettervi in condizione di predisporre il programma annuale mediante la compilazione del MODELLO A, allocando in modo corretto le risorse nei relativi aggregati delle entrate e delle spese.

- 14 novembre 2019, ore 15,  La contrattazione integrativa d'istituto alla luce delle regole del nuovo CCNL, le modalità, le regole, la definizione del budget e la quantificazione dei compensi da erogare al personale.

In data 29 ottobre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha firmato il decreto scuola approvato dal Consiglio di Ministri lo scorso 10 ottobre, che prevede “misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti”, e che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il testo, adeguato rispetto a quello approvato dal CDM per eliminare parti a rischio di incostituzionalità contiene misure che riguardano, tra l’altro: concorso straordinario per la scuola secondaria, revisione della modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, la proroga della validità delle graduatorie di merito relative al concorso 2016 e della procedura per assumere in altre regioni i vincitori dei concorsi 2016, 2018, esclusione dalle rilevazioni biometriche dei dirigenti scolastici e del personale ATA, estensione del bonus merito ai docenti precari, concorso riservato ai facenti funzione DSGA, concorso per Dirigenti tecnici del MIUR.

Dalle ore 15 di martedì 29 ottobre sono aperte funzioni per l’iscrizione delle scuole alle prove Invalsi 2020. L’operazione sarà possibile fino alle ore 16,30 del 22 novembre.

Per tutte le indicazioni di merito e per la compilazione degli otto moduli utili, l’Invalsi ha predisposto una guida in formato PDF:

https://www.invalsiopen.it/wp-content/uploads/2019/10/iscrizionepdf.pdf

Pagina di accesso all’Invalsi: https://invalsi-areaprove.cineca.it/index.php?get=accesso.

Il Ministro Lorenzo Fioramonti, e l’Amministratore Delegato di TIM, Luigi Gubitosi, hanno firmato un protocollo d’intesa triennale finalizzato ad accelerare il processo di trasformazione digitale delle scuole italiane di ogni ordine e grado, puntando a elevare la qualità dell’offerta formativa degli istituti scolastici, attraverso l’innovazione didattica e l’integrazione delle nuove tecnologie nei processi di apprendimento.

L’accordo permetterà di realizzare azioni per portare nelle scuole e negli ambienti di apprendimento l’accesso alla rete internet, individuando casi pilota in tutta Italia anche in aree disagiate o caratterizzate da alta dispersione scolastica. Saranno inoltre attivate iniziative di formazione del personale docente e degli studenti volte a favorire lo sviluppo delle competenze digitali e promuovere la cultura scientifica nelle scuole, per ispirare i ragazzi nella scelta di percorsi formativi e professionali nel campo delle discipline STEM.

Si svilupperanno in tal modo azioni di “digitaleducation” di base con l’indicazione degli strumenti idonei ad agevolare la scoperta di approcci evoluti al digitale, attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative come il cloud e la realtà aumentata al servizio dell’istruzione. I progetti realizzati arricchiranno il curriculum attraverso percorsi di formazione e orientamento alle competenze digitali, in linea con i nuovi trend tecnologici e le richieste del mercato del lavoro.

 

Saranno molti i dirigenti scolastici che mercoledì 30 ottobre si ritroveranno a Roma per protestare contro gli articoli 17 e 18 del decreto “sicurezza” (D.L. 81/2008), che li carica di eccessive e pesanti responsabilità senza riconoscere loro alcun potere effettivo né risorse utili ad affrontare i molti problemi che affliggono le scuole.

Esistono responsabilità connesse alla valutazione dei rischi strutturali che sono da imputare all’ente proprietario e non al dirigente, alquale dovrebbe competere solo l’obbligo di richiedere all’ente proprietario degli interventi strutturali, di manutenzione e di messa in sicurezza degli edifici. È fuor di dubbio che spetta all’ente proprietario l’obbligo di consegnare edifici a norma, verificare sistematicamente lo stato di sicurezza degli stessi, effettuare gli interventi di manutenzione per prevenire il verificarsi di situazioni di pericolo.

La manifestazione è fortemente partecipata dall’Associazione “Modifica81”, creata dalla dirigente scolastica Franca Principe, avverso alla quale, qualche settimana fa la Corte di Cassazione ha confermato una condanna penale, cui si è aggiunta una sospensione dall’incarico e dallo stipendio per 5 mesi da parte del dirigente dell’USR, per una fatto occorso nella sua scuola nel 2011, durante il periodo di esami, quando peraltro, la stessa dirigente, era impegnata in altra sede.

FARE L'insegnante n.6/2018 -2019

Rivista mensile di Formazione e Aggiornamento professionale e culturale per i docenti delle scuole di ogni ordine e grado

Editoriale di  Luciano Lelli  Direttore editoriale

1.Come è più che noto a tutti gli addetti ai lavori, la valutazione è impegno continuo (oggetto di studio e ricerca, preoccupazione, anche in non pochi casi ossessione) in ambito scolastico. Essa, per altro, è attività esercitata anche in svariati altri campi operativi: per esemplificazione mi riferisco alla valutazione, costantemente reperibile nei giornali, delle prestazioni dei calciatori (giudicate con voti numerici e giudizi verbali).

Nella scuola essa costituisce un processo ininterrotto di ampliamento/articolazione dei principi fondativi, delle metodologie di attuazione, della rilevanza funzionale ad essa attribuita: fino al vigente livello molto elevato di complessità al quale si è pervenuti, tale da non escludere l’alta opportunità di intervenire, da parte di tutti i corresponsabili della valutazione, per essenzializzarla, per far sì che essa sia valenza operativa imprescindibile, non formalistica, non troppo onerosa in fatto di concretizzazione, effettivamente capace di contribuire all’implementazione qualitativa del sistema scolastico nazionale.

2.È conoscenza diffusa che per un tempo assai espanso di funzionamento del sistema scolastico ha costantemente agito in egemonia, anzi in esclusività d’uso, la valutazione interna. Essa era (e ovviamente ancora è) responsabilità degli insegnanti erogatori del servizio formativo, circostanza che implica inevitabilmente qualche problematica di accettabilità funzionale, come sempre accade allorché chi dà corso a una prestazione è anche giudice inappellabile della pertinenza della stessa. Essa, per una molteplicità di decenni, ha avuto quali destinatari esclusivi gli allievi, essendo sorta di dogma che gli insegnanti,fossero gli esiti di apprendimento dei discenti di buona rilevanza o carenti, erano in ogni caso“al di sopra di ogni sospetto”.

Ancora, la valutazione interna tradizionale, della quale sto tratteggiando alcune caratteristiche, aveva tipologia prettamente individualistica (con diffusa natura impressionistica, cioè era alquanto condizionata dalle impressioni di superficie espresse dai docenti nella loro relazione didattica con gli allievi); nei casi di certo non infrequenti di rilevante professionalità degli insegnanti, essa operava in forma di intuizione, cioè a dire di percezione immediata delle specificità di apprendimento, senza ricorso a particolari strumentazioni di apprezzamento; derivava inoltre, nelle sue manifestazioni, da criteri nettamente soggettivi, spesso di non agevole intendimento da parte di studenti e loro genitori.

Essa costantemente si avvaleva di strumenti rilevativi codificati e raramente messi in discussione, strumenti che tuttora sostanziano la valutazione privilegiata da molti docenti (mi riferisco in specie alle cosiddette interrogazioni - termine che inevitabilmente rinvia a atteggiamenti inquisitori e quasi polizieschi - e ai compiti in classe, per generazioni e generazioni di studenti vere e proprie prove cruciali, da evitare quando la sottoposizione ad esse non era proprio imprescindibile, indispensabile per il proseguimento formale del percorso di istruzione).

Il tipo di valutazione qui schizzato nelle sue apparenze più evidenti subiva largamente l’influsso di due effetti, il Pigmalione (per il quale la previsione formulata dall’insegnante riguardo agli sviluppi formativi di un alunno ha un esplicito e diretto influsso sulla configurazione degli stessi e comunque sul giudizio concernente la loro caratura, “previsione che si avvera”) e l’effetto alone, definibile come condizionamento per incidenza del quale una considerazione parziale, di verso positivo o negativo, tende ad estendersi alla totalità delle manifestazioni di ogni soggetto.

Infine, quando la valutazione interna è protagonista indubitabile, nella maniera attuativa codificata e sedimentata da assai protratta durata, si dà quasi senza scampo una separatezza sostanziale tra la medesima e le azioni di insegnamento, intervenendo per lo più la stessa a posteriori, non per porre in discussione la pertinenza dell’insegnamento bensì per misurare se e come gli allievi hanno introiettato nelle loro menti lo stesso.

Con la messa in evidenza di alcune caratteristiche non all’impronta qualificanti della valutazione interna, non intendo comunque far opera di demonizzazione, come diffusamente accaduto diciamo all’incirca nell’ultimo quarto di secolo: in essa, infatti, non è difficile ravvisare anche valenze di buona, convincente caratura: l’incidenza nella sua caratterizzazione delle doti culturali dei docenti; la sua prossimità alle peculiarità espressive di ogni alunno, circostanza che ne fa anche sul versante emotivo una pratica“calda”, coinvolgente, rassicurativa, appunto per la vicinanza che essa consente tra docente e discenti; la sua adozione in modalità dinamica e flessibile; il pregio, già evidenziato, della sua tipologia di intervento in forma di intuizione (quando di tale attitudine di comprensione gli insegnanti sono adeguatamente dotati).

3. Nel lungo periodo in cui la valutazione interna l’ha fatta da padrona, perfino l’ipotesi di corredarla parzialmente con modalità di valutazione esterna suscitava un rifiuto indignato. Poi si è verificata una sorta di frana, di tsunami e la valutazione esterna è scesa impetuosamente in campo con piglio di invasione totalizzante: ecco, quindi, l’entrata in scena delle prove OCSE-Pisa, di quelle INVALSI, di altra matrice ancora, vogliose tutte di ritagliarsi uno spazio.

Siffatto ricorso a miriadi di valutatori esterni è proprio indispensabile, ha davvero apportato un miglioramento della funzione della scuola di tipo autenticamente innovativo? Non intendo intervenire in proposito con perentorietà: ma un margine di dubbio mi pare legittimato.

Quali sono i connotati con più immediatezza percepibili e con progressiva frequenza condivisi nelle pratiche della valutazione esterna? Essa ha configurazione quasi inevitabilmente comparativa, soddisfa a una sorta di concupiscenza della classificazione, mira a una standardizzazione delle modalità di controllo, nell’adesione fideistica alle quali, tra l’altro, non è irrilevante il rischio di banalizzazione. Essa, perlopiù, viene intesa come azione di natura oggettiva, diametralmente differenziata rispetto alla soggettività della valutazione interna. In tal modo caratterizzandola non si tiene però nel debito conto la circostanza, molto evidenziata dagli epistemologi del Novecento, che l’oggettività, come corrispondenza tra la realtà e la descrizione della stessa, è un mito nel quale pure si è confidato per secoli: in particolare nell’analisi degli apprendimenti scolastici l’oggettività sfugge inesorabilmente; nella migliore delle circostanze si può addivenire ad atteggiamenti adeguati di intersoggettività, sempre per altro esprimibili sotto il segno della ipoteticità, dell’eventualità, della probabilità.

La valutazione esterna, ancora, quasi senza scampo condizionata dagli strumenti con i quali essa viene agita, implica l’egemonia logica dell’«aut aut» (una risposta è o vera o falsa). Però, la pratica di una avvalorante e formativa cultura richiede che ci si comporti intellettualmente non escludendo il «vel» (cioè a dire ritenendo che una tesi possa essere congetturalmente anche vera e falsa in contemporanea, soprattutto nella sua natura di opinione) e neppure l’«et» (la eventualità che un discorso non sia ineluttabilmente oppositivo rispetto ad un altro ma che con lo stesso si possa efficacemente integrare per comprendere meglio la realtà). Ancora (ma i rilievi critici si potrebbero espandere ulteriormente) nella valutazione esterna è insidiosamente innestato il rischio di eterogenesi dei fini: ciò vuol dire che essa con forte propensione si può snaturare, trasformandosi da strumento per qualificare l’insegnamento alla subordinazione del medesimo alle sue invasive logiche.

4. Riservo una breve nota a questo punto - coerente con le idee fondanti dell’intera riflessione - alla proposta di una impostazione virtualmente pregnante ed equilibrata della problematica qui argomentata: un dimensionamento sobrio della valutazione, come consapevolezza concettuale ed operativa che è bene non sottostare passivamente alla sua pretesa di perentoria centralità, attivando una integrazione strutturale avveduta e controllata dei due versanti qui discussi della stessa, nei modi in cui tentano forse di porre in essere (con esiti però al momento ancora assai labilied evanescenti per quanto attiene alla vivificazione autentica del servizio scolastico) recenti disposizioni normative, il DPR n. 80/2013 e il Decreto Legislativo n. 62/2017. Ma, allo stato attuale dell’arte, vale a dire tenendo conto dell’accanimento generalmente riversato sulla valutazione scolastica, sono davvero evitabili fenomeni distorsivi quali l’eccessiva immanenza, il formalismo, il ritualismo, la costrizione istituzionale a una profusione esagerata di energie professionali nel giudizio delle prestazioni degli allievi e pure di se stessi in quanto docenti?

5. Proseguo la ricognizione facendo entrare in scena una avvertenza che ritengo fondamentale: la distinzione, concettuale e operativa, tra valutazione come controllo qualitativo e quantitativo degli apprendimenti (verifica, misurazione sono i termini con i quali essa è diffusamente designata) e come apprezzamento, manifestazione di giudizio. Per quanto concerne la prima declinazione essa risulta con pochi dubbi utile nella qualificazione della formazione, per la sua attitudine a fornire conoscenze atte a calibrare assiduamente al meglio la configurazione della formazione. Il secondo versante invece, che pure attrae e gratifica in certo senso legioni di insegnanti, non lo si può considerare sempre e senza discussione essenziale e indispensabile (sostenendo sommessamente la tesi appena delineata, sono ovviamente consapevole che nella vigente mentalità di gran parte degli operatori scolastici essa è congettura anche scandalosamente venata di paradossalità).

6. Metto adesso in rampa di lancio un’altra avvertenza che considero imprescindibile, la quale però fatica tuttora nel venire condivisa: la valutazione non dovrebbe mai pretendere di riferirsi alle personalità degli allievi, in maniera per dir così ontologica, esprimendo sui progetti di vita degli stessi previsioni categoriche e con facilità errate, sia di segno positivo che negativo, limitandosi rispettosamente e cautamente ad osservare prestazioni sempre contingenti, condizionate da una pluralità di fattori concomitanti quasi sempre fuor della conoscenza dei docenti valutatori, per lo più sfuggenti all’attitudine rivelativa della valutazione. In proposito può essere illuminativo un aneddoto relativo ad Albert Einstein scolaro di sette anni. È stato trovato un giudizio valutativo della sua maestra, che suona pressappoco così: “Albert è un bambino sempre distratto e con la testa tra le nuvole, poco interessato agli argomenti svolti a scuola. Non combinerà mai nulla di buono nella vita”.

7.Un accenno ritengo a questo punto non impertinente riservare a una modalità valutativa attualmente imperversante, quella delle prove di verifica. Esse sono ormai egemonicamente istituzionalizzate a legittimazione dei giudizi valutativi periodicamente previsti dalle norme. Si ottemperi pure a quanto al momento la legislazione richiede: ma è proprio necessario dare ad esse un peso sempre incombente e minaccioso, far percepire agli allievi che il loro stare a scuola dipende notevolmente dalla loro adeguatezza alle richieste delle prove di verifica, generare così anche effetti ansiogeni e di saturazione sia nei discenti che nei loro genitori (nonché negli insegnanti stessi)? Ad arricchimento, non reificazione polemica delle tipologie valutative al momento in auge, replico la convinzione che si dovrebbe avere buona coscienza del fatto che è qualificante il ricorso anche a una costante valutazione intuitiva, scevra da schematismi e da gabbie criteriali, intrecciata alla natura immediata e palese sia delle tipologie dell’insegnamento privilegiate che degli apprendimenti da esse indotti o almeno favoriti.

In chiusura: principio apicale al quale tutti i corresponsabili del sistema scolastico si dovrebbero attenere è che missione della scuola è l’insegnamento orientato alla formazione integrale delle persone che della scuola per diritto basilare si avvalgono, non già l’accertamento, con tratti in alcuni casi di maniacalità, degli apprendimenti probabilmente conseguiti. X

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