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Intervistato da La Repubblica, il Presidente dell’ANP, Antonello Giannelli, ha auspicato il ritorno in classe degli oltre 3 milioni di studenti in DaD, ma a tre condizioni: supplenti, trasporti e tracciamento veloce dei contagi.

“Con la didattica a distanza – afferma Giannelli - si potrà andare avanti per un po’, specie con i ragazzi più grandi. Ma non è pensabile di finire l’anno scolastico così, sarebbe un prezzo altissimo”.

Il ritorno in classe, però, dovrà “avvenire senza pregiudicare la salute. Per questo dico che intanto bisogna darsi da fare, altrimenti non ci saranno le condizioni per la riapertura o finiremo per aprire e tornare subito dopo a chiusure localizzate”.

Una condizione essenziale, che compete al Ministero all’Istruzione è di garantire i supplenti. “In molte scuole manca ancora il 30% dei docenti, con la conseguenza di una riduzione dell’orario scolastico. Le graduatorie informatizzate hanno creato problemi: insegnanti chiamati, ma poi sostituiti perché il loro punteggio era sbagliato, una giostra che dura da settimane. E poi c’è il problema di chi dal Sud fatica ad accettare incarichi al Nord perché con lo stipendio da supplente non riesce a pagarsi un appartamento a Milano, ma anche per paura di restare bloccato o di ammalarsi lontano dalla famiglia”.

Altra questione è quella dei Trasporti: “Trovo inaccettabile questo pingpong tra Governo e Regioni: con la capienza dei mezzi al 50% si dice che non ce la si fa, se è all’80% si diffonde il contagio. Una situazione di stallo che deve finire. Bisogna comprare più mezzi e assumere autisti. E integrare il sistema pubblico con i privati che ora non lavorano, penso ai bus turistici. Sia l’occasione per mettere in piedi un sistema di trasporto scolastico che in Italia non c’è mai stato, la Germania ce l’ha, ha anche investito 500 milioni per l’aerazione delle scuole. Noi lo abbiamo chiesto”. Conseguenza:Nessuna risposta. Per areare le aule l’unico sistema è aprire le finestre. Tra Covid o freddo, meglio il male minore, stare cioè in classe col cappotto. Ma si usino i fondi del Recovery Fund anche per intervenire sulle 400mila aule e il Cts definisca meglio i parametri sui i tempi e i modi di apertura delle finestre. Ora siamo alle libere interpretazioni”.

Infine, la terza condizione: “La sanità territoriale deve essere messa in condizione di intervenire con rapidità nelle scuole, dalle materne alle superiori. Abbiamo presidi che scrivono alle aziende sanitarie senza ricevere risposte per oltre una settimana: così diventa ingestibile, non riusciamo a fare lezione. Chiediamo che tra diagnosi e tracciamento passino solo due giorni. E poi, quando arriveranno i tamponi veloci per una seria campagna di screening? La nostra proposta è di un organico Covid dedicato alle scuole: almeno 5mila assunzioni. Non stiamo cercando cardiochirurghi, ma persone con un minimo di competenze per gestire i tracciamenti nelle scuole. Ora le Asl stanno chiedendo ai presidi di farli, non può essere”.

Si fa sempre più fitto il dibattito sul ritorno delle lezioni in presenza prima di Natale, ipotesi che troverebbe conferma se i contagi da Covid-19 dovessero continuare a diminuire. Dal Ministero si hanno rassicurazioni sul fatto che tutta la struttura centrale e periferica è impegnata per rendere possibile il ritorno in classe degli studenti attualmente impegnati in DaD il prima possibile.

A sostenere il ritorno in classe dà man forte il parere del Comitato Tecnico Scientifico che, in accordo con quanto sostiene l’OMS, rileva l’urgenza di riportare gli studenti in classe per scongiurare gli esiti negativi, dal punto di vista psicologico e in ordine alla dispersione scolastica, che conseguirebbero ad un ulteriore prolungarsi della DaD. Per Miozzo, coordinatore del CTS, la scuola in presenza è un elemento fondamentale della crescita e del processo formativo dei ragazzi, quindi la riapertura degli istituti deve essere una priorità.

Sulla riapertura si registra un ampio consenso da parte dei diversi schieramenti politici.il presidente della Commissione Istruzione e Cultura del Senato, Riccardo Nencini, vede, nelle scuole chiuse “una s confitta per tutti.  Allargano la forbice delle diseguaglianze, penalizzano gli studenti più svantaggiati economicamente. Non c’è ripartenza se la scuola non occupa il cuore delle priorità”, comporterà: l’attuazione di un adeguato piano dei trasporti e la garanzia dei un organico completo alla riapertura; soprattutto sarà necessaria una politica unitaria, vigilata dal governo, che non affidi a ogni regione il potere di agire come crede e ai TAR il giudizio finale sulle chiusure dei plessi scolastici, come successo in Puglia e in Campania.

Nasce #NotiziePerLaScuola, la newsletter settimanale pensata per fornire approfondimenti e informazioni utili sulle principali tematiche che riguardano il mondo dell’Istruzione.

Attraverso questo strumento il Ministero punta a rendere più facile la consultazione di documenti, pubblicazioni, contenuti del portale istituzionale, a dare voce al mondo della scuola e a divulgare attività e iniziative ufficiali.

La newsletter sarà disponibile ogni settimana, a partire da lunedì 23 novembre, sul sito istituzionale, nella sezione dedicata alla comunicazione. Attraverso la stessa sezione sarà possibile iscriversi per riceverla direttamente via e-mail.

L’insegnamento di educazione civica potrà essere integrato con esperienze extrascolastiche, a partire dalla Costituzione di reti con altri soggetti istituzionali, con il mondo del volontariato e del terzo Settore.L’Organizzazione Sindacale FLC CGIL ha annunciato l’emanazione, a breve, di un decreto apposito, conseguente alla Legge 92/2019.

Secondo il Sindacato, richiamandosi all’autonomia delle scuole in materia di progettazione delle attività didattiche, la realizzazione delle esperienze di educazione civica dovrebbe essere una opportunità scelta e progettata e non un obbligo di legge.

“L’attuazione della norma – afferma il comunicato  -  deve comunque consentire alle scuole adeguati tempi per la pianificazione e l’organizzazione, prevedendo lo slittamento almeno al prossimo anno scolastico, soprattutto in considerazione del fatto che lo stesso decreto ministeriale n.35 del 22 giugno 2020, contenente le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, all’art. 4 prevede che il percorso di attuazione di questa importante innovazione si completi entro l’anno scolastico 2022/2023. Sarebbe opportuno, che in questa difficile fase attraversata dal nostro paese, le scuole non fossero gravate da ulteriori adempimenti”.

Pur consapevole che una “una settimana di socialità scatenata” per Natale “significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva dei contagi” il Presidente del Consiglio Conte prospetta delle aperture, nel rispetto delle regole date per affrontare l’epidemia da Covid-19

I negozi potrebbero rimanere aperti, per consentire quel respiro economico che il Natale è in grado di offrire ai commercianti e di riflesso al Paese stesso, tenendo però conto dei dati epidemiologici dei singoli territori. Quindi, potrebbero esserci comuni aperti e comuni con misure più restrittive.

Sulla stessa linea anche il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia che, all’assemblea Anci, ha precisato: “È già previsto che ci possa essere una differenziazione. Quelle regioni che sono state rosse, possono e potranno allentare le misure in alcune province”.

Per quanto riguarda i 21 parametri sulla base dei quali di decide l’attribuzione alle regioni delle aree di rischio, queste rimarranno ancora validi, ma Conte non esclude che questi criteri possano essere ridotti, a partire dalle sollecitazioni delle regioni, che si confronteranno nei prossimi giorni con l’Istituto Superiore di Sanità.

Relativamente al rito dello scambio dei regali, nell’ottica di rimettere in piedi l’economia, questo momento di socialità potrebbe essere concesso, seppure in una formula moderata e secondo le regole di comportamento che abbiamo imparato, cioè: distanziamento, mascherine, igiene delle mani.

Nulla da fare, al momento, per i cenoni.Qualunque sia la condizione epidemiologica dei singoli territori, non saranno tollerati assembramenti tali che possano incidere negativamente sui progressi compiuti: Natale sobrio, senza feste allargate.

Per l’OMS le scuole possono rimanere aperte, perché bambini e adolescenti non sono fonti principali di trasmissione del virus, quindi hanno fatto bene i paesi europei che hanno mantenuto la didattica in presenza. Così si è espresso, al World Chindren’ Day, il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa.,Hans Kluge:“Possediamo una vasta gamma di pratiche nazionali per inseguire il virus senza perseguitare le persone. Siamo stati in grado di garantire un apprendimento sicuro per i nostri figli mantenendo la stragrande maggioranza delle scuole aperte per quasi cento giorni consecutivi.

La dichiarazione potrebbe essere in sé apprezzabile se non fosse che non l’apertura delle scuola a garantire l’apprendimento sicuro. L’apertura non ha nulla a che vedere con la realizzazione dell’apprendimento.

Direttamente da Facebook, la Ministra Azzolina ha illustrato le misure per la scuola contenute sulla Legge di Bilancio, per poi soffermarsi su una misura non contenuta nella Legge: la riduzione del numero degli alunni per classe per fronteggiare l’emergenza.

La riduzione del numero, ha spiegato la Ministra, consente una maggiore sicurezza e permette anche che i piani didattici personalizzati possano diventare realtà. Avere anche 27 alunni per classe è molto complesso – ha sottolineato Azzolina - e il rischio di dispersione scolastica può per questo diventare molto alto. Si tratta, però, un problema che va avanti da anni e che non si può pensare di risolvere in poco tempo, specie se si guarda agli 8 miliardi di euro di tagli all’istruzione.

“Ma le cose si possono fare – ha aggiunto -, io la chiamo la politica dei piccoli passi. Già nell’A.S. 2019/2020 non ci sono stati tagli nell’organico, malgrado la denatalità. Anche per l’A.S. 2020/21 e a seguire non ci saranno tagli. Questo farà sì che con un aumento dei posti su sostegno (i 25.000 posti in più) e un organico invariato con un numero di alunni che sarà decrescente, noi, nel corso di pochi anni, potremo ritornare ai parametri pre Gelmini e non avere più classi sovraffollate”.

Naturalmente, questo obiettivo dovrà essere favorito dagli investimenti sull’edilizia scolastica. Tutto questo, ha ribadito la Ministra, “porterà ad una qualità dell’istruzione più alta e credo che l’Italia ne abbia veramente bisogno”.


 

Dopo l’esperienza de #LaScuolaNonSiFerma, il MI vara il progetto #Le Scuole, una iniziativa lanciata con canali social dedicati che ospiteranno, ogni giorno, rubriche, interviste a dirigenti, docenti, studenti, approfondimenti, video. Lo scopo è di raccontare le storie, le eccellenze, i progetti didattici e le esperienze innovative, di inclusione e sostenibilità delle istituzioni scolastiche di tutta Italia. In tal modo si vuole rendere strutturale il rilancio delle buone pratiche degli Istituti scolastici, attraverso canali ufficiali di comunicazione, dando seguito al racconto corale lanciato a marzo per mettere in luce la resilienza e lo spirito della comunità scolastica italiana durante la fase più acuta dell’emergenza.

“Siamo orgogliosi di lanciare questo progetto. Nelle nostre istituzioni scolastiche c’è tanta eccellenza che dobbiamo far conoscere di più - sottolinea la Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina -. In questi mesi così particolari le scuole hanno reagito di fronte alle difficoltà, hanno colto l’occasione per accelerare l’innovazione, hanno dimostrato coraggio, fantasia. Vogliamo raccontare la nostra comunità scolastica che è piena di idee, entusiasmo, passione, competenze. Ogni giorno riceviamo segnalazioni da parte di dirigenti, insegnanti, personale, genitori, di esperienze che meritano di essere valorizzate. Ci sono istituti - prosegue Azzolina - che grazie alle risorse nazionali ed europee si sono completamente digitalizzati, altri che hanno messo a disposizione degli studenti palestre nuove o impianti sportivi all’avanguardia. Raccontando tutto questo possiamo innescare un circolo virtuoso. Vogliamo far conoscere al Paese le storie, le esperienze dei nostri studenti e di tutto il personale scolastico. Fare ripetere loro, con orgoglio, noi siamo Le Scuole”.

Il progetto prevede l’apertura di canali social dedicati su Instagram e Facebook e di un portale web. Spazi aperti, complementari ai canali di informazione istituzionale, dove far emergere e condividere, attraverso l’hashtag partecipativo #NoiSiamoLeScuole, esperienze ed eccellenze, con particolare attenzione a quanto realizzato attraverso l’utilizzo dei fondi del Piano Nazionale Scuola Digitale, del Piano Operativo Nazionale, di quelli dedicati all’Edilizia Scolastica.
#LeScuole avrà un palinsesto articolato in rubriche fisse e storie speciali con trailer, testimonianze, video, interviste, collegamenti, making of: una ‘diretta’ dagli Istituti italiani per dare voce agli studenti e alle studentesse, al personale, a quanti si adoperano ogni giorno per la formazione delle nuove generazioni.
Si parte subito con i canali social, poi sarà previsto un archivio delle storie, sul sito del Ministero, con la raccolta dei racconti che arriveranno da tutta Italia e con una mail dedicata cui scrivere per segnalare la propria esperienza. Studentesse e studenti saranno poi coinvolti attivamente e periodicamente si trasformeranno in social media manager dei canali dedicati per raccontare in prima persona la loro esperienza. 

I canali social:
https://www.instagram.com/noisiamolescuole/
https://www.facebook.com/noisiamolescuole

Il video di presentazione:
https://www.facebook.com/noisiamolescuole/posts/100960471848259


 

Negli Stati Uniti, migliaia di istituzioni accademiche si sono rivolte a società che hanno sviluppato software di sorveglianza di massa per la didattica a distanza, già adottate dalle università anglosassoni.Si tratta di programmi “Proctor” che vigilano sulla regolarità degli esami, verificano che gli studenti non imbroglino i professori, sorvegliano tutti i ragazzi contemporaneamente monitorando i movimenti sospetti degli occhi e del capo, se toccano il mouse, se c’è qualche altro programma o sito web sullo schermo del computer (es. la calcolatrice), se si sente una voce nella stanza, se uno ha fatto finta quando ha detto che la connessione non andava e non sentiva le domande. 

L’intelligenza artificiale viene utilizzata per trasformare la didattica a distanza in uno strumento coercitivo andando oltre la premessa fondamentale che la qualifica come un altro approccio didattico con lo scopo di appassionare i ragazzi allo studio, proprio sfruttando le loro competenze digitali, e dar loro la consapevolezza dell’immenso potere della conoscenza e del sapere.

Sarà bene, per non correre rischi del genere nel nostro Paese, riflettere che il problema della didattica a distanza non è che i ragazzi possano imbrogliare gli insegnanti, ma che questi comprendano la potenzialità che la DaD rappresenta per una diversa dinamica relazionale tra insegnamento e apprendimento, interessando straordinariamente un ambiente di formazione che intercetta il formale, il non formale e l’informale.

Progettare un curricolo per competenze: un percorso a ritroso

Ivana Summa e Loredana De Simone

Euroedizioni 2018, pag. 158, euro 15,00

Il testo nasce dai bisogni formativi dei docenti rilevati durante i percorsi di ricerca-azione realizzati in numerose scuole d’Italia. Questo ci ha portato a riflettere sulla perseverante mancanza di cultura professionale circa queste tematiche, ma anche sulla poca chiarezza riguardo la terminologia in uso e, ancora, su quanto la pratica didattica si fondi ancora su obsolete routines che ripropongono una didattica trasmissiva.   Pertanto, il manuale è rivolto a tutti quei docenti e dirigenti che vogliano innovare la progettazione didattica e la valutazione delle competenze, e non solo per rispondere operativamente ai dettami legislativi, ma soprattutto perché vogliono dare una svolta sostanziale e non formale al cambiamento. È per questo che abbiamo voluto proporre un modello di progettazione fondato sulle competenze, strutturato in schemi e griglie, ispirato alle teorie pedagogiche e al modello della Progettazione a ritroso di Wiggins e McTighe.

Soffermiamoci sulle parole chiave contenute nel titolo, dacui si evincono gli intenti e il senso profondo di quanto abbiamo voluto trattare:

-competenze

-percorso a ritroso

-curricolo

Il primo concetto – le competenze– vieneaffrontato in modo puntuale da un punto di vista sia culturale che normativo, attraverso una riflessione sull’evoluzione che ha visto il passaggio dalla logica del programma e della programmazione al paradigma della progettazione e del curricolo.  Viene effettuata una lettura puntuale delle Indicazioni Nazionali e delle Linee Guida, una lettura però non fine ase stessa, ma, in un’ottica operativa, trasformando le norme  in strumento di miglioramento didattico e di profonda innovazione dell’offerta formativa di ogni scuola. È da molti anniche nelle scuole si parla di competenze e, nonostante ora i tempi appaiano più maturi, la dimensione metodologico- didattica, paradossalmente, è ancora priva della consapevolezza del cambio di paradigma che sposta l’attenzione dal programma e dalla programmazio­ne alla progettazione e al curricolo.Senza ombra di dubbio il percorso normativo, che ha interessato il sistema di istru­zione e formazione, ha imposto numerosi cambiamenti e in modo sempre più defini­to, sia a livello nazionale che europeo. Un percorso che, però, non ha avuto pienamente gli effetti sperati o desiderati: innovare per produrre alti livelli di qualità. Ce lo confermano i risultati delle indagini nazionali, ma anche la nostra lunga esperienza di docenti e di formatori, la continua ricerca  sul campo e lo  studio personale  e di equipe, che ci confermano che, di fatto, nel nostro sistema  scolastico non si registrano  cambiamenti sostanziali.

Da qui il nostro intento: ripensare le Indicazioni Nazionalie le Linee Guida quali strumenti utili e necessari alla costruzione di una progettazione per competenze  e funzionali  alla definizione  del curricolo di ogni scuola.

 

Ora soffermiamoci sull’altra parola chiave del titolo: percorso a ritroso.  Abbiamo voluto fornire un modello di progettazione, appunto a ritroso, che trova il fondamento pedagogico nelle teorie di Wiggins e McTighe, da adottare come modalità individuale e collegiale, ai fini del miglioramento del processo di apprendimento e di insegnamento, e che trova anche esplicito riferimento nel Piano Nazionale per la Formazione dei docenti 2016-2019.

In questa parte del nostro manuale viene affrontato il “cuore” del problema: come implementare un’autentica progettazione didattica per competenze nelle nostre scuole?

A questo punto del nostro discorso, anche se i docenti e i dirigenti hanno ben chia­ro – sia sotto il profilo normativo che sotto quello teorico – il perché progettare per competenze, spesso (anzi, quasi sempre!) le difficoltà nascono nel momento della fase dell’implementazione perché cambiare la didattica, introdurre nuove metodo­logie, cambiando il riferimento agli aspetti teorici, non è cosa semplice. Non si tratta di non comprendere il nuovo e i cambiamenti introdotti dalle riforme, quanto di do­ver fare i conti con le difficoltà tecniche (il come si fa) e soprattutto con quelle di na­tura culturale, ormai coagulate intorno ad una professionalità che, tradizionalmen­te sicura,rassicura più sul passato che sul futuro. Cambiare le pratiche didattiche richiede un processo di accompagnamento, necessario per tenere sotto controllo i nostri pregiudizi su che cosa sia davvero l’apprendimento e su come si debba in­segnare partendo da una nuova concezione. Ecco allora che si manifestano, sotto diverse forme, le resistenze al cambiamento. Il modello che descriviamo e che proponia­mo, sperimentato in diverse realtà territoriali e in diverse tipologie di istituzioni scolastiche, pur confermando i capisaldi teo­rici messi a punto dai due studiosi citati, è il risultato di un lavoro di adattamento sia rispetto alla realtà delle nostre scuole sia rispetto agli attuali assetti ordinamentali che includono, ovviamente, le indicazioni Nazionali e le Linee Guida che in quest’ ultimo decennio rappresentano i punti di riferimento per il curricolo specifico di ogni istituzione scolastica.

Ma abbiamo guardato con attenzione anche alla necessità di semplificare gli strumenti (schemi, griglie, ecc.) che spesso possono risultare troppo pesanti e complicati, tanto da rendere più persistenti le resistenze e scoraggiare gli entusiasmi Un’avvertenza: gli insegnanti debbono utilizzare le procedure e le strumentazioni che proponiamo con la logica della ricerca/sperimentazione/sviluppo e, soprattutto, debbono provare a contestualizzare le indicazioni operative che vengono loro forni­te se davvero vogliono comprendere, in modo profondo, la progettazione a ritroso. Insistiamo su questo aspetto in quanto, durante le attività di formazione praticata in questi ultimi anni, moltissimi insegnanti ci hanno chiesto con molta insistenza di fornire loro “schede e progettazioni già compilate” e ciò non tanto per risparmiare fatica (peraltro indispensabile per la comprensione profonda!) quanto per “non per­dere tempo” e, soprattutto, per paura di sbagliare. Ecco, quest’ultima motivazione ci ha fatto comprendere come sia diffusa e persistente nelle nostre scuole una falsa concezione dell’errore, ritenuto non un semplice indicatore del processo di appren­dimento ma qualcosa di sanzionabile e, dunque, da evitare.

In realtà, senza mettere le mani in pasta di persona, non si comprende fino in fondo come e perché sia necessario progettare ed operare a ritroso per poter innovare la didattica a partire da una nuova idea di valutazione, anche valorizzando attività che insegnanti, quasi sempre da soli, portano avanti senza avere nessun feedback dalla comunità professionale in cui operano.

Come per un alunno non è sufficiente ascoltare una eccellente spiegazione di un in­segnante e poi studiare su un libro ben fatto per apprendere in modo significativo e profondo, così anche per i docenti la formazione risulta sterile o, al massimo, suscita una curiosità passeggera se non si fa ricerca, non si sperimenta, non si riflette e non si valuta ciò che si è realizzato.

E tutte queste azioni richiedono impegno personale e lavoro di ricerca realizzato in situazioni di gruppo, magari utilizzando tutte quelle ore destinate a consigli di classe/interclasse/dipartimenti che quasi mai sono luogo di crescita professionale.

 

Concludiamo con l’ultima parola chiave: il curricolo. All’interno vi è un obiettivo:progettare un curricolo di scuola per competenze e la necessità di analizzare le prospettive  della valutazione delle competenze e della loro certificazione, utilizzando modalità e strumenti adeguati. Il termine competenza è divenuto negli ultimi anni un concetto polisemico poiché rimanda a diversi significati a seconda del settore in cui viene collocato e a seconda delle ideologie politico-sociali privilegiate, ma rinvia comunque sempre ad una logica di cambiamento, connessione, trasversalità, integrazione, intenzionalità, responsabilità. Abbiamo, quindi, ritenuto necessario focalizzarci sul costrutto di curricolo che stenta dopo tanti anni a soppiantare il costrutto di programmi: il curricolo de­scrive un processo dinamico e flessibile, mentre il programma si identifica con una pro­cedura da seguire.

 

Ed è quanto affermano le Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione che pongono le competenze al centro della costruzione del curricolo e impongono la rivisitazione degli obiettivi e dei contenuti, della metodologia e della didattica, dei criteri di valutazione, della produttività degli apprendimenti che, attraverso una serie di traguardi successivi, portano (dovrebbero portare) all’acqui­sizione delle competenze. L’impianto delle I.N. non rappresenta il quadro di riferimento entro il quale ricollo­care, tramite un esercizio retorico e burocratico, la tradizionale programmazione disciplinare e l’azione dei consigli di classe e team docenti, ma deve indurre un pro­fondo cambiamento - un rovesciamento, un percorso “a ritroso” - in tutto il ciclo progettuale: nella scelta dei contenuti, nell’organizzazione dei tempi, nell’approccio metodologico, nelle scelte didattiche più significative, nell’organizzazione integra­ta delle discipline. Si chiedono nuove competenze professionali ai docenti nell’or­ganizzare un curricolo che è cosa diversa dallo scrivere una programmazione perché, come affermano Wiggins e McTighe,“gli insegnanti sono progettisti e un atto essenziale della loro professione è appunto la progettazione del curricolo e delle esperienze di apprendimento che rispondano a determinate finalità. Ii progettisti dell’educazione scolastica devono essere consapevoli e solleciti nei confronti dei propri utenti..., dato che l’efficacia del curricolo e della valutazione è fondamentalmente determinata dal conseguimento degli apprendimenti desiderati”. Ed è questo che noi ci auguriamo possa accadere.

 

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