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Ha suscitato dolore e indignazione la morte dello studente diciottenne nell’ultimo girono di stage (PCTO) presso un’azienda che opera nel settore della carpenteria metallica, a causa di una putrella che gli è precipitata addosso, uccidendolo all’istante.

Unanime l’indignazione delle OO.SS. per il fatto che si continuino ad esporre gli studenti a situazioni di sfruttamento con rischio di incidenti per maturare crediti formativi.  Purtroppo l’obbligatorietà di PCTO, Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, ha favorito l’incremento di esperienze e attività anche slegate dal proprio percorso educativo e, spesso, anche improvvisate e di qualità discutibile, fino a configurarsi come vere e proprie prestazioni di lavoro gratuito oltre che prive di qualsivoglia intenzionalità educativa.

Il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi si è così espresso sul caso: La morte di un ragazzo di 18 anni durante una esperienza di stage provoca profondo dolore. Incidenti come questo
sono inaccettabili, come inaccettabile è ogni morte sul lavoro. Il tirocinio deve essere una esperienza di vita. Esprimo il mio più profondo cordoglio e la vicinanza alla famiglia. Dobbiamo mettere tutto il nostro impegno, come istituzioni, a lavorare con più forza perché episodi come questo non si ripetano più
”. Attendiamo che il Ministero affronti con urgenza la problematica che si è così tragicamente evidenziata faccia le scelte conseguenti, rivedendo l’intero impianto dei PCTO già a partire dalla sua obbligatorietà. Ricordiamo che si tratta per lo più di alunni minorenni.

Con nota n. 71 del 21 gennaio 2022, il MI fa seguito alla FAQ pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che fornisce indicazioni in merito a un quesito concernente la possibilità, per gli alunni con disabilità delle classi in didattica a distanza o in didattica digitale integrata, di seguire le lezioni in presenza, sentiti il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, è stata inviata oggi alle scuole una specifica nota.

Il documento spiega che, tenuto conto dei principi costituzionali e delle regole vigenti nell’ordinamento scolastico, posti a tutela della piena inclusione e dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, le istituzioni scolastiche sono tenute a prevedere specifiche condizioni a vantaggio degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali (BES).

In particolare, data l’esigenza irrinunciabile di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica, si precisa che, anche laddove sia stata disposta la sospensione delle attività didattiche in presenza, va garantito, ogni qualvolta possibile, agli alunni con disabilità o con BES lo svolgimento dell’attività didattica in presenza, assicurando comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che si avvalgono della didattica digitale integrata.


 

Come preparare la prova scritta e orale  del concorso ordinario con le nuove modalità di svolgimento.

La nostra Casa Editrice per affrontare le prove del concorso ordinario con le nuove modalità previste dal bando di concorso pubblicato il 18 gennaio 2022, propone a condizioni molto vantaggiose l'acquisto di un corso di preparazione

in modalità webinar costituito da 22 lezioni di pedagogia, psicologia, antropologia e la modalità di costruzione di una unità didattica (UDA) per lo svolgimento della prova orale.

Il costo del corso è di 150,00 euro.

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Per ulteriori informazioni e chiarimenti scrivere a direttore@euroedizioni.it

Pubblicato il nuovo bando con le nuove modalità di svolgimenti del concorso nella Gazzetta ufficiale n. 5 del 18 gennaio 2022.

Le prove previste sono:

- una prova scritta con TEST a risposta multipla

- una prova orale

PROVA SCRITTA
La prova scritta sarà computer-based.

Sono previsti  50 TEST a risposta multipla,ciascuno di essi consiste in una domanda seguita da quattro risposte, delle quali solo una è esatta. Ripartizione quesiti:
Per i posti COMUNI sono previsti:

-40 TEST sulle competenze e  conoscenze delle discipline afferenti alla classe di concorso.

-5 TEST sulla conoscenza della lingua inglese al livello B2 del QCER

-5 TEST sulle competenze digitali inerenti l’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi multimediali.

DIRIGERE LA SCUOLA N.1/2022

Riecco gli scrutini, i giudizi, i voti… i voti?!
Editoriale di Vittorio Venuti

Tempo di scrutini, tempo di giudizi e voti. Un richiamo al drammatico significato che può assumere il voto è stato evidenziato dal triste evento del quattordicenne che si è lasciato cadere dalla finestra dell’aula, in un cambio dell’ora, dopo che, in precedenza, l’insegnante aveva attribuito un voto insufficiente a tutti gli alunni avendoli trovati impreparati in una interrogazione “a sorpresa”. Può un brutto voto determinare uno sconvolgimento tale da indurre al suicidio?
Non vogliamo unirci al coro di quanti hanno cercato di indagare su questo aspetto e, sul caso, preferiamo il silenzio nel rispetto del giovane e della sua famiglia. La scuola non può che piangere per un altro “figlio” perduto e interrogarsi ancora, e con più insistenza, sul valore del voto al di là di questa tragica vicenda.

In merito alla richiesta dei genitori di una disabile volta a vedere riconosciuto per il figlio un monte ore di sostegno superiore alle 7,20 ore assegnate (a fronte delle 40 ore di frequenza settimanale e della proposta che già nel PEI dell’anno precedente suggeriva 40 ore), nonché la conferma delle ore di sostegno per gli anni successivi, il TAR Campania, con sentenza depositata il 10 gennaio 2022 ha riconosciuto l’illegittimità dell’assegnazione di 7,20 ore di sostegno a fronte delle 40 ore di frequenza e ha rigettato la richiesta di sostegno per gli anni futuri. In ordine alla seconda richiesta, la sentenza ha rilevato che la natura e la disciplina del diritto ad ottenere un numero di ore di sostegno adeguato alla patologia sofferta comporta la relativa determinazione dell’Amministrazione per ciascun anno conformandosi alla rilevazione delle esigenze concrete e dello stato evolutivo del disabile, permanendo l’obbligo di predisporre il PEI anno per anno.

Con 340 voti favore, nessun contrario e 5 astenuti la Camera ha approvato la proposta di legge che prevede l’utilizzo e la valorizzazione delle competenze non cognitive in ambito didattico.

La proposta, che adesso passerà all’esame del Senato, è stata presentata dall’intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà e prevede una sperimentazione che miri ad incrementare le cosiddette “life skill”, quelle abilità che favoriscono comportamenti positivi di adattamento e maggiore capacità di far fronte alle richieste e alle sfide di tutti i giorni.

Capacità di gestire le emozioni e lo stress, comunicazione efficace, empatia. Pensiero creativo e critico, capacità di assumere decisioni e abilità di problemsolving dovrebbero essere ambiti di tali competenze. Poiché si prevede che la sperimentazione, nazionale e triennale, si avvii già dal prossimo anno scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado, si prevede una pertinente formazione del corpo docente.

La proposta ha avuto il plauso del ministro Patrizio Bianchi: “Voglio ringraziare l’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà e il Parlamento per il lavoro fatto e per l’attenzione che, ancora una volta, viene rivolta alle nostre studentesse e ai nostri studenti. L’obiettivo di tutti noi – ha continuato il titolare del Mi – è garantire l’effettivo e pieno sviluppo di ogni giovane. Questo provvedimento contribuisce a costruire una scuola che mira alla formazione di qualità, per tutti e per ciascuno, e allo stesso tempo è luogo di relazioni. In altre parole una scuola che educa cittadine e cittadini consapevoli delle proprie capacità e inclusiva”.

Per Vittoria Casa (M5s), presidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione a Montecitorio, si tratta di un percorso importante perché “mai come in questo momento la scuola ha il compito di ricomporre il disorientamento verso il mondo circostante delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. A loro vanno forniti gli strumenti per superare le criticità generate dalla pandemia e per potersi affermare nella vita”.

Nel corso della conferenza stampa congiunta con il Presidente del Consiglio Draghi, il ministro Bianchi ha offerto un quadro complessivo relativo alla ripresa della scuola:

 “Assenti dal 15 dicembre, quindi chi non vuole vaccinarsi, sono lo 0,72%. ‘Ad oggi i docenti assenti perché positivi o in quarantena sono rispettivamente il 3,6% e il 2,4%, quindi nel complesso un 6%. Gli studenti assenti perché positivi sono il 2,2% e perché in quarantena il 2,3%, quindi il 4,5% in totale. Stiamo controllando la situazione”. Proseguendo, ha rassicurato: “Stiamo controllando le situazioni perché abbiamo operato in questo periodo. Con le vaccinazioni per gli studenti. Abbiamo regolato per fasce di età tutte le situazioni vaccinali. La Dad è integrata nei piani educativi della scuola. Se serve”.

In merito alle ordinanze di chiusura di Regioni e Comuni, ha precisato che si tratta di un fenomeno circoscritto al 3,07% dei Comuni, “una situazione che non è dilagata, le scuole hanno riaperto, come hanno riaperto ad aprile e a settembre. Se le cose funzionano è perché ci siamo affidati alle scelte che abbiamo fatto e che oggi stanno pagando. Laddove vi sia ulteriore riscorso alla didattica a distanza sarà all’interno delle regole che abbiamo dato. Noi abbiamo molto a cuore i nostri ragazzi, siamo molto responsabili”.

Rispondendo ad una domanda specifica di un giornalista, Bianchi ha precisato:“Abbiamo dato 92 milioni e 104 mila euro al Commissario Figliuolo per effettuare a titolo gratuito tamponi nella scuola secondaria. Questo libera spazio per i bambini più piccoli in modo che tutte le attenzioni possano essere mirate su di loro”.


 

Intervenendo a Radio 1, nella rubrica “Tutti in classe”, il ministro Patrizio Bianchi ha così motivato la scelta di riportare gli studenti in presenza a scuola: "Ci ha convinti l'evidenza che il prolungato, diffuso e generalizzato utilizzo della didattica a distanza provoca dei problemi alla vita della comunità.A questo abbiamo reagito con il disposto del 5 gennaio che è sufficientemente flessibile: stabilisce il principio del 'tutti a scuola' e mette in evidenza, laddove vi siano i problemi, la possibilità di ricorrere a una distanza che, quando viene usata con capacità e attenzione, sicuramente può surrogare la funzione della presenza. Siamo intervenuti con uno strumento basato sul buonsenso. Stiamo lavorando su una partecipazione collettiva, usciamo dalla logica del controllore: c'è un Paese che nel suo insieme si assume l'incarico di far tornare a scuola i ragazzi”.

Quindi, il ministro ha chiarito che è stato introdotto un elemento importante per i ragazzi delle superiori, vaccinati per l’85% con la prima dose e per il 75% con la seconda dose:“la possibilità di fare i tamponi gratis sostenuti da un intervento notevole, 92 milioni dati dal commissario Figliuolo perché si facciano degli accordi con le farmacie. Abbiamo alleggerito di molto il lavoro delle Asl. Occorre la partecipazione di tutti, dei ragazzi e delle famiglie”.

In merito alle mascherine, ha richiamato l’accordo fatto dal generale Figliuolo con le farmacie per calmierare il prezzo a 0,75 centesimi, e spiegato che saranno date gratuitamente a tutti gli operatori, soprattutto quelli della scuola dell’infanzia dove non ci sono protezioni per i bambini. Questione, quest’ultima che porterà in evidenza al Consiglio dei ministri.

Alle famiglie si chiederà di precisare “se vogliono che i ragazzi tornino in presenza, che sono in condizione di poterlo fare quindi che sono vaccinati. Ancora una volta stiamo lavorando su una partecipazione collettiva. Usciamo dalla logica “c’è il controllore”, c’è un Paese che assieme si assume l’incarico di far tornare a scuola i nostri ragazzi

Per quanto riguarda l’esame di Maturità, tutto sarà definito entro la fine del mese, quindi ha annunciato che“stiamo lavorando già oltre l’estate. Faremo anche quest’anno un’estate a scuola, cioè faremo un grande programma per l’estate e stiamo già lavorando sull’apertura dell’anno prossimo. Stiamo ragionando su tutto l’anno scolastico al di là degli esami. Sono state già aperte le iscrizioni per l’anno prossimo”.

MANUALE PER LA PREPARAZIONE AL CONCORSO ORDINARIO DIRETTORE SGA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

a cura di Rocco Callà - Maria Rosaria Tosiani - Anna Armone

Guida completa ed aggiornata su tutte le materie del concorso

Questo testo si propone di offrire le necessarie cognizioni per superare le prove del concorso ordinario per esami e titoli a posti di direttore SGA delle istituzioni scolastiche statali che il Ministero dell'Istruzione ha manifestato l'intenzione di voler bandire per coprire i numerosi posti disponibili.

Il concorso è articolato su due prove secondo le nuove regole di semplificazione delle procedure concorsuali introdotte con il Decreto Legge n. 44 del  1 aprile 2021 convertito nella legge 28 maggio 2021, n.76: una prova scritta costituita da 60 test a risposta multipla e da una prova orale su tutte le materie del concorso.

Il testo è stato concepito in funzione della specifica preparazione che bisogna avere per affrontare le prove del concorso riferite alle funzioni che il Direttore sga è chiamato a svolgere in seno alle istituzioni scolastiche, tenuto conto della nuova modalità di svolgimento della prova scritta mediante test a risposta multipla.

Rivista bimestrale di Formazione e Aggiornamento professionale destinata a dirigenti e docenti delle scuole di ogni ordine e grado impegnati nel miglioramento dell'offerta formativa

Editoriale di Ivana Summa

Insieme, di anno in anno, per diventare squadra

Di recente sul “Corriere della sera” è intervenuto il prof. Sabino Cassese affermando, tra l’altro, quanto segue: <<Si apre una nuova stagione per lo Stato. Il governo Draghi, anche senza suonare la grancassa, ha annunciato molte nuove assunzioni, fatte con metodo diverso. Da queste dipenderà lo stato di salute del nostro settore pubblico. Se non si faranno con giudizio, ne pagheremo il prezzo. È il momento, quindi, di chiedersi che Stato vogliamo, dove deve crescere, dove dimagrire. Seimila posti nella scuola serviranno a dotarla di insegnanti nelle materie scientifiche; 46 mila posti sono destinati a coprire i vuoti sempre nella scuola, dove si prevedono assunzioni fino a 120 mila insegnanti. Quasi 17 mila posti saranno destinati a rendere celeri i processi. Diverse centinaia di posti sono previsti per la realizzazione del Piano di ripresa e la transizione ecologica. Le cifre non sono state tutte precisate (gli insegnanti precari che si vorrebbe stabilizzare sono secondo alcuni 200 mila, secondo altri 300 mila), e neppure i tempi determinati>>.

Ci fermiamo qui perché l’esortazione del prof. Cassese a scegliere i migliori e meritevoli attraverso modalità concorsuali nuove non può che trovarci d’accordo anche se - almeno per la selezione e il reclutamento dei docenti - si adotteranno forme concorsuali che, tutto sommato, replicano chiaramente quelle passate, poiché è necessario salvaguardare i “diritti acquisiti” ed è urgente colmare i vuoti di organico con una qualche modalità concorsuale. Tutti, nella scuola, maturano un qualche diritto ad essere assunti a tempo indeterminato, in quanto - e questo è comprensibile - sia pure come supplenti hanno dato un contributo a far funzionare la scuola.

La stessa constatazione possiamo fare per quanto riguarda le assunzioni da graduatorie di diverso tipo e dall’acronimo impronunciabile. E il tema della necessità e dell’urgenza si ripropone, anno dopo anno, perché i ministri di turno si scontrano con i problemi della gestione del personale precario, in mobilità e, perfino con quello di ruolo che si sposta annualmente per diversi motivi personali come, ad esempio, avvicinarsi ai luoghi di residenza, soprattutto dalla cattedra conquistata al Nord ad una al Sud. Di fatti, non esiste - a livello giuridico - né la continuità di insegnamento né la continuità di apprendimento e, dunque, la scuola è precaria per definizione. Se è di importanza vitale affidare l’insegnamento ad insegnanti efficaci, siamo tuttavia costretti a constatare che non si è ancora trovato il percorso più appropriato. Si diventa efficaci, infatti, quando una scuola diventa una comunità di professionisti che, insieme e di anno in anno, progettano curricoli adeguati al contesto scolastico, realizzano attività didattiche come “sensate esperienze”, valutano la propria scuola e se stessi per poter valutare gli alunni.

Ma oltre all’endemica questione che riguarda gli insegnanti (formazione iniziale, reclutamento, diritti e doveri), ogni ministro traccia ipotesi di grandi riforme come, ad esempio, rivedere i cicli scolastici e i contenuti delle discipline, salvo poi accontentarsi di qualche decreto per combattere il bullismo, per affrontare i bisogni educativi speciali, per fare inclusione, per invertire la tendenza alla dispersione/mortalità scolastica. Sono tutte “riforme di carta” sia perché si trasformano in documenti che ogni scuola é tenuta ad elaborare, sia perché restano sulla carta. Nonostante le delibere collegiali, infatti, tutte queste innovazioni, in fase realizzativa, debbono fare i conti con le reali competenze dei docenti e con la loro resistenza al cambiamento.

Dobbiamo chiederci, a questo punto, se è così importante concentrarsi su questi due aspetti - insegnanti e contenuti dell’insegnamento - che, peraltro appartengono alle politiche scolastiche centrali che trascurano, invece, tutto l’universo organizzativo che si muove nelle nostre scuole. Stiamo parlando dell’attuale organizzazione del lavoro che, paradossalmente, riesce a conciliare processi di produzione di tipo fordista con un’erogazione del prodotto di tipo artigianale.è un paradosso, ma è il modello organizzativo della scuola che persiste da decenni e resiste, perfino rafforzato, con l’autonomia scolastica. Insomma, stiamo dicendo che, da una parte, la divisione del lavoro (l’insegnamento) è rigidamente parcellizzata in materie, classi, orari, aule e in programmazioni/progettazioni e in diverse forme di collegialità previste dalla legge (D. Delegato n. 417/1974) che dovrebbero dare unitarietà all’offerta formativa del singolo istituto scolastico e dell’intero sistema di istruzione e, dall’altra, il singolo insegnante si comporta come l’artigiano nella sua bottega, in quanto la sua prestazione è diversa da ogni altro artigiano. Per non parlare poi della presenza, nelle nostre scuole, di “artisti dell’insegnamento”, singoli insegnanti dalle prestazioni inimitabili (scrittori, musicisti, pittori...) o “numeri primi” dell’innovazione.

Quest’ultimo aspetto è reso possibile dal riconoscimento costituzionale - mai normato - che l’insegnamento è libero e va affidato alla professionalità - esercitata secondo scienza e coscienza - del singolo docente. La rigidità organizzativa determinata dalle norme generale, di fatti, si infrange sull’altare della libertà di insegnamento che il curricolo d’istituto e il piano dell’offerta formativa non riescono ad incanalare nel progetto della scuola e, comunque, è soggetta alla libera interpretazione del ruolo. E così accade, nonostante la responsabilità attribuita al dirigente scolastico per garantire la “qualità dei processi formativi”, che il diritto allo studio di ciascun alunno continua a dipendere sia dalla professionalità dei docenti che incontra che dal loro stato giuridico.

Se come afferma Daniel Pennac, quasi tutti gli studenti, lungo la loro carriera scolastica hanno la fortuna di incontrare almeno un professore geniale che lascia la propria impronta formativa, è quasi impossibile poter scegliere di frequentare una scuola geniale.

Ed è proprio questo che l’autonomia scolastica dovrebbe garantire attraverso una collegialità non burocratica e rituale che impone documenti corposi ma non riesce a far lavorare gli insegnanti con quel senso di appartenenza tipico di una squadra che è un insieme dinamico di persone che si percepiscono vicendevolmente interdipendenti perché condividono un compito comune. Si basa sulla convinzione che nessuno possa arrivare alla meta se non ci si arriva tutti insieme remando nella stessa direzione. Questo lavorare insieme si chiama cooperazione e fa sì che un gruppo diventi una vera e propria squadra. Nella scuola, i gruppi ci sono e si chiamano consigli di classe, team docenti, dipartimenti disciplinari ma, nella maggior parte dei casi lavorano per sommatoria di prestazioni, senza diventare vere e proprie squadre.

E fare squadra per vincere le sfide sempre più complesse poste alla scuola, specialmente in questa straordinaria fase di sconvolgimento globale inatteso ma presente con tutti i rischi e le opportunità, è possibile se l’allenatore (il dirigente scolastico) con il suo staff (le tante figure che pullulano nelle nostre scuole) agisce come ha fatto, per ben tre anni Roberto Mancini, l’allenatore della nazionale italiana di calcio. Passo dopo passo, ha trasformato un gruppo di calciatori, non sempre gli stessi e non tutti “numeri uno”, in una squadra. Lo constatiamo nel linguaggio che usa il noi al posto dell’io, lo constatiamo nelle prestazioni dei singoli che agiscono in modo interdipendente, lo constatiamo quando si divertono mentre giocano e vincono.

Concludiamo questo editoriale citando alcuni contributi. In particolare vogliamo evidenziare le riflessioni di M. G. Accorsi che sottolinea la valenza formativa del Curriculum dello studente, introdotto dalla legge n. 107/2015 e che vede la luce dopo sei anni come strumento di supporto all’esame di stato. Tuttavia non possiamo constatare, ancora una volta, che le modalità e i tempi con cui è stato concretamente introdotto rispondono ad una logica riepilogativa, a posteriori, anche se basata su una riflessione personale.

Ci auguriamo che, dal prossimo anno, il Curriculum dello Studente diventi strumento di progettazione e di orientamento, sia per il singolo studente che per la scuola. Né possiamo tacere del contributo di Anna Alemanno che, lavorando insieme ad un consistente gruppo di insegnanti che hanno saputo “fare squadra” collegandosi da diverse regioni (Abruzzo, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto) hanno realizzato un percorso che offre sia un contributo teorico-divulgativo sia un’attività di costruzione di contenuti digitali, utili a stimolare la creatività di docenti e bambini. Infine, segnaliamo il contributo di R. M. Caffio che trasforma una classe di scuola secondaria di 1° grado, in un gruppo motivato, intraprendente, dalle forti relazioni interne e social.

Un gruppo che si emoziona nel “fare la radio”, primo strumento di comunicazione unidirezionale che, storicamente, è sempre più diventato un luogo di incontro, di dialogo, di comunicazione. Se la classe non diventa squadra, resta un luogo casuale che facilmente si trasforma in luogo di disagio e di distrazione, basato sullo stare “fermi e zitti!”.

E, a proposito dello stretto rapporto tra le emozioni e la formazione si legga con attenzione la preziosa recensione di C. Gubellini che fa un’efficace sintesi del volume di M.H. Immordino-Yang, prestigiosa ricercatrice nel campo delle neuroscienze affettive e l’educazione. Un libro da studiare per aggiornare le proprie conoscenze di psicologia dell’educazione. X

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