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La Ministra Azzolina, intervenendo, a Bergamo, alla Rassegna degli Stati generali della scuola digitale, evocando il prezzo pagato al Covid dalla città ha evidenziato come essa rappresenti“un luogo simbolo dal punto di vista storico, che ha avuto la forza di rimettersi in piedi con una dignità incredibile, affrontando il dolore della perdita di tanti cittadini”.

Intervenendo nello specifico della rassegna, ha ribadito che “Sulla scuola digitale abbiamo investito più di 400 milioni in questi mesi, abbiamo acquistato più di 400 mila device e abbiamo portato la connessione dove era possibile farlo, ma tanto ancora deve essere fatto”. 

C’è un gap storico da recuperare – ha sottolineato - e per questo serve uno sforzo gigantesco per accelerare. Dalla crisi che stiamo vivendo, dobbiamo necessariamente far fiorire opportunità.In Italia sulla scuola non si è mai investito troppo, anzi, molto spesso si è tagliato. Oggi per fortuna la scuola è al centro di un dibattito sano, perché è stato proprio il coronavirus a far capire a tutto il Paese quanto la scuola sia importante”

“Paradossalmente questo momento difficile è stato un motore di accelerazione enorme per la scuola perché in questi mesi è stato fatto quello che purtroppo non si era potuto fare. Adesso dobbiamo farne tesoro, affinché dall’emergenza possa nascere una scuola migliore e più digitale.Oggi parliamo di didattica a distanza, e domani la didattica digitale dovrà essere fatta in classe,potrà essere un modo per arricchire le lezioni, abbattere le barriere degli alunni più fragili e con difficoltà di apprendimento e - per quanto riguarda l’amministrazione - alleggerire il più possibile il peso enorme della burocrazia”.

“La scuola - ha concluso la ministra - deve volgere lo sguardo al futuro e lo deve fare anche la politica, che non può pensare di lavorare per l’hic et nunc. L’emergenza coronavirus deve portarci a ragionare sulla scuola che vogliamo”.

In una intervista a RaiNews, richiesto di pronunciarsi sulla possibilità che il prossimo DPCM decida sulla riapertura della scuola, Andrea Crisanti, virologo e direttore del laboratorio di microbiologia dell’Università di Padova ha risposto che si tratta di questione di metodo: “Abbiamo gli strumenti per verificare qual è l’impatto della riapertura delle scuole? Se sì riapriamo, se è no è chiaro che dobbiamo attrezzarci. Il problema è se abbiamo un sistema per misurare se c’è trasmissione all’interno delle scuole aperte? E se aumenta cosa facciamo? Questa è la domanda da porsi”.

In arrivo l’ordinanza che definirà il passaggio dai voti numerici ai giudizi descrittivi nella scuola primaria, in attuazione di quanto previsto dal decreto Scuola.

La recente normativa ha infatti individuato un impianto valutativo che supera il voto numerico e introduce il giudizio descrittivo per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, Educazione civica compresa. Un cambiamento che ha lo scopo di far sì che la valutazione degli alunni sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno.
L’Ordinanza con le indicazioni operative per le scuole e le Linee Guida allegate saranno ora inviate al Consiglio superiore per la Pubblica Istruzione (CSPI) per il necessario parere.

Secondo quanto illustrato durante l’informativa sindacale, il giudizio descrittivo di ogni studente sarà riportato nel documento di valutazione e sarà riferito a quattro differenti livelli di apprendimento:

·       Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

·       Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

·       Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.

·       In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

I livelli di apprendimento saranno riferiti agli esiti raggiunti da ogni alunno in relazione agli obiettivi di ciascuna disciplina. Nell’elaborare il giudizio descrittivo si terrà conto del percorso fatto e della sua evoluzione.

La valutazione degli alunni con disabilità certificata sarà correlata agli obiettivi individuati nel Piano educativo individualizzato (PEI), mentre la valutazione degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento terrà conto del Piano didattico personalizzato (PDP).

La documentazione completa e definitiva sarà pubblicata sul sito del Ministero dopo il parere del CSPI.

“Quando e come si faranno gli esami di Maturità?”. “E quelli delle medie?”. “Quando riprenderanno le attività in presenza?”. Sono solo alcune delle domande che studentesse e studenti hanno rivolto alla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, attraverso #LaMinistraRisponde, la rubrica pensata dal Ministero dell’Istruzione per dare risposta in modo rapido e diretto ai quesiti di ragazze e ragazzi, personale scolastico, genitori, cittadini che spesso arrivano via social. Prima ‘puntata’ su Instagram, dedicata a studentesse e studenti che si sono concentrati su temi molto pragmatici: esami di fine anno, didattica a distanza e ripresa delle lezioni, eventuali novità legate all’emergenza per i Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento, utilizzo dei laboratori.

·       Link: Qui trovate le risposte della Ministra

La rubrica sarà periodica e sarà dedicata in modo alternato una volta ai ragazzi e, la volta successiva, al personale della scuola e alle famiglie.

Come da ordinanza n. 90 del 15 novembre, in vista della ripresa delle attività in presenza a far data dal 30 novembre 2020, compatibilmente con il quadro epidemiologico rilevato sul territorio, la regione Campania ha attivato, a partire dal 24 novembre 2020, il portale “Scuola sicura”, per consentire al personale docente e non docente delle classi seconda, terza, quarta, quinta elementare e prima media, nonché ai relativi familiari conviventi, di prenotarsi per lo screening attraverso somministrazione di tamponi antigenici.

Con notaprot. AOODGPER n. 37467 del 24/11/2020, nel quadro delineato dal C.C.N.I., il MI ha definito l'assegnazione delle risorse finanziarie della formazione per l'a.s. 2020-2021 anche al fine di assicurare la necessaria continuità delle iniziative formative in servizio per gli insegnanti.

Con successiva nota, sulla base di fondi disponibili nell’anno finanziario 2021, potranno essere programmati interventi formativi rivolti al personale ATA.

Considerato l’attuale stato di emergenza da COVID-19 tutte le iniziative di formazione riguardanti il personale docente dovranno essere realizzate con modalità telematiche svolte a distanza. Il quadro contrattuale conferma la visione strategica della formazione in servizio come elemento di sviluppo dell’intero sistema educativo e, a tal fine, mette a disposizione di ogni singola unità scolastica una quota garantita delle risorse finanziarie disponibili per far fronte ai bisogniformativi specifici, mentre assegna alle scuole polo per la formazione il compito di realizzare sul territorio le azioni formative di sistema, definite a livello nazionale. La nuova impostazione organizzativa e metodologica, scaturisce anche dall’esito del confronto del 18 novembre 2019, nel quale sono stati precisati, ai sensi dell’art. 22, comma 8, lettera al) del C.C.N.L. 19 aprile 2018, gli obiettivi e le finalità della formazione del personale docente, educativo ed A.T.A..

L’assetto organizzativo per l’a.s. 2020-2021 vede le scuole polo per la formazione come destinatarie delle risorse finanziare. I fondi saranno ripartiti alle scuole polo per la formazione in modo proporzionale al numero del personale docente dell’organico dell’autonomia. In particolare, una quota pari al 40% delle risorse disponibili sarà utilizzata per la gestione coordinata sul territorio delle iniziative di formazione previste dall'Amministrazione scolastica con particolare riferimento alle priorità nazionali individuate come strategiche per quest’anno scolastico (v. oltre).

Le priorità per la formazione docenti per l’a.s. 2020/2021:

a) la didattica digitale integrata (DDI);

b) l’educazione civica con particolare riguardo alla conoscenza della Costituzione e alla cultura della sostenibilità (Legge 92/2019);

c) le discipline scientifico-tecnologiche (STEM);

d) i temi specifici di ciascun segmento scolastico relativi alle novità introdotte dalla recente normativa.

Inoltre saranno organizzate, con il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, azioni formative di sistema rivolte alla valutazione intermedia e finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, come noto a breve oggetto del passaggio dalla valutazione numerica alla valutazione descrittiva attraverso una apposita Ordinanza che sarà emanata a breve.

Per ciò che riguarda invece le singole istituzioni scolastiche, potranno essere programmate e realizzate, sulla base di quanto definito nel paragrafo 3, tutte le iniziative formative che rispondono ai bisogni individuati nel corso dei processi di autovalutazione, piani di miglioramento e rendicontazione sociale. Un ampio repertorio di temi e di possibili ambiti di riflessione sono contenuti nell’esito del confronto allegato al CCNI sulla formazione (19-11-2019). Le esigenze formative potranno essere efficacemente affrontate attraverso la costituzione di reti di scopo (art. 7-Dpr 275/1999) e la realizzazionedi progetti consorziati con Università, Enti locali, enti accreditati e associazioni riconosciute.

Nota MI:https://www.miur.gov.it/web/guest/-/formazione-docenti-in-servizio-a-s-2020-2021-assegnazione-delle-risorse-finanziarie-e-progettazione-delle-iniziative-formative-nota-prot-aoodgper-n-37

Il Presidente del Consiglio Giuseppe, in occasione della presentazione del Rapporto Svimez 2020 “L’economia e la società del Mezzogiorno”, ha annunciato che, “dal punto di vista sociale, vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie, e soprattutto alle donne, di inserirsi nel mercato del lavoro”. Inoltre ha confermato l’intenzione del Governo di riportare i ragazzi a scuola prima delle vacanze di Natale.

L’effetto di questa estensione del tempo pieno, per complessive 40 ore settimanali, comporterebbe comunque un incremento non indifferente di docenti e di personale Ata, ma, al contempo, anche l’urgenza di creare delle strutture scolastiche adeguate, prevedendo la mensa dove oggi non c’è. E, non di seconda importanza, il riscontro delle famiglie; specialmente al Sud, la richiesta di tempo pieno risulta ancora modesta.

Con l’ordinanza cautelare n. 7199/2020 depositata il 20 novembre 2020, resa nel ricorso 8267/2020, il TAR Lazio riconosce la possibilità di effettuare prove suppletive di concorso per gli insegnanti bloccati a casa con il Covid quando ci saranno le condizioni di sicurezza straordinaria. Viene quindi smentita l’impostazione ostativa del ministero dell’istruzione alla effettuazione di una prova suppletiva. Il provvedimento del TAR si riferisce al caso specifico di una insegnante che, posta in quarantena in quanto risultata positiva al Covid-19 al test diagnostico molecolare, non ha potuto partecipare alla prova concorsuale scritta tenutasi il giorno 29 ottobre 2020, in quanto oggettivamente impossibilitata.

Ai docenti che non hanno potuto sostenere la prova del concorso straordinario, si riconosce la possibilità di avere una seconda possibilità.

Le regole del concorso prevedevano la possibilità di fissare una sessione suppletiva in favore di candidati impossibilitati a presentarsi, perché collocati in isolamento fiduciario oppure in quarantena in applicazione delle vigenti misure sanitarie di prevenzione epidemiologica da Covid-19, quindi ha sempre escluso l’apertura a sessioni suppletive del concorso. La questione, però, si arricchisce di un aspetto di cui l’ordinanza del TAR tiene conto in relazione all’ipotesi eccezionale della pandemia: l’interessato non può violare l’obbligo di trattenimento domiciliare, quindi non pare che si possa precludere al cittadino di concorrere ad un ufficio pubblico, qualora ricorrano circostanze non imputabili né prevenibili né dallo stesso cittadino evitabili.

I sindacati avanzano la proposta di risolvere il problema del concorso straordinario, consentendo l’accesso ai ruoli tramite lo scorrimento di una graduatoria con esame orale al termine del primo anno di nomina.


 

Intervenendo “Sette Storie” su Rai 1, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina ha informato della possibile riapertura delle scuole ed ha anche informato sul concorso straordinario dei docenti, sospeso per il Covid-19 mentre era già in fase di svolgimento.

Azzolina ha precisato che e mancano solo 4 giorni di prove per terminare la selezione e che a breve partiranno le correzioni delle prove già espletate, che sono il 73%.

“Il concorso – ha evidenziato - è stato espletato per il 73%  delle prove, mancano quattro giorni per terminare il concorso che ci  permetterà di assumere i precari che avevano già 36 mesi di servizio  nella scuola, poi partiranno anche gli altri concorsi. Abbiamo rispettato la nostra amata Costituzione e daremo ai nostri studenti degli insegnanti a tempo indeterminato. Partiranno a breve le correzioni del 73% delle prove già espletate”.

Per il corrente anno scolastico il Ministero all’Istrzione ha pubblicato la nota n. 20706 del 13 novembre 2020 e il decreto ministeriale 27 ottobre 2020, n. 152, recante il Programma per la valorizzazione delle eccellenze per l’anno scolastico 2020/2021, consultabili insieme a tutta la documentazione nella sezione Valorizzazione delle eccellenze Normativa 2020 2021
Le Competizioni (anno scolastico 2020/2021) sono distinte per i seguenti ambiti:
Artistico, Economico – Sociale, Linguistico – Letterario, Logico – Matematico, Musicale –Coreutico, Pluridisciplinare, Scientifico – Tecnologico, Storico – Filosofico, Ambito Tecnico – Professionale,

Info: https://www.miur.gov.it/web/guest/-/competizioni-per-l-anno-scolastico-2019-2020

FARE L'INSEGNANTE N.2/2020-2021

La nostra scuola non riesce a guarire dal virus dell’iniquità sociale

Editoriale di Ivana summa

Chiedo immediatamente scusa per il titolo di questo editoriale, ma ho le mie buone ragioni. Una prima motivazione ha le sue fondamenta nella rapida lettura dell’ultimo libro del Prof. Patrizio Bianchi «Nello specchio della scuola», il Mulino, in libreria dal 22 ottobre. Patrizio Bianchi, economista e professore universitario, ha presieduto la commissione istituita, la scorsa primavera, dal ministero dell’Istruzione per la riapertura delle scuole. Lo conosco personalmente ed è un vero esperto, come ha dimostrato, peraltro, quando ha fatto l’assessore alla scuola e al lavoro nella regione Emilia-Romagna. In particolare, ho tratto ispirazione dalle sue seguenti considerazioni: <<Oggi tutte le statistiche dicono che la nostra dotazione di risorse umane non è adeguata alla globalizzazione e alla digitalizzazione che si sono imposte dall’inizio del nuovo secolo.

Il tasso attuale di dispersione scolastica, sia esplicita (coloro che abbandonano in via definitiva la scuola senza raggiungere un titolo di studio) sia implicita (coloro che pur concludendo il ciclo di studi non dispongono delle competenze minime richieste), insieme al numero di quanti non studiano e non lavorano e di quanti se ne vanno altrove per trovare uno sbocco soddisfacente al loro percorso di studi, sono oggi un limite alla crescita economica e minano anche le fondamenta della nostra democrazia, introducendo nel paese il virus dell’iniquità sociale (…)... al centro del rilancio del paese devono stare le persone, e innanzitutto i nostri ragazzi, tenendo conto che la scuola è l’unica istituzione che vede progressivamente trasformarsi i suoi utenti, anzi è l’istituzione che deve garantire a ognuno il diritto a un cambiamento tale da consolidare la propria persona, e così facendo la propria capacità di partecipazione attiva alla vita e allo sviluppo della comunità. Per garantire questo impegno, che la Costituzione fissa tra i fondamenti della Repubblica, è necessario offrire ai ragazzi percorsi adeguati al tempo in cui vivono e in cui dovranno a loro volta assumersi responsabilità; e allora la ridefinizione dei curricula, della durata degli studi, delle attività da condividere con il territorio diviene essenziale per garantire a tutti il raggiungimento degli obiettivi condivisi>>.Desidero sottolineare questi ultimi punti: ridefinire i curriculi, la durata degli studi e il connesso obbligo scolastico, le attività da condividere con il territorio. Il prof. Bianchi ci sta dicendo che è giunto il momento di un forte ripensamento del sistema scolastico perché la nostra scuola, già prima dell’irrompere furioso e prepotente della pandemia, non era in grado di garantire il raggiungimento proprio di quegli obiettivi istituzionali assegnati dall’art. 3 della costituzione, perché - comunque - è da qualche decennio che non riesce a fare più né inclusione né valorizzazione dei talenti.

Successivamente, per quegli strani casi della vita di cui è inutile cercare una spiegazione, mi è giunta una lettera da parte una preside che da poco ha dovuto lasciare la scuola e che ho conosciuto personalmente in quanto... . Una di quelle persone di scuola che, pur dovendo dirigere o, meglio, guidare un istituto davvero complesso sia per la sua dislocazione territoriale sia per i tre diversi ordini di istruzione di 2° grado scuola, c’era sempre per tutti: studenti, famiglie, personale della scuola. Riporto alcuni passi perché: “14 settembre giornata gioiosa: la scuola riparte, il nostro paese riparte. I nostri giovani riprendono il sorriso, la scuola è la loro vita (i compagni, i docenti, la famiglia scolastica). Certo, è una riapertura tra luci e ombre, con gioia insieme a timore. Pur comprendendo la gravità del momento pandemico, vorrei chiedere a politici ed amministratori se sono consapevoli della gravità, del pericolo di non ritorno se si chiudessero nuovamente le scuole. Perché dico di “non ritorno”. La chiusura a marzo è stata la debacle degli apprendimenti, la serenità di molti studenti-bambini-genitori è stata compromessa, con un conseguente e impressionante aumento di varie patologie di natura psicologica, quali depressione e ansia. Cosa è mancato alla scuola? Cosa serve ora alla scuola?

Ho lasciato la scuola dopo 42 anni all’Istituto Vincenzo Capirola di Leno dopo 10 anni da docente e 32 anni preside. Con molti studenti e docenti il cordone ombelicale resiste; il distacco forzato non ha affievolito i legami, che mi rendono felice e orgogliosa. La pandemia ha mostrato chiaramente che bisogna lavorare per l’inclusione contro la povertà educativa e per un welfare sociale migliore con assunzione di responsabilità personale ad ogni livello pubblico e privato. Non è forse la scuola deputata al raggiungimento di questi obiettivi? Siamo tutti consapevoli che viviamo in un momento storico globale che ci obbliga a riflettere profondamente sul nostro essere persone, sulla nostra relazione con gli altri, con il mondo. Come sarà il mondo di domani? Abbiamo appreso la lezione dalla dura esperienza della pandemia? Siamo consapevoli che il futuro prossimo necessita di nuovi paradigmi? Siamo pronti ad una ripartenza-rigenerazione nel modo di fare politica per il bene del nostro paese? Siamo pronti ad una politica che abbia come obiettivi la ricostruzione di una società più attenta alle disuguaglianze sociali, alla povertà educativa? Il luogo scuola, dove formare adulti motivati e competenti, rimane sicuramente la sede dei saperi per affrontare il futuro incerto, ma necessita di un coinvolgimento serio della collettività da parte di tutti gli attori sulla scena sociale, per individuare le priorità per il nostro paese. Priorità perché senza formazione, senza ricerca, senza investimenti reali con progetti a lungo respiro e condivisi non sarà possibile affrontare le grandi sfide del futuro che è già oggi. È necessario riflettere anche sulla responsabilità che i nostri giovani avranno: l’onere della gestione saggia e del rimborso all’Unione Europea della massa enorme di fondi finanziari, debiti, che il paese Italia avrà per affrontare l’emergenza sanitaria ed economica. Viva la scuola per tutti.(Prof.ssa Ermelina Ravelli).

Quest’ultima testimonianza ha un tono da “passionaria della scuola”, quale è stata, davvero e per tanti anni ogni giorno, direttamente sul campo, per dare a ciascun giovane la possibilità di diventare cittadino a pieno titolo del nostro paese ed assumersi la responsabilità di gestire in modo. Un suo è un grido di dolore nel quale tutti noi, sia pure con diverse sensibilità, ci possiamo ritrovare. Ma anche quello del Prof. Bianchi è un grido di dolore perché ci dice che“è necessario offrire ai ragazzi percorsi adeguati al tempo in cui vivono e in cui dovranno a loro volta assumersi responsabilità”.Lo tzunami pandemia e la cosiddetta didattica a distanza (e valutazione a distanza!) hanno reso evidenti le debolezze strutturali della nostra scuola, sia per l’ineguale distribuzione delle risorse tecnologiche che, soprattutto, per l’inefficacia- già sperimentata nelle aule scolastiche e in situazione di gruppo classe - della didattica trasmissiva e la valutazione degli apprendimenti come mera conoscenza di nozioni. A questo bisogna aggiungere un dato la cui rilevanza viene costantemente sottovalutata: le risorse professionali della scuola - i docenti, per intenderci - sono insufficienti, la selezione è intricata e infarcita di ostacoli, la preparazione iniziale dei docenti è inadeguata alle esigenze del XXI secolo, la formazione in servizio e il connesso sviluppo professionale è affidato, di fatto, alla disponibilità dei singoli docenti. Insomma, la scuola era già messa male e cercare di superare la criticità del presente ripristinando l’“ordine costituito” precedente significa non avere un progetto di scuola e ripetere gli errori del passato. Ma se davvero condividiamole premesse, dobbiamo anche convenire che è necessario ragionare in modo diverso: sì alla presenza dei giovani a scuola (anche i più grandi!) perché è l’unica istituzione che, intenzionalmente, è preposta all’educazione dei nuovi nati. Ma di quali docenti/educatori abbiamo bisogno? E che tipo di educazione dare alle nuove generazioni? E, soprattutto, come motivare i giovani a mettersi in gioco mettendo a disposizione “la propria capacità di partecipazione attiva alla vita e allo sviluppo della comunità”.

Ecco, questi sono i nodi che bisogna sciogliere con nuove modalità e, in questo numero, offriamo - tra gli altri - alcuni contributi di riflessione. Così, la “questione docente”, con tutti i risvolti sopra segnalati, è posta dal nostro personale contributo nell’articolo “I concorsi per reclutare docenti professionisti”e da quello di Anna Armone, dal significativo titolo “La lunga storia del reclutamento dei docenti. è possibile un lieto fine?”Nell’uno e nell’altro saggio, non solo vengono messe sotto accusa le persistenti modalità di reclutamento, ma se ne propongono di nuove, più sensate e, soprattutto, praticabili anche perché ricalcano altri tirocini professionali: quelli dei medici, degli avvocati, dei commercialisti e via di questo passo. Si diventa professionisti, infatti, quando si pratica un tirocinio lungo e assistito in istituti scolastici innovativi e un sistema di tutoringespletato da docenti preparati per questo compito, anche sul piano motivazionale oltre che su quello tecnico. Non è una cosa di poco conto se vogliamo che diventare docente non sia una scelta residuale di chi, invece, si era preparato per un’altra carriera. Come purtroppo è facile constatare nelle nostre scuole fino ad arrivare - come sta succedendo in questi ultimi tempi - a reclutare quelli che possiamo definire “insegnanti per caso”, vengono affidate delle supplenze a persone con titoli inadeguati e, soprattutto, senza alcun tipo di preparazione specifica né tecnica né motivazionale, senza socializzazione professionale che può essere realizzata soltanto con tirocini mirati e guidati.

Per quanto concerne il tipo di educazione da dare ai giovani e le scelte pedagogiche, oltre che sanitarie (su quest’ultimo aspetto, peraltro, abbiamo una riflessione pedagogica da parte di un medico-formatrice, Pirchia Schildkraut), segnalo il primo contributo di riflessione pedagogica di Andrea Porcarelli, tutto dedicato al profilo pedagogico delle istituzioni scolastiche, poiché “la scuola rappresenta il luogo - fisico e simbolico - di incontro con i tesori della cultura, con la memoria del passato, con l’eredità che le precedenti generazioni hanno lasciato per la generazione presente”. Infine - e con questo chiudiamo il nostro editoriale con la promessa di affrontare in modo più mirato l’altra grossa questione - come responsabilizzare i giovani e, in particolare, gli adolescenti che sono iscritti nella scuola secondaria di 2° grado? I giovani vanno “arruolati” per combattere la guerra contro il covid ed una possibile soluzione sta proprio nella forza progettuale delservice learning di cui parla Loredana De Simone nel suo“L’apprendimento oltre l’aula: diventare cittadini nel sociale”,l’autrice propone, anche sulla base di alcuni progetti già in corso di realizzazione e dei quali è possibile conoscere la progettazione se si visita il sito di INDIRE,“una ri-organizzazione del tempo scuola a favore di un apprendimento che si distanzia dalla tradizionale lezione frontale, ma anche un ripensamento degli spazi tradizionali di apprendimento in contesti diversi e alternativi che impongono di pensare ad una sostanziale integrazione del sapere con il saper fare che rende concretamente gli studenti protagonisti dell’apprendimento. Il valore didattico aggiunto di questa metodologia è di coniugare apprendimento e servizio reso alla comunità territoriale”.

Tutti i noi dobbiamo avere la capacità di elaborare un grande sogno, accompagnato però da un altrettanto grande progetto: i giovani - a lungo bistrattati perché considerati “sdraiati” sul presente, senza capacità di reazione che non sia il proprio egoismo e narcisismo - debbono mettere in campo una sorta di “resistenza” che, questa volta, deve essere ben visibile nelle nostre comunità. X

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