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La Ministra Azzolina, intervenendo, a Bergamo, alla Rassegna degli Stati generali della scuola digitale, evocando il prezzo pagato al Covid dalla città ha evidenziato come essa rappresenti“un luogo simbolo dal punto di vista storico, che ha avuto la forza di rimettersi in piedi con una dignità incredibile, affrontando il dolore della perdita di tanti cittadini”.

Intervenendo nello specifico della rassegna, ha ribadito che “Sulla scuola digitale abbiamo investito più di 400 milioni in questi mesi, abbiamo acquistato più di 400 mila device e abbiamo portato la connessione dove era possibile farlo, ma tanto ancora deve essere fatto”. 

C’è un gap storico da recuperare – ha sottolineato - e per questo serve uno sforzo gigantesco per accelerare. Dalla crisi che stiamo vivendo, dobbiamo necessariamente far fiorire opportunità.In Italia sulla scuola non si è mai investito troppo, anzi, molto spesso si è tagliato. Oggi per fortuna la scuola è al centro di un dibattito sano, perché è stato proprio il coronavirus a far capire a tutto il Paese quanto la scuola sia importante”

“Paradossalmente questo momento difficile è stato un motore di accelerazione enorme per la scuola perché in questi mesi è stato fatto quello che purtroppo non si era potuto fare. Adesso dobbiamo farne tesoro, affinché dall’emergenza possa nascere una scuola migliore e più digitale.Oggi parliamo di didattica a distanza, e domani la didattica digitale dovrà essere fatta in classe,potrà essere un modo per arricchire le lezioni, abbattere le barriere degli alunni più fragili e con difficoltà di apprendimento e - per quanto riguarda l’amministrazione - alleggerire il più possibile il peso enorme della burocrazia”.

“La scuola - ha concluso la ministra - deve volgere lo sguardo al futuro e lo deve fare anche la politica, che non può pensare di lavorare per l’hic et nunc. L’emergenza coronavirus deve portarci a ragionare sulla scuola che vogliamo”.

In una intervista a RaiNews, richiesto di pronunciarsi sulla possibilità che il prossimo DPCM decida sulla riapertura della scuola, Andrea Crisanti, virologo e direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova ha risposto che si tratta di questione di metodo: “Abbiamo gli strumenti per verificare qual è l’impatto della riapertura delle scuole? Se sì riapriamo, se è no è chiaro che dobbiamo attrezzarci. Il problema è se abbiamo un sistema per misurare se c’è trasmissione all’interno delle scuole aperte? E se aumenta cosa facciamo? Questa è la domanda da porsi”.

In arrivo l’ordinanza che definirà il passaggio dai voti numerici ai giudizi descrittivi nella scuola primaria, in attuazione di quanto previsto dal decreto Scuola.

La recente normativa ha infatti individuato un impianto valutativo che supera il voto numerico e introduce il giudizio descrittivo per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, Educazione civica compresa. Un cambiamento che ha lo scopo di far sì che la valutazione degli alunni sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno.
L’Ordinanza con le indicazioni operative per le scuole e le Linee Guida allegate saranno ora inviate al Consiglio superiore per la Pubblica Istruzione (CSPI) per il necessario parere.

Secondo quanto illustrato durante l’informativa sindacale, il giudizio descrittivo di ogni studente sarà riportato nel documento di valutazione e sarà riferito a quattro differenti livelli di apprendimento:

·       Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

·       Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

·       Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.

·       In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

I livelli di apprendimento saranno riferiti agli esiti raggiunti da ogni alunno in relazione agli obiettivi di ciascuna disciplina. Nell’elaborare il giudizio descrittivo si terrà conto del percorso fatto e della sua evoluzione.

La valutazione degli alunni con disabilità certificata sarà correlata agli obiettivi individuati nel Piano educativo individualizzato (PEI), mentre la valutazione degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento terrà conto del Piano didattico personalizzato (PDP).

La documentazione completa e definitiva sarà pubblicata sul sito del Ministero dopo il parere del CSPI.

“Quando e come si faranno gli esami di Maturità?”. “E quelli delle medie?”. “Quando riprenderanno le attività in presenza?”. Sono solo alcune delle domande che studentesse e studenti hanno rivolto alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, attraverso #LaMinistraRisponde, la rubrica pensata dal Ministero dell’Istruzione per dare risposta in modo rapido e diretto ai quesiti di ragazze e ragazzi, personale scolastico, genitori, cittadini che spesso arrivano via social. Prima ‘puntata’ su Instagram, dedicata a studentesse e studenti che si sono concentrati su temi molto pragmatici: esami di fine anno, didattica a distanza e ripresa delle lezioni, eventuali novità legate all’emergenza per i Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento, utilizzo dei laboratori.

·       Link: Qui trovate le risposte della Ministra

La rubrica sarà periodica e sarà dedicata in modo alternato una volta ai ragazzi e, la volta successiva, al personale della scuola e alle famiglie.

Come da ordinanza n. 90 del 15 novembre, in vista della ripresa delle attività in presenza a far data dal 30 novembre 2020, compatibilmente con il quadro epidemiologico rilevato sul territorio, la regione Campania ha attivato, a partire dal 24 novembre 2020, il portale “Scuola sicura”, per consentire al personale docente e non docente delle classi seconda, terza, quarta, quinta elementare e prima media, nonché ai relativi familiari conviventi, di prenotarsi per lo screening attraverso somministrazione di tamponi antigenici.

Con notaprot. AOODGPER n. 37467 del 24/11/2020, nel quadro delineato dal C.C.N.I., il MI ha definito l'assegnazione delle risorse finanziarie della formazione per l'a.s. 2020-2021 anche al fine di assicurare la necessaria continuità delle iniziative formative in servizio per gli insegnanti.

Con successiva nota, sulla base di fondi disponibili nell’anno finanziario 2021, potranno essere programmati interventi formativi rivolti al personale ATA.

Considerato l’attuale stato di emergenza da COVID-19 tutte le iniziative di formazione riguardanti il personale docente dovranno essere realizzate con modalità telematiche svolte a distanza. Il quadro contrattuale conferma la visione strategica della formazione in servizio come elemento di sviluppo dell’intero sistema educativo e, a tal fine, mette a disposizione di ogni singola unità scolastica una quota garantita delle risorse finanziarie disponibili per far fronte ai bisogniformativi specifici, mentre assegna alle scuole polo per la formazione il compito di realizzare sul territorio le azioni formative di sistema, definite a livello nazionale. La nuova impostazione organizzativa e metodologica, scaturisce anche dall’esito del confronto del 18 novembre 2019, nel quale sono stati precisati, ai sensi dell’art. 22, comma 8, lettera al) del C.C.N.L. 19 aprile 2018, gli obiettivi e le finalità della formazione del personale docente, educativo ed A.T.A..

L’assetto organizzativo per l’a.s. 2020-2021 vede le scuole polo per la formazione come destinatarie delle risorse finanziare. I fondi saranno ripartiti alle scuole polo per la formazione in modo proporzionale al numero del personale docente dell’organico dell’autonomia. In particolare, una quota pari al 40% delle risorse disponibili sarà utilizzata per la gestione coordinata sul territorio delle iniziative di formazione previste dall'Amministrazione scolastica con particolare riferimento alle priorità nazionali individuate come strategiche per quest’anno scolastico (v. oltre).

Le priorità per la formazione docenti per l’a.s. 2020/2021:

a) la didattica digitale integrata (DDI);

b) l’educazione civica con particolare riguardo alla conoscenza della Costituzione e alla cultura della sostenibilità (Legge 92/2019);

c) le discipline scientifico-tecnologiche (STEM);

d) i temi specifici di ciascun segmento scolastico relativi alle novità introdotte dalla recente normativa.

Inoltre saranno organizzate, con il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, azioni formative di sistema rivolte alla valutazione intermedia e finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, come noto a breve oggetto del passaggio dalla valutazione numerica alla valutazione descrittiva attraverso una apposita Ordinanza che sarà emanata a breve.

Per ciò che riguarda invece le singole istituzioni scolastiche, potranno essere programmate e realizzate, sulla base di quanto definito nel paragrafo 3, tutte le iniziative formative che rispondono ai bisogni individuati nel corso dei processi di autovalutazione, piani di miglioramento e rendicontazione sociale. Un ampio repertorio di temi e di possibili ambiti di riflessione sono contenuti nell’esito del confronto allegato al CCNI sulla formazione (19-11-2019). Le esigenze formative potranno essere efficacemente affrontate attraverso la costituzione di reti di scopo (art. 7-Dpr 275/1999) e la realizzazionedi progetti consorziati con Università, Enti locali, enti accreditati e associazioni riconosciute.

Nota MI:https://www.miur.gov.it/web/guest/-/formazione-docenti-in-servizio-a-s-2020-2021-assegnazione-delle-risorse-finanziarie-e-progettazione-delle-iniziative-formative-nota-prot-aoodgper-n-37

Il Presidente del Consiglio Giuseppe, in occasione della presentazione del Rapporto Svimez 2020 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, ha annunciato che, “dal punto di vista sociale, vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie, e soprattutto alle donne, di inserirsi nel mercato del lavoro”. Inoltre ha confermato l’intenzione del Governo di riportare i ragazzi a scuola prima delle vacanze di Natale.

L’effetto di questa estensione del tempo pieno, per complessive 40 ore settimanali, comporterebbe comunque un incremento non indifferente di docenti e di personale Ata, ma, al contempo, anche l’urgenza di creare delle strutture scolastiche adeguate, prevedendo la mensa dove oggi non c’è. E, non di seconda importanza, il riscontro delle famiglie; specialmente al Sud, la richiesta di tempo pieno risulta ancora modesta.

Con l’ordinanza cautelare n. 7199/2020 depositata il 20 novembre 2020, resa nel ricorso 8267/2020, il TAR Lazio riconosce la possibilità di effettuare prove suppletive di concorso per gli insegnanti bloccati a casa con il Covid quando ci saranno le condizioni di sicurezza straordinaria. Viene quindi smentita l’impostazione ostativa del ministero dell’istruzione alla effettuazione di una prova suppletiva. Il provvedimento del TAR si riferisce al caso specifico di una insegnante che, posta in quarantena in quanto risultata positiva al Covid-19 al test diagnostico molecolare, non ha potuto partecipare alla prova concorsuale scritta tenutasi il giorno 29 ottobre 2020, in quanto oggettivamente impossibilitata.

Ai docenti che non hanno potuto sostenere la prova del concorso straordinario, si riconosce la possibilità di avere una seconda possibilità.

Le regole del concorso prevedevano la possibilità di fissare una sessione suppletiva in favore di candidati impossibilitati a presentarsi, perché collocati in isolamento fiduciario oppure in quarantena in applicazione delle vigenti misure sanitarie di prevenzione epidemiologica da Covid-19, quindi ha sempre escluso l’apertura a sessioni suppletive del concorso. La questione, però, si arricchisce di un aspetto di cui l’ordinanza del TAR tiene conto in relazione all’ipotesi eccezionale della pandemia: l’interessato non può violare l’obbligo di trattenimento domiciliare, quindi non pare che si possa precludere al cittadino di concorrere ad un ufficio pubblico, qualora ricorrano circostanze non imputabili né prevenibili né dallo stesso cittadino evitabili.

I sindacati avanzano la proposta di risolvere il problema del concorso straordinario, consentendo l’accesso ai ruoli tramite lo scorrimento di una graduatoria con esame orale al termine del primo anno di nomina.


 

Intervenendo “Sette Storie” su Rai 1, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina ha informato della possibile riapertura delle scuole ed ha anche informato sul concorso straordinario dei docenti, sospeso per il Covid-19 mentre era già in fase di svolgimento.

Azzolina ha precisato che e mancano solo 4 giorni di prove per terminare la selezione e che a breve partiranno le correzioni delle prove già espletate, che sono il 73%.

“Il concorso – ha evidenziato - è stato espletato per il 73%  delle prove, mancano quattro giorni per terminare il concorso che ci  permetterà di assumere i precari che avevano già 36 mesi di servizio  nella scuola, poi partiranno anche gli altri concorsi. Abbiamo rispettato la nostra amata Costituzione e daremo ai nostri studenti degli insegnanti a tempo indeterminato. Partiranno a breve le correzioni del 73% delle prove già espletate”.

Per il corrente anno scolastico il Ministero all’Istrzione ha pubblicato la nota n. 20706 del 13 novembre 2020 e il decreto ministeriale 27 ottobre 2020, n. 152, recante il Programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2020/2021, consultabili insieme a tutta la documentazione nella sezione Valorizzazione delle eccellenze Normativa 2020 2021
Le Competizioni (anno scolastico 2020/2021) sono distinte per i seguenti ambiti:
Artistico, Economico – Sociale, Linguistico – Letterario, Logico – Matematico, Musicale –Coreutico, Pluridisciplinare, Scientifico – Tecnologico, Storico – Filosofico, Ambito Tecnico – Professionale,

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/-/competizioni-per-l-anno-scolastico-2019-2020

FARE L'INSEGNANTE N. 5/2020

Editoriale di Ivana Summa -La scuola di fronte ad un compito di realtà

Che cosa hanno fatto le scuole in questi mesi di choc organizzativo? Presto detto: hanno affrontato un “compito di realtà” somministrato, contemporaneamente e impetuosamente, a ciascun insegnante, al dirigente scolastico e a tutto il personale della scuola, da soli e collettivamente. Chi ci legge sa benissimo che cosa sia un compito di tale natura e come lo stesso - se somministrato in ambito scolastico e formativo - riguardi sia la fase di progettazione del curricolo d’istituto e dei curricoli disciplinari, sia la fase di valutazione delle competenze. Ma perché sia efficace sul piano dell’acquisizione di competenze da parte del soggetto che apprende, è necessaria la cosiddetta autovalutazione che, essendo un processo metacognitivo ed esercitando una sorta di controllo sul proprio apprendimento, induce comprensione profonda e consapevolezza delle proprie capacità.

Se consultiamo qualche manuale, è facile trovare qualche definizione di compito di realtà che, generalmente, viene descritto come una situazione-problema da affrontare utilizzando conoscenze e abilità già acquisite, mettendo in pratica capacità di problem-solving e diverse abilità in relazione all’attività proposta e all’interno di contesti sociali moderatamente diversi da quelli resi familiari dalla pratica didattica. Un compito di realtà non è mai solo un impegno individuale, ma può essere svolto, interamente o in alcune sue parti, individualmente, in coppia, nel piccolo gruppo e contemplare momenti di condivisione con l’intera classe, nel grande gruppo, per l’argomentazione finale. Rappresenta uno spazio di autonomia e responsabilizzazione dell’allievo ed avere una connessione evidente e diretta con il mondo reale e una esplicita significatività per gli alunni che vengono sollecitati e motivati dalle sfide che in esso si propongono. L’impegno di lavoro richiesto deve collocarsi nella zona di sviluppo prossimale di ciascuno, in cui non si conosce ancora bene la situazione ma si possiedono tutti gli strumenti cognitivi per affrontarla e risolverla. Pensare il compito di realtà in questi termini - per il solo fatto che vengono stimolati contemporaneamente l’impiego di processi cognitivi complessi, come il ragionamento, il transfert, il pensiero critico e divergente, ma anche processi emotivi di diverso tenore ed intensità - significa prevedere per la sua realizzazione differenti modalità di azione e percorsi di soluzione. Tradotto: non c’è un unico e predeterminato percorso e ci sono soluzioni diversificate.

Tuttavia, il compito di realtà che ha affrontato la scuola in questi mesi deve essere collocato nell’ambito dell’imprevisto e dell’inatteso. Non rientra, infatti, nell’alone dell’incertezza in cui si colloca l’agire umano e delle istituzioni nelle quali, in quanto pubbliche amministrazioni, il massimo di stress finora era causato dalle riforme che, peraltro, hanno abituato le scuole al trasformismo burocratico. Insomma, si è trattato finora di compiti affrontabili dalle scuole.

Dunque, proprio perché è stato un compito immane, diventa necessario che ogni scuola si autovaluti per davvero, interrogandosi con modalità partecipative e approccio riflessivo su:

come ha risolto i problemi più impellenti causati dall’inaspettata chiusura;

come può capitalizzare ciò che è stato appreso sul campo;

che cosa può salvare delle attività praticate prima del lockdown;

che cosa ha appreso dalle attività realizzate;

quali aspetti necessitano di un confronto a tutto campo;

quali processi, connessi con tutti igli aspetti riguardanti;

se tornare al passato o innovarsi profondamente.

In sostanza le singole scuole - uscendo dalle asfissie burocratiche del RAV, dei PdM e del bilancio sociale - dovrebbero realizzare una autentica autoanalisi d’istituto. Autentica vuol dire genuina, vera, originale, non falsata dalla cultura dell’ adempimento. Parlare di autoanalisi, poi, significa rinunciare a logiche modellistiche e di comparabilità con altre scuole più o meno simili, ed anzi puntare sulla soggettività e sull’emersione di istanze interne. Si tratta pur sempre di un’autovalutazione, ma condotta con modalità gestite direttamente dagli attori scolastici (i docenti, innanzitutto!), utili ad analizzare criticamente e rielaborare le proprie pratiche didattiche che, in questi ultimi mesi, hanno subito uno sconvolgimento più o meno consistente. L’autoanalisi richiede un approccio situato all’autovalutazione, poiché la singolarità dei processi formativi sta proprio nella loro correlazione con il contesto in cui avvengono, ma anche un approccio partecipato in modo esteso, perché tutti hanno vissuto la stessa storia ma in modo differente. La riflessione che si attiva nell’autoanalisi deve essere, per così dire,“armata” degli attrezzi giusti e senza pregiudizi per raccogliere i dati, ma anche coinvolgente come solo può avvenire in un’attività di ricerca-azione, tutta guidata dalla volontà di innovare profondamente l’offerta formativa della scuola poiché si prende coscienza del fatto che è stata messa in crisi la nostra stessa professionalità.

Non si tratta di rifare il RAV come atto dovuto con scadenze fissate dal superiore ministero, ma di una scelta forte, inattesa e imprevista che una scuola coraggiosa compie in piena autonomia, riappropriandosi in modo endogeno del contenuto stesso del proprio lavoro: insegnare per far apprendere. E ciò comporta, inevitabilmente, un bilancio di ciò che è stato realizzato per ri-creare un futuro realizzabile perché pensato da tutta la comunità professionale. Non proponiamo, infatti, un corso di formazione in cui l’esperto deve convincere l’uditorio a sostituire alcune pratiche professionali con altre così nuove da sembrare impraticabili e, comunque, rischiose. Stiamo proponendo - ispirati da alcuni contributi inseriti in questo numero e dalle tante suggestioni provenienti dalla stampa e dai social media - che la scuola, una volta tanto, abbandoni lo stato di “confusione valutativa” in cui è precipitata quando si è interrogata su come valutare gli studenti, salvo accorgersi che non si può valutare tutto e, soprattutto, nello stesso modo. L’autovalutazione con modalità analitica, situata e partecipata, quand’anche non producesse quell’innovazione radicale nella didattica, intra-moenia ed extra-moenia, che è il vero problema che va affrontato da ciascuna scuola, sarebbe comunque un’autentica formazione in servizio.

Come scrive Massimo Recalcati su Repubblica del 29 maggio, è necessaria “...una volontà decisa di cogliere in questa tremenda emergenza l’occasione per una rivoluzione culturale”, riferendosi a tutta la società. E le nostre scuole desiderano questa rivoluzione culturale o vogliono tornare alle vecchie routines didattiche e valutative.

Nei diversi spazi che la rivista riserva ai contributi dei nostri autori, troverete interessanti spunti per una rivoluzione culturale. Cito, tra gli altri, la riflessione di Gabriele Benassi, docente di lettere nella scuola secondaria di 1° grado e consulente del ministero per il PNSD che testualmente non ha paura di affermare quanto segue: “Sarà opportuno un monitoraggio sugli esiti, che, credetemi, non saranno molto diversi, come livelli di apprendimento, da quelli consueti. Non c’è da meravigliarsi perché la nostra scuola, così come è strutturata, mantiene tendenzialmente i livelli di entrata per tutto il suo corso.è purtroppo frequente che chi entra fragile esca fragile. Non mi meraviglierei quindi se i dati in uscita di questo anno scolastico non si diversificassero da quelli degli anni scolastici precedenti. Chi era bravo in classe, lo è stato a distanza; chi era fragile in classe, lo è stato anche a distanza”.

Sempre restando nell’ambito di riflessione riservato alla valutazione, degno di nota è il contributo di Loredana De Simone che, alla guida di un istituto comprensivo, ha accompagnato“a distanza” ma con vicinanza e prossimità professionale, anche e soprattutto sul piano pedagogico e didattico, la crescita di tutto il collegio dei docenti e di tutti e tre i gradi di scuola, proprio inducendo una! riflessione sulla funzione formativa della valutazione sia per gli alunni che per i docenti.

Infine, la valutazione viene affrontata, sotto il profilo giuridico, da Anna Armone che, prendendo spunto proprio dal testo del d.lgvo n. 62/2017, sottolinea che una valutazione sensata anche sul piano formale deve basarsi su un procedimento sensatamente motivato. E così conclude:“La scuola, se privilegia la valutazione formativa, in realtà assume come focus la valutazione delle competenze che, come è noto, è prevista alla fine della 5a primaria, a conclusione della scuola secondaria di 1° grado, a chiusura del biennio della scuola secondaria di 2° grado e, infine, a conclusione dell’esame di stato quinquennale. Ma l’iter procedurale, nella valutazione formativa riguardante gli anni intermedi, potrebbe essere il medesimo e nulla vieta di praticarlo per trasformare i livelli previsti dalla certificazione di competenze in voti numerici”.

E ricordiamo che questa rivista , più modestamente, intende diffondere la cultura delle competenze: degli alunni, dei docenti e di tutta la scuola. Se una scuola non pensa e non fa ricerca in innovazione non è un’istituzione competente.

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